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mercoledì 15 marzo 2017

Il Caffè della Rivoluzione: Il codice del ventaglio / 16




Qualche anno fa sono andata a visitare la Villa Visconti Borromeo Litta a Lainate, un gioiello architettonico a poca distanza da dove abito (qui il link, se volete fare un giro virtuale oppure organizzare una gita). Si tratta di una villa di rappresentanza nata nella seconda metà del XVI secolo e valorizzata da un accurato restauro, ed è diventata il luogo ideale per eventi, concerti, mostre di pittura.

Ha inoltre un parco proclamato nel 2016 il più bello d'Italia. Qui e nel Ninfeo sono celati dei giochi d'acqua con cui i padroni di casa si dilettavano a sorprendere i loro ospiti, innaffiandoli grazie a un ingegnoso sistema  idraulico. Gli spruzzi e le piogge, che dal 1971 hanno ripreso a funzionare, si attivano nelle maniere più disparate e insidiose: quindi i getti arrivano da sotto, lateralmente o dal soffitto del Ninfeo oppure quando ci si siede su determinate panche di pietra. Sebbene in misura minore, la stessa cosa accade nel giardino monumentale della Villa Barbarigo Pizzoni di Valsanzibio, che però è un po' più distante essendo in Veneto, almeno per me (qui il link).

Dopo la visita guidata e l'innaffiatura, particolarmente gradita dato che eravamo nel mese di luglio, siamo andati sul retro della villa per un rinfresco in giardino, e là abbiamo incontrato una compagnia di rievocazione storica con varie dame e cavalieri vestiti coraggiosamente in velluti e stoffe nello stile del 1700. Una delle accaldate dame aveva in mano un ventaglio. Muovendolo con consumata perizia, ci ha spiegato una cosa magnifica: che il ventaglio non serviva soltanto per farsi vento, ma che, a seconda della posizione, diventava un vero e proprio telegrafo a stecche. Alle volte i due innamorati si trovavano in un consesso dove non potevano parlarsi, oppure urlare da un capo all'altro della stanza; quindi la dama usava il ventaglio per comunicare messaggi all'amato, o all'amata a seconda dei gusti. Era quindi della massima importanza imparare a maneggiare questo oggetto per non incorrere in pericolosi fraintendimenti.

Ho fatto dunque una ricerca sul web, scoprendo innanzitutto che il linguaggio del ventaglio viene ben spiegato nel 1760 dal marchese de Caraccioli in un suo libro; quindi pare che proprio nel 1700 inizi una sorta di codifica nell'uso dell'oggetto come strumento di comunicazione, che toccherà i suoi vertici nel secolo XIX. Da sempre i ventagli sono oggetti pregiati e quindi usati dalle classi aristocratiche, in quanto il popolo non ha certo tempo di sventagliarsi. Quelli in carta stampata durante la Rivoluzione, però, permettono di diminuire il prezzo al pubblico e divengono per sé stessi strumenti di propaganda politica, come del resto accade a moltissimi oggetti di vita comune quali stoviglie, vasellame, posate, tabacchiere.

Sui seguenti link a siti storici e d'antiquariato potrete ammirare altri ventagli del 1700 francese: Le Cercle de l'EventailaujourlejourFan d'Éventails. anche se non sono gli unici. Quello che potete osservare qui apparteneva comunque alla regina Maria Antonietta.
Arriviamo dunque al clou del mio post, ovvero al linguaggio del ventaglio. Tutti pronti con il ventaglio in mano? Bene, incominciamo! Quelli che vi riporto qui sono i "messaggi principali" che potete trasmettere:

  1. Sostenere il ventaglio con la mano destra di fronte al viso: seguimi.
  2. Sostenerlo con la mano sinistra di fronte al viso: vorrei conoscerti.
  3. Coprirsi per un po' l'orecchio sinistro: vorrei che tu mi lasciassi in pace.
  4. Lasciarlo scivolare sulla fronte: sei cambiato.
  5. Muoverlo con la mano sinistra: ci osservano.
  6. Cambiarlo alla mano destra: ma come osi?
  7. Lanciarlo con la mano: ti odio!
  8. Muoverlo con la mano destra: voglio bene ad un altro!
  9. Lasciarlo scivolare sulle guance: ti voglio bene!
  10. Mostrarlo chiuso e fermo: mi vuoi bene?
  11. Lasciarlo scivolare sugli occhi: vattene, per favore.
  12. Far scivolare un dito dell'altra mano sui bordi: vorrei parlarti.
  13. Appoggiarlo sulla guancia destra: si.
  14. Appoggiarlo sulla guancia sinistra: no.
  15. Aprirlo e chiuderlo lentamente e ripetutamente: sei crudele!
  16. Abbandonarlo lasciandolo appeso: rimaniamo amici. 
  17. Sventagliarsi lentamente: sono sposata.
  18. Sventagliarsi rapidamente: sono fidanzata.
  19. Appoggiarsi il ventaglio sulle labbra: baciami!
  20. Aprirlo molto lentamente con la destra: aspettami.
  21. Aprirlo molto lentamente con la mano sinistra: vieni e parliamo.
  22. Colpirsi la mano sinistra con il ventaglio chiuso: scrivimi.
  23. Chiuderlo a metà sulla destra e sulla sinistra: non posso.
  24. Aperto massimamente ma coprendo la bocca: non ho uomo.
***

Ecco, ora che abbiamo imparato il linguaggio del ventaglio possiamo esercitarci a comunicare con il nostro amato bene a seconda del nostro stato d'animo. Quali punti usereste di più? ;-) Conoscete qualche curiosità anche sui ventagli orientali?

***

Fonte:
  • Wikipedia
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30 commenti:

  1. Sui ventagli no, ma so che anche i parasole si prestavano a diventare sms ante litteram per lanciare messaggi a una certa distanza agli ammiratori.

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    1. Ah, ecco... vedi? Magari c'erano anche i ventaglio o i parasole-dipendenti che non riuscivano a rinunciare al loro strumento di comunicazione preferito! ;-)

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  2. Che periodo storico complicato! Io avrei rimediato solo figuracce.
    "Ti avevo fatto capire di andartene!"
    "Ah. Ma avevi fatto scivolare sugli occhi il ventaglio."
    "Appunto! Imbecille!"
    No, non era il periodo storico adatto per me ;)

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    1. E pensa che c'erano persone che magari avrebbero voluto solo usarlo per farsi vento, e non osavano preferendo grondare di sudore. Alla prima sventagliata, infatti, era tutto uno zampillare di messaggi di vario genere! ;-)

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  3. Non mi ci vedo a comunicare "tramite ventaglio", non è il mio genere.
    Come curiosità orientale sui ventagli (con quell'aggettivo ha svegliato il nipponofilo che è in me ;-) posso dirti che in Giappone i ventagli erano molto diffusi, sia a corte che tra la gente comune. Non conosco gli usi di corte, ma so che tra la gente comune circolavano molti ventagli di bassa qualità che erano regali pubblicitari, per così dire. Certi negozi facevano confezionare una grossa quantità di ventagli col loro nome e logo e poi li regalavano ai clienti, così questi sventolandosi per strada facevano pubblicità al negozio.

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    1. Sapevo di poter contare su di te per il ventaglio orientale, Ariano! ;-) Grazie per le informazioni sul ventaglio in Giappone. Da qualche parte avevo letto che nel Giappone feudale esistevano anche i ventagli da combattimento, ma non ho idea di come mai fossero così letali. Sono ancora legata all'idea del ventaglio come un oggetto grazioso.

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    2. Giusto, ottima osservazione su un uso che non avevo considerato. Se vuoi "farti una cultura" puoi vedere questa pagina di wikipedia (ti linko la versione italiana ma se metti quella in inglese è più ricca di dettagli):
      https://it.wikipedia.org/wiki/Ventagli_da_combattimento_giapponesi

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    3. Grazie mille! Provo ora a sperimentare una cosa che volevo provare da molto tempo, cioè inserire un'immagine nel commento. Ci provo, dovrebbe venir fuori quanto segue: "Antique Japanese (samurai) Edo period gunsen war fan, made of iron, bamboo and lacquer depicting the sun (1800-50) on display at the Asian Art Museum in San Francisco, California." Se non dovessi riuscire, chiedo venia!

      [img]https://en.wikipedia.org/wiki/Japanese_war_fan#/media/File:Gunsen_Asian_Art_Museum_SF.JPG[/img]

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    4. Infatti non è venuto fuori niente. Mannaggia! :-(

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  4. Ho imparato una cosa nuova, però devo ammettere che come @ Marco Freccero anche io avrei combinato disastri su disastri con questo tipo di comunicazione.

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    1. In effetti non doveva essere per nulla facile! Era un po' come un codice Morse, se sbagliavi a leggere o trasmettere un punto o una linea eri fritto (o fritta).

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  5. Molti di questi messaggi in codice suppongo prevedessero ventaglio chiuso. A immaginarli, penso che non sia sempre aperto, giusto?
    Mi è capitato di utilizzare il ventaglio in una scena quando interpretai Frida Kahlo. E' un vezzo non indifferente, si rischiava la pantomima e lo eliminai nello spettacolo successivo. Insomma, questo per dire che effettivamente non è un oggetto da nulla.
    Ultimamente ho visto in tv un tipo di ventaglio-occhiale, fantastico.
    Quelle ville... meravigliose.

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    1. Esatto, da quello che ho capito e che ho potuto vedere durante la dimostrazione, il ventaglio non era sempre aperto, ma chiuso o semiaperto. Se non mi ricordo male, addirittura aprendo una stecca o due in un certo modo, potevi essere anche più preciso e comunicare l'ora dell'appuntamento galante.
      Un ventaglio-occhiale? WOW!
      Le ville sono splendide, se ti capitasse di andare da quelle parti ti consiglio vivamente di passare. Avevo anche assistito a un concerto di arpa celtica alla villa Litta in una sala da musica che quindi ben si prestava: il suono era meraviglioso.

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  6. Mamma mia che meraviglia quelle ville, soprattutto la prima. Qualche anno fa avevo visitato una villa veneta vicino Padova nel corso di un week end, ma non ricordo il nome, dovrei rispolverare questa vecchia abitudine culturale, chissà che con la primavera...Avevo letto tempo fa da qualche parte ( o forse l'avevo visto in TV in un documentario, aimè la memoria) del linguaggio segreto dei ventagli davvero interessante, insomma il ventaglio era una specie di telefono senza fili o se vogliamo un modo di inviare messaggi ma ben prima dell'avvento dei cellulari, però molto ma molto più raffinato ;-)

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    1. Potrebbe essere una delle ville lungo il Brenta, quella che avevi visitato? Quando ero in vacanza sui Colli Euganei, proprio dalle parti di Valsanzibio, avevo fatto l'escursione sul burchiello, facendo tre tappe per la visita di luoghi tra cui Villa Pisani. Il linguaggio segreto del ventaglio era assolutamente raffinato! :-)

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    2. Era una villa sui Colli Euganei in effetti ma sono passati oltre dieci anni e non ricordo il nome, ricordo solo che era molto bella, potrei rifare un viaggetto da quelle parti :-)

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    3. Quei posti meritano sicuramente una seconda visita! Ci sono tantissimi luoghi da visitare, ad esempio anche Arquà Petrarca, e la natura è splendida. :-)

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Non riuscivo a modificare per correggere degli errori, quindi ho eliminato e riscritto. A proposito anch'io una volta avevo provato ad inserire un'immagine, senza riuscirci ovviamente!

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    2. Ciao Stella, non preoccuparti. Dopo vado io nelle impostazioni del blog e posso cancellare da lì. A proposito delle immagini, mi sono stampata una serie di istruzioni da un altro sito di consigli ai blogger e da quello che ho capito dovrei essere IO a entrare nella famigerata schermata in html e inserire un lunghissimo codice per permettere sia a me sia ai commentatori di inserire immagini. Mmm... mi sa che rimando la questione a data da destinarsi!

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    3. Ho provato ad andare nelle impostazioni del blog, ma mi avverte che se cancello il commento eliminato vengono eliminate anche le risposte. Per cui lascio tutto "tel quel".

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  8. Ciao Cristina, che bella questa tua ricerca sul linguaggio del ventaglio! Mi hai davvero incuriosita e ho fatto anch'io una piccola ricerca sull'uso del ventaglio in Cina:
    "Un pezzo di seta bianco come neve si taglia per fare un ventaglio, rotondo come la liuna piena". Sono versi di una poesia risalente all'inizio del III sec. d. C. : già allora era un oggetto di uso quotidiano che serviva non solo per rinfrescarsi, ma anche per scacciare mosche e zanzare. Si trattava di ventagli rigidi, in seta con il manico di bambù.
    I ventagli pieghevoli che fecero la loro comparsa nei secoli successivi, diventarono delle vere e proprie opere d'arte, con le stecche in bambù, avorio, osso o sandalo, scolpite con fiori o animali e la seta decorata da pittori famosi e calligrafi. L'arte della pittura del ventaglio è ancora oggi molto apprezzata e considerata più difficile di quella su carta o su seta normale, perché quando si dipinge ci sono già le pieghe.
    Insomma, oltre ai messaggi trasmessi dai gesti per muoverlo, pare che il ventaglio ci voglia dire: "non sono un semplice oggetto per fare aria!".
    Grazie, i tuoi post sono molto stimolanti e offrono sempre invitanti spunti di approfondimento. Ora mi piacerebbe sventagliarmi nel giardino di una di quelle magnifiche ville che ci hai descritto, magari godendomi un buon rinfresco...à bientôt!

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    1. Grazie mille, Stella, della ricerca che hai fatto sui ventagli cinesi. E' vero quello che si scrive, che è più difficile dipingere su una superficie pieghettata. Onore a questi pittori e miniaturisti esperti in un'arte sopraffina.
      Se ti dovesse capitare di venire dalle mie parti e restarci qualche giorno con la tua famiglia, bisogno proprio andare tutti insieme alla Villa Litta per ammirare quegli stupendi ambienti e farci innaffiare a sorpresa in giardino. A presto, un abbraccio.

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  9. Credo che qualcuno avrà fatto una brutta fine per un semplice fraintendimento... per esempio: "Muoverlo con la mano destra: voglio bene ad un altro!". Non è anche il modo più normale di sventolarsi? Confido che nel gesto fossero presenti sfumature non traducibili in parole, e che anche gli sguardi aiutassero. Nel taiji il ventaglio può essere un'arma, pensa. Sembra strano, ma se la costa è rigida e lo usi di taglio sulla gola, oppure di punta nel costato, il danno c'è.

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    1. Infatti penso che le dame più esperte e smaliziate dovessero fare dei "corsi", altrimenti sai che confusione? E probabilmente c'erano anche dei test da superare!
      Grazie della tua notazione sul ventaglio taji. Quanto sto per dire non c'entra molto, ma mi hai fatto venire in mente anche la scena di un film di 007 dove c'è un cinese con un cappello dalla tesa di ferro che viene lanciato a uccidere il nemico. Penso che siano proprio gli oggetti di uso quotidiano, come questi, ad essere i più terrificanti. Nel 1700 c'erano anche eleganti bastoni da passeggio che celavano stiletti e lame.

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  10. Quanto è affascinante questo saggio sul linguaggio dei ventagli e quanto dev’essere stato divertente usarlo per lanciare messaggi. Confesso che la mia prima associazione non era all’altezza delle altre osservazioni che ho trovato tra i vari commenti, ma io sono fatta così… insomma, mi ha ricordato il codice delle bandierine indicato nel Manuale delle Giovani Marmotte (che io ho sempre adorato e che mi duole non avere più a portata di mano), attraverso il quale, a seconda del gesto e della mano con la quale si impugna l’oggetto, si può imbastire un’abbondante quantità di discorsi. A parte la mia stupidaggine, il tuo post è estremamente piacevole e altrettanto stimolante. Mi evoca opere d’arte di periodi molto lontani tra loro: la Donna col ventaglio, di Modigliani, quella di Manet, le innumerevoli stampe cinesi e certi vasi ellenici con rappresentazioni delle divinità dell’Olimpo che si mostrano con un ventaglio in mano (una di queste, se non sbaglio, era proprio Eros). Insomma, siamo di fronte a uno di quegli accessori, intramontabili e trasversali al mondo occidentale e orientale, ricchissimi di fascino e di significati che vanno ben al di là della loro utilità. E poi Villa Litta è fantastica. Grazie, Cristina e a presto. Ciao! :-)

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    1. Ciao Clem, grazie di essere passata. Ma la tua osservazione non è per niente sciocca, anzi! Le bandiere si usavano per trasmettere messaggi tra gli eserciti, mi ricordo che quando ero andata in America e dopo aver visitato il Museo di Gettysburg avevo chiesto al bookshop delle bandiere come quelle utilizzate durante la Guerra di Secessione. Il Manuale delle Giovani Marmotte era un cult della nostra generazione, per maschi e femmine, insieme alle Ricette di Nonna Papera.

      Non sapevo che le divinità greche avessero dei ventagli in mano! Mi vengono anche in mente i ventagli con le piume di struzzo che venivano animati dagli schiavi in Egitto per rinfrescare i loro padroni dalla calura. Villa Litta è bella, e lo diventa sempre di più grazie agli incessanti lavori di restauro e conservazione. Fa molto piacere quando la cultura viene valorizzata, specialmente in Italia dove accade assai di rado. A presto!

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  11. Ho sorriso: un vero e proprio codice da imparare a memoria prima di partecipare agli eventi mondani. Ma guai a sbagliare interpretazione! 😂

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    1. Pensa se la dama aveva numerosi ammiratori: era tutto un balenar di stecche! ;-)

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  12. Proprio oggi ho letto del piumificio Belloni di Casorate: una fabbrica, ormai dismessa, nata nel 1900 dove le operaie confezionavano cappelli alla moda per tutta Europa. Ma non solo: anche i sensuali ventagli con le piume di struzzo utilizzati dalle ballerine del Cesar Palace di Las Vegas o del Moulin Rouge di Parigi.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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