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mercoledì 29 marzo 2017

Il Caffè della Rivoluzione: la Grande Paura e le fake news / 18




Di recente si è  molto dibattuto sul progetto di una legge intesa a individuare e contenere quelle che si chiamano fake news ovvero notizie false, vere e proprie "bufale" che vengono poi ingigantite da quella gran cassa di risonanza che è il web, ovvero social network e affini. Mentre una volta la notizia falsa, chiamiamola così perché abbiamo l'equivalente in italiano, rimaneva circoscritta al bar o nelle chiacchiere di paese, o comunque nell'ambito di una comunità molto ristretta, ora invece rimbalza in rete in maniera velocissima, e risulta distorta, ingigantita, trasformata al punto da renderla irriconoscibile rispetto alla fonte iniziale. La notizia falsa viene presa come verità assoluta e tale viene trattata, scatenando dibattiti e prese di posizioni aggressive, orientando opinioni con il cosiddetto effetto-sciame. Nessuno ha la possibilità di smentirla o decostruirla risalendo alla fonte, tanto sinuoso risulta il suo cammino, come il movimento di un serpente. Non è infrequente che, qualche settimana o qualche mese dopo, la falsa notizia si riveli, appunto, come tale ovvero costruita ad arte.

Ma è sempre vero che la cosiddetta "bufala" rimaneva nell'ambito di un territorio limitato anche nel passato? Nella Francia del 1789 non fu così. Dal 20 luglio al 6 agosto 1789, quindi dopo la presa della Bastiglia, nelle campagne francesi si manifesta infatti una situazione di panico generalizzato detto della Grande Paura, suscitato dalla falsa notizia della massiccia invasione di briganti venuti a distruggere i raccolti e a trucidare i contadini, per vendicare la nobiltà colpita dalle rivolte agrarie scaturite dai recenti sviluppi politico-sociali.

Il tutto viene annunciato dalla fervida immaginazione popolare, che assiste a fenomeni inspiegabili come una grande stella rossa nel cielo, fiamme che danzano sulle acque stagnanti; ode la campana della chiesa rintoccare da sola, in chiesa l'organo comincia a suonare improvvisamente, le porte si spalancano e si chiudono di colpo senza che vi sia un alito di vento. Le notizie più disparate si diffondono con la velocità del vento: in Bretagna, nella valle della Dordogna, sulle Alpi, nel Mediterraneo, compaiono frotte di briganti armati, che incendiano le case, bruciano il grano nei campi, ammazzano il bestiame. Nessuno sa da dove arrivano questi energumeni, ma tutti sono certi che sia imminente il pericolo. In molte regioni i contadini si armano di falci, bastoni, fucili da caccia e corrono alla ricerca di questi uomini... per poi tornare a casa senza aver veduto nulla e nessuno. Molti popolani ne approfittano per eseguire dei veri e propri regolamenti di conti: assaltano i castelli dei signori, trucidano, saccheggiano e ammazzano.

Dalle coste avvistano persino la flotta inglese, e nell'Artois - la regione di Robespierre - se la danno a gambe. Ma l'invasione dall'Inghilterra non avverrà mai. Altra gente fugge in un vero e proprio esodo, convinta di essere inseguita dall'esercito imperiale... ma da quale esercito? Nessuno lo sa.  Un cronista informa che "un tale panico aveva preso gli animi che ognuno abbandonava la propria casa, per andare a casaccio, chi sa dove. Il parroco di Ruillé confessò quel giorno, dalle quattro alle dieci pomeridiane, gente che aveva perduto il senno, pensando che la morte fosse vicina." In un villaggio del Pèrigord un cavaliere ha dato ordine di preparare duecento aste di lance... ma nessuno va a ritirarle perché non serviranno.

Vi sono alcune ipotesi da parte degli storici. Alcuni deducono che questo "grande spavento" sia stato fomentato da pochi uomini che mossero un ristretto gruppo di esecutori. Questi mandanti - forse con l'aiuto dei venticinque milioni che Pitt, il ministro inglese grande nemico della Francia insorta, si è fatto concedere dal Parlamento - hanno probabilmente voluto destabilizzare il paese in modo da eseguire una prova generale di mobilitazione rivoluzionaria. Se il paese si fosse indebolito, avrebbe potuto essere attaccato e, magari, spartito. Come a dire, erano stati i costruttori di fake news dell'epoca per incutere la paura in modo che questa si propagasse come l'incendio che arde nella boscaglia secca, scatenare una reazione e muovere le persone da un capo all'altro del paese. Esattamente come succede ora.

Da che mondo e mondo, quindi, sono sempre esistite queste false notizie, e non soltanto sul web ma soprattutto sulla carta stampata quando furono inventati i giornali e, da sempre, per bocca della gente. Oggi la differenza sta nella tecnologia impiegata, e quindi nella velocità di propagazione e nel fatto che rimaniamo comodamente seduti davanti al computer o allo smartphone anziché armarci di picche, falci e randelli. Ma le reazioni verbali "di pancia" possono avere il medesimo grado di violenza e istigazione alla discriminazione e al razzismo.

***

Appurare che cosa sia falso e che cosa sia degno di credibilità è difficilissimo e nessuno ha l'autorità per fare dei distinguo. Su un articolo di qualche giorno fa, si sosteneva infatti che si tende a cercare delle "prove" che confermino la nostra teoria e quindi le nostre certezze. 

Una legge contro le fake news quindi è inutile, oltre che controproducente. Uno dei metodi potrebbe essere quello di non prendere per oro colato tutto quello che circola, a partire dai giornali. Voi che cosa ne pensate?

***

Fonte:
Robespierre di Friedrich Sieburg - Longanesi & C. 

Immagini:

  • Bambino nella Francia della Rivoluzione
  • Assalto al castello - stampa popolare presso il Musée Carnavalet di Parigi
  • La notte del 4 agosto 1789 ovvero Il delirio patriottico - stampa popolare





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28 commenti:

  1. Hai reso molto bene l'idea di quanto poco sia cambiato, a parte la velocità di propagazione, in merito alla creazione di false notizie allo scopo di destabilizzare la gente o di "costruire" alcune paure da diffondere come in un'epidemia. Divertente l'episodio dell'espediente del ministro inglese Pitt e dell'avvistamento della flotta inglese dalle coste della Francia, non ne avevo mai sentito parlare. Oggi, personalmente, mi fanno sorridere le continue e contrastanti notizie che ci arrivano in campo salutistico/alimentare proponendoci un'alternanza di benefici e danni all'organismo da parte dei medesimi cibi o bevande. Verissimo ciò che dici: io mi affanno a cercare sempre nuove prove che possano confermare la teoria delle virtù salutari della cioccolata o concordare sul fatto che quattro caffè al giono fanno benissimo. Consapevole di questa mia tendenza a prendere per vero ciò che mi fa più comodo, quando si tratta di argomenti più seri cerco di andarci cauta...

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    1. Ciao, Stella, grazie infinite del tuo ragionamento. In effetti siamo tutti molto manipolati, chi sul poco e chi sul molto. Oltre agli effetti salutari o nocivi di determinati cibi, a me vengono in mente le cosiddette classifiche di vendita dei libri. Molte sono costruite a tavolino per instillare nel potenziale lettore il convincimento che il libro sia di qualità soltanto perché si trova ai primi posti nelle classifiche; e molto comprano soltanto perché va per la maggiore... o almeno così credono. Siamo carne da macello, questa è la verità purtroppo!

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  2. Cristina..... usare il cervello sarebbe la cosa migliore. Togliergli le ragnatele e pensare, ragionare, informarsi anche da altre fonti.
    Insomma, non portare il cervello dal rottamista.
    Troppo difficile, faticoso.. ci sono già troppi problemi nella vita :) :)
    Io credo che questa legge sia solo atta a preservare qualcuno che conta. Basta. Il solito intoccabile.... Se poi a pagare sono i piccoli blogger frega qualcosa a qualcuno?

    Quanto al tuo post, che dire? Da che mondo è mondo c'è sempre stato chi ha speculato sulle paure e sull'ingenuità delle persone. Mica colpa sua però. Se le persone si risvegliassero dalla ìloro igrizia mentale, forse forse le notizie false, le bufale, le fake news, chiamale come vuoi cessserebbero.
    Bacio
    Vuoi che miglioriamo ora?????

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    1. Infatti, Pat, il ragionamento binario è proprio quello che fa faticare meno i neuroni, salvo che poi si paga caro. Lo sviluppo di uno spirito critico è essenziale in questo senso. Nella mia esperienza anche professionale ho visto anche dirigenti che si facevano abbagliare da lustrini e paillette, salvo a restare delusi.

      Per rimanere nel campo dell'informazione, basta vedere certi telegiornali o giornali come ti propinano SOLTANTO notizie negative per terrorismo psicologico e indurti a credere che il mondo sia peggiore oggi di una volta. Invece c'è tanto bene nascosto. Come recitava il detto: "Fa più rumore un albero che cade che un'intera foresta che cresce."

      La reazione delle persone nel 1789 era più comprensibile per molti versi: si trattava di popolani semplici, molto spesso analfabeti, che si fidavano ciecamente di alcune persone di riferimento, come i capi dei villaggi o i preti. Poi la febbre stava salendo in Francia, e la violenza era all'ordine del giorno. Nessuna meraviglia che si fosse diffusa tanta paura.

      Bacio anche a te! :-)

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  3. Penso che la prospettata "legge" sia risibile, non per intenti, ma perché in sé contiene alcuni vizi (colpire i non professionisti, e non tutti i propagatori di bufale, ad esempio). Non è facile oggi, come hai scritto, venire facilmente a capo di qualsiasi dubbio generato da news che circolano in rete (e non solo qui!).
    Faccio l'ennesimo esempio derivato da post Fb: qualche giorno fa è circolata la notizia della "morte" ufficiale della Great Barrier Reef australiana. Pare che non sia così, ovviamente se la passa malissimo e non è che non ci si debba preoccupare delle sorti di tale "patrimonio naturale". Però il titolone ad effetto, proveniente da una pagina che mai avrei messo in discussione per serietà, ovvero quella del National Geographic, recitava così: La grande barriera corallina australiana è stata dichiarata morta.
    Come hai scritto tu, risulta più comprensibile il comportamento anomalo, superstizioso, e via così dell'uomo nei secoli passati. Oggi è deprimente vedere che senza alcun riferimento serio, cercato autonomamente o richiesto a chi è competente, moltissime persone compiono scelte pericolose, per sé e per gli altri. Dalla salute ad altri temi, più leggeri ed innocui.

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    1. Grazie infinite del commento, Glò. Già m'immagino una sorta di "comitato" che deve decidere quale notizia sia falsa e quale notizia sia vera, tanto simile al Comitato di Salute Pubblica di rivoluzionaria memoria. Una congrega di sacerdoti incaricata di vegliare sulla purezza della Verità, parola pericolosissima a qualsiasi latitudine.

      L'esempio che fai del National Geographic non mi sorprende: molte volte si leggono i titoloni sui giornali, e quando poi vai a leggere il contenuto dell'articolo è sostanzialmente diverso, se non opposto al titolo. Ricordo che un mio collega anni fa aveva fatto un "corso" per imparare a leggere un quotidiano, e mi diceva che ad esempio anche l'accostamento delle immagini pubblicitarie accanto a determinati articoli non è per nulla casuale. Ci si può arrivare da soli, ma studiarlo in modo scientifico rivela molte sorprese.

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  4. Io guardando (purtroppo?) i tg di tutte le reti e leggendo anche qualche giornale, posso solo ringraziare internet per darmi la possibilità di ascoltare le stesse cose ma riferite dalla parte opposta della barricata. Così mi si offre la possibilità di "scegliere" tra due o più versioni della stessa notizia.

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    1. Vedere più telegiornali e soprattutto leggere giornali di vario orientamento è l'atteggiamento giusto da tenere. Ivano. Purtroppo non è facile riuscire a discriminare nella marea di informazioni e notizie che ci vengono riversate addosso ogni giorno.

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  5. Sulle fake news mi sono già espresso in un post apposito sul mio blog.
    Riguardo le fake news del passato, in effetti sono sempre esistite e sono sempre state un mezzo di destabilizzazione o di "gestione" di situazioni sociali fluide.
    Penso, per dire, all'abilità dei nazisti (quando ancora erano soltanto un apparentemente folkloristico movimento politico) di creare "martiri" (il camerata morto ubriaco trasformato in vittima di un brutale e inesistente pestaggio da parte dei comunisti) o alle false notizie di pozzi inquinati dagli ebrei nell'Europa medioevale per stemperare la tensione sociale causata da epidemie e fare in modo che la rabbia popolare trovasse un "bersaglio" sul quale sfogarsi.

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    1. Ho bene in mente il tuo recente post, Ariano, che avevo anche commentato.

      Di fake news nel passato esiste un vastissimo repertorio, c'è soltanto l'imbarazzo della scelta. Il popolo ebreo, poi, è sempre stato il bersaglio costante di persecuzioni, massacri e rappresaglie a livello storico. Basta pensare al famoso documento I Protocolli dei Savi di Sion, un clamoroso falso documentale dei primi anni del XX secolo creato per gettare il discredito contro gli ebrei. Il documento pretendeva di provare una fantomatica cospirazione ebraica e massonica il cui obiettivo era il dominio sul mondo.

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  6. Sei sempre interessantissima. Ho una domanda per te. Documentandomi per un racconto che poi non ho mai scritto (su una bellissima figura femminile di fine rivoluzione) mi sono imbattuta in invasioni di "ratti e furetti" nella Parigi della rivoluzione. Ratti ok, ci può stare, ma furetti? Tu ne sai qualcosa?

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    1. Grazie mille, Tenar, mi è piaciuto fare un collegamento tra passato e presente. I topi c'erano sicuramente, anzi, come ho scritto più volte Parigi era una delle città più sporche d'Europa, e lo dicevano persino i francesi. Però non ho mai sentito parlare dell'invasione di furetti, almeno non che io ricordi. Tra poco però mi accingo a rileggere Le Tableau de Paris di Mercier, magari ritrovo qualcosa sull'argomento.
      P.S. Però il racconto dovresti scriverlo! :-)

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  7. Non avevo idea di questi episodi, francamente sono stupita.
    Ovviamente il fenomeno era più circoscritto, ma sembra proprio che la gente che sparge notizie false (per motivi ancora a me poco chiari) sia sempre esistita.
    Ho condiviso l'articolo perché è davvero curioso :)

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    1. Pensa a che cosa succedeva nel Medioevo, quando ad esempio c'erano le eclissi di sole! Si capisce benissimo come mai la gente gridava di terrore perché pensava che un mostro si stava mangiando il sole. Grazie mille per il commento e la condivisione dell'articolo! ;-)

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  8. Ciao Cry. Tutti ci contaminiamo e veniamo contaminati, basterebbe usare il cervello in miglior modo e imparare l'arte del discernimento. La legge anti bufala è sbagliata in quanto è utile a imbavagliare ulteriormente la stampa. Invece una buona legge potrebbe essere quella che impone l'uso di termini non offensivi nei riguardi di chiunque. Massimo rispetto senza discriminazioni, per tutti. Questo e nient'altro. Un caro saluto.

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    1. Ciao Wanda, grazie mille del tuo commento. Il punto è sempre lo stesso: non è la tecnologia velocissima dei giorni d'oggi, o i social network, a essere sbagliati, ma l'uso che se ne fa. Gli strumenti sono neutri. Quando si usa Fb per ritrovare i propri cari, è un dono e una grazia; quando lo si usa per insultare il prossimo, si diffonde odio e calunnia. Un caro saluto anche a te.

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  9. Le cosiddette bufale sono sempre esistite, infatti, e l'unica differenza tra ieri e oggi è la velocità di diffusione, oltre ad un effetto ancor più pervasivo dovuto alla rete. Inoltre è quasi impossibile anche il fact checkin, nonostante ci si sforzi di confrontare più fonti, perché è sempre più generalizzata la tendenza all'omologazione delle informazioni, come già hai accennato in un commento. Addirittura, alcune testate storiche presentano scabrosi copia incolla, salvo smentire l'informazione farlocca in un secondo momento, quando nessuno o quasi ci farà caso. Ciascuno di noi, poi, tende a prender per buono ciò che fa più comodo. Io comunque attendo una fake sugli effetti benefici delle sigarette, così, tanto per sventolarla sotto il naso dei Savonarola del benessere a tutti i costi :D

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  10. Ciao, Clem, grazie del commento. Mi viene in mente anche un altro tipo pericolosissimo di falsa notizia ovvero quello che tende a ledere la reputazione di una persona. Il concetto di reputazione, infatti, ha ancora un suo peso sociale, anche se apparentemente sembra sbiadire rispetto al passato. Magari una volta era più connesso all'onore della famiglia o alla virtù personale, oggi la reputazione ha un significato più vicino all'onestà.
    Io invece attendo una fake news sui benefici effetti delle patatine sulla salute. ;-)

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    1. Non è affatto banale la reputazione, anzi! Sia quando riferita alla persona, sia quando collegata a un'azienda, essa va difesa senza indugio. Inoltre, il nostro codice penale, con l'articolo 595 mirato al reato di diffamazione prevede la reclusione per chi infrange la legge, oltre alle sanzioni amministrative. Eccheccavolo! Comunque, dopo le sigarette e le patatine, mica vorremo farci mancare il cioccolato, vero? ;-))

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    2. Sì, perché la parole "reputazione" fa ancora pensare a questioni connesse all'onore borghese, come la verginità delle ragazze, o gli adulteri e quindi all'orrendo "delitto d'onore" e via discorrendo.

      Il cioccolato è il terzo grande imputato da riabilitare dopo sigarette e patatine. :-)

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  11. La cosa grave che tutto ciò, oggi, ingenera è l'effetto "al lupo al lupo" della favola di Esopo: ci si riempie tanto di bufale che magari la notizia vera non viene ritenuta tale; questa mescolanza tra vero e falso disorienta, crea caos, soprattutto diffidenza.
    Un tempo, forse, queste fake news erano un'eccezione, adesso devi fare lo slalom per scansare le immani sciocchezze di cui la rete (e non solo) ci sommerge.

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    1. Questo è un altro grande problema: ovvero la notizia autentica e degna di attenzione che viene sommersa dal turbine di chiacchiere. A me però, più dell'immane sciocchezzaio, preoccupa enormemente la censura, quella fatta da legislatori e giornalisti dalle gengive alte che si credono gli unici sacerdoti del verbo. Il loro, naturalmente.

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  12. Interessante scoprire che anche a quei tempi c'erano le bufale, ricordo di aver letto qualcosa alle superiori sulla "grande paura" post rivoluzione, purtroppo non ho il libro delle superiori qui a Bologna, mi sarebbe piaciuto andare a leggere cosa c'era scritto.
    Comunque le notizie false hanno la stessa malvagia funzione del pettegolezzo, il "si dice" dei piccoli centri che può provocare danni enormi, magari si parte da una notizia anche vera (ma non è detto) che viene poi ingigantita nei vari passaggi da persona a persona. Il danno c'è perché, anche se poi la notizia viene smentita, a qualcuno resta sempre il dubbio che ci fosse un fondo di verità.

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    1. Grazie del commento, Giulia. Durante la Grande Paura è innegabile che ci fossero delle bande armate che si aggiravano per la Francia e assalivano fattorie e castelli, ma non si era mai capito quanti fossero e chi li avesse inviati. Così probabilmente il tutto era stato ingigantito a dismisura. Notizie false e pettegolezzi sono parenti stretti. Come nella famosa aria "La calunnia è un venticello..." che poi si trasforma in una tempesta a tutti gli effetti.

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  13. Credo che sia importante restare consapevoli di non avere una conoscenza completa dei fatti soltanto perché i mezzi moderni permettono di far circolare le informazioni velocemente. La potenza di questi mezzi tende a illuderci in questo senso; invece sai quante guerre si combattono lontano dai riflettori? Altro che bufale... ;)

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    1. Quello che a me dà particolarmente fastidio nei media è che si buttano sulle notizie catastrofiche e sui drammi come cani sull'osso polposo, ma poi il tutto cade nel nulla. Invece una buona informazione dovrebbe anche occuparsi del "dopo", di che cosa si è risolto e di quanto c'è ancora da fare. Ad esempio, com'è la situazione ad Haiti dopo il disastroso terremoto del 2010? Nessuno che legga i quotidiani ne sa più niente. Secondo me questo non è giornalismo.

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    2. Infatti al giornalismo si è sostituito il sensazionalismo. Sai che guadagno!

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    3. In parte era così anche agli albori, ma ora la situazione è decisamente peggiorata. E pensa che i giornali anglosassoni sono ancora peggio di noi per tabloid e pettegolezzi.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono editor e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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