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sabato 26 ottobre 2013

I Crudeli - Gli uccelli del regno, e il falco di fuoco 6.

“Privarmi di mia figlia per darla ad un estraneo, e per giunta proveniente da una terra nemica!” esclamò la regina alla notizia, che aveva dato corpo ai suoi peggiori timori. Le mani di re Altair, nodose e coperte di chiazze brune, s'intrecciarono in grembo e là rimasero, placide. A ogni reiterata protesta della sposa, nella mente del vecchio re entrava, subdolo, un torpore che preludeva al sonno. “Infine, non è consuetudine che un Crudele corteggi o chieda in sposa un’Innocente!” Accortasi dell’affezione crescente della figlia per Aldebaran, l’ansia di Mira montava in lei e aveva trovato pieno sfogo quando il re le aveva trasmesso la richiesta del principe: quella di avere in sposa la fanciulla. “Lyra deciderà da sé,” disse benevolmente Altair, soggiungendo: “Conosco il suo cruccio di non avere ancora un marito.” “Deciderà da sé,” ripeté il re Altair, dando prova d’insolita determinazione, e con quella frase chiuse l’argomento. 

Con un tumultuoso rumore di vesti, la regina Mira percorse allora i corridoi del palazzo alla ricerca della figlia prediletta. La trovò nel pescheto, in compagnia degli uccelli del regno. All'ombra d’un albero fiorito, la fanciulla era seduta su una panca di pietra e spargeva becchime e briciole di pane tutt'attorno, mentre gli uccelli le saltellavano vicino, e i più arditi giungevano persino a posarsi sui lembi della gonna. Famiglie intere di volatili vivevano libere nei giardini delle abitazioni, umili o regali che fossero, e si perpetuavano in pace, riempiendo di canti le fontane e i verzieri del regno.
Les Très Riches Heures du duc de Berry© Chantilly, Musée Condé. Ms.65.
Secolo XV. 1410-1416 e 1485-1489.
http://www.musee-conde.fr/
La fanciulla aveva lo sguardo ancora immerso in quello, color grigio acciaio, del suo corteggiatore, e sognava. “Il principe Aldebaran t’ha chiesta in sposa,” le annunciò la regina, prima di sedersi accanto a lei. Alla notizia, le pupille castane della fanciulla brillarono di gioia, disciogliendosi, quasi, in liquida morbidezza. Ma la regina iniziò a parlare, ancora una volta contraria che Lyra si sposasse, per di più con un giovane di cui nulla si sapeva, tranne ch’era Mago del Nord e fratello del re dei Crudeli. “Troppe volte, inoltre,” commentò aspramente, “gli Innocenti e la loro corta memoria dimenticano quanti dolori e lutti i Crudeli, loro nemici diretti, abbiano arrecato nei secoli. Io me ne rammento, ed anche tu, una principessa degli Innocenti, non devi scordarlo.” 

Tenendo la testa china e seguitando a nutrire gli uccelli, Lyra ascoltava le parole della madre, come si ascoltano i rintocchi d’una campana dal suono familiare, e, ad ogni frase, sul suo volto affiorava il segno di un’irritazione crescente. Dopo avere parlato a lungo Mira tacque, in attesa, e la campana cessò il suo rintocco. Lyra cessò di nutrire gli uccelli, e si volse verso la regina. “Io lo sposerò, madre,” disse. Aggiunse con forza: “Sposerò il principe dei Crudeli, e partirò con lui alla volta del Quarto Regno. Se rifiuto di sposare Aldebaran, l’unico che abbia osato corteggiarmi, e porsi in contrasto con te, ignoro se mai avrò uno sposo. Da quando sono nata m’hai posta in una gabbia d’oro, sorvegliandone l’ingresso come una fiera.” Si alzò e seguitò, mostrando una stizza infantile e stringendo i pugni lungo i fianchi: “E ritengo che la tua non sia l’ansia d’una madre per una figlia, bensì la gelosia d’una donna matura nei confronti d’una più giovane e avvenente, che vuol vedere sfiorire.” Le disse molte altre cose, anche peggiori, tanto che, nell'allontanarsi dal pescheto, la regina aveva gli occhi colmi di lacrime.

***

Bestiario di Aberdeen, manoscritto miniato inglese
del XII secolo - Folio 55 verso:
Fenice (Fenix) mentre rinasce dalle proprie ceneri.
Nella Stanza dove Mira praticava la magia, la regina si rivolse alla Voce – la potenza che governava le vicende dei Quattro Regni. Nella sua mente era il sogno che aveva fatto la notte in cui s’era sgravata di Lyra: un bellissimo falco di fuoco era uscito dal ventre della figlia già donna, recando distruzione e morte nel regno degli Innocenti. Tenendo fra le zampe una bacchetta magica, con ali fiammeggianti l’animale incendiava castelli, villaggi, abitazioni, campi, e piume arroventate, nel volo, cadevano ovunque, appiccando nuovi fuochi e annerendo il cielo. Atterrita dal sogno, di valore profetico, di cui il solo Altair era a conoscenza, la regina-maga aveva disposto sin dall'inizio che sua figlia fosse educata da lei in persona, e avesse solo fanciulle come compagne. Quando ella era divenuta giovinetta, aveva impedito che uomini, fossero essi cavalieri o paggi, l’avvicinassero senza il suo permesso, ed in seguito respinto ogni proposta di matrimonio ed allontanato ogni possibile pretendente con ogni mezzo.

Così, memore del sogno, ella invocò la Voce per chiedere di separare Aldebaran e Lyra, o almeno motivare quel che stava accadendo. Accese i suoi bastoncini per le fumigazioni rituali, tracciò i suoi cerchi magici nell'aria, si concentrò e chiamò, chiamò a lungo, ma la Voce non diede risposta alcuna. Ben raramente, in verità, la Voce rispondeva, malgrado fosse una maga a invocarla, ma talvolta Ella dava un segno, nella natura o nelle cose, che stava al postulante interpretare: uno stormire di fronde, il passaggio d’una nuvola, il canto d’un uccello, se a porre la domanda era un Mago dell’Aria, come nel caso di Mira; un gorgoglio di fonte, una caduta ritmica d’acqua, il guizzare d’un pesce, se era un Mago dell’Acqua; il crepitio d’un fuoco, una intensa arsura nel corpo, un raggio di sole diritto come una lama, se era un Mago del Fuoco; un rotolio di sassi, l’odore dell’erba bagnata, un minerale scintillante, se era un Mago della Terra. Ma il cielo e l’aria rimanevano muti, e ciò significava che la volontà della Voce era inesorabile, anche se inespressa. Allora, Mira rimase immobile, con la testa china, tenendo la bacchetta magica contro la lunga gonna violetta, che s’incupiva sino a volgere nell'indaco. 

Poi sollevò la testa, prese la bacchetta tenendola in orizzontale, fra le due mani, e con un colpo secco la spezzò. “Non accetto la Tua volontà!” gridò. Si chiuse nelle sue stanze per non uscirne più.
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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