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"La Storia siamo noi."


giovedì 2 maggio 2013

I "Vespri Siciliani" di donna Eleonora

Non avevo mai letto niente di Andrea Camilleri, anche se sono una seguace televisiva del commissario Montalbano, come molti. Altri onnivori lettori mi avevano messo in guardia sulla difficoltà insita nei romanzi di questo autore, che sono un misto di italiano e siciliano. Ingolosita da una positiva recensione su Il Corriere della Sera e dal fatto che si tratti di un romanzo storico, ho acquistato "La rivoluzione della luna" a scatola chiusa.

Quando ho cominciato a leggere le prime righe, però, sono stata colta da un senso di vertigine: espressioni come "spruvolazzato", "tanticchia", "darrè", "susì" mi davano un senso di spaesamento per non dire di timore, e ho temuto di non farcela. Mi sono allora messa di buzzo buono, impegnandomi a leggere con particolare lentezza, e, dopo i primi capitoli, quindi in tempi piuttosto rapidi... la magia è avvenuta, ed ero stata conquistata da questa lingua saporosa e incisiva al tempo stesso, che sembra fatta apposta per esprimere appieno le ambientazioni barocche del romanzo. Al punto da considerare nella norma un romanzo scritto in dialetto. Questi è difatti organizzato come per scene teatrali, di solito allestite in ambienti chiusi o comunque ben delimitati: la sala del Gran Consiglio, gli appartamenti del Palazzo dove risiede la marchesa Eleonora, le celle di un orfanatrofio, il vescovado, la piazza davanti al Palazzo a Palermo..

Che dire poi della protagonista, e della sua piccola grande rivoluzione? Donna Eleonora di Mora è una figura realmente esistita: nel 1677 si ritrova vedova del marito, il Viceré di Sicilia e, per disposizione testamentaria, gli succede alla carica. Un Viceré femmina non s'era mai visto! La notizia provoca un vero e proprio terremoto. E, fra la costernazione generale, si apre il sipario al teatro barocco del potere, perché i cinque consiglieri in carica, dapprima affascinati dalla sua bellezza, si rendono conto di trovarsi dinnanzi ad un avversario temibilissimo e per nulla ingenuo; e tentano in tutti i modi di estrometterla.

In mezzo agli intrighi di un consiglio composto da faccendieri e prepotenti, ladri in pizzi e sete, vescovi pedofili, mandanti di omicidi, dove la corruzione e gli abusi sono la norma - e che ci ricordano tanto certi personaggi dei giorni nostri - Eleonora gioca la sua partita scacchi, di donna in mezzo agli uomini, circondata da poche persone fidate, e unendo alla bellezza la sua intelligenza; e soprattutto operando con buon senso tipicamente femminile. Inizia dunque a fare grandi pulizie e ad attuare tutta una serie di provvedimenti in favore dei poveri, con un occhio di riguardo per le ragazze orfane e le vecchie prostitute non più in grado di esercitare. In poco meno di un mese ottiene quello che il potere corrotto non è stato in grado di fare, o non ha voluto fare, in lunghi anni di indifferenza e cattiva amministrazione. Perché, come dice con semplicità Eleonora in un passaggio del romanzo, se l'uomo è stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio, come le hanno insegnato nel convento dove è vissuta prima di sposarsi, qualsiasi ingiustizia, specie nei confronti dei deboli, diventa uno sfregio alla stessa figura divina.

Autoritratto con girasole di Antoon van Dyck
(1632-1633) - Collezione privata del duca di Westminster
Camilleri unisce felicemente la Storia documentata all'invenzione narrativa, concedendosi, come egli stesso dice, delle piccole libertà, e componendo un romanzo che è perfetto come un gioiello e dove si capisce benissimo come egli sia rimasto incantato, o meglio "affatato" dalla protagonista. Il governo di donna Eleonora dura ventotto giorni come il ciclo della luna, il pianeta femminile per eccellenza. E, come la luna, anche lei è bellissima, misteriosa, fredda e determinata a fare il bene.

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2 commenti:

  1. Io ho letto diversi gialli relativi alle indagini di Montalbano. Come dici te, la prima volta ho dovuto superare alcune pagine di spaesamento, poi ho ingranato alla grande e mi sono assicurata delle letture godibilissime e ricche di spunti interessanti, sia psicologici sia sociali. Beh, un romanzo storico di Camilleri! Non me lo posso perdere, grazie Cristina per la segnalazione...
    Stella

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  2. Vedrai che non ne resterai delusa, come non lo sono stata io. Quando provavo a tradurre la stessa frase in italiano, mi risultava slavato. Del resto come fai a tradurre una frase del genere (tratta dalla descrizione di Eleonora): "E che occhi! Grannissimi, nìvuri come l'inca, assimigliavano a 'na notti scurosa e scantusa ma nelle quali uno sarebbi stato cchiù che filici di pirdirisi per l'eternità."? Impossibile!

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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