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"La Storia siamo noi."


martedì 25 febbraio 2014

“La Legge e la Signora”, il trionfo di un detective al femminile

Dopo aver fatto conoscenza dello scrittore inglese Wilkie Collins con La Pietra di Luna, vi propongo ora un altro dei suoi romanzi, dal titolo un po’ severo di La Legge e la Signora, ma imperdibile sia per gli amanti della narrativa di solido mestiere che per quelli del romanzo poliziesco. Personalmente lo ritengo persino superiore, per certi versi, a quello che ho già recensito (*) e che è considerato il suo capolavoro e, se dovessi definirlo con un aggettivo, userei spettacolare. Si tratta di un romanzo teatrale nel senso più ampio del termine, con scene ben collocate nel tempo e nello spazio, ambientazioni in dimore che profumano di tradizioni e vecchia Inghilterra, colpi di scena e capovolgimenti nelle situazioni, dialoghi da parte di personaggi ben delineati nella loro psicologia e che è impossibile confondere.

La copertina del romanzo,
nell'edizione per e-reader
Il romanzo fu pubblicato nel 1875 in ventisei puntate sul Graphic e quindi riunito in tre volumi e poi in un volume unico. È la narrazione in prima persona delle sfortunate vicende coniugali di Valeria Brinton. La giovane convola a nozze con il pacifico Eustace Woodville, ma un mistero circonda l’uomo, e l’unione nasce sotto una cattiva stella. Grazie ad un serie di circostanze, Valeria scopre che il marito è stato accusato dall'omicidio della prima moglie e non completamente riabilitato. Alla fine del processo, infatti,  nei suoi confronti è stato emanato il “verdetto scozzese”, equivalente alla nostra assoluzione per insufficienza di prove. Né colpevole né innocente e, quindi, un eterno sospettato; per la società dell’epoca, con la reputazione sporcata da una macchia indelebile. Eustace abbandona la moglie ad una settimana dalle nozze, in preda alla vergogna per averle taciuto il suo passato, ma anche perché ormai lei conosce la verità. A questo punto, però, contro il parere di tutti coloro che la circondano (marito, parenti, suocera, amici di vecchia data, amici del marito…), Valeria s’impegna in un’impresa all'apparenza impossibile, ciò che i migliori legali del regno non sono riusciti a fare: dimostrare l’innocenza del marito.

Da dove partirà questa giovane donna per iniziare la sua indagine? Orfana di entrambi i genitori ed allevata dallo zio, decano di campagna, Valeria è inesperta del mondo, delle sue pastoie e delle sue trappole. Non è un’ingenua, però, ed è una grande osservatrice: un’allieva che impara in fretta. Inoltre, ha tutte le qualità per destare le simpatie in chi la circonda, e per ottenerne l’aiuto (e di conseguenza piacere al lettore). Per dirla in due parole, è una donna moderna che si muove in maniera autonoma, spesso in contrasto con i cliché sociali, animata da forte determinazione, uno scarso rispetto per le convenzioni e l’amore che porta per il marito. Come in La Pietra di Luna si assiste alla nascita del romanzo giallo, il bel personaggio di Valeria inaugura la serie dei detective al femminile; esperimento tanto più notevole da parte dell’autore se pensiamo che la narrazione è condotta in prima persona, e che quindi Wilkie Collins ha dovuto immedesimarsi nella mentalità di un’esponente del sesso opposto, cosa non facile persino ai giorni nostri (la cosa vale anche all'incontrario, naturalmente!).

Come dicevo, il romanzo è pregevole per una serie di aspetti, il primo dei quali è naturalmente dovuto alla storia gialla, in cui il lettore agisce fianco a fianco della protagonista come se fosse presente, cogliendo indizi e collegandoli, ragionando secondo logica e districando la matassa dei fatti, cogliendo particolari sfuggiti ai più, di quelli che “fanno la differenza”. Il secondo motivo è la straordinaria caratterizzazione dei personaggi: Valeria stessa, suo marito (mite ed effeminato e con le lacrime sempre in tasca, tanto quanto la moglie è decisa e caparbia, come fossero due facce opposte della stessa medaglia), il devoto impiegato Benjamin, l’impareggiabile, anziano maggiore Fitz-David che, nonostante l’età, rimane un accanito dongiovanni ed estimatore del sesso femminile, la ragazzotta volgare e aspirante cantante lirica, la spregiudicata nobildonna e numerosi altri che attraversano il cammino della protagonista, ora per aiutarla, ora per scoraggiarla, ora proprio per contrastarla.

Portrait of Arthur Atherley as an Etonian
di Thomas Lawrence, 1871 circa
Los Angeles County Museum of Art
http://www.lacma.org/
Ma il personaggio in assoluto di maggior rilievo dell’intera storia, cui vorrei dedicare un'analisi a parte e che costituisce la terza ragione per cui bisognerebbe leggere il romanzo, è Miserrimus Dexter, una delle creature più formidabili (non so se si possa scrivere 'più formidabili', ma non m'importa) che abbiano mai solcato le pagine della letteratura di tutti i tempi  e degna di stare al pari con alcuni personaggi di Charles Dickens. Dexter è un uomo giovane e ricco, confinato su una sedia a rotelle in quanto privo dalla nascita degli arti inferiori. Il suo stesso nome, Miserrimus, lo definirebbe infelicissimo. Tuttavia questo nome non rispecchia appieno quello che è: un impasto di genialità e follia, talento pittorico, musicale e letterario, sincerità e falsità, turpitudine e devozione, eleganza e sciatteria, bellezza fisica nella parte superiore del suo corpo e deformità in quella inferiore.

Dexter è tutto e il contrario di tutto, ed è con questo avversario di caratura eccezionale che Valeria ha gli incontri più grotteschi e sorprendenti di tutto il romanzo. Come un deus ex-machina, Dexter funge da detonatore per chi lo circonda, intorbida o rende limpide le acque delle ricerche di Valeria, e soprattutto fa risuonare la corda della tensione sessuale nelle scene in cui sono insieme. Nonostante il suo aspetto repulsivo e attraente insieme, l’uomo è una specie di satiro e non perde occasione per tentare Valeria che, con lui, si trova sempre in pericolo, come non si stancano mai di ammonirla i suoi amici ("Mai rimanere sola con Dexter!"). A fargli da serva, cane da guardia e adoratrice, la cugina Ariel che, nonostante il nome evocante grazia e leggerezza (assegnatole, com'è ovvio, dal perfido padrone), è un concentrato di goffaggine e stupidità. Entrambi si muovono in una dimora che è essa stessa un palcoscenico di teatro: una sinistra magione ingombra di oggetti d’antiquariato, tendaggi, caminetti, ombre e luci.

Che dire d’altro? Qui mi taccio, trattandosi di una storia gialla e non potendo rivelare troppo. Vi esorto solamente a leggere e a lasciarvi condurre per mano dall'abilità di Collins, e indagare tra gli ambienti di questo romanzo, proprio come se foste Watson al fianco di uno Sherlock Holmes donna di assoluto fascino.

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(*) Link alla recensione del romanzo La Pietra di Luna
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8 commenti:

  1. Grazie, Cristina dalle tue recensioni c'è sempre da imparare. Mi pare evidente che ci sia molto da imparare anche dalla lettura di questo raffinato giallo, e non solo per le componenti "ambientazione storica" e "storia gialla"... Valeria mi è già simpatica e Miserrimus Dexter mi ha già attratta nella sua tela...;)

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  2. Miserrimus Dexter è la vera sorpresa di questo romanzo, Stella. :-) Un personaggio "sensazionale" sotto tutti i punti di vista, con un quoziente intellettivo decisamente superiore alla media. E comunque questa storia in sé è un ottimo esercizio di logica, sia per chi scriva o legga gialli sia per chi non ami particolarmente il genere.

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  3. Miserrimus for ever, dunque. Non finirò mai di ringraziarti, cara ed esimia e impareggiabile Cristina. Questo romanzo risponde in pieno a tutte le mie aspettative!

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  4. Grazie del commento, Nadia cara. Pregasi notare anche la differenza tra la mentalità di allora e quella dei giorni nostri sulla formula "assoluzione per insufficienza di prove". All'epoca era una macchia, oggi ci sono persone che si scatenerebbero in gioiose danze nel riceverla! ;-)

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  5. Tanto intrigante questa recensione, quanto interessanti i commenti ad essa; e io? Avrei una grande voglia di leggere questo romanzo che a quel che sembra a tutti i numeri per indurre a farlo :)

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  6. Ciao Anonimo ma non troppo ;-) grazie per il tuo commento. La trama è davvero coinvolgente, e la risoluzione del "giallo" è a dir poco incredibile per raffinatezza. Ma qui mi taccio, altrimenti i giallisti mi mandano un sicario.

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  7. Ho appena terminato questo affascinante romanzo, suggeritomi proprio da Cristina che ringrazio molto per questo consiglio. Condivido pienamente il suo giudizio e la sua analisi. Una storia molto ben scritta, che cattura dalla prima all'ultima pagina, con personaggi tratteggiati con cura e profondità. Anche a me ha colpito molto la figura di Miserrimus, così sfaccettata e imprevedibile, un vero tocco di genio da parte dell'autore. A questo punto sono curiosa di leggere anche gli altri suoi romanzi... :)

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    1. Sono contenta che ti sia piaciuto il romanzo, è eccellente da tantissimi punti di vista, e molto coinvolgente anche come giallo. Ho scoperto Wilkie Collins da un annetto, e ho letto anche "La Pietra di Luna", che ho recensito sul blog. Vorrei leggere però "La donna in bianco"; considerato il suo capolavoro.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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