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sabato 16 novembre 2013

I Crudeli - Si avvista il Quarto Regno... e un'ombra minacciosa 9.

Cavalcavano ormai da alcune ore, e il paesaggio attorno a Lyra continuava ad essere quello a lei ben noto: pianure immense dove sorgevano, compatti, gli steli gialli del grano; distese di girasoli grandi e rotondi, volti in adorazione verso il disco solare; lunghe strade fiancheggiate e rese ombrose da alberi che scuotevano appena le fronde per non turbare il silenzio. E, su prati e colline, a migliaia, gigli di seta bianca dai pistilli d’oro e, accanto, un’estensione di papaveri fragili e scarlatti, e vicino la lavanda dagli effluvi di cielo. In mezzo a quei fiori, le farfalle volavano, con i sensi saturi di profumi e colori, ed assaporavano ogni istante della loro breve vita; le api si tuffavano, impazzite, nei calici dei fiori e ne riemergevano, vestite di polline, come gli ubriachi si risollevano dopo una gran bevuta con gli abiti sporchi di vino; e gli insetti solcavano quell'aria sopraffina che dava loro un lieve senso di euforia.

Lassù, era un cielo dove le nuvole regnavano, libere ed incontrastate, veleggiando in ogni direzione, sospinte dall'aria dolce e lieve, che circolava ovunque, e sembrava sorreggere i cavalli e farli librare, leggeri, quasi dai loro fianchi fosse spuntato un paio d’ali invisibili; pareva scorrere sulle ruote dei carri, accompagnarne il moto e renderlo agile, ed attutire quel rumore di macina che essi facevano, procedendo sulla strada sassosa; sembrava corteggiare veli, mantelli e bandiere per sollevarli e giocarvi a lungo, gioioso e immemore.

Cappella della regina Teodolinda, Duomo di Monza
fratelli Zavattari (secolo XV)
Fu dopo aver valicato il confine che il paesaggio amato, e conosciuto, iniziò a cambiare: la piana dolcezza del terreno, bombata appena da qualche collina, prese a salire e le strade divennero aspre e sassose; anche la vegetazione mutò, si fece fitta e pesante, e gli alberi, irti di foglie, gettavano ombre dense sul sentiero, mentre ai loro piedi apparivano cespugli spinosi, rosseggianti di frutti selvatici. Poi, superate le prime foreste, il corteo principiò a salire su un declivio dall'erba alta, spartita dal vento come una scriminatura, e da quella posizione la principessa scorse le prime montagne, ancora confuse, all'orizzonte, per la lontananza e la foschia. Quasi le avesse letto nel pensiero, Aldebaran disse: “Sono gli avamposti delle montagne del Quarto Regno. Più basse di quelle, alte e maestose, che giganteggiano nei Territori del Nord. Nondimeno, esse apriranno zampe di roccia per permettere a strade e viottoli, e, a noi, di arrivare fino alle loro grandi sorelle”.

Dal canto suo, il principe dei Crudeli conduceva il cavallo con sicurezza, ed ogni tanto s’accostava e prendeva una briglia del cavallino di Lyra, guidandolo, poiché spesso l’animale, non abituato a quei terreni via via più ripidi, scivolava pur col suo leggero carico. La sposa era grata di quelle attenzioni, e sentiva crescere nel cuore l’amore per Aldebaran, dato che lo sposo indovinava ogni timore, e di volta in volta aveva il potere di fugarlo con rassicuranti parole.

***

Si trovavano a passare in mezzo ad un belante gregge di pecore: la punta del piede di Lyra, sporgente dalla staffa, sfiorava le groppe lanose ed esse scorrevano e si spartivano attorno al suo cavallo, simili ad acque che, incontrata una roccia sul loro cammino, si dividono attorno ad esso, per ricomporsi non appena superato l’ostacolo. Il pastore, sul ciglio della strada, assisteva attonito al passaggio dell’augusto corteo, col cappello in mano. In quell'istante Aldebaran le disse: “Stasera ci fermeremo al castello di Fomalhaut, sovrano del Quarto Regno, affinché io possa presentarti a lui e possiamo trascorrervi la notte.” Come un unico ciottolo su una strada sgombra, in cui avesse sbadatamente inciampato, una nuvola improvvisamente comparsa nel cielo a velare il sole, quell'annuncio turbò la felicità di Lyra, ch'era perfetta.

Cappella della regina Teodolinda,
Duomo di Monza
(particolare)
fratelli Zavattari (secolo XV)
Da pochi anni il giovane Fomalhaut era salito al trono, e già molti resoconti sulla sua spietatezza circolavano nei Quattro Regni: si parlava di mercanti, giunti a vendere le loro mercanzie al castello, derubati e cacciati senza un soldo; di donne rapite e stuprate, ed abbandonate nel folto delle foreste con il figlio concepito; di sventurati servitori che, incorsi in uno dei suoi famigerati scatti di collera, erano stati uccisi o mutilati; e dello spregio in cui egli teneva il culto della Voce, ch'egli derideva e bestemmiava.

“Non potremmo proseguire il viaggio senza soste?” chiese lei ingenuamente, perché il pensiero d’incontrare un uomo accompagnato da una fama così sinistra l’atterriva. Di rimando, Aldebaran sorrise nella barba, come si sorride ad un bimbo che ha appena detto una sciocchezza, e pure va scusato per la sua tenera età. Rispose: “Mio fratello considererebbe l’atto una scortesia imperdonabile. Del resto, il viaggio è lungo e occorrono almeno due giorni per arrivare fino ai Territori del Nord. Siamo dunque costretti a pernottare al castello del re.” Si sporse, le prese la mano e gliela baciò. “Ti prometto che ripartiremo non appena possibile,” assicurò, e Lyra, racconsolata, sorrise, e il ciottolo fu sospinto via dal sentiero, la nuvola passò oltre il sole, e tutto ritornò ad essere perfetto.
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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