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"La Storia siamo noi."


giovedì 4 giugno 2015

Film sul Medioevo: i miei "magnifici sette"

Settimana scorsa ho aperto la pagina del mio blog, con sguardo vitreo dopo una giornata di lavoro, e nel blogroll dei preferiti mi è cascato l’occhio il titolo di un post di Daniele Imperi: Ipunti di forza del romanzo storico sul suo blog Penna Blu. Ho avuto subito la reazione del sorcio alla vista di un pezzo di formaggio: mi sono catapultata a leggere l’articolo e commentare. 

Nel dibattito che ne è seguito mi è affiorato alla mente anche il concetto di "stereotipo" storico. Alcuni stereotipi si sono riflessi molto spesso su chi scrive romanzi, costruendo automatismi duri a morire, e da cui si fa fatica a liberarsi senza un minimo di riflessione. La nostra visione di esseri umani, e anche quella degli storici di professione, è molto spesso parziale perché vista da un solo lato della barricata e con una focale estremamente ridotta. La Storia che insegnano a scuola, forse inevitabilmente, è quella filtrata dal nostro punto di vista. E spesso i film hollywoodiani hanno contribuito a formare il nostro immaginario collettivo, e a imprimere nella nostra mente alcune convinzioni, alimentando errori ed etichettature... e il Medioevo è una delle molte vittime eccellenti.

La riflessione però mi ha sollecitato alcune idee, tra cui presentare una carrellata di celebri film sul periodo. Sotto l’etichetta di Alla lanterna magica dedicata al cinema, ecco dunque i miei magnifici sette. Alcuni sono all'insegna del grottesco, altri sono più seriosi, e danno del periodo un’idea romantica e cavalleresca, o al contrario buffa e ridicola; in alcuni casi sbagliata. Li prendiamo per quello che sono, errori e licenze compresi, perché ci hanno comunque trasmesso delle emozioni. Per ogni film troverete l’inizio della trama e una minirecensione come potrebbe essere quella di un qualunque spettatore e senza pretese di approfondimenti tecnici, cosa che del resto non sarei in grado di fare.


1 L’armata Brancaleone (1966) – regia di Mario Monicelli

Trama: Nell'Italia dell’XI secolo, Brancaleone da Norcia (Vittorio Gassman), cavaliere spiantato, ma dotato di florida eloquenza, guida un gruppo di miserabili allo scopo di attraversare tutta la penisola e prendere possesso del feudo di Aurocastro in Puglia. Il possesso viene garantito da una misteriosa pergamena imperiale scritta da Ottone I. Durante il viaggio il manipolo viene coinvolto in diverse, esilaranti avventure, tra principi bizantini, monaci e donzelle, combattimenti…
Brancaleone da Norcia in una scena del film

Mini-recensione: Il film e il suo seguito (Brancaleone alle Crociate) ebbe un tale successo da originare addirittura il detto “l’armata Brancaleone” per indicare un gruppo di scalcinati individui, ma con scopi superiori alle proprie forze e com'è ovvio molto smargiassi.

Possiede diverse chicche, tra cui il linguaggio. Uno degli aspetti più originali del film, difatti, è la sceneggiatura, in cui i protagonisti si esprimono in un linguaggio simil-medievale fatto da un impasto di idioma, dialetto e latino, e che diventa particolarmente altisonante quando a usarlo è Brancaleone stesso. Spassosissime sono le scene con lo squinternato cavallo Aquilante, che Brancaleone chiama “Aquilante della malasorte!” oppure “Aquilante, malo caballo!"“ e che fa di tutto tranne che obbedirgli. Se non conoscete il film e volete avere un’idea di questo straordinario impasto linguistico, cliccate sul seguente link Youtube “Io vi sono duce!” I variopinti costumi sono di Piero Gherardi, e presentano un deciso contrasto di cromie con il paesaggio brullo e selvatico dell’Italia, girato quasi del tutto nel Lazio e nella Maremma laziale. Molti dei luoghi citati nel film sono inventati per accentuare il lato grottesco della storia.


2 Il nome della rosa (1986) – regia di Jean-Jacques Annaud

La locandina del film
Trama: Il monaco Adso da Melk (Christian Slater), ormai anziano, ricorda i terribili fatti svoltisi nel 1327 in un’abbazia benedettina nelle montagne del Nord Italia. Fra’ Guglielmo da Baskerville (Sean Connery) giunge all'abbazia in compagnia del novizio, il giovanissimo Adso, per presenziare a un importante concilio tra rappresentanti dell’ordine francescano e legati papali. In attesa dell’arrivo delle congregazioni, l’abate lo incarica di indagare sul suicidio di un giovane miniaturista, tra i più valenti dello scriptorium, lanciatosi dalla torre dell’abbazia, proprio dove si trova l’inaccessibile biblioteca. Forte della sua passata esperienza di inquisitore, fra’ Guglielmo si mette all'opera e scopre un mondo fatto di silenzi, segreti e omertà, e vicende che sembrano ruotare attorno a un libro proibito…

Mini-recensione: Il film è tratto dal romanzo di Umberto Eco, ma con esso ha ben poco in comune se non la trama d’investigazione e la serie di delitti che funestano l’abbazia, e alcune vicende storiche. Come spesso accade, si è voluto privilegiare il mero intrattenimento a scapito delle parti che, nel romanzo, risultavano più impegnative come le digressioni storiche e filosofiche. Vidi il film quando uscì, e ricordo che mi deluse un poco, a cominciare dai religiosi che popolavano l’abbazia: erano tutti mostruosi nelle fattezze. Mentre nel romanzo la mostruosità era tutta interiore – a parte il personaggio di Salvatore – il film è una galleria di freaks dei peggiori. Ci sono diversi altri cambiamenti rispetto al libro, uno dei più importanti è che la fanciulla che viene arrestata dall'inquisitore Bernardo Gui con l’accusa di stregoneria non viene bruciata sul rogo, ma – chissà come mai – viene salvata dalla folla inferocita. Nel film si sono avvalsi della collaborazione dello storico Jacques Le Goff, eppure c’è un errore madornale nella statua della Madonna presente in chiesa, che è di evidente stile barocco nelle forme prorompenti e nel panneggio. Ciò mi consola assai.

L’aspetto più bello, oltre alla trama, è l’ambientazione. Il film fu girato tra vari luoghi, tra Cinecittà, l’abbazia tedesca di Eberbach, la Rocca Calascio in Abruzzo e Castel del Monte in Puglia.
La locandina del film
Da Youtube ho tratto la scena dell’entrata diGuglielmo e Adso nello scriptorium.


3 Le crociate – Kingdom of Heaven (2005) – regia di Ridley Scott

Trama: Siamo nella Francia del 1185, e Baliano da Ibelin (Orlando Bloom), un umile maniscalco, sta ricomponendo il corpo della moglie, suicidatasi dopo la morte del loro figlioletto. Baliano uccide un prete, reo di aver sottratto alla donna un piccolo crocifisso d’oro. Nel frattempo giunge al villaggio suo padre Goffredo, un cavaliere che lo sollecita ad unirsi alla sua compagnia per ritornare, con lui, a Gerusalemme, come suo unico discendente. Baliano accetta, ma durante il viaggio vengono raggiunti da alcuni armigeri decisi ad arrestarlo. Nello scontro muore lo stesso Goffredo, che prima di morire per la ferita riportata nomina il figlio cavaliere. Goffredo riesce ad imbarcarsi per la Terra santa, ma durante il viaggio la nave fa naufragio. Fortunosamente riesce a raggiungere la Città Santa e a mettersi sotto la protezione del re lebbroso, Baldovino IV e soprattutto del conte Tiberias (Jeremy Irons), amico del padre, e ad entrare in possesso di un piccolo maniero e delle sue terre, aride e inospitali. Baliano si trova inoltre a dover fronteggiare l’orgoglioso Guido di Lusignano, marito della bella Sibilla, sorella del re, e lo stolido e sanguinario templare Reginaldo di Chatillon. Nel frattempo le armate di Saladino stanno marciando alla volta di Gerusalemme, decise a riconquistare la città...

Mini-recensione: pare vi siano parecchi errori a livello storico (non ho approfondito), ma il film è davvero epico e ben fatto, specialmente nelle scene di battaglia e soprattutto nell’assedio di Gerusalemme da parte delle armate di Saladino. Indimenticabile la scena delle torri d’assedio che crollano di fianco come in un gioco del domino. La luce e la fotografia, abbinate alla colonna sonora, danno la sensazione dell’immensità dei cieli e dei paesaggi medio-orientali, a tratti lussureggianti di vegetazione, a tratti desertici, che attorniano i contendenti.

Il migliore attore del film è senza dubbio Jeremy Irons – una certezza! – nella parte del disincantato conte di Tiberias, e ottimo è anche l’attore che si cimenta con Saladino, il siriano Ghassan Massoud, e che offre un ritratto ricco di sfumature per una figura storica ingiustamente calunniata. Purtroppo Orlando Bloom è belloccio, ma assai poco credibile sia come “personaggio” che riesce a fare qualsiasi cosa intraprenda nella vita (capace maniscalco, prode combattente, amante impareggiabile, e persino geniere nella difesa di Gerusalemme…). Ha una recitazione priva del benché minimo spessore, e con risvolti a tratti comici, come quando mantiene inalterata la sua faccia persino tra le acque in cui si sta inabissando la nave. Se non avete visto il film, cliccate sull’ottimo trailer riassuntivo in italiano.


4 Non ci resta che piangere (1984) – regia di Massimo Troisi e Roberto Benigni

Trama: Siamo nell’estate del 1984, quando il bidello Mario (Massimo Troisi) e l'insegnante Saverio (Roberto Benigni) si trovano fermi ad un passaggio a livello, in attesa che il treno passi. L'attesa si protrae e i due amici decidono di percorrere una stradina tra i campi. Dopo un po' restano in panne con l'auto in mezzo alla campagna. Si fa sera e piove. I due trovano alloggio in una locanda per la notte. La mattina dopo il locandiere che li ospita viene trapassato da una lancia mentre sta orinando dalla finestra. Mario e Saverio scoprono così di essere stati catapultati all'indietro nel tempo, in un borgo toscano chiamato Frittole, alla fine del 1400. Con qualche difficoltà, i due amici cercano dapprima di adattarsi alla nuova situazione, e rimangono a lavorare per Vitellozzo, fratello dell’uomo ucciso. Provano anche, a più riprese, a tornare indietro alla loro epoca, tra vari incontri e diverse avventure, fino a quando non faranno conoscenza con un uomo davvero straordinario…

La scena della dogana: due fiorini!
Mini-recensione: il film appartiene al filone dei viaggi all'indietro nel tempo, e mette alla berlina il Medioevo, giocando sulla simpatia dei due attori alle prese con situazioni surreali e stralunate. Cito alcune scene ormai passate alla storia, nel vero senso della parola, per la loro irresistibile comicità. Se cliccate sopra al titolo accederete alla relativa scena su Youtube.

Il passaggio della dogana, che prende in giro i continui balzelli e pedaggi che i mercanti e viaggiatori dovevano pagare per attraversare terre, ponti, guadi e contee.

Mario e Saverio scrivono al 'santissimo Savonarola'.
“Ricordatiche devi morire”, dove un frate ispirato ammonisce Massimo Troisi che per tutti giungerà l’ora della morte, o anche Lettera a Savonarola, in cui i due amici scrivono al frate domenicano, implorandolo di risparmiare la vita a Vitellozzo.

Acavallodove Mario, messosi a cavalcioni su Saverio, riesce a sporgersi al di là di un muretto per corteggiare Pia (Amanda Sandrelli) intenta a giocare a palla in giardino. Nonostante le insistenze di Saverio, che vuole sapere se Pia ha un’amica, Mario otterrà un appuntamento solo per sé.


5 Arn, l’ultimo cavaliere (2007) – regia di Peter Flinth 

Trama: La storia all’inizio si svolge in Svezia, a metà dell’XII secolo. Arn Magnusson è appena un bambino quando i suoi genitori lo portano in un monastero, come ringraziamento a Dio per averlo guarito da una malattia gravissima. Il bambino cresce all'interno del monastero, ma ,oltre al latino e alle altre materie di studio, uno dei monaci, Padre Guilbert, ex guerriero templare, lo istruisce nell'arte della spada. Diventato grande, in una delle rare uscite dal monastero incontra in una chiesa la nobile fanciulla Cecilia Algotsdotter. Il giovane finalmente apprende che è il momento di tornare a casa. Padre Guilbert regala una spada ad Arn prima che lui vada via. A casa, apprende che la sua famiglia è al centro di beghe politiche fra i diversi clan svedesi. In uno di questi scontri, Arn, prende il posto del padre e batte il suo avversario mozzandogli una mano. Nel frattempo Cecilia, promessa in sposa ad un altro uomo, e Arn si incontrano di nascosto e alla fine concepiscono un figlio. Entrambi sanno di aver violato dei codici sociali molto rigidi, e che è solo l’inizio delle loro sventure…
La locandina del film

Mini-recensione: Anche questo film è basato su alcuni romanzi, cioè sulla trilogia di Jan Guillou intorno a Arn Magnusson, immaginario cavaliere templare svedese. Il film è molto curato da tutti i punti di vista, e la storia è coinvolgente e interessante, sia nelle scene d’azione che in quelle d’amore del protagonista. Molto ben sottolineato è il concetto dell’onore e della reputazione che in quel tipo di società si aveva. Naturalmente le donne erano le prime vittime della mentalità in voga nel tempo, e particolarmente efferato è il comportamento delle sadiche suore di un convento, in testa la badessa. 

Se non siete ancora stufi di vedere scene di battaglie, qui trovate il trailer in inglese, non avendo trovato quello in italiano.




6 Robin Hood (2010) – regia di Ridley Scott

Trama: Robin Longstride è un semplice arciere militare inglese, impegnato nella Terza Crociata in Francia. In seguito alla morte in battaglia del re d'Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone, Robin e tre altri soldati amici suoi tentano di ritornare in patria, dopo dieci anni di battaglie all'estero contro i francesi. Con lo scopo di ritornare in Inghilterra ricchi e in salute, Robin ed i suoi uomini prendono armi e denaro dai cavalieri uccisi i un’imboscata. Prima di lasciare la scena del massacro, Robin promette a un cavaliere, Sir Robert Locksley) di riportare al padre la sua spada a Nottingham. Robin assume quindi l'identità del defunto Sir Robert Locksley e ritorna in Inghilterra…

Il falso conte Robert di Locksley e lady Marion
Mini-recensione: Il personaggio di Robin Hood è talmente sfruttato, sia a livello letterario che cinematografico, che sembrava impossibile rinnovarlo. Invece, il film è davvero bellissimo in quanto propone la storia di Robin non “in corso d’opera”, bensì come fosse la sua genesi oppure un ur-Robin come direbbero i tedeschi.

Il protagonista assume un’altra identità per riuscire finalmente ad allontanarsi da uno scenario di guerra che lo ha sfinito e nauseato. Russel Crowe è credibile in quanto uomo non più giovane, segnato dai combattimenti; lo stesso attore si è preparato con molta cura alla parte, facendo ricerche e imparando a tirare con l’arco fino ad arrivare a una distanza di 45 metri. Il re Riccardo Cuor di Leone viene mostrato per quello che era al di là della leggenda, cioè un pazzo furioso assetato di sangue, e che spesso non manteneva la parola data. Le ambientazioni, sia negli esterni che negli interni, sono magnifiche: costumi, arredamenti, armature, cavalli. Ecco il trailer in italiano.

E per finire…


7 El Cid (1961) – regia di Anthony Mann e Giovanni Paolucci

Trama: Nella Spagna dell’XI secolo invasa dai musulmani, il leggendario guerriero Rodrigo Diaz de Vivar detto El Cid Campeador (Charlton Heston) cattura alcuni capi musulmani che, fomentati dal sanguinario e subdolo Ben Yussuf, stanno spadroneggiando nella penisola spagnola. Rodrigo porta i prigionieri al cospetto del padre, il quale però fa decidere al figlio la loro sorte. Rodrigo li libera a condizione che non facciano più guerra alla Spagna e alle terre di Re Ferdinando. Così uno dei capi mori (Moutamin) lo consegna alla storia dandogli il soprannome di El Cid (mio signore) per la clemenza dimostrata. Il gesto di clemenza però metterà a repentaglio non solo la sua posizione, ma persino le nozze con la sua promessa, Jimena (Sophia Loren)…
La locandina del film in inglese

Mini-recensione: Si tratta di un filmone, e non solo perché appartiene al novero dei kolossal, molto in voga negli anni ’60, ma perché è davvero fastoso. In tempi recenti è stato menzionato perfino dallo storico Franco Cardini nel programma Rai Storia come di un film attendibile e che illustra con sufficiente aderenza le lotte tra cristiani e musulmani nella Spagna dell’epoca, malgrado alcuni inevitabili concessioni al gusto epico. Una di queste è che i musulmani almoravidi vengono presentati come una serie di barbari ignoranti, mentre era vero il contrario (e, ovviamente, sono tutti “brutti e cattivi”).

La scena del combattimento in singolar tenzone mi è servita come spunto per una delle mie scene ne La colomba e i leoni, perché davvero se le danno di santa ragione, con gran frastuono metallico di spade e scudi, tanto che le armature sembra debbano andare in mille pezzi. Vi consiglio di però di guardare il film con un occhio chiuso quando è presente Sophia Loren: la sua recitazione è N.C. = Non Classificabile.

Per questo film ho scelto la colonna sonora, che potete ascoltare cliccando sul seguente link.

***

Sono giunta alla fine di questa mia fatica. Naturalmente ci sarebbero molti altri film che meriterebbero di essere inseriti, come ad esempio Braveheart. A voi piace questo periodo storico e vi piacciono i film cosiddetti in “costume”? Avete visto alcuni di quelli che menziono?
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20 commenti:

  1. Lo "storico" non è il mio genere, però "L'armata Brancaleone" e "Non ci resta che piangere" sono due pellicole che, per me, stanno una spanna sopra a tutti :)

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    1. Quanto ho riso con l'Armata Brancaleone... ! :-D

      Per il secondo ho cercato la scena di loro due che spiegano a Leonardo come costruire un treno e le rotaie ("con due sbarre di ferro... ma luuunghe!"), ma non l'ho trovata.

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  2. Adoro quando parli di cinema! Non ho visto né L'ultimo cavaliere né Il cid. Di Robin hood e Le crociate non ho un gran ricordo (in generale Ridley Scott è un regista che mi sembra aver perso il tocco magico delle sue prime pellicole di fantascienza, attestandosi su un deprimente "si lascia guardare"). Brancoleone e Non ci resta che piangere sono fenomenali!

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    1. Ridley Scott è molto altalenante, quello è vero. Ci sono stati dei film in cui era irriconoscibile, specie le pellicole un po' leggere. Il suo ultimo film "Exodus", oltre ad essere riuscito nell'intento di irritare intere comunità, pare sia proprio inguardabile.

      Tuttavia "Robin Hood" e "Le Crociate" mi sono piaciuti, nel loro insieme. Invece non mi era piaciuto per niente il "Robin Hood - Il principe dei ladri" Kevin Reynolds, con Kevin Costner nella parte di Robin Hood.

      In "Non ci resta che piangere" ho riso anche molto quando i due escono di casa per la prima volta, muniti di calzamaglie bicolore e super-attillate, e Massimo Troisi si vergogna talmente tanto che cammina curvo, cercando di nascondersi le parti basse.

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    2. Il Robin Hood di Costner l'ho visto da bambina. È una baraccata, ma ci sono affezionata. In più, se un film non ha pretese di storicità, sono molto più indulgente rispetto a film che si presentano in modo più serioso e poi non mantengono le aspettative (eh, sì, ho un po' il dente avvelenato con il signor Scott per svariati film visti al cinema con l'impressione di aver buttato via i miei soldi). Cambiando epoca, oggi ho (ri)visto con i ragazzi Master and Commander e ogni volta trovo adorabile il fatto che gli attori manovrino davvero una nave vera e tutta la minuzia che hanno usato per ricostruire la vita di bordo. Se vuoi fare un film storico, secondo me, parti da lì, dal mettere le galline dove c'erano le galline e i ragazzini a combattere, anche se oggi sembra un'impossibile barbarie.

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    3. E' vero che quando si va al cinema e si ha l'impressione di aver buttato via i soldi... una volta passi, ma quando la cosa si ripete... grrrr!!!

      Ahhhh (sospiro), "Master and Commander" è un film davvero fatto a regola d'arte. Infatti il regista è un maniaco dei particolari, e la cosa si nota eccome. Io l'ho visto tre volte, e mi sono anche goduta la versione in inglese: una meraviglia, scoprivo sempre nuove chicche. Gli attori sono superlativi, a partire da Russel Crowe; e Paul Bettany è semplicemente adorabile nella parte del dottore. Tra l'altro il film mi ha fatto leggere anche tutti i libri della serie, anche se con tutti quei termini marinareschi antichi capivo poco in alcuni punti.

      Purtroppo sì, non ci si rende che che i bambini erano (e sono, in alcune parti del mondo) carne da macello.

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    4. Sì, anch'io ho letto i libri dopo il film e, rivedendolo, ho adorato in fatto che un sacco di cose siano state taciute, ma non tagliate. Il dottore è la punta dell'iceberg rispetto al personaggio dei libri, ma ci sono tanti piccoli accenni, come quando si massaggia le mani prima di suonare, un paio di commenti sui servizi segreti che fanno capire che è proprio lui...

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    5. Nei libri mi aveva colpito molto anche il fatto che la nave era come una famiglia, con pregi e difetti, e l'affetto che molti marinai nutrivano per il dottore. Anche che fosse ripetuta la rigida gerarchia sociale della terraferma.

      Mi hai fatto venire voglia di scrivere un post su "Master and Commander", magari nel prossimo dedicato al cinema.

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    6. Ti andrebbe di farlo a quattro mani? È un film che adoro. Ci ho scritto una tesina per il corso di critica cinematografica, una vita fa. Potremmo dividerci gli aspetti, cinematografico, storico, rapporto con i libri etc, come più ti piace.

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    7. Uh, grazie, ma non mi sento certamente alla tua altezza. Magari potrei concentrarmi sui personaggi, colti nella loro individualità e nel loro insieme sociale e gerarchico, e sulle interazioni tra di loro.

      Che ne pensi? Sarebbe un'ottima occasione per riguardarlo; anch'io è un film che adoro, lo rivedrei non so quante volte.

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    8. Magari ci mettiamo d'accordo via mail? Giovedì finiscono le lezioni e, dopo gli scrutini, dovrei avere un po' più di testa...

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    9. OK, senza fretta. Prendiamoci tutto il tempo. Buoni scrutini!

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  3. Ricordo un Robin Hood crepuscolare, con Sean Connery e Audrey Hepburn. Si intitolava "Robin e Marian", credo fosse degli anni Settanta. Di quelli menzionati ne ho visto alcuni, di certo l'armata Brancaleone è uno dei grandi film del cinema italiano.

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    1. Grazie per il commento, Marco. Sì, avevo visto anch'io il film che menzioni. Loro due sono anziani, e si ritrovano dopo moltissimo tempo in un'Inghilterra piuttosto mal ridotta.

      Sicuramente il mito di Robin Hood alimenta sempre nuove idee e punti di vista. Il bello è che non si è nemmeno sicuri sia esistito (almeno non nei termini della leggenda)!

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  4. "Le Crociate" mi è piaciuto molto, e direi che questo vale anche per tutti i personaggi principali. A pensarci (ma solo perché me lo hai fatto notare tu), è vero che Orlando Bloom non ha una grande mimica, ma ho apprezzato anche lui, e non per motivi extra-film! Anche questa versione di Robin Hood è ben riuscita. :)
    (Bello non parlare soltanto di scrittura!)

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    1. Grazie di essere passata! :-)

      A me il cinema piace moltissimo in generale, indipendentemente dal fatto che sia storico o meno, e lo trovo un ottimo allenamento per arricchire anche la scrittura. Sono come vasi comunicanti: l'osservazione di un film contribuisce a migliorare il nostro processo mentale per costruire personaggi, ambientazioni e dialoghi.

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    2. Di questo sono convinta anch'io. Mi capita, a volte, di sentirmi bloccata con la scrittura e accorgermi che sono in astinenza da immagini. A quel punto mi viene voglia di vedere dieci film uno dopo l'altro. (Se ti dicessi quanti film ho visto negli ultimi dieci anni... ma non te lo dico! ;) )

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    3. No, non puoi gettare il sasso e nascondere la mano! A questo punto dimmelo, anche in separata sede... A proposito di separata sede, sto giusto rispondendo alla tua ultima mail. ;-)

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    4. Aargh... intanto conto! ;) ("Aargh" per il conto, "hurray" per la separata sede.)

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    5. Allora aspetto il conteggio finale! Fai con calma, mi raccomando...

      Se poi vai sulla mia pagina Facebook, ho inserito i due o tre film che ho visto nella mia vita. Forse ne mancano ancora un paio, ma solo perché Facebook non ha certi film d'essai. ;-)

      Elimina

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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