Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


ARAZZO DI BAYEUX, seconda metà dell'XI secolo

La conquista normanna dell'Inghilterra del 1066.

BERNABO' VISCONTI E LA SUA FAMIGLIA

Affresco a Santa Maria Novella, Firenze - secolo XIV.

VITA DI TRINCEA

Prima Guerra Mondiale (1914-1918).

sabato 21 aprile 2018

Cercasi date di Storia... disperatamente!


Il post di oggi riguarda un argomento anomalo,  perché ha come protagonista la memoria in rapporto ai numeri. Dovete sapere che la mia memoria è sempre stata un colabrodo per quanto riguarda i numeri. Dopo anni di sforzi, riesco a ricordarmi il mio numero di cellulare, e poco altro. La verità è che io e i numeri non ci siamo mai amati, anzi, ci siamo sempre guardati in cagnesco, o con un alto grado di sospetto reciproco.

Al liceo linguistico brillavo nelle lingue, in letteratura, in storia e in geografia, e mi piaceva moltissimo l'ora di educazione artistica perché ero portata in disegno. Ed ecco che arrivava "lei", l'ora di Computisteria con i relativi sfracelli. Stendiamo un velo pietoso sulla precedente scuola media, e sull'ora di puro terrore che per me comportavano i compiti in classe, oggi ribattezzati verifiche, di matematica, geometria, fisica, il cui risultato mi abbassava puntualmente la media. Ricordo lunghi, interminabili minuti passati a fissare il foglio con il vuoto siderale nella testa.

Ho cercato di ignorare i numeri dal giorno in cui sono uscita dalla scuola. o perlomeno ho provato a stare bene alla larga.

Ora i numeri mi sono ricomparsi davanti nella forma micidiale delle date in Storia. Nel mese di giugno vorrei dare appunto l'esame di Storia Medievale, insieme a quello di Geografia Urbana e Civiltà e Lingua Inglese, e ho il problema di memorizzare le date. Naturalmente la docente di Storia Medievale non pretende che memorizziamo pagine e pagine di date, ma alcune vanno imparate. Io conosco pochissime date, alcune facili da memorizzare (la data di inizio della Rivoluzione Francese con numeri uno di seguito all'altro: 1789); altre invece permangono nella mia testa in modo assolutamente inspiegabile (la data della battaglia di Bosworth Field, che segna la fine della Guerra delle Due Rose, e anche la fine del Medioevo inglese: 1485).

Ho dunque cercato in rete, dove si trova di tutto, alcuni consigli sulle tecniche di memorizzazione. Ecco quello che ho scovato!


1. METODO DELLO SHAPE-SYSTEM

Questo video Youtube è molto divertente, in due parole il metodo di Giuseppe Moriello, che tra l'altro ha partecipato ai campionati di memoria nel 2015 arrivando al terzo posto, è quello di trasformare ogni numero in un'immagine amichevole ("calda e coccolosa", come dice Giuseppe). Il passaggio successivo è quello di trasformare queste immagini in una storiella che evochi i numeri, l'articolo di codice nel suo caso di studente in diritto, che occorre memorizzare.


Quindi ho provato a creare le mie proprie immagini, e il risultato delle mie elaborazioni è stato:
0 = scudo  1 = candela  3 = rondine  4 = vela  5 = profilo con bocca aperta  
6 = ciliegia  7 = falce  8 = pupazzo di neve  9 = amo.

Il punto però è che il mio è un esame orale, e quindi se mi chiedono la data della battaglia di Hastings 1066 non posso dire: candela-scudo-ciliegia-ciliegia, o il passo successivo per la professoressa o l'assistente sarebbe quello di chiamare il servizio di igiene mentale. Inoltre secondo me basta poco per scambiare due numeri tra loro, e generare un cambio di secolo (non dico di millennio perché fin là ci arrivo pure io).


2. METODO DELLA CONVERSIONE FONETICA

Per spiegare questo metodo ci vorrebbe un post a parte, quindi vi rimando a questo articolo del sito  Gli Audaci della Memoria che trovate al seguente link. Per quanto riguarda il metodo, occorre trasformare ogni numero in una lettera secondo una determinata tabella, che trovate qui a fianco.

Quindi la mia data 1066 della battaglia di Hastings, con la conversione fonetica diventa:

T S C C

con le C dolci. A questo punto bisognerebbe trasformare l'insieme delle consonanti in una parola aggiungendo le vocali, che sono riempitive, ed eventualmente passare poi a costruire un'immagine. Ora, io sarò anche lenta di comprendonio, ma a me sembra un procedimento piuttosto macchinoso, perché:
1. mi devo ricordare a ritroso le corrispondenze e non è detto che ci riesca;
2. non tutte le composizioni di consonanti possono trasformarsi in parole con l'aiuto delle vocali. Io qui francamente non saprei come fare. :( ... Forse: "Ti scaccio"?

3. METODO DEL PALAZZO DELLA MEMORIA (O TECNICA DEI LOCI)

Questa tecnica mi piace d'istinto, ma non ho ancora avuto tempo di sperimentarla nella sua interezza. Si tratta di un metodo antico. La tecnica dei loci (plurale del termine latino locus, che significa "luogo"), anche chiamata "palazzo della memoria", fu introdotta in antichi trattati di retorica greci e romani (Rhetorica ad Herennium, De oratore, e Institutio oratoria).

In questa tecnica mnemonica gli elementi da ricordare vengono associati a specifici luoghi fisici. Per rammentare in un certo ordine vari contenuti si ricorre alla memorizzazione di relazioni spaziali. Quindi, ad esempio, in cucina troveremo gli avvenimenti e i protagonisti del 300 d.C., nella dispensa quelli del 400 d.C. e via discorrendo. Data la vastità del periodo storico preso in esame, il Medioevo, naturalmente useremo un edificio con numerosi ambienti come quello che vi propongo sopra, il palazzo Hofburg di Vienna... e non un appartamentino di due locali. ;)


4. METODO FIGURATIVO

Tutto sommato è la tecnica che mi piace di più, avendo io una memoria visiva piuttosto accentuata, anche se non sono sicura del risultato tra un paio di mesi. Si tratta di visualizzare un'immagine abbinandovi il numero di riferimento.

Prendiamo ad esempio l'editto di Costantino del 313, chiamato anche editto di Milano (editto di tolleranza o rescritto di tolleranza). SI tratta dell'accordo sottoscritto nel febbraio 313 dai due Augusti dell'impero romano, Costantino per l'Occidente e Licinio per l'Oriente, in vista di una politica religiosa comune alle due parti dell'impero. Il patto fu stretto in Occidente in quanto il senior Augustus era Costantino. Le conseguenze dell'editto per la vita religiosa nell'impero romano sono tali da farne una data fondamentale nella storia dell'Occidente. Non siamo ancora al Medioevo, come data convenzionale, ma è importante saperla per comprendere meglio le decisioni dei futuri Concili inerenti la dottrina cristiana.

Posso dunque prendere una scultura dell'imperatore e immaginare che la data 313 sia parte integrante della sua testa, come potete vedere nella mia rielaborazione di cui sopra, un po' irriverente ne convengo. Bisogna però fare una ricerca su parecchie immagini, e di conseguenza molto allenamento.

In alternativa, potrei optare un mix tra la tecnica del "palazzo della memoria" e di immagini come questa, collocate nella stanza apposita, e comunque la questione non cesserà d'interessarmi perché poi ci saranno le date di Storia moderna e Storia contemporanea.


***

Insomma, i metodi sono innumerevoli come i pesci del mare! E voi, avete mai dovuto imparare a memoria qualcosa di ostico, o farlo imparare ai vostri studenti, e quali sono le tecniche che avete adottato?

***

Fonti immagini: Pixabay e Wikipedia

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sabato 14 aprile 2018

Il Caffè della Rivoluzione: La chicchera di propaganda / 34




Il 9 novembre 1989 migliaia di persone cominciano a prendere a picconate il Muro di Berlino, simbolo per eccellenza di divisione e separazione tra le due Germanie. Il 14 luglio 1789 una folla armata e inferocita, stanca di secoli di dispotismo e ingiustizie, assalta la fortezza della Bastiglia fino a conquistarla e a liberare i prigionieri.

Duecento anni esatti separano queste date, in una coincidenza impressionante.

Ma c'è di più, perché i due eventi hanno alcuni elementi in comune, al di là dell'altissimo significato storico e politico. La folla che ha smantellato nel 1989 il muro di Berlino, infatti, si è portata a casa una pietra come souvenir. Anche la fortezza simbolo del dispotismo è stata gradatamente  smantellata e i cittadini hanno preso delle pietre come ricordo.

L'anno seguente, in occasione della Festa della Federazione del 14 luglio, sulle rovine della fortezza vengono piantati degli alberi, e un imprenditore edile e comandante della milizia di un distretto, il cittadino Palloy, si vanta di essere stato tra i seicento che hanno preso la fortezza e che hanno perciò il diritto di portare una medaglia di rame che rappresenta una muraglia. Per demolire la Bastiglia, questo cittadino ha trascurato il suo lavoro. Nel suo cantiere, Palloy ha tutta una collezione di pietre della fortezza e le distribuisce. Alcune sono diventati cippi per delimitare i confini della Francia, altre le ha scolpite per ricavarne busti di personalità.

Un'altra signora, Madame de Genlis, porta sempre al collo una medaglia ricavata da una pietra della Bastiglia con al centro, in lettere di diamanti, la parola "libertà".  I federati giunti a Parigi per la grande festa della Federazione acquistano medaglie commemorative, e mercanteggiano sul prezzo d'una pietra della Bastiglia, acquistano i modelli sotto vetro dove si vede la pianta del carcere e le fasi della conquista.

Naturalmente, in queste circostanze portarsi via un pezzo di muro è un atto compiuto sotto una spinta interiore di genere emotivo, ma è indubbio che all'epoca fu il primo passo per la nascita del marketing allo scopo di propagandare le idee rivoluzionarie. Questa modalità diventa pervasiva al punto da penetrare nelle abitazioni dei francesi addirittura attraverso il vasellame e le stoviglie.

Qui accanto potete vedere alcuni esempi tratti dalla collezione del Musée Carnavalet di Parigi, di cui vi ho parlato nel post al seguente link.
Il primo esempio sulla sinistra è un piatto in ceramica policroma di Faenza con la scritta "W la République Française 1794". Nella realizzazione ci sono delle bandiere laterali, e un berretto frigio simbolo di libertà sormonta la scritta. Il secondo esempio sulla destra è una brocca sempre in ceramica di Faenza, realizzata a Nevers e datata 1789. Viene dedicata ai tre ordini e ha la scritta "Sou tien", cioè "Sostieni". Addirittura nel terzo esempio di stoviglie è rappresentata l'esecuzione di Luigi XVI Capeto nel 1793. Certo che appendere alla parete un piatto con un'esecuzione capitale... ma tutti i gusti sono gusti. Malgrado le difficoltà finanziarie che attraversano le manifatture di Sèvres durante la rivoluzione, si continua a produrre dei pezzi nella tradizione del XVIII secolo, ornati stavolta di emblemi e allegorie rivoluzionarie come testimonia il vaso ovoidale a fondo blu con due medaglioni: La France gardant la Constitution e un mazzo di fiori su uno sfondo di paesaggio con la figura della Raison.

Ma è nella raffigurazione pittorica che la propaganda rivoluzionaria, usando la bellezza, si fa raffinata e potente. Questo genere di messaggi visivi hanno sempre rappresentato, storicamente, un modo per comunicare un contenuto politico o religioso, per esprimere il proprio potere di ricchezza e censo e soprattutto per trasmettere il punto di vista del vincitore, come nell'arazzo di Bayeux sulla conquista normanna dell'Inghilterra.

Troviamo un esempio di questa operazione nei due ritratti di Jean-Paul Marat: il primo sulla sinistra è realizzato da Joseph Boze nel 1793, sempre collocato presso il nostro musée Carnavalet, e il secondo viene eseguito da Jacques-Louis David. Brevememte ricordo che Jean-Paul Marat, uomo politico, giornalista e agitatore, viene assassinato da Charlotte Corday il 13 luglio 1793. Egli accoglie la fanciulla immerso in una tinozza da bagno con acqua medicamentosa. Lo affliggeva, infatti, una malattia della pelle, probabilmente contratta durante il periodo in cui, per sfuggire all'arresto, si rifugiava nelle fogne (alcuni dicono nelle cantine) di Parigi; e pare peraltro che non fosse nemmeno un Adone dalla nascita. Tale malattia comunque lo costringeva a lunghe sedute nell'acqua per alleviare il dolore, dove peraltro riusciva a scrivere servendosi di una tavola di legno. Dopo una breve conversazione, Charlotte Corday lo uccide conficcandogli un pugnale nel petto, mentre egli sta leggendo la falsa lettera di supplica utilizzata dalla donna come pretesto per farsi ricevere.






















La differenza tra i due quadri è lampante, ma noi ci concentreremo sul secondo, Morte di Marat. La scena della morte è stato molto abbellita, anzi, è stata resa eroica: David ha tolto tutti i particolari più triviali dell'ambiente - in fondo l'uomo era morto in maniera poco esaltante, accoltellato in una vasca da bagno e con un asciugamano in testa - ad esempio non ci sono oggetti domestici, ma solo il necessario per scrivere. La scena è molto sobria, dalle tinte verdastre raggelate, contrastanti con il telo bianco che richiama il lenzuolo di Cristo. Il volto dell'uomo, ingentilito nei tratti, è sereno, proprio come quello di un martire. L'addome che sporge dalla vasca è ben tornito nella muscolatura. Il braccio destro è abbandonato e regge ancora la penna che probabilmente stava usando prima di essere ucciso. Con l'altra mano, invece, Marat tiene la lettera utilizzata dalla Corday per essere ricevuta. Non c'è traccia, però, dell'assassina, come se non fosse mai esistita. Lo spazio della morte e del silenzio si apre nel grande sfondo vuoto e oscuro.

***

Esempi come questi sono innumerevoli nella storia dell'umanità. Ve ne vengono in mente qualcuno di particolarmente interessante, anche dei nostri giorni?

***




Fonti:

Testo:
"La vita quotidiana in Francia al tempo della rivoluzione" di Jean-Paul Bertaud

Immagini:
"Presa della Bastiglia" di Jean-Pierre Houël (1789)
Fotografie del vasellame, Muséè Carnavalet di Parigi
"Ritratto di Jean-Paul Marat" di Joseph Boze (1793)
"Morte di Marat" di Jacques-Louis David (1793)


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sabato 7 aprile 2018

Il mondo degli animali: protagonisti sono gli insetti / 12



"Quando scompariranno le api, all'umanità resteranno quattro anni di vita" recita una frase attribuita ad Albert Einstein. Le formiche possono sollevare e trasportare un peso superiore a circa 20 volte il proprio corpo. I ragni sono in grado di tessere tele con fili microscopici, autentici capolavori geometrici con un carico di rottura paragonabile a quello dell'acciaio. E che dire della straordinaria organizzazione dei termitai? Questi sono solo alcuni esempi che attestano l'importanza e l'ingegnosità delle piccole creature che nelle scienze naturali chiamiamo con il generico nome di insetti.

In linea di massima gli esseri umani non amano gli insetti, volanti o meno; forse si salvano da questa comune antipatia le api in quanto possono essere "sfruttate" nella produzione di miele, o le farfalle perché sono esteticamente leggiadre, o ancora le lucciole perché ci ricordano le nostre estati infantili al mare o in montagna, e si dice che la loro presenza sia un segno di miglioramento ambientale. Zanzare, mosche, moscerini, coleotteri, cavallette, cicale, grilli, libellule, e chi più ne ha più ne metta... molto spesso ronzanti, fastidiosi e a volte pungenti.

Alterità e invadenza sembrano essere le due caratteristiche che li accomunano: alterità in quanto nell'insetto non riusciamo a riconoscere un nostro simile, come facciamo con i mammiferi, invadenza in quanto, sia per il loro numero che per la loro piccolezza, gli insetti sono in grado di introdursi dappertutto.

Eppure gli insetti e meriterebbero uno sguardo più attento. Per questo motivo, anziché la consueta fotografia di apertura, ho scelto una colorata stampa dal titolo Conchiglie, fiori, insetti del fiammingo Jan van Kessel (1626-1679), un pittore specializzato in nature morte, per aprire la mia nuova carrellata dedicata al mondo degli animali. Come di consueto, vi proporrò opere letterarie, artistiche cinematografiche, nonché piccole curiosità. Apro dunque la mia galleria con un'opera dedicata agli insetti nel loro complesso.


GLI INSETTI: Angeli e insetti di Antonia Byatt (1992)

Ad Antonia Byatt ho forse accennato nell'ambito di alcuni post, segnalandola come autrice dello splendido Possessione.

Qui siamo di fronte un'opera costituita da due lunghi racconti: "Morpho Eugenia" e "L'angelo coniugale". Il primo ha come protagonista un giovane esploratore: William Adamson, sopravvissuto a un naufragio sulla via del ritorno dall'Amazzonia, vive la contrastata esperienza del sogno di un amore ideale e si illude di aver trovato in Eugenia - la figlia di un collezionista di farfalle ed insetti - la donna della sua vita. "L'angelo coniugale" ruota attorno alla figura storica di Emilia Tennyson, sorella del poeta Alfred Tennyson, e al suo desiderio di entrare in contatto con lo spirito di Arthur Hallam, il poeta amico di Tennyson al quale Emilia era stata legata in gioventù, precocemente scomparso. Spiritismo e poesia sono i temi dominanti di questa seconda novella.

Qui di seguito vi riporto un passaggio che ha a che fare con gli insetti in "Morpho Eugenia", il racconto che ci interessa. William Adamson tiene dei diari e, non appena si dedica alle sue lunghe passeggiate nella brughiera, comincia innanzitutto a raccogliere, annotare e classificare le piante che trova. Poi passa agli insetti. "Cominciò anche a collezionare insetti, e sbalordì scoprendo quante centinaia di specie di coleotteri esistevano in poche miglia quadrate di selvaggia brughiera. Perlustrava il mattatoio, segnandosi dove le mosche carnarie preferivano deporre le uova, in che modo si muovevano e masticavano i vermi, il brulicare, il pullulare, l'incredibile disordine che si muoveva secondo un principio ordinatore. (...) Infine scoprì la sua incontenibile passione, gli insetti sociali. Scrutò le celle geometriche delle api, osservò processioni di formiche che si passavano messaggi con le sottili antenne, lavorando in gruppo per spostare ali di farfalle e pezzetti di fragole carnose. Stava lì come un gigante stupido e vedeva esseri incomprensibili, risolutamente intelligenti che costruivano e demolivano tra le crepe del suo stesso pavimento. Era quella la chiave del mondo."  Ho voluto riportare questo stralcio perché la frase finale è significativa non soltanto nell'ambito del racconto. La prosa di Antonia Byatt ha la precisione chirurgica di un entomologo, e instilla una sorda inquietudine, aumentata dal tema dominante degli insetti: nel corso della storia William Adamson passerà dal sogno di un amore perfetto al destino di un'abiezione morale senza scampo.


LO SCARAFAGGIO: La metamorfosi di Franz Kafka (1915)

Non poteva certamente mancare, in un post sugli insetti, il magistrale romanzo di Kafka. L'opera fu pubblicata per la prima volta nel 1915 dal suo editore Kurt Wolff a Lipsia. Gregor Samsa, un commesso viaggiatore che, grazie al suo lavoro, mantiene la propria famiglia si risveglia un mattino nelle sembianze di un orrido e gigantesco insetto. In un primo momento crede che si tratti solamente di un brutto sogno; ciò non gli impedisce infatti di riflettere su quanto priva d'autentiche gioie sia la vita che sta conducendo. Guardando subito dopo l'orologio a muro, s'accorge d'aver dormito troppo e che, se non si sbriga subito, perderà il treno, con la conseguenza di arrivar in ritardo al posto di lavoro e dover quindi dare spiegazioni al proprio capo. Tutto il seguito del racconto narra dei tentativi compiuti dal giovane Gregor per cercare di regolare - per quanto possibile - la propria vita a questa sua nuova particolarissima condizione, soprattutto nei riguardi dei genitori e la sorella.

La metafora dello scarafaggio è quella dell'uomo colpevole, proprio come ne Il processo, anche se non viene messo a conoscenza delle colpe commesse. Sebbene sia consapevole di dover nascondere il suo nuovo, ripugnante aspetto, il protagonista sembra accettare la sua condizione senza porsi troppe domande, quasi la sua metamorfosi sia stata l'approdo naturale di una serie di scelte che lo hanno lentamente trasformato dall'interno. La causa di tale mutazione non viene mai rivelata nell'opera, come se non fosse necessario. La condizione di Gregor diventa così quella dell'uomo contemporaneo in cui ciascuno di noi può riconoscersi.

Ecco a voi il celeberrimo incipit, nella versione traduzione di Anita Rho per i tipi di Adelphi, 1981: "Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato, nel suo letto, in un insetto mostruoso. Era disteso sul dorso, duro come una corazza, e alzando un poco il capo poteva vedere il suo ventre bruno convesso, solcato da nervature arcuate, sul quale si manteneva a stento la coperta, prossima a scivolare a terra. Una quantità di gambe, compassionevolmente sottili in confronto alla sua mole, gli si agitava dinanzi agli occhi."



LA MOSCA: L'esperimento del dottor K di Kurt Neumann (1958)

L'esperimento del dottor K. (The Fly) è un film horror fantascientifico in CinemaScope del 1958. Diretto da Kurt Neumann, ed è tratto dal racconto La mosca (The Fly, 1957) di George Langelaan. Lo vidi anni fa, e confesso che mi fece un'impressione terribile, anche se io non faccio testo in quanto sono appunto altamente impressionabile.

Nella vicenda, Helene Delambre, sconvolta, confessa al cognato François, alla polizia e all'ispettore Charas di avere ucciso suo marito André schiacciandogli la testa e un braccio con una pressa idraulica. Che cosa è successo? La donna racconta una storia che ha dell'inverosimile: André Delambre ha realizzato una macchina in grado di scomporre la materia trasferendola nello spazio per ricomporla altrove. Lo scienziato, dopo avere constatato che il congegno funzionava sugli oggetti, aveva deciso di sperimentarla su se stesso convinto che fosse possibile smaterializzare e teletrasportare con la stessa facilità anche i corpi umani. In procinto di entrare nell'abitacolo della macchina, l'uomo non aveva fatto caso a una mosca entrata con lui. L'esperimento si era trasformato in una tragedia: nella cabina di arrivo si erano materializzati un uomo con la testa e una zampa dell'insetto e un insetto con una minuscola testa e un braccio dell'uomo.

Il film fu considerato un capolavoro dell'horror fantascientifico; furono lodate in particolare la performance di Vincent Price e l'originalità della trama, nonché la macabra sequenza finale in cui appare una mosca con la testa d'uomo, imprigionata nella ragnatela e in procinto di essere divorata da un ragno, di cui potete vedere un'immagine in bianco e nero qui accanto.

Ebbe un remake di successo nel 1986 con La mosca di David Cronenberg dove il protagonista Seth Brundle asserisce: « Io... sto dicendo che sono un insetto che aveva sognato di essere un uomo, e gli era piaciuto. Ma adesso il sogno è finito, e l'insetto è sveglio. » Brrr... brrr...


LA FORMICA

Putiferio va alla guerra (1968)

Ma non parliamo degli insetti soltanto al negativo!

Vi presento ora le formiche con questo delizioso film di d'animazione italiano datato 1968, opera dei fratelli Gino e Roberto Gavioli in collaborazione con Paolo Piffarerio. Ricordate Paolo Piffarerio? Ne abbiamo parlato in occasione del mio articolo a proposito di Fouché a fumetti. Il film è prodotto da Bruno Paolinelli e basato sul racconto "La guerriera nera" di Mario Chiereghin. Lo vidi da ragazzina e ne fui incantata, perché per me era la conferma di quanto intelligenti e socialmente organizzate fossero le formiche. L'avevo cercato e rivisto in tempi recenti su Youtube, insieme a Oblio e il Paese degli Uomini dalla Testa a Punta, ma purtroppo la versione italiana non c'è più. Ecco, se volete, una versione in inglese al seguente link.

È la narrazione degli animali del bosco della storia di una guerra senza quartiere fra formiche gialle e formiche rosse. Come nella migliore tradizione che riprende il conflitto tra Atene e Sparta, le formiche gialle sono piuttosto ingenue e sventate, mentre le formiche rosse sono improntate alla più severa organizzazione militare.

Putiferio è una formichina gialla, sexy e intraprendente, a differenza delle compagne, che sono tutte addette al ruolo di balia, passa lunghe ore a leggere ed è naturalmente curiosa. Le più forti e bellicose formiche rosse (il cui formicaio viene raffigurato come costruito entro un elmetto giacente al suolo) avranno presto la meglio, nonostante la coraggiosa Putiferio cerchi di organizzare una strenua resistenza. Una volta persa la guerra, Putiferio passa alla guerriglia, ma si imbatte nel bel comandante delle formiche rosse e tra i due nasce una tenera storia d'amore. Ben presto tutte le formiche, gialle o rosse che siano, dovranno scordarsi l'eterna rivalità per far fronte comune contro un terribile ed enorme nemico: un formichiere. Questo cartone animato è un messaggio pacifista e un invito a collaborare per trovare delle soluzioni a problemi delle comunità.


B.C. di John Hart (1958)

Siccome le formiche sono le mie preferite, vi propongo quelle che compaiono simpaticamente nel fumetto B.C. del disegnatore statunitense Johnny Hart. Il fumetto esordì nel 1958 sul New York Herald Tribune. Si basa sulla vita di alcuni cavernicoli ed è ambientata in una landa desolata, contraddistinta da qualche caverna e un'immutabile linea di orizzonte. I personaggi conoscono già l'uso del fuoco, della ruota e delle conchiglie utilizzate come monete. Affrontano ogni giorno una serie di problemi tipici dell'uomo contemporaneo, addirittura risolti attraverso delle sedute psicanalitiche. Il loro futuro incerto è oggetto di dibattiti. Nel mondo di B.C. le formiche hanno costituito un'avanzata organizzazione sociale, e osservano gli uomini e i loro comportamenti traendone considerazioni filosofiche, come nella striscia che vi propongo qui sotto.




IL GRILLO: La filastrocca Son piccin cornuto e bruno...


Ciascuno di noi conosce i grilli che cantano nelle torride serate estive, e forse anche la filastrocca che vado a proporvi. Si tratta di una specie di indovinello che ha come protagonista proprio un grillo. Ricordo che mio padre me la recitava quand'ero piccola e, malgrado sapessi già la risposta, ogni volta ero incantata da questa creatura che parlava di se stessa cominciando con le parole "Son piccin, cornuto e bruno..."


Son piccin cornuto e bruno:
me ne sto tra l'erbe e i fior;
sotto un giunco o sotto un pruno
la mia casa è da signor.

Non è d'oro e non d'argento
ma ritonda e fonda ell'è:
terra è il tetto e il pavimento,
e vi albergo come un re.

Se il fanciul col suo fuscello
fuor mi trae dal mio manier,
in un piccolo castello
io divento il suo piacer.

Canto all'alba e canto a sera
in quell'atrio o al mio covil;
monachello in veste nera,
rodo l'erba e canto april.


LO SAPEVATE CHE... ?


LA FARFALLA: Le farfalle vivono in media un mese, ma alcune specie muoiono solo dopo poche ore, mentre altre sfiorano l'anno di vita. Le farfalle monarca, che vivono tra Stati Uniti e Messico e compiono migrazioni di migliaia di chilometri, possono vivere da due settimane a otto mesi. In Costa Rica ci sono farfalle che non vivono più di due giorni, mentre la Vanessa antiopa può arrivare a sfiorare l'anno di vita

LO SCARABEO: lo Scarabeo egizio, chiamato kheperer, era considerato un potente amuleto sin dal periodo tinita con funzione magica-apotropaica di eterna rinascita nel divenire e trasformarsi, assicurando solo eventi felici e un costante miglioramento delle facoltà intuitive e spirituali. ll nome deriva dal verbo kheper che significa nascere o divenire ed era associato al dio solare del mattino Khepri, che donava la vita e rappresentava il sacro animale coprofago Scarabaeus sacer.

LA MANTIDE: L'accoppiamento delle mantidi è caratterizzato da cannibalismo post-nuziale: la femmina, dopo essersi accoppiata, o anche durante l'atto, divora il maschio partendo dalla testa mentre gli organi genitali proseguono nell'accoppiamento. Questo comportamento è dovuto al bisogno di proteine, necessarie ad una rapida produzione di uova; prova ne è che la femmina d'allevamento, essendo ben nutrita, spesso "risparmia" il maschio.

***

Bene, anche per questa puntata il mio articolo è finito... bzzz...bzzz... un'ultima cosa, sapevate quanti insetti ci sono nel mondo? Sono il più grande raggruppamento animale che popola la Terra, annoverando oltre un milione di specie. Fate voi i calcoli di quante ce ne potrebbero essere per ognuno di noi, a me sta già venendo il mal di testa!


Una cosa è certa: si può dire che gli insetti siano i veri abitatori del nostro pianeta.

****
Fonti testi:


  • Angeli e insetti di Antonia S. Byatt - Einaudi tascabili
  • La metamorfosi di Franz Kafka - Garzanti
  • Wikipedia per le trame dei libri e dei film, e le informazioni sugli insetti


Fonti immagini:

  • La fotografia del grillo è di Pixabay, le altre di Wikipedia.



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sabato 31 marzo 2018

Auguri di Buona Pasqua con INSIEME RACCONTIAMO 31 - Cloni fatti in casa





La Pasqua è alle porte e, insieme con i miei più affettuosi auguri a tutti voi, pubblico il mio racconto nell'ambito dell' edizione Insieme Raccontiamo 31, di cui potete ammirare il lussuoso banner di color rosso fuoco.

Stavolta c'è persino il mio zampino in quest'edizione curata come sempre da Patricia Moll del blog Myrtilla's House. La cosa è nata nell'ambito di alcuni commenti al mio post sui sei desideri impossibili, Alice in Wonderland - le mie sei cose impossibili, e nello specifico sull'argomento dei cloni. Patrizia è stata talmente ispirata dal nostro botta-e-risposta che ha scritto il seguente incipit sul suo blog!

CLONI 
Le serviva qualcosa di molto particolare per richiamare la loro attenzione su di sé. Qualcosa che li facesse stare a bocca aperta. Finalmente! Così avrebbero finito di dirle che come scienziata valeva zero.
Ci pensò su a lungo poi… poi ecco la soluzione comoda comoda.

Le regole per partecipare restano le stesse, ma per chi le ignorasse le ricordo brevemente:

- occorre scrivere il completamento dell'incipit mantenendosi nell'ambito delle 200/300 battute oppure nella versione lunga di 200/300 parole.
- si può scrivere il proprio finale nei commenti o sul nostro blog indicando il link al nostro post.
- la scadenza è il 31 marzo, cioè fine mese, ma sono ammesse deroghe nel caso di partecipanti ritardatari particolarmente simpatici. :)

Ed ecco il racconto completo, stavolta ho preferito la versione lunga:
Le serviva qualcosa di molto particolare per richiamare la loro attenzione su di sé. Qualcosa che li facesse stare a bocca aperta. Finalmente! Così avrebbero finito di dirle che come scienziata valeva zero.
Ci pensò su a lungo poi… poi ecco la soluzione comoda comoda.
Lavorò a lungo, completamente concentrata sul suo lavoro, e quando ebbe finito sorrise. Sì, era venuta proprio bene quella prima serie. Depose le matite colorate e alzò entrambe le mani, svolgendo con cura le bamboline di carta. Non erano normali bamboline, di quelle che i bambini ritagliano da un foglio ripiegato e con un paio di forbici e divertendosi un mondo. Perché lei non era una normale bambina.
Difatti, la serie mostrava il suo compagno di classe che più odiava, quello che non perdeva occasione per deriderla. Dopo aver ottenuto la sua serie ritagliata, lo aveva raffigurato, disegnando con abilità non comune e in maniera perfetta. Ora era tra le sue mani e un'espressione di terrore gli stravolgeva i lineamenti moltiplicati a dismisura.
Avrebbe pensato con calma a che cosa fare di lui. Non c'era alcuna fretta: del resto il lavoro d'una scienziata richiedeva una pazienza infinita, e lei aveva appena iniziato. 


Fanciullo con disegno
di Giovanni Francesco Caroto (1523)




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sabato 24 marzo 2018

I 5 libri che hanno influenzato la mia scrittura


In questo periodo è tempo di meme tra i blogger che seguo maggiormente, perché ne fioriscono di veramente interessanti. Sarà la primavera in arrivo? Primavera che, per la verità, quest'anno si è fatta parecchio desiderare. L'origine del meme che vi propongo oggi è da rintracciarsi presso il blog di Maria Teresa Steri, Anima di carta, che ha scritto un post sui cinque romanzi che hanno maggiormente influenzato la scrittura. Attenzione, non romanzi che ci sono piaciuti, ma che hanno avuto un impatto durevole sul nostro modo di scrivere o a cui ci siamo volutamente ispirati. Anche in questo caso, altri blogger hanno già pubblicato i loro elaborati, come Tenar del blog Inchiostro, fusa e draghi e Giulia di Liberamente Giulia.

Per quanto mi riguarda, posso ricercare senz'altro l'origine delle maggiori influenze nel periodo della mia adolescenza o prima giovinezza. Leggevo soprattutto per sfuggire a una realtà che non mi piaceva, come fanno molti giovani del resto, e in un periodo in cui le impressioni sono davvero fortissime echi di determinate letture sono rintracciabili nella mia scrittura, perlomeno nei primi tentativi. Che poi questo si sia tradotto in risultati apprezzabili nel tempo non sta a me dirlo. Quello che è certo è che, dopo quel periodo di magiche letture, di rado mi sono imbattuta in testi che abbiano avuto un impatto altrettanto forte in ambito italiano o straniero, tranne forse nel caso di Murakami Haruki.

Ma veniamo al sodo ed ecco quindi che vado a presentare i miei magnifici cinque, servendomi di qualche aiuto dal web per quanto riguarda la trama.

Le onde di Virginia Woolf

Non è tra i più famosi romanzi della scrittrice inglese, ma per me si era trattato all'epoca di un'autentica rivelazione proprio per quanto riguarda lo stile. È il romanzo più sperimentale di Virginia Woolf, essendo strutturato sotto forma di soliloqui dei sei protagonisti della storia: Bernard, Susan, Rhoda, Neville, Jinny e Louis. Altrettanto importante è il settimo personaggio del libro, Percival, che però non sentiremo mai parlare con la propria voce. Lo sguardo dell'autrice li segue dall'infanzia fino all'età adulta.

Non ci sono dunque descrizioni tradizionali dei personaggi, ma li si conosce entrando nell'intimo e nella mente. Si tratta di una discesa equivalente a una vera e propria immersione psicoanalitica, con un'abilità narrativa a dir poco prodigiosa. Per uno scrittore questa tecnica è faticosissima e in questo caso i personaggi sono ben sei, di sessi differenti, ognuno con un'individualità perfettamente distinguibile. anche l'utilizzo del tempo presente li fa sorgere sulla pagina, come se nascessero con "il verbo" dell'autrice. In questo caso la scrittura è davvero creatrice.

L'altra caratteristica stilistica de Le onde è l'intensa musicalità della prosa. So che bisognerebbe leggere la versione originale e non la sua traduzione, ma all'epoca la cosa sarebbe stata superiore alle mie forze; quindi avevo letto la traduzione di Giulio De Angelis, che è anche il traduttore di Joyce, e scusate se è poco. Sono dunque convinta che se un autore riesce a coniugare contenuto e bellezza, si può parlare di capolavoro. Mi piace copiare qui di seguito un brevissimo estratto: "Tutti avevano il loro rapimento; il loro senso di comunità con la morte; qualcosa che riusciva loro utile. Cosí visitai ciascuno dei miei amici a turno, cercando con dita brancolanti di forzare i loro scrigni chiusi. Andai dall'uno all'altro porgendo il mio dolore – no, non il mio dolore, ma la natura incomprensibile di questa nostra vita – alla loro attenzione. C'è chi si rivolge ai preti, chi alla poesia; io ai miei amici, al mio cuore, a cercare tra le frasi e i frammenti qualcosa di intatto – io per cui non c'è bellezza sufficiente nella luna o in un albero; io per cui il contatto di una persona con l'altra è tutto, eppure non posso afferrare neppur questo, io che sono cosí imperfetto, debole, indicibilmente solo. Sedevo là." (Bernard: IX)

Le influenze: Di sicuro l'uso della prima persona mi ha influenzato, specialmente per quanto riguarda i passaggi dove il personaggio di Francesco ne La terra del tramonto parla di sé al tempo presente e in prima persona.



Il rosso e il nero di Stendhal

Galeotto fu lo sceneggiato trasmesso in televisione e, per combinazione, anche gli accenni fatti dalla mia professoressa di letteratura francese; anche se ho avuto il piacere di scoprire da sola l'intera trama di questa storia appassionante sia dal punto di vista visivo che letterario senza alcuno spoiler. Il rosso e il nero narra le vicende di Julien Sorel, un giovane ambizioso ma di umile classe sociale. Siamo infatti nell'epoca postnapoleonica, per la precisione durante la Restaurazione. Dotato per le lettere latine e la teologia, studia sotto la tutela del curato della parrocchia di Verrières, piccola cittadina della Franca Contea. È un fervente, ma nascosto ammiratore di Napoleone Bonaparte. Julien diventa precettore in casa di Monsieur Rênal, sindaco conservatore della cittadina. La sua ambizione lo spinge a conquistare la moglie di questo, Madame de Rênal... e qui m'interrompo perché, se non lo avete letto, magari sono riuscita a incuriosirvi.

 Da molti critici i protagonisti de Il rosso e il nero sono stati definiti come i primi eroi moderni. L'autore entra nella loro mente, seguendone i pensieri e il rovello interiore, l'ambizione, l'amore e il disprezzo, e soprattutto ponendo in risalto in modo magistrale, con i loro comportamenti, i rapporti che intercorrono tra di loro. Così facendo, egli traccia un ritratto formidabile della società della Restaurazione, e soprattutto - e qui sta la modernità - tramite il contrasto tra la loro vera natura e la faccia che mostrano al mondo. Julien è definito varie volte come un ipocrita. Mathilde è una donna cerebrale, tutto il contrario della semplice e timida Madame de Rênal. Sembra di sentire l'eco, in questa tensione tra l'essere e l'apparire, di un certo scrittore siciliano che comparirà almeno un secolo dopo. Ecco un passaggio tratto dal romanzo: "L'aria malinconica non è di buon gusto; ci vuole l'aria annoiata. Se siete malinconico, è segno che qualcosa vi manca, che non siete riuscito in qualche cosa. È un segno manifesto d'inferiorità. Invece se siete annoiato, è inferiore ciò che ha cercato vanamente di piacervi."

Le influenze: Questo romanzo mi ha influenzato profondamente per via della psicologia dei personaggi, e anche per il quadro sociale e politico che viene tratteggiato proprio attraverso dialoghi e comportamenti. Sto cercando di metterlo in atto ora con il mio nuovo romanzo sulla Rivoluzione Francese.


Il mirto e la rosa di Annie Messina (Gamîla Ghâli)

Mentre i due romanzi precedenti sono di autori ben noti, scommetto che questo romanzo non lo conosce nessuno! Eppure di questo piccolo libro dell'edizione Sellerio mi ero innamorata all'epoca, al punto da leggerlo e da rileggerlo senza posa. Dalla copertina avrete già capito che si parla di Oriente e, nello specifico, si un racconto immerso in un'atmosfera fiabesca. Il principe Hâmid el-Ghâzî libera un bellissimo, misterioso giovane dalle mani di un mercante di schiavi, se ne innamora e lo tiene con sé alla sua corte, chiamandolo Falco in ricordo di un falco che possedeva in gioventù, che gli era stato rubato ed era stato torturato. Siamo all'inizio di una storia d'amore assoluta, pura e totalizzante. Questa viene bene esemplificata dalla scelta dell'immagine per la copertina che mostra un allievo e il suo maestro, ovvero la fanciullezza e la maturità, la fiducia e la supremazia. Lo stile del libro ha moltissimo in comune con le storie de Le Mille e una Notte, soprattutto nella descrizione di una storia atemporale e immersa nella leggenda.

Purtroppo non riesco più a rintracciare questo libro nella mia biblioteca: ogni tanto i libri si divertono a giocare a nascondino! Quindi non posso riportarvi alcun passaggio, certa che, non appena avrò pubblicato il post, il volumetto spunterà su qualche scaffale.

Le influenze:  In che cosa mi ha influenzato stilisticamente? Beh, proprio in certe scene cristallizzate che sembrano racchiuse in un cristallo di rocca o in una preziosa gemma. Nel mio secondo romanzo del ciclo crociato, Le strade dei pellegrini, ci sono delle scene che ho cercato di rendere tali.


Le due città di Charles Dickens

Ritorniamo ai grandi classici con un romanzo storico di Charles Dickens del 1859. Per fortuna qui ho trovato il mio libro, una vecchia edizione cartonata delle Paoline, con la custodia in cartone e alcune splendide illustrazioni, come si usava una volta. Insieme a Barnaby Rudge è l'unico romanzo storico scritto dall'autore inglese. Venne pubblicato sulla rivista All the Year Round in 31 puntate settimanali, la prima apparsa il 30 aprile 1859 e l'ultima il 26 novembre del medesimo anno.

Il romanzo è ambientato a Parigi e Londra durante la Rivoluzione francese e negli anni del Regime del Terrore. In esso vengono rappresentati la sottomissione del proletariato francese all'oppressione dell'aristocrazia negli anni precedenti la rivoluzione, e la successiva brutalità dei rivoluzionari nei primi anni della rivoluzione. "La Rivoluzione francese ha trovato in Dickens un mirabile interprete che ne fa rivivere la sconcertante genesi e l'ancor più sconcertante sviluppo, quasi lasciandola presentire come una minaccia perenne che può scaturire dal cuore indurito degli uomini. Anche quelli di oggi e domani." recita un passaggio dal risvolto di copertina.

Charles Dickens segue le vite di diversi protagonisti attraverso questi eventi, in particolare Charles Darnay, un ex-aristocratico francese che diviene vittima di accuse indiscriminate durante la rivoluzione, e Sydney Carton, un avvocato inglese che cerca di redimere la propria vita per amore della moglie di Darnay, Lucie Manette, il cui padre venne ingiustamente imprigionato nella Bastiglia. Il romanzo possiede uno tra gli incipit più famosi di tutta la letteratura, che vado a riportare: "Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l'epoca della fede e l'epoca dell'incredulità, il periodo della luce e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l'inverno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi; eravamo tutti diretti al cielo, eravamo tutti diretti a quell'altra parte — a farla breve, gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni i quali li conoscevano profondamente sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo."

Le influenze: Com'è ovvio il romanzo mi ha influenzato stilisticamente per la descrizione delle ambientazioni a Londra e, soprattutto, a Parigi. Se c'è la nebbia, Dickens vi fa attraversare la nebbia; se c'è un vicolo fetido, Dickens vi ci fa sguazzare in mezzo; e se c'è il sangue che cola dalle tavole di legno dove si erge la ghigliottina, Dickens ve lo fa aspirare a piene narici. A proposito di diligenza, vi propongo qui accanto una delle illustrazioni di cui parlavo all'inizio. Ho preso in prestito la descrizione di un viaggio in diligenza nel mio post sui mezzi di trasporto (qui il link) dal primo capitolo de Le due città.

Per un autore di romanzi storici, la precisione nei dettagli ne Le due città lo rende un vero modello di riferimento. Spero che qualcosa di questa attenzione sia rintracciabile ne Il Pittore degli Angeli e negli altri miei romanzi storici.


Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar

Vi prego di non farvi una grassa risata, ma questo libro mi ha davvero influenzato in maniera duratura. Memorie di Adriano è un romanzo francese della scrittrice Marguerite Yourcenar pubblicato per la prima volta nel 1951, premiato con il Prix des Critiques. Il libro è organizzato in sei parti, tra cui un prologo e un epilogo: prende la forma di una lunga epistola indirizzata dall'anziano e malato imperatore Adriano al giovane amico Marco Aurelio, allora diciassettenne, che poco dopo diverrà suo nipote adottivo. Il libro descrive la storia di Publio Elio Traiano Adriano, l'imperatore romano del II secolo, immedesimandosi nella figura di questo in un modo del tutto nuovo e originale: infatti immagina che Adriano scriva una lunga lettera nella quale parla della sua vita pubblica e privata. L'imperatore si trova così a riflettere sui trionfi militari conseguiti, sul proprio amore nei confronti della poesia, della musica e della filosofia, sulla sua passione verso il giovanissimo amante Antinoo.

Marguerite Yourcenar è di una bravura disumana, perciò Memorie di Adriano è un romanzo cui accostarsi con un senso di timore reverenziale, e senz'altro da leggere e rileggere per ricavarne nuovi significati. Si tratta di un romanzo che si ama o si odia senza vie di mezzo: io appartengo senz'altro al gruppo degli amanti o, meglio, dei veneratori.

Le influenze: Da questo romanzo, come da Le onde, ho ricavato senz'altro l'uso della prima persona come particolarmente efficace per rendere più immediata e coinvolgente la voce narrante, e del tempo storico al presente per conferire maggiore intensità alla vicenda e renderla atemporale. L'explicit dell'opera, che mi colpisce, ora più di allora, per il lutto recente che mi ha colpito, è: "Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti..."

***

E voi, che cosa pensate dei libri che vi ho proposto? Secondo voi sono troppo "datati"?

***
  • Foto iniziale: Pixabay
  • Trame dei romanzi: Wikipedia
  • Citazioni: Wikiquote


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sabato 17 marzo 2018

La sconfitta della morte, nella poesia di John Donne



Ascesa all'Empireo di Hyeronimus Bosch (1486) 


Death, be Not Proud

Death, be not proud, though some have called thee
Mighty and dreadful, for thou art not so;
For those whom thou think'st thou dost overthrow
Die not, poor Death, nor yet canst thou kill me.
From rest and sleep, which but thy pictures be,
Much pleasure; then from thee much more must flow,
And soonest our best men with thee do go,
Rest of their bones, and soul's delivery.
Thou art slave to fate, chance, kings, and desperate men,
And dost with poison, war, and sickness dwell,
And poppy or charms can make us sleep as well
And better than thy stroke; why swell'st thou then?
One short sleep past, we wake eternally
And death shall be no more; Death, thou shalt die.


Morte, non andar fiera 


Morte, non andar fiera se anche t’hanno chiamata
possente e orrenda. Non lo sei.
Coloro che tu pensi rovesciare non muoiono,
povera morte, e non mi puoi uccidere.
Dal riposo e dal sonno, mere immagini
di te, vivo piacere, dunque da te maggiore,
si genera. E più presto se ne vanno con te
i migliori tra noi, pace alle loro ossa,
liberazione dell’anima. Tu, schiava
della sorte, del caso, dei re, dei disperati,
hai casa col veleno, la malattia, la guerra,
e il papavero e il filtro ci fan dormire anch’essi
meglio del tuo fendente. Perché dunque ti gonfi?
Un breve sonno e ci destiamo eterni.
Non vi sarà più morte. E tu, morte, morrai.

(Brano tratto da Poesie amorose, traduzione di Cristina Campo, Einaudi, 1971)



John Donne (1572-1631) è stato un poeta, religioso e saggista inglese, nonché avvocato e chierico della Chiesa d'Inghilterra. Scrisse sermoni e poemi di carattere religioso, traduzioni latine, epigrammi, elegie, canzoni, sonetti e satire.

La sua poetica fu nuova e vibrante per quanto riguarda il linguaggio e l'invettiva delle metafore, specie se paragonato ai suoi contemporanei. Lo stile di Donne è caratterizzato da paradossi, dislocazioni e significati ironici. Essi furono sia una struggente reazione nei confronti dell'uniformità convenzionale della poetica elisabettiana sia un adattamento in inglese delle tecniche barocche e manieriste europee.

Celebre il suo sermone Nessun uomo è un'isola (Meditazione XVII) citato da Ernest Hemingway in epigrafe a Per chi suona la campana, e da cui trae ispirazione un omonimo libro di Thomas Merton.


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sabato 10 marzo 2018

Alice in Wonderland - le mie sei cose impossibili


"Solo sei desideri impossibili?" mi sono chiesta nel leggere il me-me dal titolo Alice in Wonderland o delle sei cose impossibili. Io ne avrei moltissimi! Però bisogna sapersi accontentare, e quindi partecipo volentieri all'iniziativa avviata dal blog Cuore rotante, e proseguendo sulla scia di Ivano Landi.

Nel frattempo molti altri blogger hanno aderito, tra cui Clementina Daniela Sanguanini, Ariano Geta e Giulia Mancini, solo per nominare alcuni che seguo con maggior attenzione.



Ecco le regole:
- inserire il logo di Alice 's in Wonderland, che potete vedere qui sopra
- descrivere sei cose impossibili
- nominare tutti i follower che volete.

Di seguito trovate il mio contributo al me-me con i miei sei desideri impossibili!

1. Avere una macchina del tempo. 

L'ho detto più di una volta e quindi mi ripeto, ma uno dei miei desideri più ardenti, da brava appassionata di storia, è avere una macchina del tempo con cui viaggiare in lungo e in largo e senza limite alcuno. Naturalmente potrei avere delle cocenti delusioni in merito a personaggi o periodi storici a me cari, ma almeno mi leverei lo sfizio di sapere alcune cose, ad esempio:

- vedere con i miei occhi la Parigi del 1789, entrare in un caffè, salire su una diligenza, indossare un abito dell'epoca, conoscere le più illustri personalità...

- entrare nel castello di Trezzo sull'Adda così com'era un tempo e visitarlo a fondo. Tra le altre cose, vorrei scoprire finalmente, quando messere è in loco, se Bernabò Visconti aveva capelli e occhi neri, come il vero diavolo che era, oppure occhi verdi e capelli biondicci come in alcuni affreschi (dove probabilmente era idealizzato)

- ficcare il naso in una certa stamperia di Magonza dove un certo Guteberg diede l'avvio a una delle più grandi rivoluzioni culturali che la storia ricordi. L'invenzione della stampa fu definita "una rivoluzione inavvertita", ma fu certamente una delle grandi svolte dell'umanità

- ecc.

Naturalmente vorrei essere al riparo da eventuali incidenti di percorso, cioè non vorrei accadesse come nel film Timeline - Ai confini del tempo dove i i protagonisti si trovano catapultati nei boschi della Dordogna nel 1357 in piena guerra: niente si svolge come previsto e rischiano di venire infilzati più di una volta. O come nel celeberrimo film Ritorno al futuro di Zemeckis con Marty e Doc e la loro macchina del tempo, di cui potete vedere una scena.


2. Possedere dei cloni di me stessa.

Siccome viaggiare nel tempo porta via... tempo, mi piacerebbe avere almeno dieci cloni di me stessa che nel frattempo possano dedicarsi a tempo pieno alla lettura, e altri dieci alla scrittura. Lascerei a ognuno delle consegne precise, perché poi vorrei vedere anche dei risultati al mio ritorno. Non sia mai che battano la fiacca, come nel proverbio "Via il gatto e i topi ballano"! Forse ce ne vorrebbero altri dieci per i miei studi universitari, ora che ci penso, mmm... quindi diciamo che ci vorrebbe un moltiplicatore di cloni.

Comunque i cloni andrebbero bene anche senza attivare la macchina del tempo, visto che, rispetto ad esempio alle mie letture, mi sembra di svuotare il mare con il classico cucchiaino da caffè. Non tocchiamo poi il dolente tasto della scrittura dei romanzi...



3. Attuare un'involuzione tecnologica.

Questo desiderio invece va nella direzione opposta ai precedenti, e quindi attua un'involuzione tecnologica. Di recente mi è capitato di maneggiare uno di quei cellulari di qualche anno fa, che svolgevano esattamente la funzione per cui erano preposti, cioè telefonare, e di aver provato una fitta acuta di nostalgia.

Alle volte mi fa impressione prendere la metropolitana, o qualsiasi altro mezzo pubblico, e vedere le persone curve sopra il cellulare con lo sguardo dilatato, a file e file interminabili; e alcune di loro hanno anche gli auricolari nelle orecchie. Per non parlare poi di quelli che scendono dal mezzo, e continuano a camminare con l'occhio allo smartphone, salendo o scendendo le scale e rischiando di ruzzolare e rompersi l'osso del collo. Per strada ti vengono addosso, in casa ti chiedono "eh?" perché non hanno capito che cosa hai detto nemmeno dopo la quarta volta (vedi mio figlio). Beninteso, non ne faccio una questione generazionale perché siamo tutti sulla stessa barca. Barca come quella su cui era a bordo il tizio, talmente concentrato sul suo aggeggino da non vedere nemmeno la maestosa balena che gli passava accanto.

Sembra un'epidemia.

Un'epidemia i cui effetti sono paragonabili a una ludopatia: dipendenza, mancanza di concentrazione, superficialità, incomunicabilità, scarsa attenzione per il prossimo ecc.

Posto che sarebbe assurdo rinunciare alla comodità della tecnologia, gli unici rimedi mi sembrano due:
- che al posto dello smartphone di ultima generazione l'oggetto si trasformi in un modello basic;
- come alternativa, che lo smartphone si trasformi magicamente in un libro cartaceo o un e-reader. Sono esenti soltanto coloro che leggono i libri sul cellulare.


4. Vedere i miei personaggi in carne e ossa.

Chi scrive sa benissimo ciò di cui sto parlando, e cioè che molto spesso i nostri personaggi sembrano prendere vita propria. Ebbene, mi piacerebbe che ciò accadesse veramente e non soltanto grazie alla mia immaginazione o alla "tridimensionalità" del personaggio. Magari potrei farci anche delle belle litigate, chissà. Sicuramente Ghassan sarebbe un osso duro con cui confrontarmi, ma dialogare con il buon medico sufi Mandhur sarebbe impagabile. E poi vuoi mettere l'emozione di incrociare l'algido sguardo del fiammingo Geoffroy de Saint-Omer?

Tutto questo mi fa ricordare ancora una volta un film molto divertente, Alla ricerca dell'isola di Nim con Jodie Foster nei panni di una scrittrice nevrotica e paurosa. Lei è autrice di una serie di romanzi che hanno come protagonista l'intrepido esploratore Alex Rover, un avventuriero molto simile a Indiana Jones. Li potete vedere qui insieme.

Tra le scene più esilaranti del film ci sono proprio quelle in cui la scrittrice discute con il personaggio, o meglio ci litiga, specialmente quando, dopo essere approdati sull'isola, lui la pianta in asso invitandola a cavarsela da sola. Alex Rover è la personificazione delle paure della protagonista, ma è anche un esempio perfetto di come a volte i personaggi sembrano assumere un peso tutto loro al punto da mettersi in contrasto con le tue intenzioni, e a dare svolte inaspettate alla storia.


5. Volare come gli uccelli.

Ebbene sì, ho in comune con Leonardo da Vinci il desiderio di emulare il volo degli uccelli (qui accanto, schizzi dell'ornitottero di Leonardo, datati 1488), e quindi con il corpo fisico oppure con un'esperienza extracorporea. Penso che vedere il mondo da una certa altezza sia una delle esperienze più forti ed emozionanti che si possano avere, e ricordo ancora la brevissima salita in mongolfiera nel campetto dietro casa mia. Oltretutto non soffro di vertigini...

Nel punto 4. ho parlato di personaggi, qui riporto un passaggio del "volo" del medico sufi Mandhur tratto da Le strade dei pellegrini. Il sufismo è una corrente mistica dell'Islam, che nei secoli è stata spesso considerata con sospetto dall'ortodossia. Durante le meditazioni a questo anziano medico accade di uscire dal corpo, e dunque nello stralcio il protagonista sorvola il Mediterraneo, partendo dal Maghreb per arrivare fino alle terre dei Franchi. Tutto il brano è in prima persona e quindi è dal punto di vista di chi vive l'esperienza.


Tenebra assoluta. Ancora tenebra.
Poi le immagini arrivarono di lontano, come le onde di un mare via via più possente, nella forza e nel suono, e io mi trovai a volare in alto, al di sopra del palazzo, come un uccello. Avevo becco, zampe e, soprattutto, penne, piume e ali. Mi lasciai alle spalle la città rosseggiante, volai verso le montagne. Battevo le ali quando volevo solcare l’aria con forza, in altri momenti lasciavo che le correnti mi trasportassero su strade invisibili. A un certo punto, presi a volare con lievità sopra un mare azzurro. Vedevo quel mare farsi piccolo, poiché mi trovavo tra le nuvole, là dove l’aria si faceva rarefatta, e scorgevo le terre come fossero state tracciate su una pergamena. M’accorgevo con sorpresa di come i bordi di quelle terre fossero infinitamente più frastagliati delle mappe vedute fino a quel momento, e come ogni tratto di mare e di terraferma fosse ricchissimo di sfumature. Il mare possedeva cromie non solo azzurre, ma verdi e bianche, le montagne s’ammantavano di boschi con addensamenti così verdi da sembrare neri, o erano scabre dove la roccia si ergeva nella sua nudità, con toni che variavano dal marrone al grigio. Non erano solamente i colori a sorprendermi, ma anche gli avvallamenti e le cavità, i picchi frastagliati, gli specchi azzurri dei laghi, le venature dei fiumi e dei torrenti, le nuvole che transitavano e si riflettevano nelle acque oppure sembravano impigliarsi nelle cime delle montagne. Stavo guardando ogni cosa dall’alto, non osavo pensare all’Occhio Divino, che andava oltre le terre degli uomini e l’infinito, e tuttavia era qualcosa che molto gli s’avvicinava. Forse, era come vedeva il mondo la mia Guida angelica...
Il sole stava tramontando a ovest, e gli ultimi riflessi della luce si spandevano nel cielo. Volando, giunsi sopra una zona montagnosa oltre il confine tra l’impero almoravide andaluso e le contee, i ducati e i marchesati franchi, coperta da fitte foreste, fino a individuare una costruzione posta alla sommità di uno sperone di roccia. Pareva un castello abbandonato, vuoto come un vaso rotto. Mi abbassai dolcemente, sfiorai la sommità delle torri, cercai un’apertura; trovai una finestra ancora intatta, ritornai a poggiare i miei piedi sul terreno e scopersi di aver ritrovato il mio corpo d’uomo.


6. Essere teletrasportata.


Ancora una volta sono stata ispirata dal mio sesto e ultimo desiderio impossibile da un film, o meglio una serie che ormai è entrata nell'immaginario televisivo collettivo, e cioè Star Trek, e al modo con cui i suoi protagonisti si fanno trasportare dalla loro astronave al luogo dove vogliono atterrare, e usano lo stesso mezzo nei loro viaggi di ritorno. Sto parlando del celeberrimo teletrasporto.

Non mi dispiace essere una pendolare anche perché la cosa mi permette di fare grasse letture, ma è indubbio che il fatto di dovermi spostare dal paese dell'hinterland milanese dove vivo fino a Milano, dove solitamente accadono gli eventi più appetibili o ci sono i luoghi più interessanti, mi ruba parecchio tempo. E quante volte ho pensato che dover rimettermi in pista sui mezzi pubblici nel fine settimana fosse superiore alle mie forze o presentasse oggettive difficoltà organizzative.

Dunque vorrei attivare il teletrasporto cinque minuti prima ed essere teletrasportata sul luogo dell'evento, al comando "energia"!

***

Bene, questi sono i miei desideri impossibili! Dato che molti hanno già partecipato, non nomino nessuno ma mi farebbe piacere avere comunque qualche vostro commento. :)


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sabato 3 marzo 2018

Galleria di grandi donne: Emmeline Goulden Pankhurst / 6, parte seconda


Eccoci arrivati alla seconda e ultima parte della vita di Emmeline Goulden Pankhurst. Ringrazio di cuore Clementina Daniela Sanguanini per averci raccontato l'esistenza di questa donna eccezionale, che molti di noi non conoscevano nel dettaglio. Qualora aveste perso la prima parte, potete recuperarla qui.

Per mera combinazione l'ultimo articolo sulla vita di Emmeline Pankhurst viene pubblicato a ridosso di due appuntamenti significativi che combinano il voto con la questione dei diritti delle donne: domani siamo chiamati alle urne per esprimere la nostra preferenza nelle elezioni politiche e anche sui candidati alla presidenza di alcune regioni. Pochi giorni dopo, l'8 marzo, si celebrerà la Giornata Internazionale della Donna. Sentitevi liberi di esprimere la vostra opinione sia sull'articolo che su queste due date. Naturalmente i lettori di questo blog sono persone civilissime che non hanno bisogno di richiami; il mio invito a rimanere nell'ambito di una sana discussione è rivolto in generale a eventuali nuovi ospiti.

Ora lascio di nuovo la parola a Clementina!


Una vita per le donne

Come promesso, riprende il racconto della vita di Emmeline Goulden Pankhurst e delle imprese del movimento da lei fondato per il raggiungimento del voto alle donne inglesi, la WSPU. Potete vederla nella foto sulla sinistra, in prigione, dopo uno dei suoi numerosi arresti.

Un altro stralcio dall’autobiografia (Emmeline Pankhurst, la mia storia; p. 36)

“Molte portavano i cartelli ‘Voto alle Donne’; la polizia li strappò dalle loro mani, in alcuni casi colpendole e insultandole. Assistendo alla scena, il capo della delegazione urlò: ‘Andremo avanti. Non avete il diritto di colpire le donne in quel modo’. La replica di un poliziotto vicino a lei fu un pugno in faccia. Lei gridò di dolore e indignazione, al che l’uomo la prese per la gola e la sbatté contro la cancellata del parco finché non diventò paonazza. La giovane donna si dibatté e reagì e per questo fu arrestata con l’accusa di aggressione alla polizia…. Accusate di schiamazzi e molestie, queste donne furono condannate a una detenzione di sei settimane…”

Nel corso dei successivi quattro anni, a seguito della continua assenza di risposte concrete agli instancabili appelli e della crescente violenza insita nelle reazioni della polizia, il movimento inizia ad abbandonare la militanza politica, finora solo reattiva, a favore di una militanza decisamente più bellicosa.

Quello che si viene a generare è una progressiva prova di forze, una vera e propria sfida. La polizia spara getti di acqua gelata alle attiviste femministe e queste rispondono con il lancio di pietre ai treni, o alle auto, dove viaggiano i parlamentari, alle loro case, ai palazzi del potere.


Suffragette arrestate dopo le proteste.

Le suffragette rispondono alle incarcerazioni con lo sciopero della fame e la polizia le sottopone a una tortura inaudita, nota con il nome di Cat and Mouse, diplomaticamente spacciata per “terapia ospedaliera”. In verità, le detenute vengono nutrite a forza, giorno dopo giorno, tramite un tubo di gomma che viene loro forzatamente conficcato in gola e successivamente strappato fuori, con evidenti rischi di soffocamento e dolori acutissimi. La tattica della polizia è quella di rilasciare le detenute denutrite per farle rimettere in forze e arrestarle di nuovo (da qui la definizione di Cat and Mouse). Nell'immagine qui accanto, potete vedere un nutrimento forzato in carcere.

In questa spirale di repressione, Emily Wilding Davison, una militante arrestata e sottoposta per ben 49 volte all’alimentazione forzata, si getta sotto gli zoccoli del cavallo del re, durante il Derby Day.

A iniziare dal 1909, fino al 1912, Emmeline compie ripetuti viaggi negli Stati Uniti per portare la voce delle suffragette inglesi e l’eco delle loro assemblee si riverbera in patria, restituendo autorevolezza e accrescendo i consensi alla causa delle suffragette.

Sebbene sul fronte pubblico la donna stia raccogliendo i frutti di un successo clamoroso, che le permette di stringere alleanze fino ad allora impensabili, sul fronte familiare la situazione si rivela alquanto burrascosa e tragica. Suo figlio, Henry – Frank, si ammala poco prima dell’inizio dei comizi newyorchesi. Lei fa il possibile per raccogliere, attraverso l’incessante attività di propaganda all’estero, il denaro utile a pagare le cure necessarie, ma le condizioni di salute del giovane si aggravano all’improvviso. Il ragazzo muore, nel Gennaio del 1910, a Manchester, mentre la madre sta tornando in patria dal viaggio negli Stati Uniti. Come vedremo in seguito, il 1910 si rivelerà un anno decisamente tragico per quanto riguarda la sfera familiare.


E. Pankhurst, comizio a Wall Street, New York, 1911
Ma la vita continua, con le sue contraddizioni e i suoi ritmi incalzanti, incurante dei sentimenti più intimi. In questo frangente, così doloroso sul piano personale, accade infatti qualcosa di inaspettatamente positivo sul fronte sociale. La stampa inglese, che in origine si era mostrata completamente avversa alla WSPU, ora sostiene, senza indugi, quell’organizzazione. I metodi feroci messi in atto dal governo hanno destato un tale scandalo nell’opinione popolare che tutte le testate giornalistiche fanno a gara per esporre i politici di turno al pubblico oltraggio.

Giornali di prestigio come il Saturday Revue, il Daily Mail, l’Evening Standard and Globe, e l’Evening News, si schierano palesemente dalla parte delle suffragette, puntando il dito contro la slealtà del governo, che da anni pronuncia promesse mai mantenute.

Ma, nello stesso tempo, gli avversari politici della WSPU pianificano un’ulteriore umiliante contromossa. Il procedimento parlamentare, riguardante l’accordo sulla conciliazione con i diversi schieramenti del Comitato del Concilio per il Suffragio alle Donne, promesso mesi prima, dopo una lunghissima, delicatissima ed estenuante fase di contrattazione, viene ignobilmente insabbiato dal Ministro Asquith.

Il 18 novembre 1910 Emmeline, allora, guida una delegazione di centinaia e centinaia di donne in una manifestazione davanti al parlamento. I toni esacerbati dei capi politici e le misure repressive della polizia, sempre più impetuose, spingono alcune suffragette a usare pietre e martelli, contro edifici, treni, auto, a incendiare chiese abbandonate e a sabotare linee telefoniche. In buona sostanza, di fronte a quell’ennesimo smacco e ai metodi violenti della polizia, le militanti della WSPU decidono di rispondere con metodi estremi.

La protesta, però, per ordine di Winston Churchill, finisce soffocata nel sangue: due donne muoiono dopo essere state brutalmente picchiate dai poliziotti, una terza donna, Mary Goulden Clarke, sorella di Emmeline e fedele sostenitrice della causa femminista, muore circa un mese più tardi (il 25 Dicembre 1910) a causa dei gravi pestaggi subiti in quella circostanza che le hanno causato un’emorragia celebrale, oltre duecento attiviste vengono arrestate. Quel giorno verrà ricordato come il Black Friday. Nella fotografia sopra, si vede Ernestine Mills brutalmente picchiata nel Black Friday

Ecco il commento di Emmeline su quel Venerdì Nero (Emmeline Pankhurst, la mia storia; p. 142)

“La reazione della WSPU fu energica… le nostre donne si munirono di pietre e martelli e sfasciarono centinaia di finestre nelle sedi dell’Home Office, del War and Foreign Office, del Board of Education, del Privy Council Office,… Furono arrestate 220 donne, circa 150 di loro mandate in carcere con pene variabili da una settimana a due mesi”

Conseguentemente al Black Friday Emmeline viene arrestata (complessivamente verrà incarcerata e scarcerata ben dodici volte); Christabel fugge in Francia per continuare da laggiù la lotta femminista; Sylvia, trovandosi in disaccordo con il metodo perseguito, si allontana dal movimento e fugge in Australia.

Nonostante il passare degli anni, le risposte del governo continuano a non arrivare e la rabbia delle attiviste WSPU cresce in proporzione all’indifferenza governativa, arrivando a trasformare le strade inglesi in veri e propri campi di guerriglia.

In pratica, Emmeline Pankhurst e le sue seguaci sperimentano tutte le soluzioni della protesta radicale di tipo borghese: l’ostruzionismo, lo sciopero della fame, l’attacco alla proprietà, il martirio, la resistenza passiva, con tutte le possibili varianti. Queste donne, provenienti da ambienti e retaggi culturali diversi, concordano tutte su un punto ben preciso e cioè, contro l’ingiustizia reiterata servono le maniere forti: “Deeds Not Words”.

Ha così inizio un periodo di attacchi cruenti, frutto dell’esasperazione, mirati a scuotere la popolazione e indurre i politici a rivedere le proprie posizioni.

Nel 1912, a Dublino, la suffragetta Mary Leigh, lancia una scure contro il primo ministro Asquith che, invece, finisce col colpire di striscio e in modo molto superficiale il leader indipendentista irlandese al suo fianco; non paga di ciò che ha appena combinato dà fuoco alle tende del Royal Theatre e fa esplodere alcune piccole bombe rudimentali. Viene arrestata, imprigionata e condannata a cinque anni di lavori forzati.

Nel 1913 un gruppo di attiviste prende di mira la chiesa Santa Caterina, a Londra e decide di darla alle fiamme in segno di protesta (vedi fotografia sulla sinistra).

All’inizio del 1914 un’altra suffragetta, Mary Richardson, sfregia con un coltello da macellaio la Venere di Velázquez, esposta presso la National Gallery. L’atto vandalico è talmente potente sul piano simbolico che viene raccontato dai giornalisti dell’epoca come un caso di cronaca nera: la suffragetta viene ribattezzata “Mary la squartatrice” e si versano litri di inchiostro per comporre articoli oltremodo accorati in difesa della Venere ritratta nel quadro, come se al suo posto ci fosse stata una persona, in carne ed ossa, vittima innocente di una feroce mutilazione. La Venere del Velasquez è poi stata restaurata con successo.

A ogni modo, questi ultimi avvenimenti, uniti all’imminente scoppio della Prima Guerra Mondiale, con le sue inevitabili ripercussioni in ambito umano, politico e sociale, convincono la WSPU a interrompere la propria attività, ottenendo in cambio dal governo inglese la liberazione di tutte le detenute per reati politici.

Emmeline non si arrende, ma semplicemente cambia strategia.

Dopo aver dichiarato sospesa la lotta, decide di appoggiare lo sforzo bellico del Paese, spronando il governo a impiegare le donne nei posti vacanti degli uomini al fronte.

La Grande Guerra rappresenta per la WSPU una grande opportunità per mostrare al mondo intero che le donne sono in grado di fare le stesse cose degli uomini e per questo motivo meritano gli stessi diritti.

Sono moltissime, infatti, le donne che in quegli anni svolgono lavori in precedenza riservati solo agli uomini: nei campi, nei negozi di città, alla guida di camion e di tram, e in una miriade di altri settori. Il radicale cambiamento sociale contribuisce, così, a ridurre l’opposizione al voto femminile.

Ottenuto il benestare del Primo Ministro, David Lloyd George, Emmeline parte per la Russia allo scopo di convincere il Primo Ministro russo a non accettare le condizioni poste dalla Germania, ma l’incontro fallisce.

Nel 1918, quando ancora si trova in viaggio per il mondo, intenta nel suo impegno negoziatore, il parlamento del Regno Unito approva il diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con età superiore ai 30 anni.

A questo punto la leader rientra in patria e trasforma la WSPU nel Women’s Party. Le donne guidate dalla Pankhurst non si limitano più a chiedere unicamente il diritto di voto alle donne: la loro istanza è diventata molto più articolata. Esse chiedono di poter partecipare attivamente alla vita politica del Paese, di avere gli stessi diritti, doveri e trattamenti degli uomini, di poter avere accesso agli impieghi fino al quel momento riservati unicamente agli uomini, di ottenere la parità di trattamento economico degli uomini a parità di incarico, di essere indipendenti a tutti gli effetti. Il partito, però fallisce e si scioglie subito dopo le elezioni.

Nel 1925, in un primo momento, si trasferisce in Canada e poi torna in Inghilterra. Questo è per lei, ancora una volta, un periodo particolarmente difficile, irto di problemi finanziari e di dispiaceri familiari: lei stessa non ha più una dimora stabile, la figlia Christabel aderisce alla fede avventista e da quel momento abbandona la lotta femminile per dedicarsi solo alla religione, l’altra figlia, Sylvia, genera un figlio fuori dal matrimonio, destando forte scandalo.

Le nuove preoccupazioni, unite all’avanzare dell’età e ai tanti rammarichi accumulati in una vita spesa nella lotta senza sosta, si ritorcono sulla salute di questa donna che, nel giro di poco, si ammala. Emmeline Pankhurst muore il 14 giugno 1928, mentre poche settimane più tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio verrà esteso a tutte le donne del Regno Unito che hanno raggiunto il compimento dei 21 anni: la stessa età prevista per gli uomini.

Concludo riportando uno stralcio della prefazione alla sua autobiografia, redatta nell’estate del 1914:

“La militanza degli uomini, nel corso dei secoli, ha inondato il mondo di sangue, e per le loro opere di orrore e distruzione gli uomini sono stati ricompensati con monumenti, grandi canzoni ed epopee. La militanza delle donne non ha danneggiato alcuna vita umana, se non quella di coloro che hanno combattuto la battaglia della virtù. Soltanto il tempo rivelerà quale ricompensa sarà riservata alle donne.”


1911 Emmeline, Christabel e Sylvia Pankhurst

Ancora oggi c’è chi sostiene che la campagna militante guidata dalla Pankhurst abbia aiutato il movimento femminista a ottenere il voto, e, per contro, c’è chi sostiene che la violenza a cui la WSPU è ricorsa abbia attivato una crescente riluttanza nei governi deputati ad accordare il voto.

Di sicuro la convinzione appassionata di questa donna, unita alla sua azione costante, ha acceso i riflettori sulla questione femminile, contribuendo a renderla, non solo di pubblico interesse, ma addirittura oggetto di discussione preminente presso una società che, fino ad allora, sembrava negarne persino l’esistenza.

Al netto delle azioni più brutali, che nella storia della WSPU risultano confinate a episodi isolati, estemporanei, frutto di reazioni individuali non programmate dai vertici del movimento e, pertanto, meno rappresentative del metodo da esso generalmente seguito, mi sento di dire che Emmeline Pankhurst meriti, senza alcun dubbio, di essere ricordata come una donna straordinaria.

Se aveste voglia di approfondire la storia della donne negli anni a cavallo tra 1800 e 1900, le condizioni sociali, culturali, giuridiche nelle quali vivevano, ciò che pensavano e dicevano di loro gli uomini, venite sul mio blog alla pagina “Storia della donna nel XIX e XX secolo”.

Vi aspetto!

E voi, cosa pensate di Emmeline Pankhurst?


***

Biografia autrice:

Mi chiamo Clementina Daniela Sanguanini e sono nata a Milano il 23 dicembre del 1963.

Oltre a occuparmi di inchieste sociali e ricerche di mercato, dedico buona parte del mio tempo all’attività teatrale e a quella della lettura scenica, ossia la lettura ad alta voce abbinata all’azione teatrale.

Mi piace scrivere e coltivo diverse passioni tra cui spiccano sicuramente la Storia (e immancabilmente la Storia delle Donne), l’Arte (in tutte le sue forme), la Letteratura, il Teatro, la Filosofia (in particolare quella orientale), i Tarocchi.

Mi potete trovare presso il mio blog, L’angolo di Cle.

Vi aspetto! :)






BIBLIOGRAFIA:

Emmeline Pankhurst: Emmeline Pankhurst, la mia Storia – Castelvecchi Editore – 2015

Andrew Rosen: Rise Up, Women! The Militant Campaign of the Women's Social and Political Union, 1903-1914 – Routledge Library Editions – 2014

Emmeline Pankhurst, su: Wikipedia, Enciclopedia Treccani

Black Friday, su Wikipedia



ICONOGRAFIA:

Tutte le immagini del post sono state tratte da Wikicommons

Figura 10 Emmeline Pankhurst in prigione

Figura 11 Suffragette arrestate dopo le proteste

Figura 12 Nutrimento forzato in carcere (Cat and Mouse)

Figura 13 E. Pankhurst, comizio a Wall Street, New York, 1911

Figura 14 Ernestine Mills brutalmente picchiata durante il Black Friday

Figura 15 Londra Chiesa di Santa Caterina data alle fiamme

Figura 16 1911 Emmeline, Christabel e Sylvia Pankhurst



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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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