Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

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sabato 17 febbraio 2018

Galleria di grandi donne: Emmeline Goulden Pankhurst / 6, parte prima


Non mi è mai piaciuto il film Mary Poppins. Se c'è un film di Walt Disney finto e zuccheroso, è proprio questo, al di là della bravura di Julie Christie e dei suoi colleghi. Non è semplicemente una storia fantastica, adatta a grandi e bambini, il che andrebbe benissimo. Coinvolge anche la rappresentazione di alcuni aspetti sociali di fine Ottocento dandone una rappresentazione sognante e falsata. La categoria degli spazzacamini, ad esempio, viene fatta danzare lietamente sui tetti di Londra e il loro viso affumicato è reso vezzoso quasi si trattasse di un belletto. Invece, il loro lavoro era durissimo e spesso coinvolgeva anche i bambini, che, essendo di piccola taglia, potevano infilarsi nelle cappe del camino dove a volte finivano incastrati.

Ma qui non si parlerà degli spazzacamini, anche se meriterebbero.

Nel film, la madre dei bambini Jane e Michael è una suffragetta, o meglio la caricatura di una suffragetta. All'epoca già m'infastidiva vedere questa placida madre di famiglia che si vestiva per partecipare alle manifestazioni in favore del voto alle donne come se si preparasse ad andare a una partita a carte o a un tè con le amiche; e sospettavo che le cose non stessero proprio in questi termini. Il sospetto è stato confermato dal mio lavoro di redazione sulle prime letterature anglosassoni e con la ricerca iconografica da cui scaturivano fotografie e poster caricaturali con suffragette picchiate e nutrite a forza con estrema violenza. In tempi recenti ho apprezzato anche la visione del film Suffragette di Sarah Gavron del 2015 con Meryl Streep, Helena Bonham Carter e Carey Mulligan.

Essendo molto interessata al movimento delle suffragette, ho chiesto alla mia amica e blogger Clementina Daniela Sanguanini di scrivere un post per me e il suo splendido articolo ha fugato ogni dubbio, se pure ce ne fossero stati ancora. L'articolo è prezioso in ogni sua riga, e quindi abbiamo deciso di comune accordo di suddividerlo in due parti per dare modo di leggerlo con maggiore agio.

Ora lascio la parola a Clementina!


Una vita per le donne


La donna di cui intendo parlarvi in questo post si chiama Emmeline Goulden Pankhurst, attivista politica e leader del movimento britannico che ha aiutato le donne a ottenere il diritto di voto. Una donna della metà dell’Ottocento che entra a gamba tesa nel Novecento, decisa a ottenere i diritti fino allora caparbiamente negati all’intero universo femminile. Potete vederla qui in una fotografia scattata nel 1913.

Emmeline nasce il 14 luglio 1858 da una famiglia appartenente all’alta borghesia di Manchester.

Come si evince dalla sua autobiografia, ultimata nell’estate del 1914 e intitolata “Emmeline Pankhurst. La mia storia” (Castelvecchi Editore), la sua infanzia coincide con il primo periodo di formazione della militanza che si struttura intorno a più fattori legati, in parte a elementi educativi, e in parte connessi alla nascita di sentimenti di empatia verso soggetti terzi, coinvolti in episodi di grave ingiustizia sociale.

Tra le vicende narrate nella prima parte del libro, quella inerente ai primi decenni di vita, almeno tre di esse spiccano per la loro capacità di attivare nella giovane Emmeline un profondo processo di presa di coscienza della condizione femminile. Tre passaggi che si dimostreranno fondamentali nel tracciare la formazione del suo carattere e la sua stessa condotta futura:

1) l’essere cresciuta all’interno di un ambiente culturalmente avanzato, liberale e palesemente schierato a difesa dell’abolizione della schiavitù americana, ma ugualmente pieno di contraddizioni;

2) l’aver elaborato, attraverso il racconto del fratello, un episodio di condanna a morte per un gruppo di feniani irlandesi, accaduto nella propria città e vissuto come un crimine

3) l’aver colto una frase devastante che ha aperto gli occhi sulla distorta percezione dell’immagine delle donne da parte degli uomini. Una visione tanto snaturata quanto radicata da resistere anche nei soggetti culturalmente e spiritualmente più evoluti, come suo padre. Nella fotografia qui accanto è ritratta nel 1870.

La giovane Emmeline, pur crescendo a stretto contatto con i tanti liberali, frequentati dal padre e con i tanti comitati a favore del suffragio femminile, seguiti attivamente dalla madre, fin da ragazzina comprende che il popolo inglese, persino negli ambienti più effervescenti, soffre una sorta di ottundimento, di ingenuità, tanto profonda quanto pericolosa che lo porterà, riponendo piena fiducia nelle ingannevoli promesse dei politici, a commettere errori clamorosi.

Ecco cosa viene messo in luce...

Le militanti dei gruppi a sostegno del voto alle donne, conosciute in tenera età, si illudono che, stringendo un’alleanza con gli uomini dei partiti politici, troveranno chi porterà avanti le loro istanze: cosa che non accadrà mai. Agendo in questo modo interrompono il compito di lavorare per loro stesse per mettersi, invece, al servizio degli uomini che non solo non rispetteranno il patto, ma che faranno di tutto per metterle in condizione di retrocedere rispetto al cammino svolto.

Gli abitanti di Manchester, tendenzialmente inclini a difendere i principi di libertà, di pensiero e di espressione, si rivelano incapaci di effettuare una lettura obiettiva delle dinamiche legate a un avvenimento che si svolge alla fine del 1870, commettendo l’errore di condannare ingiustamente a morte alcuni partigiani legati alla causa irlandese.

Il padre, Robert Goulden, nonostante lo spirito liberale e abolizionista che lo ha sempre distinto, e nonostante il sostegno offerto alla causa del pari diritto di voto, forte dei suoi pregiudizi, non prevede affatto di concedere alla piccola Emmeline e alle sorelle gli stessi vantaggi educativi goduti dai loro fratelli. Una sera, passando con la moglie accanto al letto della bambina, creduta addormentata, si lascia sfuggire la frase: “Che peccato che non sia un ragazzo”.

Da quella frase, pronunciata con tono rammaricato, Emmeline deduce che “gli uomini consideravano loro stessi superiori alle donne” e che “le donne apparentemente si adeguavano a quella convinzione”. (cit: “Emmeline Pankhurst, la mia storia”, p. 12)

Il tempo scorre e la giovane viene mandata a Parigi a frequentare l’École normale supérieure di Neuilly-sur-Seine, per conseguire il diploma in chimica, contabilità e le cosiddette arti femminili, tradizionalmente accolte come parte fondamentale del programma scolastico per una ragazza e destinate a istruirla sul suo ruolo principale, cioè intrattenere al meglio il pubblico maschile: disegno, canto, ricamo, …

Qui diventa amica di Noémie Rochefort, figlia del repubblicano Henri Rochefort, imprigionato in Nuova Caledonia per aver avuto un ruolo importante all’epoca delle vicende legate alla Comune di Parigi. Sempre in Francia, Emmeline incontra anche un corteggiatore che si dilegua quando suo padre, Robert Goulden, dice chiaro e tondo che non è disposto a pagare una dote.

Tornata in Inghilterra, conosce e sposa, all’età di ventuno anni, Richard Pankhurst (nella fotografia), avvocato, sostenitore del diritto di istruzione, del diritto di parola e del movimento delle donne per i diritti delle donne: un romantico idealista.

Dal loro felice matrimonio, durato diciannove anni, nascono due figlie, Christabel e Sylvia, e un figlio, Henry, soprannominato Frank.

Poco dopo la morte del marito, avvenuta nel 1898, la Pankhurst riceve la proposta di candidarsi per il consiglio didattico di Manchester. È il 1900, un anno di forte recessione per il Regno Unito e, in particolare per Manchester. In questa circostanza, oltre a scontrarsi con un sistema scolastico dominato da leggi antiquate e insensibile alle proposte di riforma avanzate dai fronti più liberali, ella prende coscienza della forte misoginia insita in quell’ambiente.

In pratica, oltre all’ingiustizia del gap dei salari tra insegnanti donne e insegnanti uomini, a favore di questi ultimi, quell’anno viene pure varata una legge del Parlamento inglese che sottrae completamente il compito educativo alle donne, per assegnarlo unicamente alla componente maschile.

Contestualmente, apprende che l’istituto professionale di Manchester, a quei tempi reputato il secondo migliore d’Europa e da sempre avvezzo a spendere migliaia di sterline all’anno per la formazione tecnica, dichiara di non avere fondi per la formazione femminile.

Analoghe condizioni si registrano ovunque in Inghilterra: gli istituti professionali rifiutano l’iscrizione delle ragazze sotto la pressione delle associazioni maschili di categoria (associazione dei pasticceri, associazione dei panettieri, e così via). In pratica, scuole e associazioni di categoria intendono assicurare la formazione e il successivo inserimento nel mondo del lavoro – ahimè – solo ai ragazzi.

A tal proposito, in “Emmeline Pankhurst, la mia storia” (p. 31) l’autrice trae delle deduzioni molto precise, dipingendo con estrema nitidezza la sua percezione dell’universo maschile e femminile. Il passaggio relativo è il seguente:

Mi fu presto chiaro che gli uomini considerano le donne come una categoria di serve della comunità, e che le donne erano destinate a rimanere in questo rango servile finché non se ne fossero liberate da sole

Arrivata a questo punto, dopo essersi confrontata con le figlie, ormai cresciute e da sempre interessate al suffragio femminile, decide di formare e guidare un gruppo appassionato di donne militanti: l’Unione sociale e politica delle donne (WSPU). Era il 1902.


Assemblea del WSPU.

Pankhurst Centre, Manchester, ex sede della WSPU.

Dall’autobiografia si evince con chiarezza che la scelta di costituire la WSPU poggia sull’esigenza, fortissima, di svoltare pagina e concretizzare l’obiettivo del voto alle donne, abbandonando i metodi acquiescenti, sin troppo remissivi, al limite della pecoraggine, perseguiti per decenni dai comitati suffragisti che si sono succeduti l’uno dopo l’altro.

Nello specifico l’autrice condanna aspramente il (mal)costume, adottato da tutte le leader dei movimenti che l’hanno preceduta, di “mendicare” il voto per le donne presso i partiti politici (costituiti da soli uomini), sostenendo incondizionatamente questi ultimi nell’utopica speranza che, così facendo, essi avrebbero tenuto fede alla promessa fatta. Ecco come descrive quelle riunioni (Emmeline Pankhurst, la mia storia; p. 33):

Ogni anno, nei giorni di attività del Parlamento, l’associazione inviava una delegazione di donne alla Camera dei Comuni per incontrare i cosiddetti parlamentari amici e valutare la situazione della causa del suffragio femminile. La cerimonia era delle più convenzionali, per non dire farsesca. Le signore facevano i loro discorsi e i parlamentari facevano i loro. Le signore ringraziavano e i parlamentari rinnovavano il loro sostegno al suffragio femminile e assicuravano che avrebbero votato in suo favore non appena ne avessero avuto l’occasione. Dopodiché la delegazione, un po’ mesta ma del tutto tranquilla, se ne andava, e i parlamentari tornavano ai loro veri affari, che consistevano nell’appoggiare la politica del loro partito.”

Poco dopo la nascita della WSPU, nel 1904, Emmeline, partecipando a una riunione indetta da un altro gruppo di donne votate alla causa per il voto femminile, si avvede immediatamente della fondatezza dei propri sospetti: parlamentari e lobbisti fanno a gara, tanto sfacciatamente da ricorrere allo sfottò, a tirare per le lunghe dibattiti insulsi, conditi da risate e battutine ironiche, per ostacolare il progetto di legge destinato al suffragio femminile.

Decisa a non indugiare e non accettare di farsi calpestare ulteriormente dai politici, istintivamente prende la parola, attaccando bruscamente il parlamentare “amico” e incalzando un’infilata di domande, precise e puntuali che gelano la sala. Dopodiché invita tutte le donne presenti a seguirla all’esterno per un’adunata di protesta contro il governo. Le suffragiste invadono lo spazio antistante il palazzo e, tra gli spintoni dei poliziotti che ordinano loro di disperdersi, adottano una risoluzione di condanna del governo per aver permesso a una piccola minoranza di ostacolare il progetto di legge.


Quest’evento rappresenta il primo atto militante della WSPU, movimento che nell’arco di pochi mesi si farà conoscere ovunque anche grazie al brillante uso di slogan di forte impatto, come “Votes for Women”, voto alle donne, e “Deeds, not words”, fatti, non parole. Nella fotografia subito sopra, potete vedere una suffragetta arrestata dalla polizia inglese, mentre nella fotografia immediatamente successiva sono ritratte Annie Kenniye e Christabel Pankhurst nel 1908. 

Da qui in avanti le attiviste della WSPU danno vita a una campagna politica unica nel suo genere, caratterizzata da una nutritissima serie di manifestazioni che ogni volta le sottopone a pestaggi, arresti e violenze da parte della polizia impegnata a respingerle con tutti i mezzi.
Armate di cartelli su cui campeggia la scritta “Voto alle donne” presiedono innumerevoli assemblee cui partecipano i più importanti rappresentanti politici inglesi. Di volta in volta pianificano di concentrarsi su uno di essi, generalmente il più illustre, quello che più di ogni altro catalizza i riflettori delle svariate testate giornalistiche. Per esempio Winston Churchill.

Inevitabilmente scoppia lo scandalo, ma esso non coglie di sorpresa la Pankhurst che, invece, dimostra di padroneggiare perfettamente la situazione, con mente lucida e sguardo lungimirante.

C’è metodo nell’azione di questo gruppo femminista, c’è strategia, c’è consapevolezza dell’importanza di porsi alla ribalta delle luci dei media per destare l’opinione pubblica. Leggete come l’autrice descrive il caso nella sua autobiografia (Emmeline Pankhurst, la mia storia; p. 41):

Partecipammo a tutte le assemblee che prevedevano un discorso di Churchill. Lo incalzammo senza pietà; gli rovinammo tutti i passaggi migliori replicandogli a tono con delle ovvietà tali che la gente scoppiava a ridere. Alzavamo i piccoli cartelli bianchi (n.d.r. con la scritta Voto alle donne) dai più impensati angoli della sala… Non riuscimmo a sconfiggere Churchill, ma fu eletto (n.d.r. nella circoscrizione di Manchester) con una maggioranza assai ridotta, la più piccola tra tutte quelle dei candidati liberali di Manchester… A cosa serviva tutto questo?... Innanzitutto la nostra campagna di disturbo contribuì a rendere il suffragio femminile una notizia, prima non era mai stato così. I giornali erano pieni di notizie su di noi. In più risvegliammo le vecchie associazioni in favore del suffragio… Quanto lavorammo, distribuendo volantini, scrivendo con il gesso sui marciapiedi l’annuncio dell’incontro, chiamando una per una tutte le persone che conoscevamo e anche tutte quelle che conoscevamo solo di nome, andando a bussare porta per porta”.

Come previsto, l’opinione pubblica viene magnetizzata e, al di là della naturale segmentazione, giacché si acuiscono sia le voci a favore sia quelle contro il neonato movimento, tutti parlano della WSPU che, nel frattempo, registra una crescita formidabile.

Un cronista della stampa britannica ribattezza le dimostranti della WSPU, da semplici suffragiste, a “suffragette”. Emmeline, accoglie con favore il nuovo nome che avrà il potere di enfatizzare le azioni delle sue attiviste, distinguendole da tutte le altre. La foto di lato mostra Christabel e Emmeline Pankhurst.

Nonostante le proteste che proseguono di anno in anno, la Camera dei Comuni continua a prefiggersi l’espediente di promettere il voto favorevole al progetto della legge sul suffragio senza mantenere la parola data. Per contrastare questo perverso procedimento, le suffragette decidono di stampare opuscoli che divulgheranno nelle occasioni e nei luoghi più disparati e organizzano raduni improvvisati per le strade, anticipati solo da un breve suono di una campanella. Al suono della campanella i passanti rispondono richiamando e attirando intorno agli assembramenti centinaia e centinaia di persone: il metodo funziona a meraviglia.

Uno dei tanti arresti della Pankhurst

Proporzionalmente all’azione magnetica sulla popolazione, le reazioni della polizia alle loro manifestazioni, però diventano sempre più violente. Nel 1906, durante un raduno fuori dal Parlamento, per presentare una risoluzione di protesta al Primo Ministro Herbert Henry Asquith, durante la quale Emmeline chiede al parlamentare per quale motivo si ostini a dichiarare che i genitori abbiano diritto di essere consultati per quanto riguarda l’educazione dei figli, se poi non intende assegnare alle madri il diritto di voto, gli addetti al servizio d’ordine strappano dalle mani delle manifestanti i cartelli e con essi iniziano a colpirle con foga, insultandole pesantemente. Le suffragette vengono poi arrestate e tradotte in carcere.





Siamo giunti alla fine della prima parte della biografia di Emmeline Pankhurst, ma ho ancora molto da raccontarvi. Se vi fa piacere continuarne la lettura, vi do appuntamento tra un paio settimane, con la seconda parte!

D’accordo?

Quali sono le vostre impressioni in merito agli argomenti finora trattati?


***

Biografia autrice:


Mi chiamo Clementina Daniela Sanguanini e sono nata a Milano il 23 dicembre del 1963.

Oltre a occuparmi di inchieste sociali e ricerche di mercato, dedico buona parte del mio tempo all’attività teatrale e a quella della lettura scenica, ossia la lettura ad alta voce abbinata all’azione teatrale.

Mi piace scrivere e coltivo diverse passioni tra cui spiccano sicuramente la Storia (e immancabilmente la Storia delle Donne), l’Arte (in tutte le sue forme), la Letteratura, il Teatro, la Filosofia (in particolare quella orientale), i Tarocchi.

Mi potete trovare presso il mio blog, L’angolo di Cle.

Vi aspetto! :)




BIBLIOGRAFIA:

Emmeline Pankhurst: Emmeline Pankhurst, la mia Storia – Castelvecchi Editore – 2015

Andrew Rosen: Rise Up, Women! The Militant Campaign of the Women's Social and Political Union, 1903-1914 – Routledge Library Editions – 2014

Emmeline Pankhurst, su: Wikipedia, Enciclopedia Treccani

Black Friday, su Wikipedia



ICONOGRAFIA:

Tutte le immagini del post sono state tratte da Wikicommons

Figura 1 Emmeline Pankhurst nel 1913

Figura 2 Emmeline Goulden Pankhurst nel 1870

Figura 3 Richard Pankhurst

Figura 4 Assemblea del WSPU

Figura 5 Pankhurst Centre, Manchester, ex sede della WSPU

Figura 6 Suffragetta arrestata dalla polizia inglese

Figura 7 1908, Annie Kennye e Christabel Pankhurst

Figura 8 Christabel e Emmeline Pankhurst

Figura 9 Uno dei tanti arresti della Pankhurst


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sabato 10 febbraio 2018

Franken-meme edizione 2017


Nel mese di dicembre sono stata insignita da Nick del Franken-meme 2017, e quindi in  ritardo (ma la saggezza popolare dice: "Meglio tardi che mai!")  procedo a mia volta con la segnalazione dei miei blog preferiti secondo i raggruppamenti proposti dall'ideatore, che ringrazio nuovamente.




L'unica regola, quella insindacabile, è quella di non parlar male dei blog, ma solo di segnalare quelli che secondo noi sono meritevoli di essere scoperti, pubblicizzati e incoraggiati. Ovviamente non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di parlare male di altri blog: c'è già tanto veleno in rete senza aggiungerne dell'altro. Anch'io userò i loghi creati dal bravo Gian De Steja, con cui aprire la mia carrellata.

L'altra volta mi ero fatta, ehm, prendere la mano con gli adattamenti, quindi seguirò la scansione proposta... però nella mia mente contorta vi ho abbinato a un celebre scrittore o artista, uomo o donna che sia, e quindi se desiderate sapere chi è non avete che da scrivermelo in un eventuale commento e io vi posterò l'immagine. Possono chiederlo anche coloro che non sono stati nominati, se non hanno un blog ma sono commentatori abituali. Tengo anche a precisare che i numerosi blogger esclusi sono tali per mancanza di spazio nell'articolo o energie della sottoscritta, che ha chiuso questo post in tardissima serata. Vediamo se avrete la forza d'animo di resistere... e poi non dite che non vi avevo avvisato! Ecco dunque i miei primi classificati, che sfilano sul red carpet:

I MUST!



Ivano Landi. Cronache del tempo del sogno. Il titolare di Cronache del Tempo del Sogno non ha bisogno di molte presentazioni, secondo me: il suo blog è una specie di baule delle meraviglie dove non c'è un solo articolo banale, nemmeno le cosiddette comunicazioni di servizio per augurare buone vacanze. Ivano spazia con disinvoltura dalla filosofia al fumetto, dalla poesia alla musica, dalla scrittura della sua blog novel a esperimenti letterari come quello di "Insieme raccontiamo" di Patricia Moll cui non manca mai di aderire. Inoltre, Ivano usa molto le immagini, cosa che mi piace assai. Quindi i suoi post sono tutti interessanti, ma, non disponendo io di dieci cloni con 24 ore di tempo a disposizione per ciascuno, devo fare una selezione. L'unico mio augurio è che non abbandoni mai la blogosfera, ma continui a postare imperterrito.

The Obsidian Mirror. Ho scoperto questo blog un paio d'anni fa, e non me ne sono più distaccata nonostante io non sia per nulla una patita di horror, anzi: ne ho visto pochissimi nella mia vita, e ho letto solo due libri di King. Ma la ricchezza sta nella diversità, e per me The Obsidian Mirror è un blog che mi propone argomenti differenti da quelli che tratto. Il titolare lo gestisce insieme a Simona cui va un plauso speciale. Gli "speciali" di aprile per festeggiare il compleblog sono imperdibili, infatti ho recuperato man mano quelli di Tall Man di Don Coscarelli, il pozzo di Sadako, i "corridoi sussurranti" e l'ultimo sui fantasmi e spiriti tailandesi. Al suo interno ci sono dei percorsi notevoli, su luoghi e spettri famosi, che ho letto avidamente seguendo nel suo indice degli argomenti la serie "Dove si parla di luoghi". Bravi entrambi!

Non per piaggeria, ma si può citare l'ideatore del meme? Dunque, Nick Parisi con Nocturnia, anche dal suo blog ho recuperato vari post e in special modo quelli della serie Mystery Nocturni che è il mio filone preferito. Devo dire che ho proprio fatto una bella scorpacciata tra fantasmi, che mi piacciono immensamente pur essendo io una fifona, e cronaca nera! Il modo di scrivere di Nick mi piace molto, perché ha un taglio giornalistico, ma nello stesso tempo preciso e accattivante, e invita a fare dei ragionamenti e avanzare ipotesi. Le foto che riesce a trovare dei "casi" sono incredibili, mmm... mi domando se non abbia qualche aggancio in alto loco.

Io, la letteratura e Chaplin. Luz con il suo blog ha rapidamente scalato i vertici della mia personale classifica e dunque insidia le posizioni di Ivano, Tom e Nick. Il suo spazio virtuale è bello e luminoso anche dal punto di vista estetico, come la titolare che lo gestisce: comunica cultura, apertura mentale, approfondimento, passione per la letteratura e il teatro che costituiscono un gran bel binomio, e molta curiosità. Anche Luz è un'insegnante - e una di quelle brave - e, pur essendo i suoi articoli sempre impeccabili, non monta mai in cattedra con fare saccente. Una presenza preziosa della blogosfera.



MENZIONI D'ONORE




L'angolo di Cle della mia amica Clementina Daniela Sanguanini. Mi sono affezionata a questo blog come se fosse mio in quanto ho fatto da levatrice, e quindi ho seguito ansiosamente la sua crescita proprio come una zia osserva un frugoletto che compie i suoi primi passi. Ora il frugoletto è parecchio cresciuto da tutti i punti di vista, ed è un ragazzone alto e forte, e sicuro del fatto suo. :) Clem è una persona molto colta, interessata al campo sociale, letterario e artistico. La sua serie sulle donne è imperdibile. Ma è anche una persona sorprendente, e quindi ci sta proponendo una splendida carrellata sui tarocchi. Con lei c'è sempre da imparare, e posta inoltre bellissime fotografie molto spesso scattate da lei.

Inchiostro, fusa e draghi. Cito il blog di Tenar per gli argomenti sempre vari e interessanti, essendo lei un'insegnante e un'autrice di gialli, per cui non manca mai di scovare qualche chicca da proporci o qualche acuta riflessione. Mi piacciono molto le sue varie rubriche, come "Piovono libri", "Scrittevolezze" ma non solo. Inoltre l'ammiro molto per la tenacia con cui continua a pubblicare nonostante sia diventata madre di una bimba, e abbia ripreso il suo lavoro di insegnante.


LE NEW ENTRY!


I blog che vi propongo cui di seguito naturalmente sono delle new entry per me, e magari voi li conoscete già. Ecco, in ordine alfabetico:

Il cavallo di Brunilde"Il cavallo di Brunilde si chiama Grane (cfr. Richard Wagner, Il crepuscolo degli dèi). Nomen Omen? Noi speriamo di no..." ci informano i titolari del blog. Il blog si occupa di animali, vegetali et alia nelle espressioni artistiche e letterarie, e l'ho scoperto tramite Luz sopra menzionata. Anche questo è un blog particolare e molto raffinato sia nella grafica che nei contenuti, che non riesco a seguire con la dovuta costanza.

Nadia Banaudi. Svolazzi e scritture. Ho avuto il piacere di conoscere Nadia alla presentazione dell'antologia "L'amore non crolla" a Bookcity, anche se per poco. Nadia è un'autrice di narrativa contemporanea, ed è una persona sensibile e ottimista, e attenta al mondo femminile. Di lei ho letto il racconto "Il guardiano della neve" che ha fatto parte della nostra antologia solidale e che mi ha toccato particolarmente.

Silvia Algerino. Lettore creativo. Silvia è la spin-doctor del nostro branco di "Buck e il terremoto" e il suo blog è una miniera di informazioni per chi voglia saperne di più di crowfunding, marketing, indie & co. Tutti argomenti di cui mastico pochissimo, a parte l'ultimo, e quindi ben venga.

Sinforosa Castoro. Il blog della maestra Sinforosa è uno spazio che trovo riposante e allegro, non fosse altro perché ci sono molti dei disegni dei bambini cui insegna. "Tra casa e scuola: appunti di vita, pensieri, parole, racconti, musica, filastrocche, immagini e... molto altro ancora." Che si può volere di più da questa descrizione? Non vi resta che scoprire il suo blog e ritornare bambini voi stessi.

I MERITEVOLI DI EMERGERE

Non me ne viene in mente nessuno... sarà che frequento tutti pezzi da novanta? ;)


GLI HIGHLANDERS



Anima di Carta di Maria Teresa Steri. Anche Maria Teresa è una presenza ormai fissa della blogosfera, come se fosse una supernova. Penso che, se un giorno dovesse chiudere, la blogosfera comincerebbe a collassare. Scherzo, ma è implicito l'invito a non chiudere mai. Sono molto grata a Maria Teresa, non solo perché è una vera amica che mi ha aiutato in vari momenti di difficoltà, ma perché il suo è uno dei primi blog che ho scoperto e su cui ho cominciato timidamente a commentare. Come scrive lei stessa nella presentazione, il suo blog è una casa virtuale dove ama condividere le sue riflessioni sulla scrittura e sul mondo dei libri.

Scrivere Vivere di Grazia Gironella. Anche il blog di Grazia parla di tecniche narrative, di citazioni, di maestri conosciuti e sconosciuti, di libri e di riflessioni legate al mondo della scrittura. Però... però c'è qualcosa in più, ed è la ricerca spirituale che pone in quello che scrive o che legge, e che condivide nella sua maniera inconfondibile che è un vero marchio di fabbrica. Le sue rubriche finali ai post, il "Bollettino dello Scrittore" e "Il Bollettino del Lettore" sono dei mini-editoriali.

Myrtilla's House di Patricia Moll. Ecco, entrare a leggere e commentare nel blog di Patricia è come mettersi seduti in poltrona vicino a un caminetto, con una buona tazza di tè fumante mentre fuori fa freddo. Patricia parla di fiori, di animali, di attualità, di letture, di poesia, ma quello che a me fa impressione è che pubblica tutti i giorni. Le schiette risposte di Patricia ai commenti mi fanno sbellicare dalle risate, e mi mettono un gran buonumore addosso. Si sta proprio bene da lei! Grande Pat.


BLOGGER TORNA SUL BLOG!


Qui non segnalo nessuno in quanto, tra i blogger che seguo. quelli che non lo aggiornano lo fanno per motivi personali molto gravi. Quindi mi sembrerebbe indelicato sollecitarli.


I DESAPARACIDOS


Kokoro Orlando di Marcella Andreini. Anche nella scorsa edizione ho segnalato questo blog perché la mancanza di pubblicazioni ormai dal febbraio 2017 è davvero un peccato. Marcella è la titolare di questo blog elegante e colto, che parla di quadri, poesie, arte, e anche di un altro blog, Fiabe in analisi, di grande qualità.


Bene bene, questo è tutto! Spero che le mie nomination siano state gradite!

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mercoledì 7 febbraio 2018

Il torneo letterario di San Valentino – L’amore non crolla




Udite udite! 
O cittadini e genti dei paesi circonvicini! 


È giunta finalmente l'occasione per misurare il vostro valore in una tenzone poetico-letteraria dedicata al santo dell'amore, Valentino, stavolta non con l'uso di spada e lancia nel corso d'un torneo o d'una mischia cavalleresca, ma con la raffinatezza della vostra eloquenza. 
Ecco qui l'annuncio preparato dal nostro banditore ufficiale, Silvia Algerino, che a nome del branco di "Buck e il terremoto" vi chiama a gran voce al cimento:
°°°
Che cosa ti riserva questo San Valentino?
Per noi amore non è solo cuoricini e cioccolatini.
Amore è rispetto per sé stessi e per gli altri. È fiducia nella vita, è speranza. L’amore non crolla.
Per questa occasione abbiamo preparato un contest. Vogliamo sapere che cos’è l’amore per te e soprattutto che cosa ti ispira il nostro slogan.
Le regole per partecipare sono poche e semplici.

Eccole:

  • Pensa a una frase di max 250 battute ispirata al tema “L’amore non crolla”;
  • Vai sul nostro sito attraverso questo link, compila il form e inviaci la tua frase. Hai tempo fino alle 24.00 di sabato 10 febbraio;
  • Se non l’hai già fatto, metti il tuo like alla pagina Fb di Buck e il Terremoto;
  • Da lunedì 12 febbraio pubblicheremo tutte le frasi ricevute sulla pagina Fb di Buck e il Terremoto;
  • Sarà possibile votarle mettendo un like fino alle 24:00 del 14 febbraio;
  • Vota quella che ti piace di più e invita i tuoi amici a fare lo stesso.
  • Vinceranno le tre frasi che riceveranno più like.
Il 15 febbraio noi amici di Buck proclameremo i tre vincitori.
La frase che il branco di Buck e il Terremoto riterrà più bella, indipendentemente dai like ottenuti, sarà utilizzata per la campagna promozionale dei libri.

I premi:

  • Il 1° classificato riceverà i tre cartacei prodotti dagli Amici di Buck (Buck e il terremoto, Storie di gatti, L’amore non crolla);
  • Il 2° classificato vincerà i tre ebook;
  • Il 3° classificato riceverà uno dei tre ebook a scelta.
Hai già pensato alla tua frase?
Ricordati che hai tempo per inviarla fino a sabato 10 febbraio.
Forza, ti stiamo aspettando!
Per scaricare il regolamento in pdf andate direttamente sul sito, cliccando sul seguente link

°°°

Orsù, miei prodi, 
partecipate numerosi alla competizione!
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sabato 3 febbraio 2018

Il mondo degli animali: di nuovo il serpente


Ricordate le celebri scene dei film western, quando il protagonista si trova ad affrontare un viaggio nell'arroventato deserto e ode un rumore improvviso, come di nacchere?

Bene, quello è il rumore emesso dal serpente a sonagli che, se volete risentire, potete trovare qui. In caso contrario non importa, perché vi appioppo la consueta foto del serpente, a sonagli appunto. Il suono caratteristico emesso dalla coda è dovuto a diversi anelli che aumentano a ogni muta. La coda viene agitata quando il serpente si sente minacciato e quindi "avvisa" la fonte del pericolo.  

La maggior parte delle specie di serpenti a sonagli ha un veleno emotossico, distrugge tessuti, organi e causa coagulopatia (incapacità di coagulazione del sangue). Chi subisce morsi da serpenti a sonagli può avere cicatrici permanenti anche se ha avuto un pronto intervento e la somministrazione dell'antidoto, mentre un ritardo nel trattamento del morso può condurre alla perdita di interi arti per necrosi o la morte.

Del serpente abbiamo già parlato in occasione del precedente post, che potete trovare qui, ma mi sembrava giusto dedicare un'altra puntata a questo rettile che incute una paura atavica nell'essere umano. In ogni cultura prima o poi ci si imbatte, infatti, in un serpente... e allora son dolori. Eccovene qualche esempio, e cominciamo dal primo che ha un nome - per chi non conosce le lingue nordiche - impronunciabile.


Il serpente scioglilingua: 
il Miðgarðsormr 

Si tratta di un enorme e mostruoso serpente che compare appunto nella mitologia norrena. Miðgarðsormr non è tanto un nome quanto un epiteto, che significa: "Serpe di Miðgarðr". È altresì chiamato Jǫrmungrandr, "demone cosmicamente potente". Viene generato dal dio Loki, unitosi alla gigantessa Angrboða, assieme ai suoi due fratelli, il grande lupo Fenrir e la regina dei morti Hel.

Tutti e tre vengono allevati in Jötunheimr, la terra dei giganti, finché gli dei non ne vengono a conoscenza. Le profezie annunciano infatti che da una simile progenie non sarebbero venuti che guai, e Odino ordina che i figli di Loki vengano portati al suo cospetto, perché si possa decidere come neutralizzarli. Stabilisce quindi di scagliare il serpente del mondo nel profondo delle acque.
Nessuno, però, riesce a portare a termine questa impresa, con l'eccezione di Thor, il più forte tra gli dei, che da allora sarà nemico giurato di Jormungand... e viceversa, naturalmente.

Col passare del tempo, il serpente cresce tanto da riuscire a cingere l'intero mondo come un anello. I norreni credevano infatti che le tempeste marine fossero causate dallo scuotimento di questo enorme serpente che cingeva il mondo.

Dopo questi fatti, si narrano di vari incontri con il serpente, uno dei quali narra che il gigante Hymir e Thor si recano insieme a pesca, in un'atmosfera di scarsa collaborazione, perché Thor è nemico di tutti i giganti e Hymir non crede nella forza di Thor. Mentre Hymir pesca senza troppa difficoltà due balene, Thor (secondo alcuni testi usando come esca la testa di un bue di nome Himinrjótr) cattura all'amo nientemeno che il Miðgarðsormr, che riesce persino a tirar su dagli abissi marini. Mentre Thor già si prepara a vibrare col suo martello un colpo mortale, Hymir recide la lenza col suo coltello, suscitando l'ira di Thor. Nell'immagine che vedete sopra, si mostra proprio Thor e Hymir mentre affrontano il Miðgarðsormr. Entrambi hanno dei curiosi copricapi, che ricordano un po' i cappelli impermeabili dei pescatori. Thor è riconoscibile dal martello e se la ride mentre sta per assestare il colpo in testa al serpente, ma le cose non vanno come previsto.

A ogni modo, il Miðgarðsormr sorgerà dalle acque quando giungerà il Ragnarök, la fine del mondo, quando tutti i legami saranno sciolti. Infurierà sull'acqua e sulla terra, soffiando il suo terribile veleno e contaminando così l'intero mondo. Ingaggerà quindi una battaglia mortale con Thor. Questi riuscirà ad abbatterlo, ma non riuscirà a sopravvivere più di nove passi dopo la vittoria, ucciso dal veleno del serpente.


Il serpente piumato o Quetzalcoatl

Siccome non ci sono bastati tutti i nomi difficili che abbiamo letto sopra, passiamo a presentare il Quetzalcoatl, ovvero un essere soprannaturale conosciuto come serpente piumato in molte religioni mesoamericane. Confesso che queste culture non esercitano su di me alcun tipo di fascino, compresa la loro mitologia e la loro organizzazione sociale. Quindi questa scheda sarà doverosa ma breve causa la mia personale antipatia.

Quetzalcóatl, ovvero «serpente piumato», «gemello prezioso» o «serpente divino» in lingua nahuatl) è il nome azteco del dio serpente piumato dell'antica Mesoamerica. Tra gli Aztechi, le cui credenze sono ben documentate, Quetzalcoatl viene venerato come dio del vento, di Venere, dell'alba, dei mercanti e delle arti, dei mestieri e della conoscenza. Quetzalcoatl è uno degli dei più importanti nel pantheon azteco, assieme a Tlaloc, Tezcatlipoca e Huitzilopochtli. Assume frequentemente le sembianze di Ehēcatl, lo “spirito del vento”. Ha numerose manifestazioni, fra cui Tlahuizcampatecuhtli e Xolotl. Nell'immagine sono visibili sculture azteche in pietra raffiguranti serpenti piumati, in mostra presso il Museo nazionale di antropologia di Città del Messico

Bene, il prossimo passo sarà di imparare a memoria tutti i nomi che abbiamo elencato sopra, dopo opportuna cura con il fosforo per rinforzare la memoria. ;-)


La Dea dei serpenti, femme fatale di Creta 

Assai più gradita, non fosse il fatto che si tratta di una divinità al femminile, è per me la Dea dei serpenti, qui raffigurata a mezzo di una statuetta collocata al Museo archeologico di Candia. Mi ricordo perfettamente che la vidi, la prima volta, nell'ambito di un testo illustrato di storia per ragazzi, e rimasi a bocca aperta. Fui colpita innanzitutto dall'audacia dell'abbigliamento che ne mostrava il seno scoperto e bene in vista - e anche per il coraggio degli illustratori (non dimentichiamoci che parliamo della puritana Italia degli anni '70)!

La Dea dei serpenti è spesso vista come la Dea Madre cretese, divinità femminile venerata da almeno il 3000 a.C. fino al 1200 a.C. legata alla fertilità e alla vita, ma anche alla morte, ed identificata dagli antichi greci con Potnia theron.

La religione cretese vuole che la Dea Madre abbia guidato il suo popolo lontano dalla loro terra originaria, ma non trovando ospitalità per il suo popolo in nessuna terra. La Dea, allora, creò Creta e vi fece stabilire coloro che la veneravano.

A Creta sono state trovate statue di dee con serpenti in mano, ma anche statue di dee con altri simboli; fra queste ricordiamo la Dea dei Papaveri e la Dea della Morte. Alcuni pensano che siano varie dee, ma prevale l'ipotesi che quelle divinità siano aspetti di un'unica Dea Madre invocata con diversi nomi e attributi a seconda della richiesta.

La statuetta che la raffigura ha il tipico abito a falde ricadenti bloccato sui fianchi da un elemento a selle che sembrerebbe realizzato in stoffa più pesante. Uno stretto corpetto, che comprime e lascia scoperti i seni, cinge anche la parte superiore delle braccia. Le mani della piccola dea stringono e mostrano due serpenti abitanti della terra e portatori, a volte, di morte. Quindi, attenzione!


San Patrizio & San Giulio 

In questa galleria sui serpenti non poteva mancare il patrono d'Irlanda, il celeberrimo e venerato San Patrizio. Tra le varie leggende a lui collegate, una narra che San Patrizio scacciò anche i serpenti dall'Irlanda, e che per questo non se ne trovano; anzi, li cacciò direttamente in mare, cosa logica essendo l'Irlanda un'isola

Questa leggenda è connessa a quella della montagna sacra irlandese, Croagh Patrick, sulla quale il santo avrebbe trascorso quaranta giorni, gettando alla fine una campana dalla sommità del monte nell'attuale Baia di Clew per cacciare via i serpenti e le impurità, formando le isole che la contraddistinguono.

Peraltro anche noi abbiamo il nostro San Patrizio locale, ovvero il San Giulio del lago d'Orta. Anche lui era un santo molto energico, e non si scoraggiava per nulla davanti alle difficoltà. Non fu fermato, ad esempio, dalla mancanza di un'imbarcazione per raggiungere l'isola posta in mezzo al lago dove intendeva fondare una chiesa. Giulio avrebbe infatti steso il suo mantello sulle acque navigando placidamente sopra di esso. Sconfisse i draghi e i serpenti che popolavano quel luogo, simbolo evidente della superstizione pagana, confinandoli sul Monte Camosino, e gettando le fondamenta della chiesa nello stesso punto in cui oggi si trova la basilica di San Giulio. Se Patrizio e Giulio si fossero incontrati, avrebbero senza dubbio fraternizzato e, magari, unito le loro forze.

Invece delle solite "immaginette" di San Patrizio, mi piace chiudere questa breve biografia con una vignetta molto popolare nel mondo anglosassone, dato che ne ho trovato diverse versioni, tratta dal sito Cleveland.com. La battuta si gioca sul verbo inglese "to drive out" che significa scacciare, ma anche riferita al verbo "to drive somebody to" vuol dire scarrozzare. Nella vignetta i serpentelli sono come i bambini piccoli quando si trovano in auto, che continuano a far domande e si lamentano di ogni cosa. San Patrizio indossa la tiara vescovile d'ordinanza e ha l'aria piuttosto seccata per l'incombenza toccatagli.


La Madonna dei Palafrenieri di Caravaggio

Torniamo di nuovo seri, anzi serissimi, e parliamo di un pittore straordinario, e di una delle sue opere, forse non altrettanto celebre quanto La Cena in Emmaus  o Canestra di frutta, solo per citarne alcune. Come avete letto dal titolo, si tratta della Madonna dei Palafrenieri di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Viene, anche conosciuta come Madonna della serpe per via del serpente che si contorce sotto il piede della madre e del bambino che lo schiacciano. Nella tela è presente anche Sant'Anna, ovvero la madre di Maria.  

L'opera venne commissionata all'artista il 31 ottobre 1605 dall'Arciconfraternita dei Parafrenieri Pontifici del cardinal Colonna (da qui il nome) ed era destinata all'altare della loro cappella nella nuova basilica di San Pietro. Fu però rifiutata dall'arciconfraternita, sia per il bambino eccessivamente nudo sia per Maria che mostra il seno esuberante della modella Lena, che altri non era che una prostituta di cui Caravaggio si serviva, sia per l'atteggiamento dimesso di Sant'Anna patrona dei palafrenieri, e mostrata come una vecchia rugosa e poco partecipe. L'altro punto di contestazione era la posizione dei piedi di madre e figlio nello schiacciare il serpente, che è naturalmente quello del peccato originale. Il guizzo della serpe è di estremo realismo; e di un rosso acceso, che squarcia le tenebre, è l'abito della Madonna che sorregge il figlio poggiando il piede vigoroso sulla serpe in modo che il bambino possa mettervi sopra il suo.

La Vipera convertita di Trilussa 

Per chiudere ecco a voi l'impareggiabile poeta satirico romano Trilussa, pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, vissuto tra il 1871 e il 1950. Famoso per le sue composizioni in dialetto romanesco, ne dedicò una alla vipera, anzi a una vipera convertita. Riconoscibili nei versi sono coloro che piangono lacrime di coccodrillo o, meglio, di vipera.

Appena che la Vipera s'accorse
d'esser vecchia e sdentata, cambiò vita.S'era pentita? Forse.
Lo disse ar Pipistrello: - Me ritiro
in un orto de monache qui intorno,
e farò penitenza fino ar giorno
che m'esce fori l'ultimo respiro.
Così riparerò, con un bell'atto,
a tanto male inutile ch'ho fatto....

- Capisco: - je rispose er Pipistrello -
la crisi de coscenza è sufficente
per aggiustà li sbaji der cervello:
ma er veleno ch'hai sparso fra la gente,
crisi o nun crisi, resta sempre quello.


***

Bene, questo è tutto! Vi è piaciuta la mia carrellata serpentesca? La prossima volta niente serpenti, lo prometto!

***

Fonti:

  • Wikipedia per parte dei testi (fortemente adattati e integrati) e immagini, con l'eccezione della foto d'apertura, Pixabay e della vignetta su San Patrizio, sito Cleveland.com




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sabato 27 gennaio 2018

Scrittori immortali di un solo libro


Si può diventare immortali anche con un solo libro.

Esistono scrittori che, per motivi di forza maggiore - ad esempio perché morirono giovani o perché diedero il loro meglio con un solo romanzo - possono essere annoverati come i cosiddetti "autori di un unico libro". Quel libro, però, ha dato loro la certezza di poter attraversare indenni lo scorrere impietoso dei secoli senza essere dimenticati; anzi, più il tempo passa e più sembra che le loro opere si incidano nella mente dei lettori come sulle tavole di smeraldo di Ermete Trismegisto.

In questo articolo provo ad elencare alcune opere che mi hanno particolarmente colpito e che non cesserei di leggere e rileggere. Le elencherò in ordine di pubblicazione e mi occuperò soltanto di coloro che sono passati a miglior vita. Non voglio certamente portar male ai viventi (o bene, dipende dalle credenze popolari), e per chi è ancora in questo mondo c'è sempre speranza che sforni un altro capolavoro. Indicherò anche che cosa mi ha particolarmente colpito di quel romanzo. Ecco qui i miei magnifici:


Frankenstein, o il moderno Prometeo di Mary Shelley (1818)


Si tratta di un romanzo scritto dall'autrice britannica Mary Shelley fra il 1816 e il 1817, all'età di 19 anni. La delicata signora che vedete qui effigiata è proprio Mary Shelley, in un ritratto compiuto da Reginald Easton, presumibilmente usando la maschera mortuaria nel 1857 circa.

Il romanzo fu pubblicato nel 1818 e modificato dall'autrice per una seconda edizione del 1831. È questo il romanzo con cui nascono le figure letterarie del dottor Victor Frankenstein e della sua creatura, spesso ricordata come mostro di Frankenstein, ma anche, in maniera erronea, con lo stesso nome del suo artefice.

La genesi è piuttosto famosa, e la ricorderò brevemente. Nel maggio 1816, la sorellastra di Mary Shelley, Claire Clairmont, diventata l'amante di Lord Byron, convince i coniugi Shelley a seguirla a Ginevra. Il tempo piovoso (fu l'Anno senza estate) confina spesso gli ospiti in albergo e questi occupano il tempo libero leggendo storie tedesche di fantasmi, tradotte in francese e raccolte nell'antologia Fantasmagoriana. Byron propone allora di comporre loro stessi una storia di fantasmi. A causa delle lunghe conversazioni sulla natura dei principi della vita, sul galvanismo, sulla possibilità di assemblare una creatura e infondere in essa la vita, Mary ha l'incubo che è all'origine del grande mito gotico: uno studente che si inginocchia di fianco alla creatura che ha assemblato; creatura che, grazie a una qualche forza, comincia a mostrare segni di vita. 

Mary inizia il racconto decisa a ricreare quel terrore che essa stessa ha provato nell'incubo: il successo dello scienziato nell'animare la creatura l'avrebbe terrorizzato ed egli sarebbe scappato dal suo lavoro, sperando che, abbandonato a se stesso, l'essere sarebbe morto; ma la creatura rimane sconcertata dalla sua solitudine e avrebbe voluto delle spiegazioni, similmente a quelle di Adamo del Paradiso Perduto di John Milton.

Che cosa mi ha colpito: il rapporto tra il creatore e la sua creatura. Le pagine sulla solitudine del mostro sono bellissime, ma secondo me la relazione distruttiva e straziante tra Frankenstein e la creatura ha generato passaggi impagabili. La creatura tende le mani verso Frankenstein per toccarlo, quando egli è andato a coricarsi scosso dagli incubi per aver visto che la sua opera non è un modello di perfezione, ma la somma di tutti gli orrori. Lo cerca attraverso l'Europa, dopo essere stato abbandonato al suo destino. Pretende da lui una compagna, e fa terra bruciata attorno a Viktor quando egli si ritira dal progetto, uccidendo dapprima la fidanzata. Dopo che il creatore è morto, egli dà sfogo alla sua disperazione e si allontana scomparendo tra i ghiacci. Mi sembra che questo legame a doppio filo sia la riprova che tutti noi abbiamo lo spasmodico bisogno di capire da dove veniamo, e amiamo e odiamo la fonte della nostra esistenza.


Frankenstein del 1994, regia di Kenenth Branagh
che interpreta anche Viktor von Frankenstein, qui nella scena finale. 



Cime tempestose di Emily Brontë (1847)

Cime tempestose è l'unico romanzo di Emily Brontë, scritto fra l'ottobre 1845 e il giugno 1846. Pubblicato per la prima volta nel 1847, sotto lo pseudonimo di Ellis Bell; mentre una seconda edizione postuma fu curata da sua sorella Charlotte nel 1850. Il romanzo non venne accolto bene dalla critica: la sua struttura innovativa, che è stata paragonata a una serie di scatole cinesi, la raffigurazione della crudeltà fisica e mentale manifestata dai personaggi, l'odio a tutto tondo e i rancori generazionali suscitarono parecchia perplessità. Appartiene ai grandi capolavori della letteratura inglese, con le sue descrizioni della brughiera selvaggia che rispecchia solitudini interiori.

Nel romanzo si narra la storia di Heathcliff, del suo amore per Catherine, e di come questa passione alla fine li distrugga entrambi: tema centrale del libro è difatti l'effetto distruttivo che il senso di gelosia e lo spirito di vendetta possono avere sugli individui. L'amore tra i due giovani non ha nulla di sdolcinato nel senso romantico del termine. La storia è una sorta di lungo racconto che Ellen Dean, o Nelly (la governante della famiglia) rnarra a al signor Lockwood, il nuovo affittuario di Thrushcross Grange. Lockwood conosce Heathcliff, il padrone di casa, una ragazza adolescente riservata e scontrosa - presentata da Heathcliff come sua nuora - e infine un giovane che si comporta come un servo analfabeta. Poiché fuori ha incominciato ad imperversare una tempesta, a Lockwood viene concesso il permesso di passare la notte lì: si trova così costretto a soggiornare in una camera piena di strani segni e graffiti incisi sul muro. Vi appare spesso il nome di Catherine. Durante la tormentata notte lo spirito di una bambina di nome Catherine bussa alla finestra della stanza, chiedendo di entrare...

Che cosa mi ha colpito: la coloritura nera delle anime, e non riesco a trovare un altro modo per definirle. Sono tutte fosche, dure, spietate, specialmente i protagonisti Heathcliff e Catherine, che sono due metà della stessa anima, e difatti non hanno pace finché sono sono riuniti. Al loro confronto, gli altri personaggi sono tutte pallide controfigure, destinati a soccombere per mollezza di carattere o delicatezza di spirito. I protagonisti sembrano generati dalla stessa brughiera, e naturalmente condividono il medesimo destino di trasformarsi, dopo la morte, in anime in pena.

Qui potete vedere un'immagine tratta da Wuthering Heights  di Andrea Arnold del 2012, che a quanto pare è la miglior trasposizione cinematografica del libro; e, se volete, qui c'è il link Youtube al trailer ufficiale del film.

Kaya Scodelario interpreta Katherine in
Wuthering Heights di Andrea Arnold (2012).


Niente di nuovo sul fronte occidentale 
di Eric Maria Remarque (1929)

All'ovest niente di nuovo (titolo originale Im Westen nichts Neues) è un romanzo autobiografico scritto nel 1929 da Erich Maria Remarque, pseudonimo di Erich Paul Remark, che narra le vicende di un soldato tedesco durante la Prima guerra mondiale. Facendo leva sugli ideali della nazione, onore e orgoglio, gli insegnanti di una scuola tedesca persuadono i propri allievi ad arruolarsi come volontari per difendere la propria patria. Il protagonista, Paul Bäumer, si arruola insieme ad alcuni suoi compagni di classe. Hanno tutti diciannove anni e sono convinti di vivere una grande avventura e di essere destinati a diventare eroi. Tuttavia, con il passare del tempo, i ragazzi si accorgono di quanto la guerra sia inutile.

Giorno dopo giorno l'avventura si trasforma in una tragedia, in cui i vincoli di sostegno e cameratismo che servivano a superare le atrocità e le difficoltà quotidiane spariscono con la morte dei compagni di Bäumer. Anche al protagonista è riservato lo stesso destino. Morirà in una giornata serena, poco tempo prima della capitolazione dell'esercito tedesco, ormai agli sgoccioli. E l'espressione sul suo volto alla morte sarà così serena che nessuno immagina sia potuto morire in un ambiente tanto crudo quanto quello della guerra.

Avevo recensito questo libro sul blog e, se volete leggere la recensione "Il mio fiore di papavero, nel ricordo della Grande Guerra", la potete trovare qui.

Che cosa mi ha colpito: la sofferenza. C'è una sofferenza palpabile che emanano le righe di questo libro. Una scena tra tutte, che vede come protagonista Müller, uno dei compagni di classe di Paul, come lui diciannovenne e anche lui volontario. Müller viene colpito da un razzo sparato a bruciapelo nello stomaco. Agonizzante, vive ancora una mezz'ora soffrendo orribilmente, lamentandosi e gridando. Sono pagine che sono quasi intollerabili alla lettura.



Spring in the Trenches di Paul Nash (1917).



Il buio oltre la siepe di Harper Lee (1960)

Il buio oltre la siepe, titolo originale To Kill a Mockingbird (Uccidere un usignolo) è un romanzo della scrittrice statunitense Harper Lee. Pubblicato nel 1960, ebbe un immediato successo, e nello stesso anno di uscita all'autrice fu assegnato il premio Pulitzer. La storia viene raccontata in prima persona dalla protagonista Scout adulta. In Alabama, all'inizio degli anni trenta, Jean Louise (Scout) e Jeremy (Jem) Finch sono due ragazzini orfani di madre che vivono nella cittadina immaginaria di Maycomb.

Il padre Atticus è avvocato e, nonostante il poco tempo concessogli dalla sua professione, si occupa con grande sensibilità e affetto dell'educazione dei due figli, col solo sostegno della brava domestica nera Calpurnia. La bambina è impegnata, durante l'estate, in giochi avventurosi col fratello Jem, più vecchio di quattro anni e con l'amico Dill, suo coetaneo. I tre ragazzi sono attratti dalla misteriosa presenza del vicino di casa Boo (Arthur Radley), in passato membro di una gang di giovinastri, il quale vive segregato in casa. Oltre la siepe che separa la casa dei Radley dalla strada c'è l'ignoto. Il "buio oltre la siepe" rappresenta l'ignoto e la paura che genera il pregiudizio. Nel 2015 fu pubblicato Va', metti una sentinella che raccontava le vite degli stessi personaggi di To Kill a Mockingbird in un'epoca successiva, ma che ricevette critiche contrastanti specialmente in rapporto al personaggio di Atticus.

Che cosa mi ha colpito: Atticus Finch, ovvero il padre ideale. Penso che chiunque abbia letto questo libro dopo aver visto il film, non può che immaginarsi Atticus Finch interpretato da Gregory Peck: un uomo di saldi principi morali, fermo nella difesa nei deboli, e nello stesso tempo affettuoso con i suoi figli che ha il compito di allevare da solo in quanto vedovo. Dice la voce narrante di Scout: "Me lo ricordo quando mio padre mi regalò quel fucile; mi disse [...] di ricordarmi che era peccato sparare a un usignolo [...] perché sono uccellini che non fanno niente di male, cantano e fa piacere sentirli, non mangiano le sementi, non fanno il nido nelle madie, non fanno altro che rallegrarci con il loro cinguettio."


Il buio oltre la siepe del 1962 diretto da Robert Mulligan.
Gregory Peck interpreta Atticus Finch e la piccola Mary Bdham
è la figlia Jean Louise "Scout" Finch.

L'amico ritrovato di Fred Uhlman (1971)

L'amico ritrovato (titolo originale inglese: Reunion) è un romanzo dello scrittore tedesco Fred Uhlman, dal quale nel 1989 fu tratto anche un adattamento cinematografico. Insieme a Un'anima non vile e Niente resurrezioni, per favore forma la cosiddetta Trilogia del ritorno.

Ha come protagonista Hans Schwarzun ragazzo ebreo di sedici anni che vive a Stoccarda, in Germania. La sua è una famiglia dell'alta borghesia, tranquilla e rispettata, dalle idee aperte e quasi incurante della propria identità ebraica. Descrive i genitori come persone pacate e amorevoli nei suoi confronti, che mantengono buoni rapporti sia con i cristiani sia con gli ebrei. Un giorno di febbraio del 1932, alla classe di Hans viene aggregato Konradin von Hohenfels, un ragazzo di nobile famiglia. Con la sua eleganza e i suoi modi Konradin intimidisce i ragazzi, ma Hans desidera ardentemente diventargli amico. Tuttavia Konradin si dimostra poco attratto da lui, così come dal resto dei compagni. Hans riesce però a catturare l'attenzione di Konradin grazie a una collezione di monete, e nasce tra i due ragazzi un'amicizia fortissima che andrà oltre le vicende delle persecuzioni razziali e della storia stessa.

Che cosa mi ha colpitol'amicizia tra i due ragazzi, che è il concetto attorno a cui ruota tutto il libro. I due adolescenti sono divisi da molti fattori: il ceto sociale, l'educazione ricevuta, il fatto di essere uno un cristiano e l'altro ebreo, la ricchezza e la nobiltà per Konradin, una famiglia altoborghese per Hans. Ma la loro amicizia sarà in grado di superare le barriere del tempo, di essere davvero più forte della morte.

Per finire la mia carrellata vi propongo un fotogramma del film del 1989 che mostra Hans e Konradin.




***

E per voi quali sono gli "scrittori di un solo libro"? Con quale dei vostri romanzi vi piacerebbe essere ricordati?


***

Fonte delle trame: Wikipedia, fortemente adattate e integrate

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sabato 20 gennaio 2018

Tre massime per il 2018, e le prime novità


Buon 2018! 

Scommetto che speravate di esservi liberati di me, visto il mio perdurante silenzio, vero? E invece eccomi di nuovo, e la prima immagine che vedete è la mia faccia. Come vi avevo spiegato nello scorso post, sono stata parecchio impegnata tra esami universitari e tutta una serie di incombenze lavorative e non. Degli esami universitari vi parlerò alla fine del post, insieme con altre sorprese, qui vi anticipo che sono molto soddisfatta e...

... ma andiamo con l'argomento di questo post, che segue la proposta lanciata da Daniele Imperi del blog "Penna blu" di adottare Tre parole per il 2018, iniziativa ripresa da vari blogger in questo primo mese dell'anno.

Di solito non faccio proponimenti per l'anno nuovo perché non tutto dipende da noi, visto che a rovinare le uova nel paniere concorrono varie interferenze esterne, di solito sgradevoli. Mi viene più facile fare dei bilanci dell'anno trascorso, quello sì, anche per non smentire la mia fama di veneratrice del passato. Ebbene, il 2017 per me è stato un anno fantastico, al punto che quando è finito mi sono rattristata non poco. Direi che è stato un "anno di raccolto", in quanto molti progetti concepiti tempo addietro sono maturati e quindi ho potuto vederli e toccarli con mano. Molti riguardano il campo della scrittura. Due per tutti: l'uscita del mio romanzo Le Strade dei Pellegrini che è stato pubblicato a ridosso di Natale, ma che considero appartenente al 2017 in quanto ha cominciato a circolare ed essere letto lo scorso anno; e, poi, lo spettacolo da me scritto e messo finalmente in scena, Il Diavolo nella Torre, sulla figura di colui-che-non-deve-essere-nominato e che noi abbiamo-invece-abbondantemente-menzionato a vario titolo, divisi tra amore e odio per il suddetto.

Dopo aver preso congedo con una lacrimuccia dal 2017, procedo la scelta non di tre parole, ma di tre massime dato che sono logorroica per natura, nella speranza che l'ideatore del meme non me ne voglia.


1. “Non aspettarti nulla da nessuno, e non sarai mai deluso.”

Questa è una massima che conoscevo da tempo, ma è di autore ignoto. Io la interpreto come non riporre troppe aspettative nel prossimo, nemmeno che gli altri si comportino secondo le più elementari norme di buona educazione oppure non stupirsi se si dà e non si riceve, se le persone che ti avvicinano seguono la logica dell'opportunismo, o se alla propria azione segue un effetto imprevisto, o addirittura contrario a quel che si vorrebbe. Addirittura, riflettere che anche noi, senza volerlo e senza accorgerci, potremmo comportarci in maniera negligente.

Di conseguenza riuscire a gioire per i doni inattesi della vita. na specie di "serendipity", un termine - questo sì, coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole, autore del primo romanzo gotico Il castello di Otranto, e che indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un'altra. Dato che l'autore della massima è ignoto, vi propongo un giovane Horace in questo quadro di Rosalba Carriera del 1741.


2. "Ho deciso di fare ciò che mi piace perché fa bene alla salute."

Di questa invece conosco da tempo l'autore ed è il grande Voltaire, filosofo dalla lingua tagliente e dallo spirito arguto che ammiro molto pur con tutte le riserve sul fatto che il popolo fosse per lui "il popolaccio" e che certe categorie dovessero essere mantenute nell'ignoranza. Vabbeh, nessuno è perfetto. Se fossi vissuta all'epoca della Rivoluzione Francese, sarei stata comunque una volterriana.

Ho deciso di far mia la massima da lungo tempo, alla faccia di tutto quello che intende rovinarmi il fegato: cose, persone e circostanze. Ne avevo anche parlato in un post di un po' di tempo fa, di argomento un po' insolito (qui il link, "Alla ricerca del piacere perduto"). Il problema di fondo è che oggigiorno molte cose si fanno per dovere o, peggio, per competizione. Qui potete vedere il signor Voltaire, dispensatore di massime, ritratto da Nicolas de Largillière, 1724-1725.



3. "Nella lunga esperienza che ho accumulato - giacché ho superato le 80 primavere - ho potuto constatare che la Verità esiste solo in Dio, e il resto non è che questione di punti di vista." 

Questo non è un aforisma, ma addirittura un epitaffio scritto per se stessi, e io lo trovo geniale. Proviene da una donna: Madame de Maintenon, nata Françoise d'Aubigné, e sposa morganatica di re Luigi XIV di Francia dal 1684 al 1715. Posto il fatto che sono credente, e quindi anche per me la Verità appunto riposa solo in Dio, penso che il resto della massima sia comunque interessante.

Se ci pensiamo, tutte le discussioni, le liti, le impuntature, le risse non provengono altro che dal voler mantenere a tutti i costi le proprie posizioni e, soprattutto, dal pretendere che gli altri le accettino... salvo poi a cambiarle con il tempo, magari abbracciando il punto di vista antitetico e, di nuovo, pretendere che tutti passino dalla nostra parte. Vi assicuro che l'ho visto succedere moltissime volte, ed è un atteggiamento che ha un fondo di presunzione, e che spesso tracima nell'arroganza. Non dico che non debba esservi mai discussione, ci mancherebbe, ma spesse volte ho constatato, soprattutto in rete (e non parliamo di Fb e affini) che ci si accapiglia su stupidaggini facendo di un granello di polvere una montagna. Infatti da un certo periodo di tempo ho smesso di intervenire pubblicamente su alcune questioni, preferendo dire la mia in privato, preferibilmente davanti a un buon caffè. 

Come avete potuto notare, questi tre aforismi hanno in comune

la ricerca della serenità, 
e anche di un certo distacco

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Bene, e ora le novità sugli esami universitari e le altre cose!

Esami universitari

Volevo darne tre, in realtà sono riuscita a darne solo due per mancanza di tempo. Sono andati molto bene e sono anche serviti a me per rompere il ghiaccio. Innanzitutto ho fatto un Placement Test d'inglese che ho superato con il massimo conseguendo un C1. Ero abbastanza tranquilla, visto il lavoro che faccio, ma nella vita non si sa mai: l'emozione gioca dei brutti tiri.

Il secondo esame invece è stato "Metodi degli studi storici". Dovevo portare il testo di base, il tostissimo Apologia della storia di Marc Bloch, definito terrificante dalla docente che mi ha esaminato; e, come non frequentante, due libri a mia scelta da un elenco. Ho scelto Storia misura del mondo di Fernand Braudel e La società di antico regime (XVI-XVIII secolo) di Gian Paolo Romagnani. In pratica ci troviamo nella fetta di storia etichettata come "moderna" in cui è compresa anche la Rivoluzione Francese. :)

Era la prima volta che sostenevo un esame universitario orale, non sapevo come funzionava e, insomma, il giorno in cui mi sono presentata non sapevo nemmeno il mio nome, altro che parlare di concetti di metodo critico, geostoria o società cetuale. Ebbene, ho preso 30!!! Ero così emozionata che sono uscita quasi in lacrime dall'aula, nemmeno avessi preso un brutto voto.

Per quanto riguarda altri due-tre esami, li darò tra giugno e luglio suddividendoli in maniera strategica, ma ho già cominciato a studiare.

Anniversari di matrimonio

L'altra novità del 2018 riguarda il mio venticinquesimo anniversario di matrimonio, ovvero nozze d'argento, e quindi il coniuge e io stiamo mettendo in pista un pranzo come si deve  con parenti e testimoni presso un agriturismo. Indovinate dove si trova questo agriturismo? A Trezzo sull'Adda! Quindi pranzeremo sulle sponde del fiume a poca distanza dalla torre di messer Bernabò il Diavolo (rieccolo!), che mi ha portato tanta fortuna e molte soddisfazioni. E alla fine lo abbiamo nominato anche stavolta... ! Il pranzo si terrà ai primi di marzo, cui spero seguirà un viaggetto in primavera quando farà più caldo.

Tre denti in meno

Il 2018 non ha portato solo belle soddisfazioni, ma anche un mini-intervento chirurgico che mi ha tolto tre denti, per fortuna non anteriori. Come conseguenza il labbro si era gonfiato e all'esame sembravo il Joker di Gotham City, quindi mi vergognavo moltissimo. Dovrò rimanere in queste condizioni per almeno tre mesi, convivendo quella che ho ribattezzato "la fossa delle Marianne".

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Bene, questo è tutto! Penso di avervi afflitto abbastanza, parlandovi di questioni anche personali, e quindi vi auguro di nuovo buon anno e vi invio un caro abbraccio.



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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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