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mercoledì 7 dicembre 2016

Il Caffè della Rivoluzione: Un calendario da mal di testa / 4





La fine dell'anno si avvicina a grandi passi e anche in questo caffè rivoluzionario non si può non parlare di calendario. Sì, ma di un calendario molto particolare, che nasce per l'appunto nel 1793. Il 20 settembre 1793 il matematico Romme propone alla Convenzione - ovvero l'assemblea dei deputati - di riformare completamente il calendario, troppo tradizionale e troppo collegato alla religione cattolica. L'anticlericalismo in Francia sta toccando l'apice, e quindi la proposta è subito accolta con entusiasmo.

Niente più santi da calendario, dunque. Infatti la riforma prevede che gli anni siano calcolati a partire proclamazione della Repubblica, cioè il 22 settembre 1792, quindi con effetto retroattivo, mentre i mesi e i giorni saranno distinti da numeri (rispettivamente da 1 a 12 e da 1 a 30). Il poeta e commediografo Fabre d'Eglantine, qui in un ritratto dell'epoca, tempererà l'aridità del calendario matematico con un tocco di poesia. Quindi i mesi riceveranno nomi che si ispirano alle attività agricole o alle caratteristiche atmosferiche e collegate alla terra: quindi ci sarà Vendemmiaio, Brumaio, Frimaio, Nevoso, Piovoso, Ventoso, Germinale, Floreale, Pratile, Messidoro, Termidoro, Fruttidoro.

Ogni mese è diviso in tre decadi, e ogni decadì (decimo giorno) è considerato festivo in sostituzione della domenica. Infine, dal momento che 12 mesi di 30 giorno ognuno fanno un totale di 360 giorni, sono introdotti 5 "giorni sanculottidi" (6 per gli anni bisestili) in modo da far tornare i conti.

Tutto chiaro sulla carta e a tavolino, naturalmente. Ma il popolo, ancora affezionato alla scansione settimanale, alle feste con i santi, ai riti agricoli e alle domeniche come giorni dedicati al riposo e alla Messa, non riesce a fare i calcoli, s'imbroglia e si confonde facilmente. Ragion per cui molti continuano a seguire il metodo tradizionale, specie nelle campagne e con buona pace della Repubblica. Infatti con il nuovo calendario la settimana lavorativa si appesantisce perché passa da sei giorni a nove... e quindi perché bisogna faticare tre giorni in più?




Durante il periodo in cui la decristianizzazione tocca l'acme, e quindi non ci sono nemmeno più le campane che suonano per chiamare alla liturgia, bande di ferventi patrioti aggrediscono le persone in mezzo alla strada, chiedendo a tradimento: "Che giorno è oggi, cittadino?" Se gli "intervistati" non sanno rispondere in modo corretto, gli energumeni passano alle maniere forti e cominciano a malmenare i poverini.

In conclusione, se fossi vissuta in quel periodo mi sarei presa una scarica di legnate un giorno sì e l'altro pure. Io e la matematica siamo due rette parallele che non s'incontreranno mai... al limite ci saluteremo dalle corsie opposte.

Questa mania di glorificare l'inizio dei regimi mi ha ricordato anche il sistema di computo dell'era fascista, che adottava come data di inizio quella del giorno successivo alla marcia su Roma del 28 ottobre 1922 e usando i numeri romani. Ma gli esempi sono innumerevoli.

***

Al di là delle stravaganze delle dittature... ai tempi dei nostri genitori, ad esempio, si imparava il catechismo a memoria, oppure le date di eventi e battaglie in Storia, cosa noiosissima. A voi vengono in mente ricordi astrusi collegati all'obbligo della memorizzazione, a scuola o in altre circostanze?


Fonte:
L'incorruttibile rivoluzionario che lasciò la testa sulla ghigliottina - Collana "I grandi contestatori": Robespierre - Mondadori

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26 commenti:

  1. Roba da non credere la faccenda dell'interrogatorio a sorpresa sul giorno!! Pazzesco a che punto si arrivi con le dittature, in qualsiasi epoca.
    Ho sempre detestato le cose da imparare a memoria però devo dire che in questo sono stata fortunata perché non avuto maestri o professori che assegnavano compiti simili, in pratica non conosco nessuna poesia a memoria. Non so però se sia una cosa buona o no...
    E' sempre un piacere leggere questa tua rubrica :)

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    1. Mi viene in mente anche l'epoca di Girolamo Savonarola, con i "fanciulli del frate" che andavano in giro per Firenze a controllare che le donne non fossero vestite in maniera troppo succinta o lussuosa! Del resto sono cose che succedono in ogni epoca.

      Io non ho mai fatto fatica a memorizzare le poesie, ma capisco che possa essere un autentico incubo!

      Grazie per l'apprezzamento alla rubrica. :-)

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  2. Però vuoi mettere la poesia nel dire che sono nata tra Floreale e Pratile, per non parlare di Brumaio, il mio preferito in assoluto?
    Sono sempre stata affascinata dal calendario rivoluzionario e qualche volta mi è capitato di maneggiare documenti che portavano la data rivoluzionaria, mi sono sempre emozionata molto, pensando alla sconvolgimento che ha portato nella vita di tutti i giorni, ma anche all'illusione di poter cambiare del tutto il mondo che stava dietro a questa operazione.

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    1. Eh sì, in effetti anche il romanzo di Zola "Germinale" avrebbe avuto un altro suono con il mese classico. Fabre era appunto un poeta, peccato che fosse del gruppo dei dantonisti e avesse fatto anche lui una brutta fine.

      La Rivoluzione Francese è sempre fonte di interesse e fascino, concordo in pieno. Loro volevano davvero cambiare il mondo e all'inizio erano sulla giusta strada, poi si è complicato tutto.

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  3. Già la settimana lavorativa è pesante, mi vengono i brividi a pensare ai dieci giorni :O .

    Per rispondere alla tua domanda, comunque, io ricordo con particolare fastidio il dover imparare le poesia a memoria, specie alle elementari e alle medie. Si tratta forse del fattore principale che tra l'infanzia e l'adolescenza mi ha allontanato dal mondo della poesia. Ho cominciato a riavvicinarmi infatti solo negli ultimi anni delle superiori, guarda caso quando hanno smesso di farmele imparare a memoria.

    In generale, penso che dover memorizzare le poesie a memoria sia inutile, se non dannoso. Meglio cercare di instillare nei giovani la magia che la poesia può dare, invece che far loro recitare quelle che ripetizione dopo ripetizione diventano liste di parole quasi senza senso. Questo almeno secondo me :) .

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    1. Sì, immagina un po' lavorare nove giorni. :-( Per la cronaca, oggi è sant'Ambrogio e non dovrei lavorare, ma ho lavorato ugualmente anche se da casa. Però almeno mi sto vedendo Madama Butterfly su Rai! :-)

      Come dicevo sopra, non tutti hanno memoria per imparare le poesie. Alcune sono particolarmente difficili, ricordo che anche mio figlio - ora grande - aveva fatto fatica con "Il 5 maggio". Non ho mai capito l'utilità della memorizzazione delle poesie, a dire il vero. Però non sono un'insegnante, magari c'è qualcuno che lo sa spiegare meglio di me!

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  4. Avrebbero dovuto tenere i nomi dei mesi, a parte Germinaio sono belli! Però faccio a meno di lavorare nove giorni di fila, grazie.

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    1. Ciao Patty, bentornata sul blog! :-) I nomi sono poetici, ma avrebbero dovuto appunto mantenere la sequenza delle settimane e dei mesi. Ci sarebbero stati meno problemi.

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  5. A memoria a scuola mi ricordo solo tabelline e poesie. E le preghiere al catechismo.
    C'è però da spezzare una lancia sull'imparare alla memoria. La memoria è strettamente collegata all'intelligenza: nel senso che la capacità di imbastire strategie mnemoniche è un segno di intelligenza e pertanto nello sviluppo aiuta ad accrescerla e nella maturità a tenere il cervello agile.

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    1. A catechismo mi ricordo anch'io le preghiere, ma poco altro. Mia madre invece si ricorda come terrificanti le memorizzazioni del catechismo, che erano infinite, con tanto di bacchettate da parte del prete se non sapevano recitare tutto per bene. Altri tempi...

      Grazie per la tua spiegazione sul perché si imparano a memoria determinate cose. Non ci sarei mai arrivata.

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  6. Il fanatismo è sempre pericoloso non per il fanatismo in se stesso ma per lo zelo eccessivo di chi lo applica.
    Io non ho ricordi del genere (la nostra repubblica è sin troppo blanda e molliccia in termini di retorica e obblighi nazionalistici) però mi ricordo mia zia che mi raccontava di come i maestri ai suoi tempi non lesinavano bacchettate sulle dita se lo studente non sapeva ripetere correttamente una certa pagina del libro da studiare.

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    1. Ciao, Ariano! Sì, come si dice, c'è sempre qualcuno che è più papista del Papa.

      I ricordi di tua zia sono gli stessi di quelli di mia madre, nata e vissuta in campagna dove vigevano le bacchettate e le umiliazioni. A scuola c'era un vero e proprio sfruttamento del lavoro minorile, ad esempio per obbligare i bambini a trasportare le ceste di legna per la stufa. Episodi da libro "Cuore".

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  7. Be', la memorizzazione a scuola la ricordo con estremo piacere. Sembrerà assurdo, ma ha dato e darà sempre i suoi frutti. E' una eccellente spinta a far lavorare il cervello, chi di noi (che abbiamo superato una certa soglia d'età...), ha studiato milioni di frasi a memoria, oggi probabilmente ne ha ancora un tornaconto. Quindi, senza spingersi all'eccesso ovviamente, viva la memorizzazione. Purché sia accompagnata sempre da un lavoro di studio.... personalmente mi dispiace moltissimo che io sappia recitare a memoria alcuni brani della Divina Commedia e i miei figli no. So recitare Leopardi e i miei figli no... è un peccato. Al di là di questo, il calendario del 1793 mi è estremamente utile quando mi rilasso con le parole crociate: puoi trovare un Frimaio al due verticale oppure un Ventoso al 13 orizzontale e, spesso, mi trovo in difficoltà perché non me li ricordo mai tutti! :) Grazie Cristina per queste belle pagine!

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    1. Grazie del tuo intervento di insegnante, Lauretta: mi schiudi un mondo sulla memorizzazione. La memorizzazione a pappagallo serve a ben poco se non accompagnata da un lavoro della mente, come giustamente dici. Sai che mi ricordo ancora alcuni passaggi di vecchissime poesie della scuola elementare e media, non solo in italiano ma anche in inglese? :-) Ho provato anche a ritrovarle su internet e in molti casi le ho ritrovate proprio grazie a quei passaggi.

      Ci sarebbe molto da dire sulle differenze tra quando andavamo a scuola noi e quando ci andavano (o vanno) i nostri figli, a partire dalla grafia divenuta incomprensibile. Ho trovato delle vecchie lettere di miei parenti al tempo della Seconda Guerra Mondiale, e scrivevano tutti benissimo e in modo molto ordinato, pur non avendo un livello di studio elevato.

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  8. La suddivisione del mese in decani anziche in settimane vige in certa pratica astrologica che si fa derivare dall'antico Egitto. Che tu sappia, possono esserci dei collegamaenti o è una semplice coincidenza?

    P.S. Dei "dodici mesi" preferisco quelli disegnati da Mucha ;-)

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    1. Il tuo riferimento all'Egitto è interessante, ma non penso avessero in mente quello nel "rivoluzionare" il calendario. Leggo invece che la Rivoluzione francese si era ispirata al sistema metrico decimale ("Sistema metrico provvisorio"). Esso fu elaborato da una commissione scientifica alla quale parteciparono Joseph-Louis Lagrange, Gaspard Monge, Joseph Jerôme de Lalande, Pierre Simon Laplace e altri e presieduta da Gilbert Romme, appunto professore di matematica. Fabre intervenne dopo per ingentilire un po' il nuovo calendario.

      Riporto ancora da Wikipedia:
      La riforma fu motivata, come dichiarò Gilbert Romme, dal fatto che il tempo nuovo determinato dalla Rivoluzione doveva «incidere con un nuovo bulino gli annali della Francia rigenerata», rinnegando «l'era volgare, era della crudeltà, della menzogna, della perfidia, della schiavitù; essa è finita con la monarchia, fonte di tutti i nostri mali». Costruito sul sistema decimale, il tempo nuovo si fondava sulla scienza moderna e, decristianizzato, assumeva valori laici; avendo a base il sistema agricolo, avrebbe mostrato al popolo, disse Fabre d'Églantine, «le ricchezze della natura, per fargli amare i campi e designargli con metodo l'ordine delle influenze del cielo e delle produzione della terra». Associando a ogni giorno il nome di un prodotto della natura, di uno strumento agricolo o di un animale domestico si mostravano «tutti gli oggetti che compongono la vera ricchezza nazionale».

      P.S. Di Mucha c'è appena stata una mostra a Palazzo Reale, conclusasi a marzo. :-)

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  9. Pensavo che le cose da mandare a memoria fossero ricordi dei nostri tempi, invece no ed è giusto che sia così quando studi una poesia, ma quando l'insegnante di storia ti fa studiare la linea del tempo solo con un susseguirsi di date da ripetere a pappagallo? L'altro giorno ho fatto ripetere a mio figlio un papello di date e datine per una verifica in classe. Na roba da esaurirsi.
    Se sei cattolico alcune cose devi per forza saperle: i dieci comandamenti, l'Ave Maria e il Padre Nostro perlomeno. Poi che ti sfugga uno dei sei vizi capitali, ops, ma erano sette! ;)

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    1. Hai visto, Marina? Si memorizza ancora oggi, ma parrebbe avere il suo perché. Per me è sempre stata una tragedia imparare a memoria le date di Storia, non riuscivo (e non riesco) mai a ricordare i numeri! Il che, per una che scrive romanzi e racconti storici, è quantomeno imbarazzante, ehm.

      Per quanto riguarda il catechismo, ho scoperto di recente le Sette Opere di Misericordia Corporale e le Sette Opere di Misericordia Spirituale, tra cui "sopportare con pazienza le persone moleste" - le quali sono una specie endemica.

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  10. Le date a memoria per storia me le sono sorbite anch'io, e naturalmente non ne ricordo nessuna! Mi piace comunque pensare al popolo come fattore spesso renitente al cambiamento, ma anche stabilizzante rispetto agli eccessi delle classi al potere. Quella dei ceti bassi è una storia parallela, in un certo senso.

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    1. Io l'unica data che ricordo è proprio il 1789, ma perché è facile da ricordare, con tutti i numeri uno di seguito all'altro! Anche per quello probabilmente mi è sempre stata simpatica la Rivoluzione Francese. Sulla resistenza al cambiamento dei ceti bassi si potrebbe parlare per ore. Ho proprio terminato di rileggere un libro "Donne della rivoluzione" che accenna alle cruente rivolte avvenute in Vandea, regione che si opponeva proprio alla decristianizzazione della Francia e alla caduta della monarchia.

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  11. Devo dire che nella mia carriera scolastica non ho patito troppo la memorizzazione, ma ho avuto buoni insegnanti (soprattutto durante elementari e medie). Quindi si richiedeva uno sforzo funzionale all'esercizio della memoria stessa, senza eccessi.
    Ripensavo alle questioni dei calendari... sarebbe da farne una serie di post, magari anche sulla datazione del periodo medievale (che variava per usi e luoghi, un delirione XD)
    Tante belle idee, poco tempo, lo sappiamo ormai! :D
    Passo con la mia solita calma, tanto trovo sempre caffè e pasticcini ^^

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    1. Sui calendari medievali vigeva la regola del "Liberi tutti!" proprio come il conio delle monete. :-D

      A proposito di numeri e serialità, a me affascinano anche le carte da gioco e quelle dei tarocchi. Per il mio dramma teatrale avevo fatto una piccola ricerca perché volevo introdurre ogni atto con una carta di tarocchi, ma storicamente non è sicurissimo che nel periodo del Bernabò già circolassero. E quindi per non produrre la classica... cappellata, e oltretutto in scena, ho soprasseduto. Invece nel periodo sforzesco si usavano nelle corti, ne è testimone la famosa e splendida collezione Visconti-Sforza.

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  12. Mi sono sempre piaciute molto i nomi dei mesi nel calendario rivoluzionario. Certo che dal tuo articolo ho capito che deve essere stata un'imposizione piuttosto fastidiosa e apportatrice di confusione. E poi la settimana di nove giorni...no, grazie! Per quanto riguarda la menorizzazione a scuola, anch'io come Lauretta la ricordo quasi con gratitudine. Come dici tu, se è accompagnata da un lavoro di studio e della mente, può rivelarsi molto utile. E' capitato anche a me di ritrovare poesie o opere in internet grazie a dei passaggi che mi ricordavo a memoria.

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    1. Posso immaginare la scena: uno sta passeggiando tranquillamente in mezzo alla strada, pensando ai fatti propri, quand'ecco che una banda di sanculotti lo ferma e gli fa l'interrogatorio. Non sarei uscita nemmeno di casa senza bigliettino con data e nome del mese!

      Per quanto riguarda le poesie a memoria, pensa che ho ritrovato una vecchissima poesia in inglese che avevo imparato alla medie, solo con il verso finale: "But the baby in the cradle is the nicest thing of all". Eccola per intero, è deliziosa:

      Best of All
      by J. M. Westrup

      I've got a lovely home,
      With every single thing—
      A mother and a father,
      And a front-door bell to ring.
      A dining-room and kitchen,
      Some bedrooms and a hall,
      But the baby in the cradle
      Is the nicest thing of all.

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    2. Davvero carina! Non la conoscevo. Grazie,Cristina!

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    3. Utile anche per memorizzare i nomi degli ambienti! A presto e buona serata.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

IL MIO ULTIMO LAVORO
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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