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"La Storia siamo noi."


sabato 14 maggio 2016

Il Settecento in Francia: ombre e luci di un secolo

La copertina del libro
edito da Sellerio
Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l’epoca della fede e l’epoca dell’incredulità; il periodo della luce, e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l’inverno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi; eravamo tutti diretti al cielo, eravamo tutti diretti a quell'altra parte. A farla breve, gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni che li conoscevano profondamente sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo.

Lo splendido incipit del romanzo Le due città di Charles Dickens mi è venuto in mente nel leggere la gustosa

  Guida pettegola al Settecento francese

di Francesca Sgorbati Bosi, oggetto della mia recensione. Questo secolo ammalato e ricco di contraddizioni, che si trascina tra fasti, sperperi, frivolezze, miserie e retaggi feudali, e nuovi fermenti politici e filosofici, si conclude infatti con lo scoppio del più travolgente evento storico europeo, la Rivoluzione Francese. Si tratta di un evento le cui ripercussioni sono avvertibili ancora oggi, che piaccia o meno, esattamente come si percepiscono ancora le vibrazioni dell'immensa esplosione cosmica che diede vita al nostro universo.

Nell'introduzione al volume l'autrice illustra come molti fenomeni tipici della nostra società si siano sviluppati pienamente proprio nel Settecento,tra cui la moda, o la depressione intesa come il male di vivere e, di conseguenza, l'utilizzo di animali esclusivamente di compagnia. La rivoluzione sessuale non nasce nel '68, ma nel secolo dei Lumi, e non è esclusivo appannaggio dell'aristocrazia, ma anche della borghesia e del popolo. Dato che il matrimonio è un contratto tra le parti, perlomeno nelle classi sociali più alte, è raro che vi sia il sentimento dell'amore a fare da collante; e dunque l'adulterio si vive quasi come una naturale conseguenza, con la differenza che nell'uomo è esibito con ostentazione, nella donna è bene che sia consumato dietro le quinte.

Sulle avventure galanti e sui legami, che si annodano e si disfano con estrema disinvoltura, si fa del gran pettegolezzo, cosa che va di pari passo con l'evoluzione del linguaggio. Ma è nel Settecento che il gossip raggiunge vette di perfidia e di raffinatezza estreme, diventa una vera e propria arte. Nonostante la severa censura regia sulla stampa, le chiacchiere circolano in abbondanza, cominciando dai venditori ambulanti per arrivare alle persone di servizio, numerose anche nelle famiglie più modeste... e, via discorrendo, nei mercati, nelle piazze, nei caffè e nelle osterie, e ovviamente nei salotti. Le notizie vengono stampate su giornali clandestini, sui libelli e addirittura cantate in strada da musicanti girovaghi. Al discredito della regina Maria Antonietta, e della famiglia reale, contribuiranno non poco i libelli e la stampa pornografica che circola sottobanco. 

Lettura di Molière in un salotto letterario del '700, 
opera di Jean-François de Troy
Ma questo secolo è anche il periodo delle memoria, dei ricordi, delle confessioni, delle confidenze, dei diari, delle corrispondenze e di famosi epistolari, come quello di Madame de Staël. La conversazione nei salotti non è solamente un tagliarsi i panni di dosso, per noia e per passatempo. Nei luoghi dove si riuniscono le menti migliori, diventa un modo per parlare di politica e letteratura, e far brillare il proprio esprit e coltivare la propria politesse con la stessa lucentezza di un diamante prezioso. Nei salotti si conversa di argomenti colti, ma ci si diverte anche con battute e motti di spirito.

Dopo l'introduzione, inizia la vera e propria guida, organizzata per capitoli, su argomenti in ordine alfabetico. Dopo una breve introduzione all'argomento specifico, possiamo quindi leggere autentici pettegolezzi, aneddoti, ricordi, aforismi, stralci, scambi di battute, giudizi, descrizioni e resoconti. Qui a volte la lettura si fa un po' faticosa, in quanto non si conoscono molti nomi di quei protagonisti della vita mondana. Tra i molti temi, ne scelgo qualcuno tra i più interessanti e che servono anche a smontare molti stereotipi non solo sul secolo, ma su alcuni personaggi da tutti ben conosciuti come Rousseau e Voltaire e sul loro reale pensiero a dispetto delle loro sbandierate teorie. Il che è uno dei massimi pregi di questa guida. E in cui viene dimostrato con grande evidenza che l'incipit di Dickens sugli estremi opposti è davvero un esemplare ritratto del Settecento.

In A come... adulterio, amanti, amore, leggeremo quindi che Parigi diventa il luogo del lusso e dell'amore, anche se leggi antichissime castigano le donne che si abbandonano alle gioie del sesso prima e dopo il matrimonio. E, tuttavia, una domanda che l'autrice si pone in tutta la guida è: come possono i sudditi essere di costumi morigerati, quando nelle corti e nei letti reali si avvicendano amanti di ogni età e stato sociale, infilate dagli stessi parenti delle giovani, onde trarne poi profitto, cariche e vantaggi? Non per niente il Settecento è il secolo dei grandi seduttori. Gli attori, i cantanti e i ballerini sono bollati come anime perdute per la Chiesa, a meno che non ripudino la loro vita "dissoluta" durante la confessione prima dell'estrema unzione; per loro persino battezzare i figli costituisce un problema. Eppure a Parigi si adora il teatro, al punto che i parigini se lo fabbricano in casa, allestendo una sala allo scopo, e recitando loro stessi con passione. 

La giovane istitutrice di Jean Siméon Chardin,
fine XVIII secolo,
Che dire del capitolo sull'Educazione? Un editto reale del 1698 sotto Luigi XIV (il Re Sole) dispone che in tutte le parrocchie si nominino maestri e maestre per insegnare ai bambini il catechismo, a leggere e a scrivere. Si istituisce quindi la prima forma di scuola dell'obbligo, e la si affida alla Chiesa. In linea generale, persino ai bambini poveri delle campagne è quindi consentito di avere un'istruzione di base. In una lettera del 1766 Voltaire, il filosofo cui si ispirano tanti rivoluzionari, scrive invece: "Mi sembra necessario che ci siano straccioni ignoranti. ... Non è l'operaio che bisogna istruire... quando il popolino si mette in testa di ragionare, tutto è perduto..." E l'altro peso massimo del periodo, il filosofo Jean-Jacques Rousseau, è il ben noto autore di Emile, un trattato sulla pedagogia del fanciullo sulla purezza e la bellezza dell'infanzia, e la sua innata saggezza. Eppure abbandona i suoi figli, uno dopo l'altro, in orfanatrofio. Di nuovo: secolo di contraddizioni lampanti tra il dire e l'operare.

A proposito di Figli... se il matrimonio tra classi alte è un contratto, naturalmente i figli sono la conseguenza obbligata di tale contratto. Le gravidanze sono frequenti per mancanza di metodi contraccettivi, anche se sembra che comincino a circolare le prime rudimentali forme di preservativo, e anche perché la mortalità infantile è altissima specialmente nei primi anni. Quindi l'abbondanza di figli assicura la continuità della stirpe, e la trasmissione ereditaria del patrimonio, a patto che si dia alla luce un maschio. I rapporti tra i genitori e i figli sono improntati alla deferenza e alla formalità da parte dei secondi, che si rivolgono ai primi con gli appellativi di monsieur e madame. Solo i poveri allattano i propri figli, per gli altri si chiama una balia.

Moda francese maschile e femminile
nel Settecento.
Un'altra manifestazione rende molto bene l'idea di quello che fu questo secolo: la moda. L'espressione à la mode nasce proprio allora ed è l'abbreviazione di à la moderne. Ogni abito possiede una quantità di stoffa, nastri, orpelli, diamanti davvero smisurata a seconda dell'evento in cui deve essere sfoggiato. Nascono varie categorie imprenditoriali, come sarti, modiste, parrucchieri, calzolaie, merlettaie, profumieri, ciascuno con le proprie creazioni esagerate. Le acconciature della regina Maria Antonietta ne sono l'esempio più lampante. Chiare d'uovo e sciroppi di zucchero vengono usati per tenere in piedi acconciature gigantesche, altissime, come quella celeberrima della regina in cui viene infilato un piccolo veliero in precario equilibrio sulla sommità. Nei finti sono posizionati sul viso e sulla scollatura per lanciare dei messaggi in codice a seconda della loro posizione, ma anche per nascondere le cicatrici lasciate dal vaiolo.

Chiudo citando l'ultimo argomento del libro: Spettri. Ebbene sì, è proprio nel secolo dei Lumi, nell'età che guarda alla scienza e al raziocinio come allo strumento principale per debellare la credulità popolare, che prende forza e si diffonde la paura del vampiro. Casi di sterminatori in remote località, relazioni di medici che attestano di aver scoperchiato tombe e trovato cadaveri stranamente floridi, la leggenda della Bestia del Gévaudan, apparizioni di fantasmi... tutto concorre ad aumentare quello che i philosophes, gli scienziati e gli enciclopedisti ritenevano pura superstizione. Non solo essi escono sconfitti dal confronto, ma il racconto fantastico o romanzo gotico prende l'avvio proprio in questo periodo con opere come Il diavolo innamorato di Cazotte (1772), solo per menzionare un autore francese.

Spettri e vampiri a parte, ogni cosa è comunque un protratto inno al piacere, alla gioia di vivere, alla noia e allo sperpero, all'indifferenza e alla convinzione che quell'estate si sarebbe perpetuata in eterno. Eppure, come dice il conte di Ségur in riferimento al fascino esercitato dalle nuove idee dell'Illuminismo sulle classi nobili: "Noi giovani aristocratici francesi, senza rapporto con il passato e senza preoccupazioni per l'avvenire, camminavamo gioiosi su un tappeto di fiori che nascondeva un abisso." Così nastri, merletti, nei finti, belletti, collane di diamanti, piume, passamanerie... tutto viene travolto e spazzato via dalla tempesta rivoluzionaria. La rivoluzione scoppia nel 1789, ma viene lungamente preparata, direi quasi coltivata, sotto il regno degli ultimi tre sovrani. Le parrucche incipriate lasciano dunque il posto all'incalzare dei berretti frigi, ai sanculotti e ai sacerdoti della dea Ragione che, con la ferocia del Terrore, purificano tutti gli eccessi dell'Ancien Régime a colpi di ghigliottina.
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32 commenti:

  1. Sempre interessanti e colti i tuoi interventi. Ricchi di spunti di riflessione.Quanta qualità di pensiero e di lavoro non viene adeguatamente compensata? Ma spero per te non sia così! Non sapevo che a la mode derivasse da à la moderne!

    Andrea Nikolaevic Ruffolo

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    1. Ciao Andrea, sono contenta che tu l'abbia apprezzato e grazie del commento che hai lasciato. Secondo me il Settecento è un altro secolo ricco di stereotipi, esattamente come accade per il Medioevo. Ad esempio, sapevo che Rousseau avesse abbandonato i figli in orfanatrofio, ma le opinioni di Voltaire sull'educazione delle classi popolari sono state una vera doccia fredda. Tanto perché stiate tutti in campana, questo è il primo di una serie di post sul Settecento in generale, e la Rivoluzione in particolare.

      P.S. Nessuno mi paga, ahimè. Non ho nemmeno messo della pubblicità sul blog, mi sembra che dia fastidio e allontani i lettori.

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  2. Bello questo articolo. Combinazione vuole che io abbia citato proprio ieri "il racconto di due città" di Dickens come il romanzo perfetto nel rispondere alle domande del Liebster di Nick Parisi. Non conoscevo questo libro, quindi grazie per l'informazione. In linea generale, il settecento, nella sua conclusione, ha segnato la svolta per la vecchia Europa. Direi che l'illuminismo possa tranquillamente considerarsi come l'unica, la più grande rivoluzione culturale di tutti i tempi. Anche questo post me lo sono "pappato". Eeeh che vuoi farci, sono un fine dicitore :) Brava Cristina.

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    1. Grazie del commento, Massimiliano. :-) E che bella combinazione la tua citazione su "Il racconto di due città" di Dickens. Sono curiosa però: come mai lo ritieni il romanzo perfetto? Forse però faccio prima ad andare sul blog di Nick Parisi. Io ricordo che lo lessi da ragazzina ed ero già infatuata di Rivoluzione. Sulla scena finale piansi come un vitellino.

      Nel leggere questo saggio, ho proprio colto con evidenza i contrasti nel secolo. Attualmente sto rileggendo "La vita quotidiana durante la Rivoluzione" e, al di là delle informazioni che mi servono per il mio nuovo romanzo, individuo a ogni pagina con agghiacciante evidenza i germi del futuro totalitarismo.

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    2. Grazie a te per la dritta. Sempre bello conoscere cose nuove. In merito all'attribuzione di perfezione che do al romanzo di Dickens, del tutto opinabile e personalissima, posso dire che ho trovato una sapiente dose di storia, critica sociale, sentimento, stile narrativo e prosa, che all'epoca mi lasciarono ammirato. Ovvio che è necessario contestualizzare tutto, è un romanzo dell'ottocento. In merito alla tua lettura de "La vita quotidiana durante la Rivoluzione", posso dire che faccio anche io così, da amante della storia del tutto autodidatta (con una predilezione per il periodo della Roma Repubblicana), ho bisogno di sapere come parlavano, come si vestivano, le abitudini quotidiane ecc. Bello, di nuovo complimenti.

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    3. Hai ragione quando dici che bisogna contestualizzare il tutto, lo sguardo di uno scrittore che ripercorre avvenimento a ritroso è sempre e inevitabilmente falsato dalla propria epoca e anche dal messaggio che vuole lanciare. Tanto per farti un altro esempio, a gennaio lessi "La Ca' di Can" di Carlo Tenca, un contemporaneo di Manzoni che, come lui, interpretava avvenimenti di metà del 1300 con la sua ottica risorgimentale.

      Comunque, se ti piace la Roma repubblicana, ti consiglierei di dare un'occhiata al sito "Talento per la Storia" che trovi qui nel blogroll. E' gestito da Andrea Rocchi e parla di Storia a tutto campo, ma ci sono moltissimi articoli sull'antica Roma. :-)

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  3. Credo proprio che se mi capiterà a tiro leggerò questo libro. Il '700 non è il secolo che mi affascina di più, ma proprio per le sue contraddizioni è ricco di interesse, oltre a essere per certi versi alla base del nostro presente.

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    1. Grazie mille del commento. In effetti è abbastanza difficile persino per gli storici giudicare un periodo che è appena dietro l'angolo in termini temporali. Ma è indubbio che sta avendo ripercussioni sul modo in cui viviamo e sulla maniera in cui ragioniamo.

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  4. I saggi che esplorano le curiosità, la mentalità, i "vizi" di un periodo storico sono godibilissimi *__* Lo segno, assolutamente da leggere!
    Mi ero anche ripromessa di leggere finalmente L'armata dei sonnambuli del collettivo Wu Ming e questo post mi ha sollecitato... quasi quasi o.O
    Attendo con entusiasmo i prossimi post ^_^
    Buona domenica Cristina! ^^

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    1. E' proprio così, Glò, questi saggi ti fanno immergere nell'epoca storica come se facessi un mini-viaggio sulla macchina del tempo! Ad esempio ho ritrovato in pieno l'uso tagliente che facevano del linguaggio per insultarsi con la massima perfidia, e senza nemmeno una parola "fuori posto", le frasi a doppio senso e a tasso altamente erotico e quella bella dose di ipocrisia per cui occorreva mantenere linda la facciata mentre dietro le quinte c'era un autentico verminaio.

      "L'armata dei sonnambuli" l'aveva letto una mia amica e commentatrice abituale, lo volevo leggere anch'io. Mi aveva detto che come sperimentazione era molto interessante, ma altri aspetti l'avevano lasciata perplessa.

      Buona domenica anche a te! :-)

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  5. Già il titolo attira la mia attenzione: "guida pettegola" è grandioso, riferito alla serietà di un periodo storico che io non amo molto: queste corti piene di ipocrisia, queste parruccone e questi vestiti pacchiani che tante volte nascondevano la cattiva igiene delle persone. È bellissimo rivisitarne le caratteristiche per argomenti: l'affermazione di Voltaire, l'esistenza delle balie, i nei come messaggi in codice. Però, che "rivoluzione", poi, la Rivoluzione!

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    1. Ciao, Marina, grazie di essere passata. :-) All'epoca il pettegolezzo era una vera e propria "arte", se così si può definire un'attività che non amo affatto. Queste classi sociali costituite dall'aristocrazia e dall'alto clero non facevano assolutamente nulla di utile per il loro paese, se non oziare, organizzare banchetti e feste! A partire dal re Sole in poi, era tutto molto di facciata, come se vivessero in un enorme teatro dove tutti quanti recitavano una parte. Uno dei motivi della Rivoluzione era stata l'esasperazione di fronte ai continui scandali, alla corruzione e alla mancanza di morale. Un libro rappresentativo, in questo senso, e che considero un capolavoro è "Le relazioni pericolose" di Choderlos de Laclos. Dall'esigenza di purificazione al bagno di sangue il passo, purtroppo, era stato breve.

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  6. La francia del Re Sole mi ha sempre affascinato come periodo, soprattutto dal punto di vista artistico. Penso soprattutto alle "Fiabe alla corte del Re Sole" o alla splendida musica di Lully.
    Il periodo successivo mi sta un po' meno simpatico, perché fa da preludio all'ascesa della borghesia, alla rivoluzione industriale, all'avvento della civiltà del rumore.
    Come ha scritto il ribelle (ma non rivoluzionario) Arthur Rimbaud: "Al servizio del più mostruoso sfruttamento militare o industriale... avremo una filosofia feroce; ignoranti per la scienza, furbi per le comodità; e creperemo per il mondo che avanza". Grande profeta!

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    1. Aggiungo che non mi stupisce che il secolo dei lumi abbia coinciso con la diffusione delle leggende sul vampirismo e con la nascita del romanzo gotico. Come ha giustamente scritto qualcuno: "Il sogno della ragione genera mostri" ^_^

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    2. Ciao, Ivano, bentornato dal fine settimana! Ogni volta che leggo questi saggi sul periodo, mi impressiona vedere quanta violenza abbia generato il passaggio a un'epoca ancora gravata di retaggi feudali a una più moderna. Stavo dicendo in un commento più sopra che nella vita quotidiana della Rivoluzione si vedono con grande evidenza i germi della dittatura. Un esempio su tutti, in attesa di un'eventuale recensione: nel primo anniversario della presa della Bastiglia nel 1790 si era organizzata una grande festa in tutta la Francia, e tutti indossavano volentieri una coccarda appuntata al bavero. Già l'anno successivo c'era l'obbligo di metterla sempre, o si veniva sospettati di controrivoluzione.

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    3. Il merito della Rivoluzione Francese è in sé, gli aspetti deteriori dei vari comportamenti umani sono conseguenziali e inevitabili. L'uomo è fallace. Il valore è nell'affermazione del valore dell'uomo in quanto essere senziente e in grado di auto determinarsi, scevro dal controllo di un qualche monarca "unto dal Signore" o di una Chiesa che controlla i destini degli individui. La ragione, l'illuminismo, l'uguaglianza, la libertà, tutti concetti che noi diamo per scontati, segnarono una svolta paragonabile alla tettonica delle placche. Non ridurrei nemmeno il concetto di borghesia associandolo al suo aspetto deteriore dato dall'imborghesimento che è altra cosa. Dal feudalesimo, dalle monarchie assolute si è passati al concetto di Stato retto dal lavoro dei suoi cittadini, non più come servi della gleba ma come fautori del bene comune e di se stessi, si è immaginato un sistema sociale dove per la prima volta l'uomo, a prescindere dalle origini più o meno nobili, poteva costruirsi il suo angolo di paradiso, dove i doveri avevano come contro altare dei diritti. Ovvio che molte delle promesse siano state poi tradite, ma l'altissimo valore dell'età dei lumi rimane un faro per le democrazie. Le grandi idee e i grandi valori sono pietre miliari, poi, siamo noi esseri umani a far danno. Ci sarebbe da discutere per ore. Quello che dice Ivano su Rimbaud è vero, il fatto è che quel grande è nato dopo 65 anni dalla presa della Bastiglia, 65 anni di Bonapartismo, di Restaurazione, di tutti quegli accadimenti storico-politici che ben conosciamo. Sono sicuro che se Rimbaud avesse avuto vent'anni nel 1789 sarebbe stato sotto le mura del simbolo della tirannia a gridare abbasso il re insieme al suo compagno di baldorie Verlaine.

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    4. Che bellezza questo tuo commento, Massimiliano! In pratica hai scritto un intero post... non è che stai già preparando un guest-post per me? ;-)

      E hai ragione, ci sarebbe da discutere per delle ore sull'argomento. La Francia era come un corpo gravemente ammalato e sottoposto dai medici a cure drastiche (in campo sociale, religioso, economico, politico...), che reagì on grandi febbri convulsive al trattamento. Quello che è evidente in questi saggi storici e biografie è la grande velocità, quasi una contrazione temporale, con cui questo processo venne condotto a termine: in quattro anni si consumò qualcosa di esaltante e di tragico nello stesso tempo. Io la considero "La fatalità" della Storia, in un certo senso.

      In merito ai diritti che diamo per acquisiti, basti sapere che prima della Rivoluzione vigeva ancora il supplizio della ruota: un supplizio orrendo dove al condannato venivano spezzate le braccia e le gambe e veniva lasciato ore, a volte giorni, ad agonizzare su una ruota che molto spesso veniva fatta girare a discrezione del sadismo del boia. Non è un caso che, nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, viene messo come uno dei primi punti non solo il diritto alla libertà, ma la ricerca della felicità sul modello della Carta americana.

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    5. Vero, verissimo. Il valore di quell'immane rivoluzione è proprio questo, per la prima volta si parla di patto sociale, non semplicemente di carità o condiscendenza del potere. Ricerca della felicità senza le implicazioni di derivazione giudaico cristiane o delle altre religioni monoteiste. (non credo che sia un caso l'attacco furioso avvenuto recentemente a Parigi, a livello simbolico ci sono tutte le caratteristiche del desiderio di annientare la visione laica della società). Secoli di assolutismo e salta fuori un gruppo di pazzi che come nella famosa canzoncina (ricordi?) dicono: "dammi tre parooole..." e ti tirano fuori LIBERTA', UGUAGLIANZA, FRATELLANZA. Concetti non più lasciati al buon cuore dei governi, ma sanciti per legge e indicati come valori fondanti della società civile. Poi, che la strada sia ancora lunga … bè, questa è tutta un'altra storia. Ho rubato spazio, chiedo scusa, non volevo fare pippotti.

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    6. In realtà, Massimiliano, le parole di Rimbaud che ho citato sopra lui le ha riferite esplicitamente ala democrazia, che stava diventando allora la forma dominante di governo in Europa. Proprio questa ascesa della democrazia, insieme al suo profondo diprezzo del Cristianesimo, lo fece decidere per l'abbandono dell'Europa in favore dell'Africa.

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    7. @Massimiliano, fossero tutti così i pippotti! ;-)
      L'altra cosa che mi ha sempre colpito di queste persone è che morirono tutte giovani. Robespierre e Danton avevano trentasei anni, Desmoulins trentaquattro, la moglie Lucile ventiquattro. Come candele che bruciassero furiosamente da entrambi i lati.

      @Ivano: Rimbaud è stato uno dei poeti della mia giovinezza, quando mi atteggiavo a "decadente". Baudelaire, Rimbaud e Verlaine erano la triade che veneravo.

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    8. Certo Ivano, è quello che ho detto, ogni cosa va contestualizzata, lui era figlio del suo tempo, perdona la mia concezione Adleriana, sono sicurissimo che se fosse nato qualche decennio prima il suo spirito libero e ribelle non avrebbe potuto rimanere impassibile di fronte alla nefandezza pre rivoluzionaria. Il deterioramento dei principi rivoluzionari sono evidenti, credo di aver sottolineato la deriva che quei valori presero di li a poco. Le democrazie contemporanee a Rimbaud, o le monarchie "illuminate" incominciavano le prime guerre improntate non all'espansionismo territoriale ma al monopolio economico, vedi ad esempio la guerra di Crimea, di cui tra l'altro il padre del nostro era reduce. Ovvio il rifiuto di quello stato di cose da parte di un anima tormentata come la sua. Ho parlato di pietre miliari e di percorsi storici, non di traguardi o di soluzioni definitive raggiunte. Noi siamo figli di tutto ciò. Ho una visione dinamica e conseguenziale della Storia, non dogmatica e nemmeno iconografica. Se non Vichiana, quanto meno Eraclitiana, Panta Rei.

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    9. Grazie Cristina, ho sempre timore di risultare invadente. Forse lo sono.

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    10. Mi piace questo confronto tra voi. :-)

      @Massimiliano, non ti considero invadente! Un blog è un luogo anche per dibattere e avere delle idee cui nessuno, magari, aveva pensato prima. Non mi ricordo se te l'ho chiesto o se hai già risposto in altri commenti, ma, a parte la Roma repubblicana, da quali periodi storici ti senti più attirato?

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    11. Grazie Cristina, poi interloquire in un blog come questo è una gioia, inoltre dibattere amichevolmente con un blogger che stimo tanto come stimo Ivano ancora di più. In merito alla tua domanda ho anche una vera e propria passione per le vicende legate al ventennio e alla seconda guerra mondiale. Non specificatamente l'aspetto bellico in se, trovo interessante lo sviluppo degli assetti socio politici. Altro periodo che gradisco approfondire è quello della cosiddetta guerra fredda. Purtroppo non ho compiuto studi storici e tutto è a livello amatoriale e assolutamente da autodidatta. In generale amo tutto ciò che e storia, mi arrangio da solo con i saggi di Le Goff, Carcopino,De Felice, Cipolla, De Rosa ecc.. ma ti ripeto senza i necessari termini di paragone che solo una formazione accademica ti può dare.

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    12. Grazie di aver soddisfatto la mia curiosità, Massimiliano.

      Per quanto riguarda il ventennio, ho recensito su questo blog un paio di romanzi editi da Graphofeel, una casa editrice che ha una collana dove ripubblica opere del periodo. Te li segnalo. Io li ho trovato molto interessanti perché ti danno uno spaccato sociale, pur con due stili e generi totalmente diversi.

      Il primo è, difatti, un romanzo erotico di Guido Da Verona, "Cléo Robes et Manteaux", morto suicida: http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it/2014/08/romanzo-erotico-di-un-dandy-del.html

      Il secondo è un romanzo di formazione, "Fantasia di mandorli in fiore" di Lucio d'Ambra, uno scrittore già più "allineato" del precedente:
      http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it/2014/11/fantasia-di-mandorli-in-fiore-un.html

      Per quanto riguarda la Seconda Guerra Mondiale, avevo letto con piacere ed emozione le lettere, le cartoline, i telegrammi dei prigionieri italiani nei cosiddetti campi dimenticati, cioè quelli in Africa o in Oriente, visto che mio padre aveva combattuto in Africa. Il titolo è "Verrà pure quel giorno" e lo trovi sempre sul blog:
      http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it/2013/09/verra-pure-quel-giorno-testimonianze-di.html
      Tutte le recensioni sono piuttosto brevi e quindi di rapida lettura.

      Io comunque non sono laureata e in Storia ho quindi una formazione da autodidatta, come te. Il giorno in cui potrò finalmente riposarmi e andare in pensione, ho già deciso comunque di iscrivermi a Storia Medievale. :-)

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    13. Grazie Cristina, guarderò volentieri i post che mi segnali. Intanto ti rinnovo i complimenti per questo, a presto.

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  7. E' sempre interessante mettere un periodo del passato sotto la lente d'ingrandimento (per me, interessante ora che l'ho capito!). "Un tappeto di fiori che nascondeva un abisso" è una bellissima immagine, molto evocativa.

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    1. Ciao, Grazia! A me piace molto investigare quello che era la vita quotidiana. Ad esempio, si capiva molto bene la differenza nelle classi sociali solo esaminando il tipo di pane che mettevano in tavola le famiglie.

      La frase che ho menzionato nel post è famosa: il fatto è che molti giovani aristocratici erano entusiasti delle nuove idee e, in un certo senso, si erano scavati la fossa con le loro mani.

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  8. Ma senti 'sto Voltaire!...Hai ragione Cristina, una vera doccia fredda! Complimenti, il tuo articolo è talmente stuzzicante che lascia pregustare tutte le delizie promesse dalla "Guida pettegola". Sarà sicuramente uno dei miei prossimi acquisti. Grazie, come sempre. :)

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    1. Buongiorno, carissima! Sì, oltretutto Voltaire è il mio mito, più di Rousseau oserei dire. Anche se si tratta di corrispondenza privata, considero la frase piuttosto grave... anzi, a maggior ragione. Probabilmente oggi lo beccherebbero in un "fuori onda" o in una conversazione a tu per tu, a microfono acceso. ;-)

      Grazie a te per il commento. Ci saranno altri articoli su saggi dedicati alla Rivoluzione, vi verrò a noia!

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QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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