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"La Storia siamo noi."


mercoledì 22 aprile 2015

The Very Inspiring Blogger Award - Episodio I


Cari lettori, non ci crederete, ma sono stata insignita di un altro premio: il Very Inspiring Blogger Award! Appaio infatti nel blogroll dei blog meritevoli di Dramaqueen, ovvero Elisa Elena Carollo, che ringrazio di cuore.

Le regole di questo premio sono solo due:

1) Quando si viene nominati bisogna raccontare 7 fatti curiosi/inusuali/scemi/buffi/particolari della propria vita.

2) Bisogna nominare a propria volta altri 15 blogger che in qualche modo ci hanno ispirati.


Ora, capitemi bene… ho fatto fatica a trovare sette blogger meritevoli per il Boomstick Award 2015, non perché non ce ne siano, ma perché non navigo e visito molto. Figuriamoci quindici. Dunque, cari nominati del Boomstick, vi nomino anche per questo premio (Tenar per Inchiostro, Fusa e Draghi, Chiara Solerio per Appunti a Margine, Grazia Gironella per Scrivere è Vivere, Maria Teresa Steri per Anima di Carta, Elisa Elena Carollo per Dramaqueen, Marcella Andreini per Kokoro by Orlando, Annarita Faggioni per Il piacere di scrivere). Sta a voi se proseguire in questa strada perversa oppure dare forfait. Con tutto, mi approprio senz'altro dell’immagine del premio che vado a incollare nella colonna di sinistra del blog.

Però mi solletica l’idea di raccontarvi qualcosa di curioso/inusuale/scemo/buffo/particolare della mia vita, e vi assicuro che ho un esercito di scheletri che mi invidierebbe il classico armadio. Cioè, sembro una persona placida, almeno all'apparenza, invece… Ma resterei sul raccontabile e pubblicabile. Siccome avete mostrato di gradire moltissimo il post su "It, l’armadietto delle mie letture", in special modo la rissa tra i libri, e al contempo devo esercitarmi a scrivere dei dialoghi, ho pensato di trasformare il racconto di questi fatti in sette episodi dal sapore teatrale, più o meno lunghi. Non sempre ogni episodio si presterà allo scopo, ma ci provo.

Comincerò con il primo episodio (quello più cabarettistico), preceduto da una breve spiegazione ambientale.

EPISODIO 1 - Alla Posta Americana

Essere introdotti ai meccanismi segreti della posta americana è come essere iniziati ai misteri eleusini, o ai riti della massoneria (che peraltro pare che con l’America abbia molto a che fare). Sono stata negli Stati Uniti un paio di volte, e in entrambi i casi si sono verificati le consuete gag per l’invio delle cartoline. Sì, sono una persona di un’età veneranda, e mi piace spedire le cartoline. Una cartolina sottintende ricerca, scrittura dell’indirizzo, frase di saluto anche semplice. In altre parole, hai speso del tempo e hai pensato a una persona o a una famiglia.

Il punto è che in tutti i paesi del globo terracqueo i francobolli si comprano nello stesso luogo dove si acquistano le cartoline, o alla peggio dal tabaccaio o in una cartoleria o altro negozio, persino in Inghilterra dove sono strani e guidano sulla sinistra. In America no. Dove si acquistano, dunque, , i francobolli per l’estero? Nella famigerata Posta Americana. Memore della prima volta (2004) in cui ero stata con un’amica negli States, nel 2012 ho avvertito mio figlio con cui ero in viaggio, che avremmo dovuto comprare i francobolli in posta. “E che ci vuole?” dice lui, giovane ed ottimista. “Aspetta e vedrai,” gli dico.

Dopo aver fatto approfondite indagini per capire dove fosse la posta più vicina al nostro albergo di New York, e quali orari avesse, partiamo armati delle nostre 12 cartoline. Eravamo consci di avere solo un'ora di tempo a disposizione perché la nostra missione avesse successo, e si era alla vigilia del rientro a casa. In caso contrario, avremmo dovuto riportare il nostro pacchettino a casa con grande vergogna e disonore, come "cavalieri che NON fecero l'impresa".

Facciamo il nostro ingresso in Posta, il che equivale a varcare l'ingresso di un tempio.
All'interno, non si sente volare una mosca, non c’è nemmeno la musica di sottofondo.
Gli addetti svolgono la loro funzione chiusi nel loro grave silenzio.
Le file sono ordinate e rigorose, e si snodano davanti agli sportelli come affluenti di un fiume.
I clienti rimangono zitti per tutto il tragitto, e, quando parlano, lo fanno bisbigliando.

Ci mettiamo dunque in coda già intimoriti, e arriviamo davanti allo sportello. Metto i dialoghi in italiano per comodità, tranne in un caso particolare dove l’inglese risulta essere molto espressivo.

Io: Buongiorno. Vorrei 12 francobolli per cartoline: 11 per l’Italia e 1 per l’Inghilterra, per favore.

L’addetta in uniforme, una signora nera molto corpulenta, mi consegna una strisciata di francobolli, ringrazio, pago e vado a un tavolino per incollare i francobolli con mio figlio.

Mio figlio (cominciando a leccare il retro dei francobolli, e sussurrando): Non si attaccano! Non c’è la colla!

Io (con aria di superiorità materna, ma sussurrando a mia volta): Ma saranno adesivi, no?!

Mio figlio: Guarda un po’ tu, non riesco ad attaccarli!

Io (prendendo i francobolli e tentando di grattare via il bordo) Sai che hai ragione? Non sono adesivi. (Provo a leccarli e a incollarli.) No, non si incollano. Bisogna rifare la coda e chiedere se hanno della colla.

Ci rimettiamo in coda e capitiamo proprio davanti alla stessa addetta, che, alla mia domanda sulla colla, mi fissa con aria fortemente perplessa, come se le avessi chiesto un cimelio della Guerra Civile Americana.

Addetta 1 (muovendo le dita per rendere più espressiva la mimica): Dovete staccare l’adesivo! (You have to peel it off! = letteralmente, sbucciarlo).

Io (imbarazzata): Oh, mi scusi tanto!

Torniamo al tavolino e ci mettiamo ad esaminare i francobolli. Utilizzando una mia unghia particolarmente affilata, e lavorando di fino, si staccano. Risolto il problema, ci mettiamo a incollarli trionfalmente… scoprendo che ne manca uno. La signora ci ha dato 11 francobolli invece di 12.

Io: Che cosa facciamo? Io non mi rimetto in coda per un francobollo. Poi magari capitiamo di nuovo davanti alla stessa, sai che figura...

Mio figlio: Proviamo a comprarlo con i distributori. Ce la possiamo fare, dai! Yes, we can.

Ci mettiamo davanti al primo, cerchiamo di capire l’importo da inserire e introduciamo la moneta. Il distributore la risputa con aria disgustata. Tentiamo di forzarlo, ma niente da fare. Non è tutto, siamo persino riusciti a bloccarlo. Ci mettiamo davanti all'altro, e produciamo lo stesso risultato, ovvero il blocco totale dell’apparecchio. Per un attimo provo l'impulso di assestare un pugno al malefico distributore, ma mi trattengo. Ci allontaniamo fischiettando (sempre sottovoce) per darci un contegno, e sperando di non essere osservati dalle videocamere a circuito chiuso.

Io (blandendo mio figlio): Su, da bravo bambino, mettiti in coda e vai a comprare il francobollo.

Mio figlio (indignato): Fossi matto, io non ci vado da solo. Ci andiamo insieme.

Dopo qualche minuto di discussione, in cui tento di corromperlo e di spedirlo a comprare il francobollo (ma non ci riesco perché Stefano all'epoca ha ormai quindici anni, e certe malizie non funzionano più da tempo), ci rimettiamo in coda, pronti a cedere il nostro posto alla persona dietro di noi se, calcolando i turni, dovessimo capitare di fronte all'Addetta 1; ma, per nostra fortuna, capitiamo dalla sua vicina, l'Addetta 2.

Io: Buongiorno. Vorrei un francobollo per l'Inghilterra.

Addetta 2 (perplessa): Solo uno? Sicura? Potevate comprarlo al distributore automatico senza fare la fila.

Io (cinguettando, e con un sorriso radioso) Oh, non importa, ci piace fare la fila. Sì, grazie, uno solo per l'Inghilterra. Ah, mi scusi, dove possiamo imbucare le cartoline?

Addetta 2: C’è una cassetta all’entrata.

L'oscuro oggetto del desiderio: i francobolli americani.

Ritorniamo al tavolino e incolliamo l’ultimo francobollo. Poi andiamo dove ci ha detto, e scopriamo una cassetta con scritto EXPRESS. Sto per rimbucare quando...

Io (colma di dubbio, ritirando la mano): Mah… non è che per caso con l’EXPRESS ci vuole una tariffa superiore? Se fosse così, i destinatari dovrebbero pagare la multa. (Mio figlio apre bocca per dire che lui non si rimette in coda, ecc.) No, no, va bene! Proviamo a studiare la situazione.

La cassetta è un enorme contenitore blu anonimo, con la scritta EXPRESS in carattere bianco, che ci fissa enigmatica. Non c’è scritto nient’altro. Siamo dilaniati dall'incertezza: o imbuchiamo le cartoline, fregandocene, oppure dovremmo rimetterci in coda e chiedere di nuovo. Scopriamo allora che, nella parete di marmo di fianco, ci sono tre stretti sportelli metallici. Cautamente ne apro uno, sperando che non scatti qualche allarme o che l’Addetta 1, tenendo d’occhio i nostri movimenti, non abbatta il suo pugno contro un pulsantone nascosto, scatenando l’inferno e facendo intervenire gli agenti federali e tutta la polizia di New York ad armi spiegate. 

Sportello 1 (cigolio sinistro) Gniiiiiiiik!

Sbircio dentro, incollando gli occhi alla fessura. All'interno c’è un’enorme montagna di posta affrancata, ma non vedo cartoline. Del resto le cartoline sono roba del Giurassico, e solo io le spedisco, come solo io, tre anni fa, mi ostinavo a usare i rullini da diapositiva. L’unica soluzione è chiedere a qualcuno di passaggio, oppure rimettersi in coda. Guardo l'orologio. Il tempo è quasi scaduto, quindi opto per la prima opzione.

Io (a un tizio alto): Mi scusi…

Quello passa oltre e scopro di aver chiesto alla persona sbagliata: troppo alto rispetto alla sottoscritta, con lo sguardo perso nel vuoto e le auricolari nelle orecchie. Confabulo con mio figlio cercando di convincerlo che è il suo turno chiedere, ma non vuole sentire ragioni. La sua scusa è “tu sai l’inglese meglio di me”. Finalmente riesco a fermare una signora che ha l’aria svelta e dirigenziale.

Io (timidamente): Mi scusi, signora…

Lei: Sì?

Io (mostrando il pacchetto con l’aria della piccola fiammiferaia nella fiaba di Andersen): Vede… abbiamo queste cartoline e… e... vorremmo spedirle. Ma non sappiamo se possiamo imbucarle qui (e indico i tre sportellini nella parete di marmo).

Lei (sorridendo gioviale): Avete messo i francobolli?

Io e mio figlio (all'unisono): Sì! Sì!

Lei (sempre sorridendo): E... avete scritto gli indirizzi?

Io e mio figlio (esultanti): Sì! Sì! Ecco!

Lei (indicando le tre magiche aperture): Allora potete benissimo inserirli qua, vanno bene!

Noi: Oooooooh, grazie!!!!!!!!

Se mai ci furono due persone che assomigliarono a due Cenerentole aiutate dalla buona fata, magicamente apparsa, quelle fummo noi. Non sono sicura se la buona fata concluse con: “Bravi, miei piccoli Hobbit!”, il che può anche essere. Ma qui si chiama in causa Tolkien, e quella è tutta un’altra storia.

Frodo e Sam alla posta americana, che cercano di comprare i francobolli.

Al prossimo episodio!
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10 commenti:

  1. Oh mio Dio, grazie di avermi avvisato, non cercherò mai e poi mai di mandare cartoline dall'America! Che Odissea incredibile!
    Ti ringrazio per aver ri-nominato me in risposta alla mia nomination. Io ho già raccontato i miei sette fatti curiosi, ora aspetto di leggere gli altri tuoi :)

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    1. Ciao Elisa, grazie del tuo commento! In effetti sembrava di essere in qualche situazione kafkiana... Ogni tanto posterò allora qualche nuovo Episodio, intervallando ai consueti post. :-)

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  2. Grazie mille per la nomination!!! Non credo di avere 15 blog da nominare, ma di episodi imbarazzanti ne ho a bizzeffe. Al confronto il tuo delle poste è niente.

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    1. Allora aspetto anch'io di sapere qualche episodio imbarazzante o curioso! Da brava giallista so che non mi deluderai. ;-)

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  3. Bisogna dire che siete stati davvero determinati a mandare quelle cartoline :D
    Certo un'avventura lo è stata, però considerando il caos delle poste qui a Roma non mi dispiacerebbe un ambiente ordinato come quello!
    Quando si va all'estero comunque ne vengono sempre fuori delle belle, vero?
    Grazie per la nomination, vedrò se riesco a tirare fuori qualcosa di imbarazzante anche io :)

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    1. Sì, ormai ne avevamo fatto una questione di principio!

      A Milano e dintorni non ci possiamo lamentare, le poste sono molto ordinate. Certo, qualcuno che fa il furbo lo trovi sempre; come dal medico c'è sempre quello che non ha l'appuntamento e dice: "Devo solo chiedere una cosa..." e poi sta dentro delle ore. Però nel complesso funzionano.

      Attendo i tuoi episodi imbarazzanti, o anche buffi o particolari. :-)

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  4. Se prima non sapevo come mai non scrivo cartoline da tempo, adesso lo so! Ho avuto una premonizione su quello che può succedere negli U.S.A. ;) (Spero che i destinatari abbiano molto apprezzato!)

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    1. ... Eccome se hanno apprezzato! Specialmente dopo la mia gag sulla spedizione delle cartoline, alcuni di loro erano cascati dalla sedia dal ridere... ;-)

      Peraltro anche il receptionist dell'albergo di Londra, cui avevamo affidato il pacchetto delle cartoline già affrancate, aveva sgranato gli occhi ed esclamato: "WOW! That's a lot!" Si vede che sono diventate una rarità.

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    2. Ma non ti ho ringraziata! Sono una bestia, e nemmeno molto nobile. Grazie mille! Medito sul da farsi... ;)

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    3. Prego, non c'è di che... Buona meditazione! ;-)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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