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"La Storia siamo noi."


sabato 30 marzo 2013

Una Storia Fiorentina - Quinta puntata

L’autunno va vestendo d’oro Firenze. La radiosa luce dell’estate declina e nel giardino gli alberi, colpiti da folate di vento, s’accendono e si spengono in vividi roghi di fiamme trasparenti.


Ardo d’amore, e conviemme cantare 
per una dama che me strugge el cuore; 
ch’ogni otta ch’i’ la sento ricordare, 
el cor me brilla e par ch’egli esca fuore.


Bianca ha trovato i versi, trascritti su un foglio di carta, nel cassetto dello scrittorio ch’ella apre, ogni mattina, per attendere alla corrispondenza. Fra le mani, il foglio di carta si è aperto sprigionando un veleno soave: ogni strofa è scesa in lei con un lento tuffo, ha diviso le acque d’un mare profondo.

"Donna che legge una lettera" di Pieter de Hooch (1664)
Szépmûvészeti Múzeum, Budapest
Poche ore dopo Bernardo, in segno di saluto, l’ha baciata nella corte del palazzo, e quel foglio di carta, nascosto in seno, ha iniziato a bruciare come se i suoi caratteri le si stessero imprimendo sulla pelle. Per alleviare quel calore insopportabile, la giovane donna ha compiuto un gesto, il gesto di levare il messaggio d’amore e consegnarlo al marito... ma ha esitato, e in quell'attimo Bernardo è salito a cavallo.

La mano di Bianca si è fermata, poi è salita lenta, a mezz'aria: un cenno di saluto all'uomo che se ne andava, uno di resa a colui che sarebbe venuto.

Ora, dalla coltre delle foglie sale uno stordente profumo di dissoluzione, con l’intensità dell’incenso che ascende da un altare. Sul cimitero di terra e foglie, ella passeggia, stordita dalla sua passione e da quell'odore di morte.

* * *

Fuori dalla finestra l’inverno, dopo aver reso l’aria tagliente con la sua ruvida carezza, si svela nella lenta discesa della prima neve. Nella sua camera, Bianca rivolge lo sguardo all’oscurità punteggiata di chiarori, mentre le ragazze, muovendo su di lei le mani come bianche farfalle, la preparano per la notte. Una di loro scosta il lenzuolo del talamo, un’altra ravviva il fuoco nel caminetto, quasi a voler acconciare la camera per una nuova notte di nozze. Ella, infine, si ritrova sola davanti allo specchio.

In esso Bianca rivede la grande sala da pranzo, dove poche ore prima il fuoco, con la sua luce, ha liberato dall’immobilità le figure degli arazzi, ha dato vita agli intrecci floreali nei tappeti. A tavola, il suo gioco si fa più intenso: si accende di cristallo in cristallo, corre sui ricami degli abiti, inonda l’argento dei piatti.

In quel trionfo di colori e di aromi, gli occhi di Guido e Bianca si cercano, s’incendiano. Di colpo, i due giovani si ritrovano soli, l’uno di fronte all’altra. Le loro anime si congiungono in un amplesso totale, inebriante, il canto supremo di un essere ricomposto ad unità. Poi, attraverso la nebbia che li isola, cominciano a trapelare suoni lontani: il parlottio degli invitati, il tintinnio delle posate, gli accordi dei liuti. Bianca distoglie allora lo sguardo, esausta, e a sua volta Guido la lascia. Con la violenza di un fiume in piena, ritornano i rumori del mondo esiliato. Bianca prende allora una coppa di vino, vi immerge le labbra, sorride, e i suoi occhi ritornano a sollevarsi, ancora e sempre, verso Guido.

"Donna allo specchio" di Tiziano Vecellio (1512-1515)  -
Museo del Louvre - http://www.louvre.fr/
Le immagini sprofondano nell’oscurità dello specchio. Bianca siede, si scioglie i capelli e vi passa il pettine una, due, tre volte. La sua attesa assomiglia sempre più ad uno spasmo lancinante. Ella sente rumori che travolgono i battiti ordinati del suo cuore, e che si spengono nel silenzio della casa.

Quasi sia un magico richiamo, Bianca passa ancora una volta il pettine nei capelli: una figura si delinea alle sue spalle.
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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