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sabato 5 ottobre 2013

I Crudeli - L'ospite inatteso 2.

Venticinque anni dopo, un gruppo di fanciulle del regno degli Innocenti sedeva ai piedi d’una quercia. Posate le ceste colme dei fiori primaverili, s’erano messe in cerchio all'ombra del grande albero, avevano allungato le mani verso i fiori e incominciato ad intrecciarli in mazzi e ghirlande. Avevano lavorato a lungo, conversando e ridendo, e voci e risate si erano levate insieme agli uccelli; quelli che d’improvviso, da un prato ardente di sole, s'alzano verso il cielo sgombro.

In mezzo alle compagne e intenta ad intrecciare fiori lei stessa, era la principessa Lyra degli Innocenti; ma, al contrario delle altre e in contrasto con la sua indole, gaia e spensierata, si mostrava, quel giorno, silenziosa. Muoveva i fiori abilmente, piegandone i gambi e accostando petali di tinte diverse, e rifletteva su come lei stessa fosse così simile ad uno di quei fiori che aveva fra le dita. Nel pieno dello sboccio, ma ancora radicato alla terra, e prossimo a raggiungere quello stato in cui i petali, dopo aver toccato la massima apertura, iniziano ad appassire e a cadere ad uno ad uno. “Grazie a mia madre Mira, a vent'anni compiuti non ho ancora uno sposo,” pensava, imbronciata. Conosceva la sua bellezza, seppure in modo confuso, riflessa ogni giorno nello specchio della stanza e negli sguardi degli uomini – ma senza superbia, con semplicità, come ne sarebbe stato consapevole un uccello o un fiore – e avrebbe voluto che questa bellezza non sfiorisse inutilmente. Avrebbe mai qualcuno osato oltrepassare il pruneto che lo circondava per cogliere quel fiore ritto fra le spine, a costo di lacerarsi le carne e veder scorrere il sangue?

Era intenta a queste considerazioni, quando, d’un tratto, il grido d’una delle compagne la strappò dai suoi pensieri. “Laggiù, nella pianura!” Si volse, s’alzò e s’accostò a colei che aveva mandato il grido, subito raggiunta dal resto delle fanciulle, che l’avevano imitata; e appuntò lo sguardo verso l’orizzonte. Là, era una lunga fila d’uomini e d’animali: avanzava come un serpente srotola le spire, i cavalli con i cavalieri in groppa, gli scudieri a piedi, i carri carichi di casse e bauli – tutti procedevano ad uguale distanza fra loro, quasi il primo dei cavalieri si fosse sdoppiato e poi moltiplicato, sotto varie forme, all'infinito. Alla testa del corteo sventolava uno stendardo nero, su cui si stagliava un disco dorato e, sotto quell'emblema, cavalcava il principe Aldebaran. Sui suoi abiti neri, sul mantello provvisto di cappuccio, e sui finimenti del cavallo spiccava il medesimo segno: il disco dorato, emblema del Quarto Regno - il regno dei Crudeli.

La Vergine di Gustav Klimt (1912-13) -
Narodni Galerie, Praga
http://www.ngprague.cz/
Così, come a dar corpo alla sua folgorazione, la catena di fiori che, sino a quel momento, era andata via via componendo, cadde dalle mani di Lyra degli Innocenti, quasi fosse stata troppo pesante per essere sostenuta. Lyra aveva visto Aldebaran, ed aveva subito capito che la sua esistenza, finalmente, iniziava: il primo anello della catena era stato forgiato e lì si apriva, pronto ad accogliere quello successivo e a chiuderlo in sé. All'apparire del giovane, lei nasceva di fatto, sorgendo fra i fiori intrecciati: i suoi capelli lunghissimi, d’una lunghezza prodigiosa, erano annodati ed ornati da nastri azzurri (le trecce le arrivavano fino alle ginocchia e, una volta sciolte, una gran massa setosa le arrivava fino ai piedi); gli occhi bruni erano velati da lunghe ciglia, come quelli d’un cerbiatto; la bocca, rosea e tenera, esprimeva la delicatezza di petali socchiusi. Sorgeva, tra i fiori della primavera e dal grembo della terra stessa.

Dall'alto del suo cavallo, Aldebaran dei Crudeli inclinò lievemente il capo verso di lei, mostrando d’averla riconosciuta. E, con quel gesto, la fibula d’oro che gli chiudeva il mantello, sulla spalla sinistra, rifranse un raggio di sole, ed esso scintillò verso Lyra, come un sottile, penetrante spillo che trafigge il corpo d'una farfalla di rara bellezza, la solleva nell'aria e la espone agli sguardi ammirati di tutti.
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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