Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


sabato 6 maggio 2017

Gli sceneggiati mystery della Rai / 2


Il mio articolo sugli sceneggiati storici Rai, ovvero Marco Visconti, La baronessa di Carini e Delitto di Stato (qui il link) aveva avuto un ottimo riscontro, e mi ero ripromessa di rivedere, o vedere ex-novo, alcuni di questi sceneggiati Rai, ora tutti facilmente reperibili su Youtube, in modo da poter continuare a parlarne con cognizione di causa. Anche il successivo post sullo sceneggiato perduto I Giacobini (qui il link) è stato molto gradito. Così in questi mesi mi sono fatta una bella scorpacciata!

Partiamo dunque con quelli che ho ribattezzato i mystery secondo un mio personale criterio, e che contengono tutta la materia esoterica, colta e simbolica che molto mi appassiona, e che viene unita in una trama avvincente e meravigliosamente orchestrata. Si incomincia a furor di popolo con il più bello di tutti:


1. Il segno del comando (1971)


Lo sceneggiato è stato diretto da Daniele D'Anza, e prodotto dalla Rai nel 1971 in cinque puntate con un cast di attori strepitosi, come Ugo Pagliai, Carla Gravina, Massimo Girotti, Rossella Falk, Paola Tedesco solo per citarne alcuni.

Lancelot Edward Forster (Ugo Pagliai) è un professore di letteratura inglese presso l'università di Cambridge. Ha scoperto per caso un inedito diario di Lord Byron, scritto durante il soggiorno romano del 1817, e sta lavorando alla traduzione, di cui ha pubblicato la prima parte su una prestigiosa rivista letteraria inglese. In un passo del diario, Byron ha annotato una frase inquietante ed enigmatica: «21 aprile 1817, notte, ore 11. Esperienza indimenticabile, luogo meraviglioso, piazza con rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale, fontana con delfini, messaggero di pietra, musica celestiale, tenebrose presenze».

La pubblicazione del diario ha attirato nel frattempo l'attenzione di George Powell (Massimo Girotti), addetto culturale dell'ambasciata inglese a Roma, che invita Forster a tenere una conferenza presso il British Council in occasione della settimana byroniana. Per combinazione il professore riceve anche un secondo invito a recarsi nella Città Eterna, da parte di un misterioso pittore, un certo Marco Tagliaferri, che gli invia una fotografia della piazza citata da Byron, sfidandolo a trovarla.  

La prima puntata inizia dunque con l'arrivo del professor Forster a Roma, dove si reca innanzitutto presso lo studio di Marco Tagliaferri. Là incontra la bellissima modella del pittore, Lucia (Carla Gravina), che lo invita a un appuntamento serale alla scalinata di Trinità dei Monti per condurlo poi a cena alla Taverna dell'Angelo. Nel frattempo, il professor Forster scopre con sgomento che Tagliaferri è morto da cento anni...

Vi assicuro che vedere questo sceneggiato per la prima volta è stata pura emozione, e parla una persona che ha visto centinaia di film. È ammaliante e anche di più, come la sua protagonista femminile, una Carla Gravina bella e sensuale con gli occhi splendenti di una donna innamorata, eppure sfuggente e misteriosa come nella sigla iniziale, dove corre per le strade di una Roma notturna, sostando ogni tanto per voltarsi come per invitare Ugo Pagliai a seguirla. La città diventa un labirinto costellato di simboli e indizi che si presentano nella maniera più inattesa. Si tratta di un linguaggio di oggetti (una collezione di orologi che non devono mai smettere di ticchettare, pena la morte del proprietario, monili dai grandi poteri su cui tutti cercano di mettere le mani, quadri che presentano inquietanti rassomiglianze con i viventi...), indizi di una ricerca che sempre riconduce all'immagine del cerchio, ovvero all'eterno ritorno del pittore Tagliaferri. 

Nello sceneggiato vi sono notazioni colte, come le poesie di Lord Byron, sulfureo poeta inglese che appunto soggiornò a Roma, o come il Salmo XVII della doppia morte, sonata per organo di Baldassarre Vitali, compositore realmente esistito, in un gioco continuo di rimandi che irretisce lo spettatore, e lo incanta. Lentamente si comprende che i personaggi in qualche modo sono tutti collegati, i maggiori come i minori, e che molti di loro non sono quello che sembrano. Vi è un continuo cambio di maschere e di ruoli, e la bonomia lascia spazio alla crudeltà, mentre l'apparenza minacciosa può costituire un aiuto. Una ricerca che, passo dopo passo, conduce Forster all'abbacinante rivelazione finale, quella logica e razionale... o forse no. Quello che è certo è che il binomio amore e morte detta la sua ultima parola.

La realizzazione di questo finale fu alquanto travagliata. Sarebbero state preparate cinque versioni (notizia però non confermata da D'Agata), ma comunque Daniele D'Anza fu costretto a cambiarlo su pressione di alcuni attori. Di questo travaglio produttivo non si coglie alcun segno in questo meraviglioso sceneggiato. Non bisogna dimenticare nemmeno la sigla finale, la suggestiva canzone Cento campane, scritta da Fiorenzo Fiorentini per il testo e da Romolo Grano per la musica, cantata da Nico Tirone, cantante del gruppo beat Nico e i Gabbiani. Mentre scorrono i titoli di coda, si intravedono in filigrana le carte dei tarocchi, e in special modo quella del Diavolo. Il disco ebbe un buon successo di vendite, anche se il brano è noto soprattutto nella versione successiva di Lando Fiorini.

A voi vedere questo sceneggiato per scoprire che cos'è "il segno del comando" del titolo.


2. La dama dei veleni (1978)

L'unico difetto di questo sceneggiato Rai è la brevità! La storia si svolge infatti in tre puntate anziché nelle sei minime canoniche. Per il resto la trama non ha nulla a che invidiare a Il segno del comando, e annovera nel suo cast proprio Ugo Pagliai nel ruolo del protagonista maschile. Altri volti celebri sono Susanna Martinkova, Warner Bencivegna e Corrado Gaipa. La regia è di Silverio Blasi. La sceneggiatura è tratta dal romanzo The Burning Court (1937) o La Camera Ardente di John Dickson Carr, ovvero il nome di un tribunale francese speciale, investito di poteri straordinari per giudicare reati eccezionali, la cui sala delle udienze era illuminata in continuazione, anche di giorno, con fiaccole.

Nella prima puntata Dario Gherardi (Ugo Pagliai), dirigente di una casa editrice specializzata in editoria esoterica, incontra a Parigi Marie D’Aubray (Susanna Martinkova), una ragazza franco-canadese. La ragazza sta fissando come incantata la facciata di un palazzo e ha al polso un braccialetto con il muso di un gatto. I due si innamorano immediatamente e, pur conoscendo poco o nulla del suo passato, Dario sposa Marie e la porta a vivere in una sua villa a Frascati. Un giorno Dario, che da Roma - dove ha sede la casa editrice - sta tornando a casa in treno per il fine settimana, si ritrova a sfogliare un libro del criminologo Guido Santacroce (Corrado Gaipa), che mostra il ritratto di una dama francese dell'800 ghigliottinata per veneficio. Il viso della dama mostra un'inquietante rassomiglianza con quello della moglie. 

Arrivato a casa affronta l'argomento con Marie, ma viene interrotto dall'arrivo del vicino di casa, Carlo Desgrez (Warner Bencivegna), che comunica alla coppia che il ricco zio non è morto di gastrite, come supponevano, ma sospettano che sia stato avvelenato. L'intento del nipote è quello di riaprire la tomba per cercare tracce e reperire quello che in gergo si chiama "la scala della strega", ovvero una cordicella con nove nodi. Infatti i Desgrez hanno dimestichezza con i casi di stregoneria nella loro storia familiare: in casa esiste persino il ritratto di una famosa avvelenatrice, Marie-Madeleine d'Aubray, marchesa di Brinvilliers, vissuta nel 1600, arrestata e torturata da un inquisitore membro dei Desgrez, e condannata ad essere bruciata viva. Peccato che il ritratto appeso in casa abbia il viso asportato e quindi dai lineamenti irriconoscibili, ma reca al polso un braccialetto identico a quello sfoggiato da Marie. E Marie è terrorizzata alla vista di un semplice imbuto, strumento con cui la marchesa di Brinvilliers venne sottoposta alla tortura dell'acqua...

Di particolare suggestione sono le vie di Frascati e il Parco dei Mostri di Bomarzo in provincia di Viterbo dove furono girate alcune scene. Insomma, un altro sceneggiato assolutamente da recuperare!


3. Ritratto di donna velata (1975)

Anche questo è uno sceneggiato di genere giallo, diretto da Flaminio Bollini, con protagonisti Nino Castelnuovo e Daria Nicolodi. Prodotto dalla Rai nel 1974, è andato in onda dal 31 agosto al 14 settembre 1975 in prima serata sul Programma Nazionale (l'odierna Rai 1). Riuscì a catturare una audience altissima, risultando uno dei programmi televisivi italiani più visti di quell'anno. Per affinità di genere può essere accostato ad altri celebri sceneggiati gialli-fantastici prodotti dalla Rai in quel periodo quali A come Andromeda, ESP, Il fauno di marmo, Gamma e soprattutto Il segno del comando, con cui vi sono svariate similitudini.

L'azione si svolge in Toscana, tra Firenze e la zona di Volterra e coinvolge un giovane pilota collaudatore, e nobile spiantato, Luigi Certaldo (Nino Castelnuovo) alle prese con una misteriosa studentessa universitaria di archeologia, l'enigmatica Elisa (Daria Nicolodi), conosciuta a casa di un suo amico. La porta quindi a Volterra, dove si trova la villa della famiglia Certaldo e dove attualmente vive suo cugino Alberto, in quanto la ragazza deve svolgere delle ricerche nella zona per i suoi studi.

Volterra è nota per il museo etrusco e le svariate tombe, queste ultime oggetto di saccheggio da parte dei tombaroli; e, nel film, viene nominata una necropoli etrusca ancora da scoprire i cui ricchi corredi funerari assicurerebbero il possesso di un'enorme ricchezza. La vicenda prende subito a muoversi attorno al mistero legato a un'urna funeraria che nasconde le indicazioni per trovare l'ingresso a questa "città dei morti" di cui vogliono entrare in possesso i personaggi più loschi, anche legati alla malavita. Anche la famiglia Certaldo pare legata a filo doppio alla storia locale tramite l'inquietante cugino Giacomo, il cui viso è identico a quello di un antenato del 1700 in odore di negromanzia. Nella villa c'è anche un secondo ritratto, ovvero quello della donna amata dal marchese, il cui volto è però celato da un velo nero... Ma la realtà è spesso più incredibile della fantasia e anche questo finale ce lo confermerà in pieno. E i morti della necropoli non vanno disturbati, perché si vendicano sempre.

Gli attori sono tutti perfettamente calzanti nel loro ruolo. Nino Castelnuovo, ormai celebre per la sua interpretazione di Renzo ne  I Promessi Sposi, interpreta la parte di un giovane arruffone e spesso irritante. Il personaggio non ha il fascino e la nobiltà di quelli interpretati da Ugo Pagliai, e forse è giusto che sia così, in quanto la sua ingenuità gli permette di sopravvivere alle situazioni più rischiose, sebbene per il rotto della cuffia. Anche Daria Nicolodi, molto nota dopo il successo del film Profondo rosso, esprime in pieno il suo fascino magnetico e lunare, come di chi viva sotto un incantesimo. Molti bravi anche gli attori di contorno, che contribuiscono a rendere la trama avvincente fino alla fine.

Concludo con una curiosità sulla statuetta etrusca della sigla iniziale, detta anche "l'ombra della sera". Essa rappresenta un dio benevolo e protettivo sulle cui labbra aleggia un lieve sorriso. Questa statuetta ha una linea così moderna che è stata molto spesso presa come pietra di paragone con le opere di Giacometti.

***

Ma qual è il filo conduttore che lega questi tre sceneggiati? Ce n'è più di uno, ma il tema ricorrente è il concetto della reincarnazione, tema "scottante" nell'Italia di allora - e forse ancora oggi!

***

Avevate visto questi sceneggiati all'epoca oppure vi piacerebbe vederli sulla base del post? Vi erano piaciuti e vi avevano fatto paura, specialmente La dama dei veleni?

***

Fonti:

  • Wikipedia per le trame
  • Immagini in pubblico dominio

Share:

32 commenti:

  1. Io ricordo solo "Il segno del comando", anche se è un ricordo confuso. Degli altri, nulla.
    Ma l'impressione che quello ha lasciato è stata davvero notevole. Anche per la sigla azzeccata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il segno del comando mi ha davvero conquistata, e penso che questo traspaia dal post. Gli attori sono di altissimo livello, l'ambientazione è suggestiva e la trama magica. Penso che abbia davvero lasciato il segno.

      Elimina
  2. Ho ricordi vaghi, sono nata a fine 1968 per cui ero piuttosto piccola ma Il segno del comando di sicuro viene nominato spesso in casa quando si parla dei bei programmi che ora non ci sono più. E poi io ne ho sempre in mente uno, di cui non ricordo il titolo e spero che questa tua carrellata lo riporti a me, ricordo alla perfezione la scena finale di una puntata: primo piano su un piano di scarponi da montagna (con chiaro collegamento a un mistero per cui nella puntata c'erano state delle impronte compatibili). Sempre fantastici questi post. Grazie. Sandra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch'io non avevo visto Il segno del comando, ma quando ho iniziato a rivedere i vecchi sceneggiati mio cognato mi ha caldamente consigliato di vederlo e così ho fatto. Un'altra amica, nata come me nel 1963, mi ha suggerito invece La dama dei veleni che aveva avuto modo di vedere da piccola e che l'aveva molto spaventata. Al terzo sono approdata come logica conseguenza; in realtà ne ho visti altri che potevano far parte di questo gruppo di tre, ma l'ultimo sugli etruschi era proprio a pennello.

      In tutti e tre questi sceneggiati, tra le altre cose, c'è il bravissimo Corrado Gaipa, che effettivamente usava il bastone per camminare, e che dà un ulteriore tocco di classe alle vicende.

      Per quanto riguarda lo sceneggiato con la scena finale, farò delle ricerche, oppure spero che qualche commentatore ricordi il titolo. Grazie dei complimenti, e a presto!

      Elimina
  3. La faccenda di riaprire la tomba mi sta tornando piano piano alla memoria... Sandra brividi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dei tre sceneggiati, La dama dei veleni è quello che fa più paura secondo me. Oltretutto se questi che questa marchesa di Brinvilliers esistette davvero, che ne combinò di ogni e che fu bruciata viva dopo aver subito atroci torture, fa ancora più paura. Brrrr...

      Elimina
  4. Sono troppo giovane per averli visti e penso che li avrei amati...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche secondo me ti sarebbero piaciuti moltissimo. Del secondo c'è il romanzo di Carr, che è pubblicato da Mondadori. Il titolo in italiano però è La corte delle streghe.

      Elimina
  5. ciao Cris, li vidi secoli orsono, tutti tranne il secondo.
    Sinceramente mi fa piacere leggere quello che hai scritto perchè non li ricordo più. Passati troppi anni. Ricordo vagamente il terrore che mi mettevano, quello sì. Ricordo altrettanto vagamente però il fascino che esercitavano su di me, bambina o appena ragazzina.
    Certo però che una cosa va detta. Senza nulla togliere agli attori di oggi, che io non conosco assolutamente però, abbiamo sempre avuti dei veri maestri nell'arte della recitazione. Prendi Pagliai, Gaipa... mettici Orsini, Foà per citaarne solo pochissimi.... E pure fior di registi e sceneggiatori!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Pat, grazie del commento. Io li ho visti tutti e tre in questi ultimi mesi, e non dubito che all'epoca mettessero paura. Durante il primo sceneggiato ho fatto un paio di salti sulla sedia perché non mi aspettavo determinate scene. Il secondo ha delle sequenze particolarmente inquietanti e spaventose per una ragazzina. Anche il celeberrimo Belfagor faceva molta paura, ma i miei non me li facevano vedere. Troppo fifona!

      Hai ragione, erano grandissimi attori. Ora sto vedendo I Grandi Camaleonti e sono colma di stupore e di ammirazione per il livello di recitazione. Lì ci sono Sbragia, Orsini, Carraro, Pisu, Grassilli, una vera goduria! Gli sceneggiatori erano veri scrittori; infatti, a parte il secondo sceneggiato che è tratto da un romanzo, per gli altri due è tutta farina del loro sacco.

      Elimina
    2. Uh... Belfagor!!!!!! Mamma che paura! Me la ricordo ancora la paura di allora.. la strizza, diamole il nome giusto ahahahha però lo guardavo.
      Ce n'era anche un altro che avevo visto e mi aveva messo parecchio timore ma non ricordo il titolo. La pieta di luna, forse?

      Sì, Grandissimi Attori!!!!

      Elimina
    3. Tutta l'Italia era terrorizzata da Belfagor, che camminava scivolando sul pavimento del Louvre. ;-) Quello cui tu accenni penso sia La pietra di luna che è tratto da un romanzo di Wilkie Collins.

      Elimina
  6. Posso confessare di avere avuto gli incubi per settimane dopo aver visto Ritratto di donna velata? Quella cavolo di figura che appariva nella nebbia a Nino Castelnuovo... Ci sono tantissimi sceneggiati di quei tempi veramente notevoli, con attori fenomenali.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giusto! Non l'ho scritto nella trama, ma c'è anche l'apparizione a cavallo della figura con il mantello e la faccia che sembrava un ammasso di ragnatele. Confessa, confessa... anzi, confessiamo tutti! Io ho avuto gli incubi con Albertazzi nel ruolo di Dr Jekyll e Mr Hyde.

      Ho letto che non è male anche Il fauno di marmo.

      Elimina
  7. Me li ricordo quegli sceneggiati Rai vecchio stile in bianco e nero. Questi qui però li devo recuperare ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Recuperali assolutamente, meritano tutti e tre. Vedrai che non ne rimarrai deluso.

      Elimina
  8. Ricordo Il segno del comando e Ritratto di donna velata (anche se non ricordavo più troppo bene la storia, adesso leggendoti l'ho rispolverata) ma rammento bene la sensazione che mi dava la visione di questi sceneggiati, aspettativa, mistero e ansia. Ero una bambina e ricordare questi sceneggiati mi da un'immediata struggente nostalgia...sarebbe bello rivederli, tempo fa li riproponevano sul digitale terrestre mi pare Rai cinque di notte, mi è capitato di vedere qualche stralcio nelle notti insonni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A parte la trama, secondo me era anche il bianco e nero che accentuava il senso di mistero e inquietudine di questi sceneggiati. Il colore fa tutto un altro effetto. Un altro merito di questi sceneggiati è che ci facevano scoprire luoghi meravigliosi della nostra Italia, in un'epoca dove non si viaggiava così tanto come ora.
      P.S. Anche a me vedere queste produzioni provoca tanta nostalgia e un po' di magone...

      Elimina
  9. I tuoi post sugli sceneggiati sono sempre meravigliosi. Ricordo vagamente di aver visto Il Segno del Comando, mentre gli altri titoli non mi dicono nulla, per cui andrò a recuperarli tutti. Inoltre, condivido appieno i favorevoli commenti sulla bravura di quegli attori, registi, sceneggiatori e aggiungerei che, non a caso, provenivano tutti dal mondo del teatro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie del commento, Clem. In effetti era una bella gara a chi era più bravo, e tutti molto azzeccati per il ruolo che dovevano interpretare. Queste storie fanno volare con la fantasia, allora come oggi!

      Elimina
  10. Non ho alcuna memoria di questi sceneggiati. Probabilmente in casa mia preferivano guardare altro.
    Ho ricordi invece de "La freccia nera", "Il giornalino di Gian Burrasca", "Le avventure di Ciuffettino" e "Pinocchio" di Comencini.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sospetto i miei genitori non me ne facessero vedere alcuni in quanto troppo impressionabile. Oppure non mi è rimasta traccia perché un po' complicati per una ragazzina. Infatti anch'io li ho visti ora per la prima volta.

      Quelli che menzioni invece li avevo visti tutti, all'epoca!

      Elimina
    2. Ieri Tenar mi ha fatto ricordare che ho visto anche "Vita di Leonardo da Vinci", del 1971.

      Elimina
    3. Bello! Ogni tanto ne usano ancora alcuni spezzoni nei programmi di storia, segno che era davvero ben fatto.

      Elimina
  11. Data l'età io non ne conosco nessuna, né le ho viste.
    Parlando di sceneggiati, Rai se ripenso a quella porcheria di qualche anno fa che è stata la fiction su Einstein... una roba ignobile, di cui avrei dovuto aver sentore preventivo avendo saputo tra i produttori Claudia Mori.
    L'unica cosa Rai recente che mi sia piaciuta è stata Nero Wolfe.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io penso anche a certi orribili remake di grandi classici, e mi viene in mente Il rosso e il nero per cui Stendhal si sarà senz'altro rivoltato nella tomba! Invece mi ero innamorata di questo libro - e del protagonista - da ragazzina con un vecchio sceneggiato in bianco e nero (anche se non mi pare fosse una produzione Rai). Un'altra schifezza era stata La lettera scarlatta, il film con Demi Moore e Gary Oldman.

      Elimina
  12. Antonella Scorta9 maggio 2017 14:57

    Fantastico questo tuffo nel passato! Dei tre sceneggiati io ricordo benissimo proprio quello forse meno famoso: La dama dei veleni. Mi era rimasto così impresso che, da adulta, sono andata a cercare il romanzo originale di John Dickson Carr, la cui lettura, infatti, non mi ha delusa. De Il segno del comando, invece, ho in mente soltanto la sigla, perché, come i tuoi, i miei genitori probabilmente non me l’avevano fatto vedere perché ero troppo piccola. Comunque, i due sceneggiati hanno un filo conduttore per me irrinunciabile: Ugo Pagliai. Da ragazzina ero follemente innamorata di quest’attore (soprattutto dopo L’amaro caso della baronessa di Carini). Vorrei spendere una parola, però, anche per il cattivo della situazione: Corrado Gaipa. Quest’attore realmente storpio e Adolfo Celi, secondo me, sono stati due interpreti eccezionali in grado di rappresentare il male in tutte le sue forme e con una capacità recitativa oggi, purtroppo, introvabile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Antonella, benvenuta nel blog con il tuo commento, anche se tra noi non c'è bisogno di molte presentazioni visto che ci conosciamo da anni. ;-)

      Come prima cosa grazie del tuo commento così articolato. Come seconda cosa mi hai fatto proprio venire voglia di leggere il romanzo di Dickinson Carr, dato che contiene tutti gli ingredienti per risultare appetitoso al mio palato. Noto che la caratteristica di Ugo Pagliai in questi tre sceneggiati che abbiamo ricordato (L'amaro caso della baronessa di Carini, Il segno del comando e La dama dei veleni sia quello di essere invariabilmente concupito dalla sua controparte femminile, e di ficcarsi in un vicolo cieco da cui a volte non riesce a uscire. Io ricordo benissimo Adolfo Celi anche come Lord Brooke nello sceneggiato Sandokan degli anni successivi. Solo lui poteva interpretare un personaggio così implacabile e, pure, dargli quella sfumatura di umanità nei confronti di Lady Marianna.

      Elimina
  13. Non ne ricordo uno, ero troppo piccinina.
    Di tanto un tanto ne vedo brani su YouTube, così, per curiosità, oppure capita che se ne veda qualche passaggio in tv.
    Quello che è certo è che la maggior parte di quegli attori lo erano con la A maiuscola. Cosa che al giorno d'oggi è ormai rara.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti si vedono recitare di quei cani in tv... con tutto il rispetto per i cani, che fanno il loro lavoro e pure bene. Gli attori non hanno preparazione, sono forzati e molto spesso con un'inflessione dialettale. Ricordo una produzione francese de Il Conte di Montecristo con Ornella Muti nel ruolo di Mercedes: faceva venire i brividi ogni volta che apriva bocca per l'accento romanesco.

      Elimina
  14. Ho un vivido ricordo di "Ritratto di donna velata", non tanto della trama ma di una terrificante voce da medium, di una sinistra sedia a dondolo e della mia grandissima paura.Un altro sceneggiato a tema reincarnazione che mi ha inquietato molto è stato "La baronessa di Carini". Sempre anni '70, ma forse non era RAI 2.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La voce da medium la ricordo più in Il segno del comando durante una seduta spiritica in un palazzo romano, mentre la sedia a dondolo appartiene effettivamente allo sceneggiato che menzioni. Inoltre si muoveva da sola... :-( La baronessa di Carini era terrificante, non fosse altro per la musica!

      Elimina

- Per inserire immagini nei commenti usate questa sintassi: [img]URL_Immagine[/img]
- Per inserire video nei commenti usate questa sintassi: [video]URL_Video[/video]
Sono supportate immagini in JPG, PNG e GIF e video di Youtube e Vimeo.

Politica dei cookie

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione, significa che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli leggi la seguente pagina informativa.

QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

IL MIO ULTIMO LAVORO:
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

IL PITTORE DEGLI ANGELI: su Amazon in versione cartacea e ebook!

IL PITTORE DEGLI ANGELI: su Amazon in versione cartacea e ebook!
Romanzo storico ambientato nella fulgida e sontuosa Venezia di fine 1500. Uno dei protagonisti è il vecchio e spregiudicato pittore Tiziano Vecellio, pronto a difendere fama e ricchezza. Ma lo attende un incontro sconvolgente: quello con "il pittore degli angeli". La sua vita non sarà più la stessa.

THE PAINTER OF ANGELS: now on Amazon, paper and ebook version!

THE PAINTER OF ANGELS: now on Amazon, paper and ebook version!
Venice, late spring of 1560. In his studio, the old Venetian painter Tiziano is waiting for the visit of the “painter of angels”, a mysterious artist just arrived in Venice. Tiziano senses a foreboding danger to his position, fame and standing. In fact, the arrival of the artist does upset both the professional and private life of Tiziano. And the struggle has just begun.

IL MIO CANALE YOUTUBE

Visualizzazioni totali

Top 7 Commentatori

Post più popolari

Che cosa sto leggendo

Che cosa sto leggendo
"Come un dio immortale" di Maria Teresa Steri