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"La Storia siamo noi."


martedì 26 febbraio 2013

La triste storia del pupazzo di neve

Questa non è una storia per bambini. Chi è il pupazzo di neve? È un elettore medio italiano. È esausto perché reduce da due mesi di una campagna elettorale velenosa e forsennata dove, come recita un arguto proverbio siciliano, si sentiva un asino in mezzo ai suoni. Ha appena "esercitato il suo diritto di voto", e infatti siede sulla panchina in modo scomposto, eppure tenta di sorridere.


Perché l'elettore è un pupazzo di neve e questa storia è triste? Perché fino ad oggi il suo voto non è stato tenuto nella minima considerazione. Ad esempio, si ricorda ancora... quella volta che ha votato nel referendum ("espressione diretta di sovranità popolare") per l'abolizione del finanziamento ai partiti... Era sicuro di essersi espresso in modo chiaro per abolirlo, e come lui molti altri; ma dopo qualche anno si è ritrovato a dover foraggiare i suddetti partiti sotto forma di rimborsi elettorali, addirittura quadruplicati. Ancora non si capacita di come possa essere accaduto, ragionandoci sopra con la sua testa fatta di neve.

Ha votato tantissime volte nella sua vita: almeno una volta all'anno gli capita di andare alle urne, per le regionali, le provinciali, le comunali, le europee, le politiche, ma niente cambia. Durante ogni campagna elettorale, tutti gli hanno fatto tante promesse: una nuova legge per dare alla nazione forme di governo stabili, riforme strutturali (tutti si riempivano la bocca, ad un certo momento, con la questione delle riforme "strutturali") per la crescita, e quindi nuovi posti di lavoro (lui è un pupazzo di neve disoccupato e senza più assegno di mobilità, con moglie precaria e due figli pupazzini che ancora vanno a scuola, e quindi ben sa che cosa significa!), una legge per dare pari diritti alle coppie di fatto, un'altra per colmare il vuoto legislativo sul fine vita, taglio degli sprechi e delle prebende di stampo medievale, abolizione delle province; già che ci siamo una legge sul conflitto d'interesse, e via discorrendo.

Niente di tutto questo è stato fatto! Si sente offeso e preso in giro, perché ha una sua dignità, anche se è solo un fantoccio fatto di acqua solidificata. Del resto, non gli piace che si buttino fuori dalla porta certi rappresentanti politici, e che poi rientrino dalla finestra; ma non sa come fare per liberarsene, perché sono gli stessi che legiferano sopra la sua testa. Gli stessi che prendono e assommano laute pensioni e vitalizi, quando a lui toccherà ancora lavorare per moltissimi anni.


Ah, no... il lavoro non ce l'ha più. L'ha perso e poi cercato per tanto tempo, ma ormai ha cinquanta e passa anni, e nessuno lo assumerà, nemmeno per fare il pupazzo di neve in un parco o, che so, lo spaventapasseri, tanto per cambiare. Con la crisi che c'è, poi! Del resto, non potrebbe guadagnare meno di quello che prendeva quando lavorava - e prendeva bene - perché altrimenti, rispetto ai contributi versati da una vita, si troverebbe a prendere due pere cotte di pensione. E a un pupazzo di neve due pere cotte non servono: al limite una carota per il naso, da mettere al posto di questo bastoncino secco che ha trovato per terra.

Ha riflettuto a lungo sulla questione, e ancora ci sta riflettendo. Nel frattempo sa che sta per arrivare la primavera, che si scioglierà proprio come fa la neve al sole, e del resto non potrebbe essere diverso. Quindi, non servirà più a nessuno, e questo nuovo voto non verrà tenuto in considerazione, come sempre, non veramente... fino alla prossima campagna elettorale, quando qualcuno lo ricompatterà e gli chiederà di andare ancora a votare.

Nel frattempo, rimarrà di lui solo una panchina vuota, con la neve sciolta, come questa. Che tristezza!


O FORSE STAVOLTA SARA' DIVERSO?

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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