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mercoledì 26 aprile 2017

Il Caffè della Rivoluzione: Fouché a fumetti - parte prima / 20




Carissimi, rieccoci! Il Caffè della Rivoluzione riapre dopo la pausa pasquale e vacanziera, e dopo che si sono svolte tutte le pulizie primaverili,  rinfrescati tendaggi e tappezzerie, sciacquati e asciugati piatti, bicchieri e posate fino a renderli scintillanti, ordinate le confetture e la pasticceria dai fornitori di fiducia, e naturalmente il miglior caffè presente sulla piazza parigina.

Grandi novità sono nell'aria... e qui si ricomincia in pompa magna con un argomento per me assai particolare, ovvero il fumetto. Qualche tempo fa, infatti, ho ricevuto da un amico blogger un regalo di non-compleanno, molto gradito in considerazione per la mia passione sulla Rivoluzione Francese. Si tratta di un'opera a fumetti, Fouché: un uomo nella Rivoluzione volume 1. Ringrazio ancora in questa sede per il magnifico dono - starà al blogger svelare la sua identità, se lo riterrà opportuno ;-) Ci ho messo un po' di tempo per leggerlo allo scopo di apprezzare meglio le tavole a fumetti incentrate sui primissimi eventi che portarono allo scoppio dell'evento politico e sociale che scosse non solo la Francia, ma, si può dire, l'Europa intera.

Come si intuisce dal titolo, l'opera è incentrata sulla figura storica di Fouché, che qualcuno di voi ricorderà come connessa non solo alla rivoluzione, ma anche al successivo periodo napoleonico.

Già, Fouché... ma chi era costui?

Rinfreschiamoci la nostra appannata memoria scolastica con una biografia, breve di necessità in quanto lo spazio è tiranno. Di umili natali, Joseph Fouché (Nantes, 31 maggio 1759- Trieste, 26 dicembre 1820) per la sua salute cagionevole viene inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica. Entrato in seminario a Nantes, prende gli ordini minori, ma abbandona il suo percorso verso l'ordinazione avendo abbracciato le idee filosofiche dell'Illuminismo. Diviene insegnante di matematica e latino presso vari collegi religiosi, tra cui Arras, dove conosce Maximilien Robespierre. Ritornato a Nantes, è tra gli animatori del locale club giacobino durante i primi anni della Rivoluzione francese ed è quindi eletto, per la regione della Loira inferiore, deputato alla Convenzione nel 1792.

Entra nel complotto per abbattere il regime del Comitato di Salute pubblica robespierrista, sfociato nel colpo di stato del 9 Termidoro. Nel 1799 viene nominato ministro di polizia. In quella veste, aiuta Napoleone nel colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre) 1799. Sventa diversi complotti contro la persona di Napoleone come Primo Console, aumentando il suo prestigio e il suo peso politico. Nel 1802 Bonaparte lo congeda con una generosa buonuscita legata alla nomina a senatore. Richiamato nuovamente nel 1804 dallo stesso Napoleone a ricoprire la precedente carica, lo aiuta nella proclamazione dell'Impero e nella repressione dei tentativi realisti. Per questo motivo è considerato il fondatore della polizia politica.

All'indomani dell'abdicazione di Napoleone, nel 1814, e compreso che la volontà degli alleati è quella di restaurare sul trono i Borbone, si schiera dalla loro parte. Nel 1815 Fouché sostiene tuttavia il tentativo di ritorno di Napoleone sul trono (i "Cento Giorni"), venendo ricompensato con la restituzione del dicastero della polizia. Ma subito dopo la disfatta di Waterloo costringe Napoleone all'abdicazione, venendo nominato dal Senato presidente del governo provvisorio. Riconfermato ministro della polizia, non lo rimane tuttavia a lungo: a seguito della legge del 1816 che infligge il bando a tutti coloro che avevano votato la morte di Luigi XVI, viene condannato all'esilio perpetuo. Respinto dalle corti europee, muore solo e in povertà a Trieste nel 1820.

Insomma, come avete letto non si tratta di un personaggio molto edificante a livello narrativo; o, almeno, si rivela un personaggio come Barère, che sale sempre sul carro del vincitore secondo la migliore delle tradizioni. In considerazione però del fatto di aver attraversato dei veri e propri rivolgimenti storici, mutando pelle come i serpenti con grande spregiudicatezza, gli autori di Fouché: un uomo nella Rivoluzione volume 1 hanno scelto proprio lui, e non personaggi ancora più celebri, a rappresentazione di un secolo, come viene ben spiegato nella primissima pagina con prefazione di Luciano Secchi che vi propongo sopra.

L'opera è dunque un fumetto italiano creato negli anni settanta dall'autore Max Bunker (Luciano Secchi) e dal disegnatore Paolo Piffarerio, qui alla loro quinta collaborazione insieme, dopo Maschera Nera, Atomik, El Gringo, Milord e prima di Alan Ford, dopo l'abbandono di Magnus. Pubblicato a puntate nel 1973 sulla rivista Eureka (dal n.101 al n.115), diretta dallo stesso Luciano Secchi, viene successivamente raccolto in un unico volume sempre edito dall'Editoriale Corno (1976).

Pur essendo incompetente in fatto di fumetti e quindi totalmente inadeguata nel commentare, sono stata subito colpita dalla particolare cura che gli autori hanno posto nella realizzazione di queste tavole, sia nel disegno che nel testo. Le scene sono ricchissime di dettagli anche minuti, come ad esempio palazzi, abiti, banchetti, armi, e molto spesso ispirate da quadri o stampe dell'epoca. Esse sono intervallate da sezioni didattiche in cui si spiega con precisione che cosa riproducono le tavole, e per quale motivo sono state disegnate in quel modo. Chi lo desidera, quindi, può leggere queste sezioni o saltarle a pie' pari.

Nel prossimo post vi presenterò alcune tavole selezionate, e farò un confronto anche con l'aspetto dei personaggi in rapporto a quadri d'epoca. In questa sede vi propongo comunque la prima, sontuosa tavola che entra nel vivo del discorso illustrativo ed è suddivisa in due parti. Come potete vedere, la prima scena si allarga sull'esterno di Versailles in una visuale di ampio respiro; e la coppia in primo piano sulla destra s'incarica di presentarci lo sfarzo e l'eleganza dell'aristocrazia. La seconda scena, che si svolge all'interno, appare invece particolarmente claustrofobica. La sensazione di chiuso è data dall'affollarsi di oggetti e persone nello spazio, e potrebbe rimandare anche a quella resistenza al cambiamento e alla rinuncia dei privilegi, e quindi alla chiusura mentale delle classi aristocratiche. Se osservate con attenzione la tavola, però, c'è dell'altro. Abbiamo due azioni distinte: sulla sinistra il re a banchetto, attorniato da cortigiani e servitori, e dall'altra il pittore che sta eseguendo un ritratto. Questa scelta crea un curioso effetto, intensificato dal fatto che le tavole siano in bianco e nero, e il ritratto sembra diventare un paravento, uno specchio, una porta, o persino un pozzo. Il pozzo in cui presto un'intera classe precipiterà in un cupio dissolvi.


Nella prossima puntata quindi... la Rivoluzione scoppierà sul serio. Tenetevi pronti!

***

Vi ricordavate di Fouché? Che cosa pensate dell'uso del fumetto per spiegare la Storia ai ragazzi? E dei videogiochi?

***

Fonti:

  • Wikipedia per la biografia di Fouché
  • Fouché: un uomo nella Rivoluzione volume 1 di Max Bunker e Paolo Piffarerio


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18 commenti:

  1. Interessante. Quando ero bambino esistevano dei volumi chiamati "Storia d'Italia a fumetti" curati da Enzo Biagi, Paolo Piffarerio era proprio uno dei disegnatori. L'uso del fumetto per insegnare la storia può essere utile, credo che però alla base ci debba sempre essere la passione a studiarla... e ho notato che il 90% delle persone crede che la storia sia la più noiosa delle materie, ahinoi... :-(

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    1. Ciao Ariano, ben ritrovato dopo la pausa pasquale e grazie del tuo commento. E' vero che la storia viene percepita come noiosa, e non parliamo poi dell'abbinamento romanzo + storia: tutti scappano a gambe levate! ;-) Forse per le nuove generazioni i videogiochi funzionano di più. Mi sono sempre chiesta però quanto rimanga nella mente delle persone da una fruizione digitale. Io sono della generazione precedente, ma mi accorgo che se devo svolgere un esercizio in inglese sulla carta o sulla versione online le cose cambiano parecchio.

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  2. Questo post è bellissimo, e ti ringrazio di averlo scritto. Fouché è stato un astuto, freddo, calcolatore e abilissimo camaleonte. E I Grandi Camaleonti è, infatti, il titolo di un teleromanzo Rai, mandato in onda nel ’64, di cui sono venuta a conoscenza anni dopo, grazie a mia sorella, all’epoca quattordicenne. La sua trama narrava le vicende che si svolsero dalla fine della Rivoluzione, fino alla proclamazione di Napoleone Bonaparte, evidenziando giochi di potere, trasformismi e ambiguità di personaggi, che a seconda delle circostanze trionfavano o cadevano in disgrazia. Tra i principali personaggi c’era proprio Fouché. Quindi, l’ho conosciuto così, attraverso il racconto di mia sorella mutuato dal forte impatto che quel vecchio sceneggiato ebbe su di lei quando lo vide passare sullo schermo del televisore (oggi, grazie a internet, è disponibile su Youtube). In seguito sono andata a studiarlo sui libri. Pertanto, per rispondere alla tua seconda domanda, come approvo il ricorso al teleromanzo “di qualità” come stimolo allo studio di un particolare periodo storico, apprezzo l’uso del fumetto d’autore – e Max Bunker insieme a Piffarerio rappresentano sicuramente un’accoppiata altamente accreditata nel genere – per le stesse ragioni. Tra l’altro, non conoscevo quest’opera e la devo leggere! Sui videogiochi non ho esperienza diretta, ma penso che se realizzati con serietà possano assolvere la stessa funzione. Detto ciò, mi trovo, d’accordo con Ariano quando sostiene che la percentuale di estimatori della Storia sia molto bassa. Nella ricostruzione del mio percorso, a questo punto, devo aggiungere un dato importante e cioè che nella mia famiglia era già decisamente vivace l’interesse per questa materia. Diversamente, quello sceneggiato avrebbe portato allo stesso risultato? Chi lo sa? Magari sì!

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    1. Grazie per il tuo splendido commento, Clementina... quasi un post a sé! :-) Pensa che proprio qualche tempo fa, sulla scorta della mia delusione per la mancanza de I Giacobini, mi ero messa a guardare proprio lo sceneggiato Rai I Grandi Camaleonti su Youtube. E la figura di Fouché interpretata da Raoul Grassilli era quella che mi aveva colpito di più. L'attore è di una bravura straordinaria, e interpreta alla perfezione questo individuo ambiguo e spregiudicato che letteralmente cambia pelle a ogni giro storico. Grassilli gli presta occhi freddi, quasi da rettile, e una fisionomia che è perlopiù sfuggente, quasi gommosa, specialmente nelle labbra. Comincia con l'essere un quasi-prete dalla gestualità contenuta, per poi far parte della Convenzione, avere un momento di impasse dopo la caduta di Robespierre dove si nasconde con la famiglia in una soffitta... e poi fa la sua fortuna con Napoleone. Sono arrivata alla quinta puntata su tredici, e mi sta veramente appassionando. Oltretutto, specialmente nelle prime puntate, ci sono delle scene tratte dal periodo della Rivoluzione, così mi godo qualche spezzone.

      Per ritornare al fumetto, nella prossima puntata si capirà meglio la bravura degli autori nell'interpretare il personaggio e disegnarlo. Mi pare che ci sia in giro una versione a colori completa. Il fumetto è sicuramente un mezzo che ha un maggiore "appeal" per i ragazzi.

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  3. Adoro il fumetto, che mi sembra un mezzo perfetto per far rivivere il passato. Quanti di noi hanno avuto il primo approccio alla rivoluzione con Lady Oscar, tanto per citare un caso celeberrimo? Non conoscevo questo il particolare che se possibile recupererò. Da come lo descrivi però non credo sia nato "per ragazzi" e in generale, da amante del fumetto, non apprezzo molto l'idea che sia un mezzo destinato a una specifica fascia d'età (proprio ieri parlavo a mio marito di un fumetto sul sacco di Roma che di certo non deve finire in mani troppo giovani, ma, del resto, dato l'argomento...)

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    1. Come scordare Lady Oscar e i pomeriggi dove, appena tornata da scuola e subito dopo aver mangiato, mi accomodavo in poltrona per vedere la puntata? Penso che sia una delle eroine preferite di tutti i tempi.

      Per quanto riguarda questo specifico fumetto, avevo già capito che non è una lettura per ragazzi, e ho visto che nel suo commento Ivano ha confermato la cosa. Ad esempio la tavola subito successiva a quella che ho inserito riproduce in una scena la regina Maria Antonietta e la duchessa di Polignac abbracciate e con il seno scoperto, con evidente riferimento alla diceria che le due avessero una relazione (e viene detto anche nella tavola). Ci sono altre scene di questo tipo ambientate durante festini di nobili, a corte oppure in contesti di corruzione.

      P.S. Non oso immaginare il fumetto sul sacco di Roma...

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  4. Confermo quello che ha scritto sopra Tenar. Quest'opera, a differenza della "Storia d'Italia a fumetti" di Enzo Biagi, non è nata per i ragazzi. Come hai scritto nel post, è apparsa sulla rivista "Eureka" che, sebbene indubbiamente letta anche da molti ragazzi, si rivolgeva in realtà a un pubblico adulto. Tant'è che al suo interno alternava articoli di critica del fumetto ad articoli sull'esoterismo: Guénon, Cagliostro, ecc.
    Detto questo, mi è piaciuto molto leggere questo articolo e sono anche molto curioso di vedere come svilupperai il seguito...

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    1. Sono contenta che ti sia piaciuto il post, Ivano! In realtà ero partita con l'idea di scrivere un solo post sull'argomento, ma avrei dovuto sacrificare o la biografia di Fouché oppure le tavole ed era un peccato in entrambi i casi. Invece nella seconda parte entrerò nel vivo delle illustrazioni, e quindi l'appuntamento è a mercoledì prossimo.

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  5. Non ho letto il fumetto di cui parli. Tuttavia, al momento sto collezionando "Ad Astra", che è un manga giapponese centrato sulla seconda guerra punica, in particolare su Annibale e Scipione l'Africano. E dal mio punto di vista di semplice appassionato della storia, mi sembra eccellente.

    In ogni caso, non penso che sia un fumetto molto per ragazzi - almeno, non per quelli più giovani. In generale, la penso come Tenar qui sopra. Esistono indubbiamente fumetti per ragazzi e anche per bambini piccoli, ma questo non significa che tutti lo siano. E per la mia esperienza, sono convinto che anche buona parte dei fumetti considerati per ragazzi abbiano la possibilità di essere apprezzati anche da un pubblico più maturo :) .

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    1. Ciao, Mattia, grazie mille di essere passato. Come emerge dai vostri commenti, c'è indubbiamente fumetto e fumetto. In generale si pensa al fumetto come un prodotto per bambini o ragazzini, ma non è proprio così.

      Anche se è ancora un altro tipo di illustrazione, mi hai fatto venire in mente le esilaranti strip di L'antichissimo mondo di B.C. oppure il medievale Il mago Wiz di Johnny Hart.

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  6. Ho incontrato idealmente Fouché quelle rare volte in cui dopo l'università mi sono imbattuta in articoli o approfondimenti che lasciano spazio anche a personaggi ritenuti impropriamente minori.
    Io adoro i fumetti a sfondo storico e credo che sia una forma d'arte estremamente interessante per educare alla Storia. Mai come in questo periodo anzi l'immagine ha un potere enorme sui pargoli discenti quindi sarebbe un ottimo supporto alla comune manualistica. Direi anzi che gli editori dovrebbero vivacizzare le pubblicazioni proprio con riferimenti di questo genere. Magari in quei percorsi semplificati alla fine di ogni unità didattica.

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    1. Fouché fa parte di quelle figure che si muovevano ai margini, quasi nell'ombra, e che invece molto spesso erano i grandi burattinai della Storia. Mi ricordo che a scuola si imparava che agli autori di Termidoro, ovvero della caduta di Robespierre, erano il trio Fouché, Fréron, Tallien, come una sorta di trimurti.

      Quello che dici sulla necessità di vivacizzare le pubblicazioni è molto giusto. Del resto anch'io ho ancora impresse nella memoria determinate illustrazioni dei miei vecchi sussidiari con cui imparavo la Storia oppure le poesie e i brani letterari. Magari alcune erano un po' leziose (si parla degli anni '60-70!), ma indubbiamente di grande attrattiva.

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  7. Ricordo anch'io vagamente gli autori di Termidoro, reminiscenze di storia delle superiori. Non ho letto questo fumetto però penso che attraverso il fumetto si possa insegnare moltissimo ai ragazzi, sia per la storia sia per altre discipline. Io per esempio ho imparato tantissimo da ragazzina attraverso i fumetti Disney, alcune storie erano spesso delle vere lezioni su molti argomenti. Una volta zio Paperone spiegava ai nipotini il meccanismo economico dell'inflazione e dopo studiando economia ho potuto verificare che corrispondeva esattamente alla lezione di Paperone, io me la ricordavo a distanza di anni.

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    1. Mitici i fumetti di Walt Disney imperniati sulla Storia! Mi ricordo anch'io che leggevo con gusto particolare le storie di Paperino e Topolino ambientate tra i pirati, o i moschettieri del re, o alle corti medievali... le andavo proprio a cercare! L'episodio che narri a proposito dell'inflazione spiegata da zio Paperone è significativo sulla serietà dei contenuti, anche se presentati con gli accattivanti personaggi della Walt Disney. A questo proposito mi ricordo anche l'imperdibile Manuale delle Giovani Marmotte e le Ricette di Nonna Papera.

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  8. Per me interessantissimo questo fumetto *__* Non ho una grande preparazione in quanto a comics, anche perché nella mia città è difficile ora, ma lo era ancora di più quando ero ragazzina, reperire determinate pubblicazioni.
    Conosco la famosa Storia d'Italia a fumetti e avrei voluto (vedi > "vorrei" :D) averla *_*
    La tavola che hai scelto promette bene ed è bellissima!
    Io credo che non sia semplice far amare la storia, perché per apprezzarla veramente occorrono tempo e competenze trasversali. Ai ragazzi spesso si impartiscono lezioni che vertono su date e nomi: è necessario, si è costretti da programmi e altre contingenze. La direzione è quella della passività. E ci sarebbe da prendere in considerazione che spesso l'insegnante non è uno storico per formazione.
    Ti lascio il link ad uno dei tanti articoli che analizzano varie questioni in modo approfondito (anche troppo!), per avere una misura della "questione" ;)
    http://storicamente.org/dondarini

    Grazie per caffè e dolcetti ;)

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    1. Ciao, Glò, sono contenta che tu abbia apprezzato caffè e dolcetti. L'oste ha cambiato fornitore nell'ottica di migliorare sempre il servizio al cliente. ;-)

      Per quanto riguarda le pubblicazioni per ragazzi, in tempi recenti ho ricomprato un paio di libri perché li avevo letti da ragazzina e mi è venuto un attacco di nostalgia. Mio padre mi comprava sempre il Topolino settimanale che io divoravo avidamente e una volta mi era stato regalato un enorme album che conteneva le primissime avventure di Topolino.

      L'insegnamento delle date in Storia è uno dei maggiori scogli di questa materia, e per me - che non ho memoria per i numeri - è un'autentica tragedia. Figurati che quando scrivo i miei romanzi sono costretta e controllare e ricontrollare continuamente. Non appena avrò del tempo, andrò a curiosare nel link. A presto, e grazie di tutto!

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  9. Non conoscevo questo personaggio, l'idea del fumetto è sempre vincente. L'impatto visivo fa presa, nelle fasce giovani, ma anche fra gli adulti (alcuni di noi ne sono un esempio.) Io ho un'esperienza limitata con il fumetto: leggevo le avventure di Pimpa e del signor Bonaventura sul "Corriere dei piccoli", poi ho attraversato gli anni del classico Topolino e mi sono fermata con Dylan Dog. Però ricordo un regalo bellissimo della maestra di scuole elementari per la Prima Comunione, lo conservo ancora tra i libri cui tengo di più: è un volume bello grande che racconta in fumetti la Bibbia. Da piccola (e anche da grande con i miei figli) lo sfogliavo sempre.

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    1. Io dico sempre: "Meglio il fumetto che niente del tutto", ci sono molti giovani che non leggono proprio nulla. Io leggevo Topolino da bambina, e poi gli album di Asterix e Obelix. Li leggevo insieme a mio papà, alternandoci nelle voci. Nell'adolescenza invece ho avuto una vera e propria passione per Lanciostory e Skorpio, li compravo regolarmente. Da lì mi sono appassionata alle storie dell'Eternauta, ad esempio. Dev'essere molto bello il tuo libro sulla Bibbia, che è sempre una grande narrazione!

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

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