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"La Storia siamo noi."


sabato 18 marzo 2017

Galleria di grandi donne: Amalia Moretti Foggia / 4


Con vero piacere vi presento una donna che moltissimi anni fa era la mia vicina di casa, dato che in estate abitava a Cusano Milanino, località limitrofa a Cinisello Balsamo! Ovvero Amalia Moretti Foggia, meglio conosciuta alla sua epoca con lo pseudonimo di Dottor Amal con cui dava consigli pediatrici su La Domenica del Corriere; e anche come Petronilla nella sua rubrica di ricette di cucina e consigli nutrizionali.

Ebbi io stessa la fortuna di scoprirla grazie al bel libro Le voci di Petronilla, scritto a quattro mani da Roberta Schira e Alessandra de Vizzi il cui sottotitolo recita: Storia di una modernissima donna d'altri tempi, uno scorcio di vita femminile italiana dal 1872 al 1947. Questo gradevolissimo romanzo biografico, che mi farà da guida per presentare Amalia Moretti Foggia, è basato su accurate ricerche in archivi, documenti dell'epoca, fatti di cronaca e costume, eventi storici cruciali, e offre uno spaccato sociale dell'Italia tra il 1872 e il 1947 che attraversa ben due guerre mondiali e innumerevoli trasformazioni. Si tratta di un'ottima pietra di paragone anche per compiere una riflessione sulle condizioni della donna di allora in rapporto a quella odierna; e se molto sia cambiato o sia cambiato solo in apparenza.

Le autrici immaginano che Amalia, ormai anziana e con pochi mesi di vita davanti a sé, scriva le sue memorie, avvalendosi di lettere, ricordi, diari, cartoline e dell'aiuto dell'amatissimo marito Domenico, medico come lei. Non vuole essere ricordata solo per un aspetto della sua personalità, quella di Amal o di Petronilla, ma nella sua complessità di essere umano. Nel prologo del libro afferma quale è stato il concetto che ha guidato la sua intera esistenza: "Una volta capito a cosa siete chiamate dal destino, non permettete a nessuno di farvi rinunciare alla vostra natura, di farvi tradire la vostra indole. Essere infedeli a se stessi è l'unico vero tradimento, quello che ci annienta e dal quale non ci si solleva più, perché rappresenta la morte interiore. Donne, ricordate che lo scopo di ogni essere umano è diventare quello che si è. Donne, siate padrone della vostra vita proprio come io lo sono stata della mia. E vi voglio raccontar come."


L'INFANZIA MANTOVANA

Amalia nasce a Mantova nel maggio 1872, da un padre farmacista, proveniente da cinque generazioni di speziali. Amalia è particolarmente amata in quanto la madre ha perso un bambino in precedenza a causa di un'epidemia di vaiolo. La bimba però è gracile, e le viene diagnosticata una forte enterite che ben pochi bimbi superano all'epoca. Il padre però non si perde d'animo e prepara un rimedio che le salva la vita.

Amalia cresce curiosa e intelligente, e trascorre lunghe ore nel negozio del padre e osservandolo mentre prepara erbe e distillati, e discorre con i clienti. Quando è in grado di farlo, comincia a leggere gli appunti paterni e a prendere familiarità con le ricette volte a curare malattie e malesseri. Proprio con il padre s'instaura in famiglia il legame più forte, poiché egli non solo le trasmette l'amore per il suo mestiere, ma sviluppa in lei anche quel senso d'indipendenza e quella mentalità priva di pregiudizi che le sarà da guida per tutta la vita. E tutto questo alla fine del 1800!

La madre muore nel 1884 e, dopo pochi anni, il suo posto viene preso dalla sorella, la zia Cleonice, con cui Amalia avrà rapporti non sempre facili. Amalia frequenta il liceo Virgilio e, nonostante il dolore per quella madre "regale", per lei è importante continuare a studiare con profitto, e si diploma con ottimi voti il 15 luglio 1891. Data la sua predisposizione agli studi, è scontata in famiglia una sua iscrizione all'università di Padova.


GLI STUDI UNIVERSITARI A PADOVA

Il padre Giovanni Battista sogna di vederla diventare farmacista per prendere il suo posto, un giorno, nel negozio, ma Amalia vorrebbe iscriversi a Scienze Naturali. Consapevole di dare una grande delusione per il padre, stipula con lui un patto: si iscriverà a Scienze Naturali e se, dopo un anno, non otterrà brillanti risultati, passerà a Chimica farmaceutica senza perdere nulla degli studi fatti essendo alcuni insegnamenti comuni. Affare fatto! E quindi parte per Padova insieme alla famiglia per trovare un alloggio e venire presentata ad amici del padre in modo che possano aiutarla in caso di bisogno. All'università, però, sarà sola, in un mondo dove gli studenti maschi sono la stragrande maggioranza. Nonostante questo, Amalia si fa rispettare, e allaccia numerose amicizie nel vivace ambiente studentesco, che si ritrova allo storico Caffè Pedrocchi. Tiene fede ai suoi propositi e si laurea in Scienze Naturali a soli ventitrè anni, avvalendosi anche di una borsa di studio. In questo periodo intenso, Amalia vive anche una storia d'amore con un assistente nella Facoltà di Medicina, Lucio Bellandi. E proprio l'amore che prova per quest'uomo sarà galeotto per la nuova svolta che imprimerà alla sua vita.

Anche per amor suo infatti Amalia si trasferisce a Bologna per intraprendere gli studi di Medicina. La storia d'amore non va a buon fine, perché Amalia scopre un'intricata storia nobiliare per cui il fidanzato è costretto a sposare la futura cognata incinta, e salvare l'onore della famiglia. Delusa dalla sua prima importante relazione, ma più che mai determinata a farsi onore negli studi, Amalia ottiene una nuova borsa di studi. Si laurea in medicina come terza donna medico d'Italia, in un periodo dove già era insolito che una donna studiasse anziché diventare moglie e madre, e ancora più insolito che entrasse in una branca lavorativa riservata agli uomini. E con un brillantissimo risultato: 110 / 110! Grande e tenace Amalia.

Purtroppo una grave e trascurata peritonite le toglie la possibilità di diventare madre, cosa di cui patirà molto, ma che sarà determinante per concentrare le sue cure professionali e umane sulle donne e sui loro bambini, che, a qualsiasi categoria sociale appartengono, rappresentano la parte più disprezzata e debole della società.


Milano agli inizi del 1900


AMALIA ARRIVA A MILANO

Nella sua parentesi fiorentina, durante la quale si specializza in pediatria presso la clinica Mayer, Amalia allaccia nuove amicizie con alcune delle donne più influenti e determinate dell'epoca, come Anna Kuliscioff e Matilde Serao, che manterrà per tutta la vita. Decide di recarsi a Milano, città in pieno fermento politico e sociale, che per lei rappresenta la possibilità di svolgere la sua professione al meglio delle sue capacità. Arrivata nel capoluogo lombardo con una dotazione di appena 500 lire a disposizione, si mette a cercare lavoro. A Milano riceve aiuto e solidarietà delle femministe dell’epoca come Sibilla Aleramo, Anna Maria Mozzoni e Alessandrina Ravizza, cui ho dedicato un intero articolo (qui il link, per chi lo avesse perso). Si lega di profonda amicizia soprattutto con la poetessa Ada Negri.

Dal 1902 Amalia lavora alla Poliambulanza, che ha sede nel casello daziario di in Porta Venezia. Per quarant'anni vi esercita la professione di pediatra. Non cura soltanto i corpi, ma si sforza di incoraggiare le madri all'indipendenza, ad esempio non accettando come naturale la violenza maschile. Nel tempo stesso, Amalia è ben calata nella realtà e spesso fa da intermediaria e parla con il coniuge violento, cercando di trovare delle soluzioni ma mettendo sempre al primo posto la salvaguardia della dignità e della salute delle donne. Cura le operaie, esauste per il lavoro in fabbrica, e ammalate di esalazioni tossiche e per i materiali con cui venivano in contatto; le ragazze giunte dalle campagne e poi finite a prostituirsi; le domestiche violentate dai padroni e costrette a sbarazzarsi del bambino, e che ricorrevano a rimedi pericolosi; o donne che, molto spesso, mentono sulla causa delle ecchimosi che hanno sul corpo. Amalia cura i loro bambini, resi gracili dalla miseria e dalla fame, o dalla malnutrizione.

Nello stesso anno sposa il dottor Domenico Della Rovere. Non avranno figli, ma Amalia riverserà le sue cure materne sui piccoli pazienti e, come zia, sui figli dei suoi fratelli.


LE RUBRICHE SU LA DOMENICA DEL CORRIERE

Il 1899 è l'anno di nascita de La Domenica del Corriere, un inserto che compare una volta alla settimana. Amalia viene incaricata di tenere una rubrica di consigli pediatrici, che firma con lo pseudonimo di dottor Amal - firmare con il suo vero nome sarebbe stato impensabile e nessuno avrebbe letto la rubrica scritta da una donna, per quanto capace.

Nella rubrica spiega con un linguaggio semplice e divulgativo le proprietà delle erbe e il loro utilizzo, rivolgendosi non ai medici o ai professori, ma a uno strato sempre più diffuso di donne che possono usufruire dei suoi consigli, e migliorare un po' la loro esistenza e quella dei loro figli. Le rubriche hanno un successo strepitoso, al punto da essere raccolte in un volume dal titolo Le piante alimentari e medicinali del dottor Amal.

A distanza di breve tempo le viene richiesto di tenere una seconda rubrica di ricette che scrive sotto lo pseudonimo di Petronilla e dove si presenta come "una donna qualsiasi" senza svelare la sua vera identità in modo da non mettere in soggezione le sue lettrici.  Come medico pediatra e figlia di un farmacista, Amalia conosce alla perfezione le proprietà nutritive dei cibi e quelle medicamentose delle piante, e quindi chi meglio di lei?

Il pregio delle ricette di Petronilla infatti non è soltanto quello di essere gustose e realizzate con ingredienti facilmente reperibili, e riutilizzando anche gli avanzi, ma di avere un alto valore nutritivo ed essere poco incidenti sull'economia domestica in un'epoca in cui le persone contavano anche i centesimi. Con pochi accorgimenti e variazioni, i piatti potranno sembrare sempre diversi ed essere graditi al palato. Oggi c'è una sovrabbondanza di programmi televisivi gastronomici, e tutti cucinano e gareggiano, e capita di sentire proclamare delle verità che sembrano la scoperta dell'acqua calda, come quella di recuperare gli avanzi dei giorni precedenti, cosa che nel 1900 era naturale perché nulla si sprecava.

Amalia è anche convinta che il cibo sia non solo una necessità del corpo, ma anche una forma di convivialità, e che attorno alla tavola gli animi si rasserenino più facilmente. Avendo viaggiato con il marito anche in luoghi esotici, ha capito che il cibo ha una matrice culturale, e ha valenza di memoria. A noi tutto questo sembrerà poca cosa, ma a quell'epoca era una novità assoluta.

Ben calata nella realtà tramite la sua professione e quindi consapevole delle difficoltà delle donne, Amalia con le sue rubriche sarà di grande aiuto alle famiglie nel drammatico periodo delle due guerre mondiali. All'epoca i razionamenti alimentari saranno una costante dell'esistenza, specialmente nelle città che non hanno facile accesso al cibo e che quindi patiranno maggiormente i bombardamenti, la denutrizione, la fame.


GLI ULTIMI ANNI

Amalia e Domenico hanno anche una casa di villeggiatura fuori città, dove trascorrono le estati in mezzo al verde e in compagnia dei nipoti, che serve anche come rifugio quando i bombardamenti colpiscono duramente Milano e per nascondervi due ebrei dalle retate. Continuano ad avere moltissimi amici fra i letterati, gli intellettuali e gli artisti dell'epoca, essendo uno dei fratelli di Amalia, Mario, un pittore affermato. Un altro caro amico è Luigi Buffoli, l'ideatore della Cooperativa a Milano, un'unione al servizio dei consumatori che nel giro di pochi anni consente a indigenti, operai e impiegati di comprare beni di prima necessità a prezzi contenuti. Luigi crea anche la sua città-giardino sul modello di quelle inglesi, e nasce così Milanino di cui vi ho parlato all'inizio del post.

Amalia muore nel 1947, a Milano, a poca distanza dalla fine della guerra. Con lei se ne vanno il dottor Amal e Petronilla, ma le sue scelte di assoluta indipendenza, la sua opera di medico pediatra, le sue rubriche di consigli - in sintesi, il suo impegno esistenziale per l'emancipazione della donna - costituiscono un esempio valido ancora oggi e certamente un modello da seguire.


***

Fonti:
Le voci di Petronilla di Roberta Schira e Alessandra de Vizzi - Salani editore
Immagini dal web in pubblico dominio

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26 commenti:

  1. Mi piacciono questi articoli che aprono finestre sul costume italiano del Novecento, che in fin dei conti è quello che considero "il mio secolo". Ho anche dei ricordi "in diretta" delle famose copertine di Walter Molino per la "Domenica del corriere" degli anni '60/'70.

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    1. Hai ragione, io sono nata nel 1963, e se faccio quattro conti sono nata appena una ventina d'anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ogni volta che ci penso mi vengono i brividi. Le copertine di Walter Molino poi me le ricordo bene!

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  2. Anch'io sono un uomo del novecento e mi piace la riscoperta delle figure dimenticate, in particolare quelle femminili o quelle troppo colluse col regime al punto da meritare la damnatio mamoriae. Questa donna che non conoscevo merita indubbiamente di essere ricordata.

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    1. Ciao, Ariano. Pochissimi conoscono Amalia Moretti Foggia. Se vai su Wikipedia ci sono poche righe di biografia. Invece, a parte le sue famose rubriche, è stata una donna straordinaria anche per la sua professione di medico pediatra e per la sua opera nell'emancipazione femminile a tutto campo.

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  3. Bel post, Cristina!
    Uno spaccato di vita che non deve andare perso. Io non la conoscevo ma mi ha fatto piacere scoprirla

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    1. Grazie, Pat! Avevo assistito a una presentazione del libro qualche anno fa alla Torre dell'Acquedotto di Cusano Milanino, che è stata restaurata ed è diventata teatro e centro culturale. Mi era piaciuto davvero molto anche grazie alla lettura di alcuni stralci. Ho riletto ora volentieri il libro per scrivere il post.
      Una straordinaria figura di donna cui sarebbe bello assomigliare in minima parte!

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  4. Pensa che coincidenza: anche i miei genitori si chiamano Amalia e Domenico :D ! Per il resto storia interessante e gran donna, non la conoscevo :) .

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    1. Davvero una bella coincidenza, Mattia. :-) E pensa che l'Amalia di cui parlo si era sposata tardi per l'epoca, a trent'anni. Allora si era considerate delle zitelle, ma a lei non importava: aveva troppo da fare per sentirsi infelice!

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  5. Che donna fantastica, mentre leggevo immaginavo la sua vita e le ansie da affrontare soprattutto in un contesto universitario prettamente maschile. Molto bello leggere la storia di queste donne che hanno anticipato l'affermazione dei diritti delle donne. Amalia Moretti Foggia non la conoscevo, quante vite entusiasmanti sto scoprendo grazie a te Cristina!

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    1. Una donna fantastica, Giulia, non c'è modo migliore per definirla. Molto intraprendente e combattiva, nel senso migliore del termine. Direi una donna completa, realizzata in tutti i campi, non solo in quello professionale dove eccelleva ma anche in senso affettivo. E chissà quante donne hanno contribuito alla liberazione femminile, e non saranno mai ricordate. Per questo sono molto contenta di aver intrapreso questa rubrica. :-)

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  6. Che meraviglia. Un lavoro accurato nella tua ricerca.
    Persone da riscoprire per le generazioni future.
    Gli articoli di una volta hanno qualcosa di attrattivo, uno spaccato di quell'epoca. Bello.

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    1. Grazie mille del tuo commento, Tiziana. In effetti ci ho messo un po' a scrivere l'articolo, e ho riletto il libro perché non mi ricordavo bene alcuni passaggi a parte quelli salienti. Pensa che ultimamente ho finito di sistemare un album di vecchie foto di fine 1800, inizio 1900 di una mia parente deceduta. Hanno un fascino particolare persino se non conosci chi sono le persone raffigurate.

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  7. Questa rassegna dedicata alle grandi donne è qualcosa di veramente prezioso, cara Cristina. Per esempio, non conoscevo affatto Amalia Moretti Foggia, forse – e sottolineo il forse – avevo sentito nominare le ricette di Petronilla, ma nulla di più, invece ho scoperto un personaggio straordinario, oltretutto del Novecento, del quale troppo poco si è raccontato, del resto come nel caso della Ravizza.

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    1. Ricordo che alla presentazione del libro una delle autrici citò la nonna, che menzionava continuamente le ricette di Petronilla. Lei era un vero punto di riferimento, un po' come Il cucchiaio d'argento per le nostre mamme. Da lì era nata la sua curiosità dal volerne sapere di più, per approfondire una figura poco conosciuta. Così era nato questo libro a quattro mani, altra operazione non facile vista la vanità di molti giornalisti e scrittori! La cosa bella è che non ci si accorge delle parti che ha scritto una e che ha scritto l'altra, come a dire che di base c'è sicuramente un'armonia d'intenti.

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  8. Un altro interessante articolo che ci permette di conoscere ancora una donna che ha fatto la nostra Storia. Non sapevo nulla di lei, anche se il nome "Petronilla" non mi è del tutto nuovo. Bella idea e ottima ricerca storica.

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    1. Grazie mille, Lauretta, di essere passata. Dobbiamo proprio valorizzare queste figure misconosciute di donne che sono state delle vere antesignane di quei diritti di cui godiamo oggi. E' molto bella anche la figura del padre farmacista, che anziché indirizzarla verso il solito modello di moglie e madre, volle impartirle un'educazione esattamente uguale a quella dei figli maschi. Una figura straordinaria anche lui. Come dico sempre, l'emancipazione femminile passa anche attraverso un cambiamento di mentalità negli uomini.

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  9. Deve essere proprio interessante il libro di cui ci parli in apertura. "Essere infedeli a se stessi è l'unico vero tradimento"... bellissimo e toccante che a ricordarcelo qui sia una donna nata nel XIX sec.! Non la conoscevo neanch'io, grazie per lo splendido ritratto del dottor Amal/Petronilla che ci hai regalato.

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    1. Ciao Stella! Sì, il libro è molto interessante e scritto benissimo. Se pensiamo a quanto queste donne del passato abbiamo dovuto fare per convincere la società che non erano di certo inferiori agli uomini per intelligenza! Dobbiamo essere grate per i loro sforzi.

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  10. Altro bellissimo post e meraviglioso il prologo del libro

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    1. Grazie, Tenar. Come dicevo a Stella poco fa, tutto il libro è molto bello e vale la pena di essere letto.

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  11. Che vita meravigliosa! Per altro scorrendo le immagini dei suoi libri, alcune mi sono familiari, devo essermi imbattuta in qualche suo libro a casa di una zia cosentina che è stata collezionista di testi anche non proprio comuni.
    Per altro un bell'esempio di amore padre-figlia che certamente avrà inciso moltissimo nel destino di questa donna.

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    1. Ciao, Luz. Una vita piena la sua, sì. Sicuramente era molto famosa nell'ambito di una certa generazione, ed è stata una vera ispiratrice presso chi la conosceva. Nel libro è molto forte e toccante l'amicizia che aveva con Ada Negri, con un intratteneva un'intensa corrispondenza. Invece pare che non avesse molta simpatia per Sibilla Aleramo, probabilmente per una questione caratteriale.

      Sicuramente senza un padre del genere, Amalia non avrebbe fatto molti passi avanti. Lui l'aveva incoraggiata e spronata fino alla fine, erano legatissimi.

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  12. Una vita letteraria sotto pseudonimo. Anzi: sotto due pseudonimi. Però è la versatilità quello che rende grande il personaggio, anche se dietro una (due) maschere.

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    1. Hai centrato in pieno il tema dominante di questa vita, Marco: la versatilità. Aggiungerei anche la tenacia nel perseguire studi e obiettivi in un'epoca dove la donna sapiente era guardata con diffidenza... atteggiamento, peraltro, che è cambiato pochissimo.

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  13. Che donna, signori! E quanta fatica per dimostrare di esserlo, quante trovate per non rimanere vittima del pregiudizio (lo pseudonimo al maschile). Anch'io, vedendo la copertina delle ricette di Amal penso di averle viste da qualche parte, non mi è nuova quell'immagine.
    Certe volte personaggi del genere si trovano solo nei libri, e invece sono donne realmente vissute, di cui si parla sempre molto poco.
    Grazie per questa ulteriore indagine nel mondo delle donne speciali di ogni epoca.

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    1. Grazie del bellissimo commento, Marina. Sono contenta che questo ritratto ti sia piaciuto. Queste donne hanno tutta la mia ammirazione, perché dovevano faticare il triplo per affermare il diritto allo studio e alla libera scelta, ed erano molto spesso ridicolizzate. Ad esempio, come raccontavo a Mattia, lei s'era sposata a trent'anni. A quell'epoca eri considerata "vecchia" perché l'unico scopo della tua vita era il matrimonio e i figli. Nel libro lei afferma per bocca delle autrici che una donna può anche intraprendere questa strada e sentirsi realizzata e felice, ma deve averlo deciso con la propria testa e non guidata dalle convenzioni sociali.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono editor e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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