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"La Storia siamo noi."


sabato 26 gennaio 2013

Cattedrali e raggi di luce

La poesia è senza dubbio un luogo dell'anima, ma è un genere di scrittura molto diverso dalla prosa. Vi propongo quindi, qui di seguito, una riflessione tratta dalla presentazione dalla mia prima raccolta di poesie (L'Uccello, la Tigre e la Ricamatrice):

Mi sono sempre chiesta quale sia la differenza tra romanzo e poesia. Ho finito per paragonare il romanzo ad una cattedrale: entri nella sua vastità, passeggi tra i raggi di luce e le zone d’ombra, ammiri lo sfolgorio delle vetrate, ascolti la solennità dei cori, ti soffermi davanti alle cappelle e alle opere d’arte, rifletti e preghi se sei credente. Sei così conquistato e come avvolto dalla sua complessità che puoi anche ignorare le macchie di muffa annidate ai piedi delle colonne, le chiazze di sporcizia sui muri, l’oggetto d’arredo che stona con l’insieme, l’intervento di restauro non perfettamente riuscito. In altre parole, nel romanzo di ampio respiro puoi permetterti di essere indulgente con un passaggio debole o stanco, la scena non proprio calzante, le incoerenze dovute alla gestione di innumerevoli personaggi, la discontinuità nel ritmo. Il romanzo è il flusso della mente che si riversa sulla pagina, e che solo in seconda battuta viene lavorato da un processo distaccato ed essenzialmente cerebrale.

"Interior of Salisbury Cathedral" di Joseph Mallord Turner
http://www.salisburycathedral.org.uk/

La poesia è altra cosa. Nei confronti del romanzo-cattedrale, non è nemmeno la cappella o la chiesetta di campagna: è, se vogliamo rimanere nell’immensità della cattedrale stessa, l’attimo. È il raggio di luce che spiove dalla finestra e ti trafigge, il guizzo della candela che rivela un mondo, la voluta dell’incenso oltre la quale compare un viso umano, lo sguardo di chi cammina al tuo fianco e che diventa eco del passato. La poesia è, per me, la sorpresa di un istante, in cui intuitivamente si combina ciò che vedi, o ciò che senti, con una rivelazione, come il velo del sancta sanctorum che si squarcia e lascia intravedere la verità. Si compie quindi uno sposalizio inaspettato di cui sei testimone, che ti lascia privo di respiro, e colmo di meraviglia, e che deposita una gemma nel palmo della mano. L’attimo prima, nella mano non avevi nulla; l’istante successivo, nella mano è comparsa una pietra scintillante, per sempre tua.
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QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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