Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


ARAZZO DI BAYEUX, seconda metà dell'XI secolo

La conquista normanna dell'Inghilterra del 1066.

BERNABO' VISCONTI E LA SUA FAMIGLIA

Affresco a Santa Maria Novella, Firenze - secolo XIV.

VITA DI TRINCEA

Prima Guerra Mondiale (1914-1918).

sabato 5 agosto 2017

INSIEME RACCONTIAMO 23 - Le nozze di Figaro



Sì, sì, lo so che il blog è ufficialmente chiuso, ma non ho resistito alla tentazione di partecipare all'edizione 23 di "Insieme raccontiamo" (qui il regolamento), iniziativa proposta ogni mese sul blog di Patricia Moll. Per chi non lo sapesse, Patricia propone un incipit che i partecipanti completano con la loro fantasia, rimanendo nell'ambito di 300 parole.

Con un incipit come quello che ho letto, che parla di "penna d'oca" e "scrittura piena di svolazzi", come facevo a resistere? Quindi riapro la saracinesca e, sul fil di lana visto che oggi è l'ultimo giorno, pubblico il mio contributo.

L'incipit di Patricia è il seguente:

Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano. Forse era scritta con la penna d'oca. La grafia era decisamente d'altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!
Inforcò gli occhiali, lo aprì, sedette e lesse.

e la foto Pixabay è questa:




Ed ecco il racconto completo, con una dedica particolare a Elisabetta Santangelo, e Clementina Daniela Sanguanini che me l'ha fatta incontrare:


Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano. Forse era scritta con la penna d'oca. La grafia era decisamente d'altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!
Inforcò gli occhiali, lo aprì, sedette e lesse.

Sorrise nel riconoscere la sua scrittura, infantile e nervosa. Era l’espressione del suo carattere, uno zolfanello pronto a incendiarsi per un nonnulla. Lui era alto e magro, e vestiva perennemente di nero, con i capelli corvini sciolti sulle spalle, gli occhi scintillanti. Possedeva una bellezza bizzarra ed efebica, seducente per uomini e donne.

Solo che era morto. Morto da molti anni.

Tutto era cominciato con un disegno. Il disegno di un fiore tracciato con mano esitante. Le ricordò, poi, di essere stato più abile nell’uso della sua penna acuminata, quella con cui scriveva il suo giornale. Aveva proseguito con brevi messaggi, e quindi lunghe lettere, che le faceva trovare nei luoghi più inaspettati della casa.

Le scriveva di quanto l’aveva amata e, pure, quanti piccoli e grandi tradimenti avesse perpetrato quando lei era stata sua moglie. La rivoluzione, che li aveva macinati come grano, li aveva riavvicinati nell’estrema sofferenza.

Lei intuiva che quella lettera sarebbe stata l’ultima, e la leggeva con avidità mista a malinconia.

In quel mentre, sul davanzale della finestra aperta si posò un uccello. Lei alzò gli occhi: era un grosso uccello marrone dal ciuffo spettinato. Rise: era il più brutto volatile che avesse mai visto. Lui la fissò con l’occhio, rotondo come uva passa, e si mise a cinguettare. E, dall’impianto stereo si levò, soavemente, una musica: era la scena finale de Le Nozze di Figaro di Mozart con la richiesta del perdono.



L’uccello cantò fino alla fine, e Lucile si sentì parte di un momento di pura bellezza.

Sopravvenne il silenzio. Lei disse: “Ti perdono, Camille. Amore mio, io ti perdono.” Come se non avesse atteso altro, l’uccello inclinò la testa e le inviò uno sguardo lucido di gratitudine.

Quindi scomparve nel cielo azzurro, con un frullo d’ali e in una goccia di sole.

Share:

sabato 29 luglio 2017

Progetti per l'estate a blog chiuso. Nel frattempo.... buone vacanze a tutti!


Come da tradizione, il blog chiude per la pausa estiva di agosto con l'offerta di una poesia, che ho scelto di mettere, da sola, nel precedente post in quanto avrei dovuto scrivere questa lunga "coda" che, a mio parere, l'avrebbe rovinata. Comunque ho scelto la poesia di Machado sulla notte d'estate e la luna come particolarmente evocativa, ma non ho trovato nessuna immagine che mi soddisfacesse fino in fondo in quanto mancava sempre qualche elemento. Ho optato quindi per un quadro della pittrice statunitense Georgia O'Keeffe.

Nel prossimo mese, a parte il mio viaggio in Umbria, cercherò di staccare la spina senza tralasciare alcuni buoni propositi. Vediamo un po'. Avrei in mente di:

- leggere la corrispondenza di guerra della mia famiglia, che ho già ordinato in tre grossi
raccoglitori e che consta di lettere tra mio papà e suo fratello, pure lui al fronte, le sorelle, i genitori e gli amici dal 1940 a tutto il 1946. Ci sono inoltre cartoline militari, telegrammi, documenti di vario genere, alcuni dei quali molto datati di fine 1800, e quindi m'immergerò in questo periodo così travagliato per la storia non solo domestica e italiana, ma dell'intera umanità;

- andare avanti con la scrittura del mio romanzo sulla Rivoluzione Francese, o in alternativa lavorare a una nuova parte esoterica sul Libro III Le regine di Gerusalemme da inserire in un punto apposito, con la resa dei conti tra Geoffroy e Clotilde. Sarei più propensa per quest'ultima ipotesi, dato che non riesco a lavorare su due periodi storici contemporaneamente, ma non voglio darmi tempi stringati. Ho imparato che quando pianifico troppo, non riesco mai a mantenere le date.

- apportare qualche ritocco sul blog, ma niente di drammatico come l'anno scorso. Vorrei più che altro riuscire a dare la possibilità di inserire immagini nei commenti, e ho individuato un'enorme stringa html che non so bene dove collocare. Ah, e vorrei scrivere qualche altro post per il blog per la collezione autunno-inverno.

- concentrarmi sul mio progetto TOP SECRET di cui non posso anticipare niente perché la prima fase non dipende da me. Se il progetto andrà in porto, vi rivelerò qualcosa nel mese di settembre-ottobre, nella seconda ipotesi (che è la più probabile) calerà un pietoso velo di silenzio e di oblio.

Naturalmente riuscirò a fare un terzo delle cose che ho elencato, ma l'importante è comunque essere liberi da impegni di natura esterna come il lavoro. Durante il prossimo mese purtroppo non potrò più commentare molto sui vostri blog ed essere attiva sui social, cosa di cui mi scuso sin d'ora. Sarò impegnata specialmente nel progetto Top Secret. E voi, quali sono i vostri progetti per l'estate?



Con l'immagine di un luogo che amo molto, Mont Saint-Michel, vi auguro comunque serene vacanze e vi abbraccio tutti insieme collettivamente! Un augurio particolare di guarigione va a Marina e al suo piede infortunato. 

Noi ci vediamo a settembre, a meno di novità clamorose. Un grazie di cuore a tutti per i vostri preziosi commenti durante questa prima metà dell'anno.

***

Fonte immagini:
Pixabay


Share:

Notte estiva, notte di mistero... nei versi di Antonio Machado



Notte d'estate

È una bella notte d'estate
Tengono le alte case
aperti i balconi
del vecchio paese sulla vasta piazza
Nell'ampio rettangolo deserto,
panchine di pietra, evonimi ed acacie
simmetrici disegnano
le nere ombre sulla bianca arena.
Allo zenit la luna, e sulla torre
la sfera dell'orologio illuminata.
Io in questo vecchio paese vo passeggiando
solo come un fantasma.

Antonio Machado



Antonio Machado (1875-1939), è stato un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi appartenente alla cosiddetta generazione del '98, e una delle voci più alte tra gli intellettuali del suo tempo. In Soledades (Solitudini) Machado esprime le solitudini non solo dell'uomo ma anche dello spazio, abitato solo dal soggetto che dialoga in modo autobiografico con i fantasmi del suo passato. In Campos de Castilla il poeta evoca con tratti essenziali la solennità del paesaggio circostante, con un'ottica quasi visionaria. Altre sue opere sono il Cancionero apócrifo con una riflessione sulla poesia e la raccolta di sentenze Juan de Mairena.

Alla sua morte, in una tasca del suo cappotto il fratello José trovò un pezzo di carta con l'ultimo verso "Quei giorni azzurri e quel sole dell'infanzia".

***

Fonte immagini:
  • The Radiator Building at Night (West 40th Street, New York), 1927 di Georgia O'Keeffe
  • Retrato de Antonio Machado (1875 - 1939), sanguina de Leandro Oroz Lacalle (1883 - 1933). Fondos de la Fundación Ortega y Gasset.

Fonte biografia:

  • Wikipedia


Share:

mercoledì 26 luglio 2017

Il Caffè della Rivoluzione: Lungo il fiume e sull'acqua / 29




Di recente molti blogger si sono occupati dell'argomento "acqua" nei loro spazi, forse ispirati dalle temperature perduranti, alleviate di quando in quando da brevi sprazzi di pioggia. Solo per menzionarne un paio, Clementina Daniela Sanguanini, che ci aveva già proposto una serie in cui l'ultimo post "Viaggio nell'acqua a..." riguarda la storia dei Navigli milanesi (qui il link relativo) e Glò con l'articolo "Glò thinking - Condizioni naturali avverse" (qui il link relativo) dove ci propone stralci da opere letterarie, molti dei quali dedicati all'acqua come elemento scatenante di climi estremi.

Ho pensato quindi anch'io, nell'ambito della rubrica del mercoledì, di proporvi un post su questo argomento oltremolto affascinante; di recente, esso è tornato alla ribalta delle cronache per la siccità imperante, desertificazione e le guerre dell'acqua che potrebbero scoppiare in un futuro non tanto lontano. Per farlo, mi servirò ancora una volta del testo Le tableau de Paris del nostro Louis-Sébastien Mercier, un battagliero e intraprendente cronista che ci ha offerto preziosi spaccati di vita parigina negli anni appena precedenti lo scoppio della rivoluzione.

All'epoca non c'erano le cosiddette "ferie" estive in quanto ci si sollazzava tutto l'anno come le classi nobiliari, o si continuava a lavorare duramente nei campi come i contadini. Possiamo dire però che i borghesi sfuggivano alla calura cittadina rifugiandosi nelle loro seconde case in campagna, solitamente poste a poche miglia da Parigi. I coniugi Duplessis, genitori di Lucile e Adèle, avevano una dimora a Bourg-la-Reine nell'Île-de-France, la regione che fa capo a Parigi, dove trascorrevano l'estate e i fine settimana primaverili ed estivi. Là accorrevano a frotte le carrozze con a bordo gli ammiratori di Lucile, che pare fosse bellissima e molto intelligente. In quella casa si ricevevano politici, giornalisti, deputati e intellettuali, si faceva musica, si giocavano partite a carte o altri giochi in voga all'epoca, si facevano spuntini e soprattutto si corteggiavano le due ragazze. Per i più distratti ricordo che Lucile sposò poi il giornalista Camille Desmoulins, uno che, tra tutti, era partito assai svantaggiato nella conquista della bella fanciulla, la quale condivise con lui gli ultimi anni della loro breve esistenza.

Già, ma come vivevano le persone costrette a rimanere a Parigi? Al capitolo "Abbeveratoi" scopriamo con interesse, e anche un pizzico di sorpresa, uno scorcio di vita lungo la Senna,  che sembra suggerirci qualche collegamento con le abitudini dei giorni nostri. La Senna è un fiume talmente legato alla città in cui scorre da essere parte della sua fisionomia, come l'Arno ci ricorda Firenze o il Tevere suggerisce Roma. Malgrado il fiume fosse molto sporco, infatti, in quanto in alcuni punti si riversavano le condutture fognarie, lungo le banchine erano situati abbeveratoi per gli animali, e persino - udite, udite - rozze cabine dove poter fare il bagno.



Scrive infatti il nostro cronista, sempre attento a descrivere l'ambiente, ma anche a sottolineare polemicamente il problema sociale:

Le banchine che costeggiano la Senna sono aperte, in certi punti, da abbeveratoi che servono ai cavalli e ai buoi; ma capitano talvolta negli incidenti, soprattutto in casi di piena. Un cavallo, attaccato ad altri, avanza troppo, e la corrente lo trascina via. I cavalli, maldestramente attaccati, si dibattono e molti periscono. Un battello che chiuderebbe il bacino, o una balaustra avrebbero prevenuto questi pericoli. (...) Si può dire altrettanto di queste assi sul fiume, da dove i portatori d'acqua riempiono i loro secchi quando le fontane sono gelate. Ne periscono ogni anno. (...) I portatori d'acqua osservano regolarmente il loro giro, quando vanno ad attingere sia alla fontana, sia al fiume; e sono più gentili e più giudiziosi di certi autori che cercano di usurpare il posto dei loro colleghi facendo passare le loro opere prima che sia giunto il loro turno.


È fatto divieto a tutti di fare il bagno nel fiume, e di attraversarlo a nuoto, al fine di non urtare la pubblica decenza. Subitamente la vigilanza dei porti accorre, e prende in consegna gli stracci. Spesso molti giovani, invece di tornare a riva, si sono gettati nella corrente, e sono periti volendo passare dall'altra parte; tutto per evitare la guardia e i suoi maltrattamenti. 

Non sarebbe più utile stabilire dei piccoli e sicuri stabilimenti, dove i poveri e i popolani si bagnerebbero e si eserciterebbero a nuotare? Questa gente del popolo, cui si impedisce di fare il bagno ai bordi della Senna, va fuori città, sui limitari deserti; e là, non trovando soccorso in caso di pericolo, annega più facilmente che in mezzo alla città. Dei luoghi per bagnarsi, dove si potrebbe avere uno spazio sufficiente, e ciascuno la sua corrente, varrebbero infinitamente meglio di questi luoghi chiusi, dove tutti i corpi nudi si accalcano sotto la stessa tela. Il popolino di Parigi ha più bisogno più di ogni altro di essere scrostato, infatti. (...)

Ho visitato i bagni del popolo: sono scomodi, e anche pericolosi; il fondo del fiume non è soltanto sporco; è pieno di ciottoli, di cozze, di piante, e spesso di cocci che vi tagliano i piedi; una brutta tela, tesa sopra quattro pioli instabili; una scaletta male assicurata, e dalla quale si scende con la stessa fermezza con cui si andrebbe al patibolo; tali sono i bagni pubblici che non si può certamente paragonare a quelli dei Romani."

Non bisogna dimenticare, infatti, che Parigi all'epoca, oltre a essere più piccola nella sua estensione, aveva ancora molte caratteristiche medievali, con le tipiche case ammassate, sporche e sovraffollate come nell'immagine che vedete qua sopra.

***

Ebbene, non trovate che sembra di leggere le cronache dei nostri giorni, con le persone che vanno a bagnarsi in alcuni fiumi e laghi, perché privi della possibilità di fare la cosiddetta vacanza al mare, e degli incidenti che avvengono per mancanza di prudenza?

***


Immagini dal web:
  • Ragazze sulle rive della senna di Gustave Courbet (1857) - Museo del Petit Palais 
  • La Pointe est de la Cité di Nicolas-Jean-Baptiste Raguenet (1757), musée Carnavalet, Paris
  • 1675-1685 French Fashion plate "Recueil des modes de la cour de France, 'Argent de Mes Petits Oiseaux'" at the Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles
  • Le Petit-Pont et le Petit-Châtelet prima dell'incendio del 1718


Share:

sabato 22 luglio 2017

Breaking news: Liebster Award 2017




Nei giorni scorsi stavo cadendo in un letargo profondo, complice la calura e soprattutto il calo di tensione dopo il debutto dello spettacolo Il Diavolo nella Torre. Come vi dicevo, da una parte è stata un'esperienza bellissima ed emozionante, dall'altra per me incombeva l'ignoto, dalla recita natalizia con gli elfi di Babbo Natale, cosa che ho effettivamente sognato pochi giorni addietro, agli attori che venivano colti da prolungati vuoti di memoria; dal pubblico che ci subissava di fischi e lanci di ortaggi allo spirito di Bernabò Visconti che non gradiva lo spettacolo e ci bersagliava di fulmini e saette. Ma sto divagando, scusate...

Dunque, stavo finalmente cominciando a rilassarmi quando mi arriva la notifica di Google+ da parte del blogger Ivano Landi del blog "Cronache del Tempo del Sogno" che  (fiato alle trombe) mi ha inserito nei nominati per il Liebster Award 2017. "Ecco, ci siamo!" mi sono detta, svegliandomi di botto e con un senso di allarme. Perché, per chi non lo sapesse, il Liebster Award è un premio che comporta un turbinio non indifferente, non solo nel proprio blog ma anche un po' in tutta la blogosfera, come se corresse dell'elettricità attraverso i vari blog.

Rammento infatti che ricevere il premio comporta:
  1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste. 
  2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che ritenete meritevoli. 
  3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei "vincitori". 
  4. Proporre a vostra volta undici domande. 
Ho subito ottemperato alla prima parte del punto 1. ringraziando il mitico e mitologico Ivano da personcina bene educata quale sono. Quando poi ho visto il tenore delle domande, il mio senso di rilassatezza è andato a farsi benedire definitivamente. Nei giorni successivi ho cominciato a spremere quel poco di materia grigia che mi era rimasta, ed ecco il risultato.

1. Da quale pittore o scultore ti piacerebbe farti immortalare in un ritratto? (vale anche citare un artista del passato).

Questa è facile e semmai c'è una sovrabbondanza di artisti che apprezzo. Dovendo proprio fare un nome, direi senz'altro una donna, e scelgo Élisabeth-Louise Vigée-Le Brun, una pittrice francese molto famosa prima, durante e dopo la Rivoluzione Francese. Eccovi ad esempio un Autoritratto con figlia del 1789, proprio l'anno in cui scoppia la rivoluzione.

2. La tragedia occupa da secoli un posto più alto rispetto alla commedia nella considerazione degli uomini considerati di cultura. Questo vale per il teatro greco e elisabettiano come per il cinema. Si può quindi dire, parafrasando Kundera, che più qualcosa è pesante più è intellettualmente comodo da portare in giro?

Secondo me (mumble mumble) dipende dal fatto che la commedia, e il riso che ne consegue, è volatile come tutte le manifestazioni umane scaturite dal divertimento. Mentre il dolore, come direbbe il poeta, "ha una voce e non varia", il riso si accende, sprizza e saltella qua e là come un fuoco fatuo, ed è subito spento. Per questo tanta produzione drammaturgica è impegnata politicamente e socialmente, e viene annoverata come unica espressione degna di figurare nella portfolio culturale di una nazione.

3. Woody Allen dice, in un celebre momento del suo film Manhattan: Cosa rende la vita degna di essere vissuta?... (Per me, Groucho Marx, per dirne una... e Willie Mays… il secondo movimento della sinfonia Jupiter [la quarantunesima e ultima di Mozart]... l’incisione discografica di Potatohead Blues di Louis Armstrong... i film svedesi, naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra... le incredibili mele e pere di Cézanne... i granchi serviti nella catena di ristoranti Sam Woo...). Ti invito a sostituire nomi e opere a piacere e creare, sulla base di questo, il tuo personale elenco di cosa rende la vita degna di essere vissuta (può essere anche più breve o più lungo di così).

Non sembra, ma anche questa domanda mi ha messo un po' in crisi, in quanto mi piacciono tante cose... sono di bocca buona. Vado comunque a sostituire l'elenco di Ivano:

Per me, La Messa da Requiem di Mozart, per dirne una .. e l'immortale Blade Runner di Ridley Scott. … Il rosso e il nero del "milanese" Stendhal.... Jane Eyre di Charlotte Brontë... i film della vecchia Hollywood, naturalmente, quelli con Paul Newman dagli incredibili occhi azzurri, e Ingrid Bergman…le Confessioni di Sant'Agostino. ... Turandot di Puccini, in assoluto la mia opera lirica preferita... la pizza in qualsiasi versione... Poi i fiori, gli animali e gli alberi. E le lasagne che fa mia madre. Difatti uno spagnolo, assaggiandole, gridò: "Madre de Dios!" 


4. Quale fiaba associate più di tutte le altre alla vostra infanzia?

Su questo non ho dubbi: Hansel e Gretel dei Grimm. Avevo alcune Fiabe sonore che ascoltavo con un mangiadischi, ed era la mia preferita pur se mi terrorizzava molto. La scena in cui la matrigna riesce finalmente a lasciare i bambini nel bosco era tristissima. Non parliamo poi di quando Gretel chiude la strega nel forno e la brucia, con le urla terrificanti della vecchia che uscivano dal mangiadischi.


5. Un mostro sacro della letteratura, uno dell’arte e uno del cinema, anche se già passati a miglior vita, che secondo te avrebbero reso un servizio più utile a zappare la terra…

Letteratura: Ernest Hemingway. Arte: Pablo Picasso. Cinema: .............. (non oso dirlo, potrei essere linciata. Abbi pietà di me, Ivano! Voglio vivere.) Per riempire lo spazio, volevo scrivere Nicholas Cage, ma non è un mostro sacro... e sono vietate le facili battute sulla parola "mostro". Comunque si tratta di gente sopravvalutata, secondo me, incluso il terzo cioè l'Innominato.

6. Dì solo
no ai Valori della Famiglia

Un giorno che
vai per strada
e vedi un carro funebre
con una bara,
seguita da un’auto piena di fiori
e da limousines;
sai che il giorno è favorevole
e che i tuoi piani avranno
successo;
ma il giorno che
vedi una sposa e lo sposo,
e una festa di nozze,
fa’ attenzione;
guardati bene,
può essere un cattivo segno.

Dì solo no
ai valori della famiglia,
e non lasciare
il lavoro quotidiano….


Questo è l’inizio di una lunga poesia di John Giorno, da lui composta il giorno della morte di William S. Burroughs. Gliela sentii recitare (in italiano) molti anni fa, a un reading di poesia beat. Sei d'accordo con lui o no? Viva o abbasso i valori tradizionali?

Questa è una bella domanda, ma non farei una cesura così netta. Non si è mai totalmente pro o contro qualcosa. Dico sempre che sono una brava ex-ragazza, ma in me sonnecchia una barricadera pronta a risvegliarsi alla minima occasione. Quindi, occhio!

7. Ti sentiresti più a tuo agio ad abitare una casa progettata da Antoni Gaudì o una progettata da Frank Lloyd Wright?

Senz'altro Gaudì: visitai Barcellona per la prima volta lo scorso anno e mi innamorai della Sagrada Familia, e anche delle sue case, Casa Batlló in testa. Mi sono sentita in un luogo magico pieno di luce, di energie positive, di arte e benessere. Ora che la guardo bene, però, sembra la casetta di marzapane della strega in Hansel e Gretel. Vuoi vedere che c'è un collegamento?

8. Disponi nell’ordine dal preferito al meno preferito i seguenti generi letterari, da me elencati in ordine alfabetico: Erotico, Fantascienza, Fantasy, Giallo, Horror, Noir, Rosa, Storico, Western.

Ecco qui: 1. Storico (strano, eh?) 2. Fantascienza (che poi è storia del futuro) 3. Fantasy 4. Giallo 5. Western 6. Noir 7. Rosa 8. Erotico 9. Horror

9. Qual è il tuo rapporto con i moderni blockbuster cinematografici?

Dipende molto dal genere, per riallacciarmi alla domanda precedente. Se è un blockbuster di fantascienza fatto bene, non disdegno. Se è il mero film di cassetta, esclamo: "Non ti curar di lor, ma guarda e passa." ... anzi, "passa" e basta.

10. Metti di trovarti a partecipare a una serata di visioni obbligate ma a maggioranza democratica tra amici, voti per un classico Disney o per un anime giapponese?

Voto per un classico Disney e, se potessi scegliere, nominerei Gli Aristogatti oppure Il Libro della Giungla, anche perché associo entrambi a mio padre cui ero particolarmente legata.

11. Bevi acqua contaminata e all'improvviso ti salta in testa l'idea di fare il cosplayer (si scherza, eh?). Quale personaggio dei fumetti e/o dei cartoni animati scegli di omaggiare?

Per quanto mi riguarda, oltre che contaminata, l'acqua dovrebbe contenere anche qualche droga per indurmi a fare una cosa del genere. Se proprio devo, il robot protocollare C3-PO di Guerre Stellari, così almeno mi nascondo sotto la tolla e non mi vede nessuno. E quindi potrei ribadire: « Oh, santo cielo! » a ogni pie' sospinto.

***

Ora devo nominare undici blogger e fare undici domande. Chiedo venia se molti saranno già stati nominati nel frattempo, dato che ci conosciamo un po' tutti, e quindi chiamo in ordine alfabetico come se facessi l'appello dal registro:

1. Il blog di Ariano Geta di Ariano Geta
2. Dramaqueen di Elisa Elena Carollo
6. La nostra libreria di Glò, PiGreco, Michele e Fabry
7. L'angolo di Cle di Clementina Daniela Sanguanini
8. Liberamente Giulia di Giulia Mancini
9. Marco Freccero di Marco Freccero
10. Massimiliano Riccardi Infinitesimale di Massimiliano Riccardi
11. Scrivere Vivere di Grazia Gironella

Non ho inserito Ivano, o altri blogger altrettanto meritevoli, ma è come se l'avessi fatto.

Le mie undici domande sono le seguenti, e sono semplici semplici, anche se alcune sono bicefale:

1. Ti fa più paura l'imprevisto o la routine quotidiana?
2.  A scuola qual era la materia in cui andavi meglio e quella in cui andavi peggio?
3. Qual è il difetto e la virtù che senti di possedere da sempre?
4. Qual è il difetto che non sopporti nel prossimo, e la virtù che ami trovare nelle persone?
5. Che cosa ti fa stare veramente male e che cosa ti trasmette pura gioia?
6. Secondo te esiste l'amicizia tra artisti, a qualsiasi categoria appartengano?
7. Ti è mai capitato di avere un déjà vu, ovvero la sensazione di essere già stato in un determinato luogo?
8. Esiste la magia?
9. Preferisci i film in bianco e nero oppure a colori?
10. Che cosa ti trasmette la lettura di un bel libro?
11. Qual è l'espressione artistica superiore a tutte le altre?


E ora a voi. Mi aspetto grandi cose, miei prodi!  

Share:

mercoledì 19 luglio 2017

Svegliarsi al mattino con Alan Stivell e l'eroe irlandese Brian Boru


Il blog risente ormai di una certa anarchia, complice il periodo estivo e il passaggio di un certo messere dall'aura demoniaca che ha seminato scompiglio ovunque. Fedele comunque al mio proposito di non affliggervi con post troppo impegnativi, oggi vi parlerò del metodo che uso per svegliarmi la mattina. Ma non temete, non virerò troppo sul personale. Il fatto è che - come avete abbondantemente capito - non ho tutte le rotelle a posto e quindi anche il metodo che uso per svegliarmi è connesso a qualcosa di storico.

Da anni utilizzo una radio-sveglia puntata alle 6.30. Ho provato a sintonizzarla su una stazione radio - come dice il termine, si tratta di una radio-sveglia, e mi sarebbe piaciuto ascoltare brani sempre differenti - ma l'imprevedibilità delle trasmissioni giocava a mio sfavore: poteva capitarmi di udire la frizzante Bonjour, bonjour, Mon chéri bonjour... che mi metteva subito di buonumore oppure l'urlo belluino di Master of puppets dei Metallica versione live, che mi catapultava dal sonno alla veglia senza soluzione di continuità. Nell'ultimo caso, rimanevo traumatizzata per l'intera giornata, anche se a qualcuno potrebbe fare lo stesso effetto l'ascolto del brano francese. ;-) Poteva anche capitarmi di ascoltare la pubblicità del "mercatone" di turno, il che finiva con l'irritarmi definitivamente.

Ho provato dunque con dei cd di mio gradimento, che però cambiavo a rotazione. Succedeva infatti che una certa canzone continuasse a ripetersi nella mia testa per ore, specialmente per quanto riguardava il refrain, in un disturbo ossessivo piuttosto preoccupante. Occorreva quindi un brano strumentale che partisse lentamente, ma che acquisisse ritmo nel procedere in modo da non farmi risprofondare nel ronfamento assoluto. E ho trovato quello che fa per me.


Alan Stivell in un'immagine giovanile durante un concerto.

Una mia amica, che tra l'altro scrive romanzi storici sui Celti, mi aveva regalato un album di Alan Stivell in cui il primo brano s'intitola Brian Boru. L'album mi è piaciuto subito, e la prima canzone in modo particolare...

Già, ma chi è Alan Stivell? E, soprattutto, che cos'è o chi è Brian Boru? Un luogo, una persona, un piatto tipico, un'imprecazione? Non sapevo nulla.

Ho scoperto così che Alan Stivell è il nome d'arte in bretone di Alain Cochevelou, ovvero un cantautore e arpista francese di celtic fusion. A lui si deve in gran parte la rinascita ed il rinnovamento della musica tradizionale bretone, che, a partire dagli anni settanta, lo ha reso celebre nel mondo intero. Il suo nome è legato indissolubilmente all'arpa celtica, strumento del quale non solo è un virtuoso, ma che è letteralmente rinato con lui e con la sua famiglia.

Non è tutto, Brian Boru è nientepopodimeno che un eroe nazionale irlandese, le cui gesta sono avvolte dalla leggenda. Brian Bórumha mac Cennétig (noto con i nomi inglese di Brian Boru e irlandese di Brian Boraime) fu infatti sovrano supremo d'Irlanda dal 1002 al 1014. L'immagine popolare di Brian Boru, ovvero il condottiero irlandese che guidò le sue armate per scacciare gli invasori vichinghi, si originò da uno scritto risalente al XII secolo dal titolo Cogadh Gaedhil re Gallaibh (Guerra degli Irlandesi contro gli Stranieri) nella quale Brian ha un ruolo fondamentale, e probabilmente quest'opera fu commissionata a scopi di propaganda. Se volete saperne di più, ecco qui il link alla pagina Wikipedia, che è molto ricca di dettagli e informazioni.

Invece ho trovato per voi un video Youtube con la canzone, il testo in irlandese/bretone e la traduzione in inglese: non vi resta che ascoltarla sempre che il genere sia di vostro gradimento (dura 5:33).





***

Vi piace questo genere musicale? Con quale canzone o musica vorreste svegliarvi al mattino?

***

Fonte: 
Wikipedia per le informazioni su Alan Stivell e Brian Boru

Share:

sabato 15 luglio 2017

"Strano ma vero!" Modi di dire del Medioevo


Anto’, fa caldo!” esclamava un’avvenente signora in una nota pubblicità. Siccome il mese di luglio è notoriamente rovente, e molti della blogosfera sono provati dalle temperature, non vogliamo affaticare le nostre meningi con post troppo impegnativi, nevvero? Giammai, miei signori! Non lo faremo, sia che vi troviate in città per motivi di lavoro, sia che siate già nelle amene località di ristoro (sto parlando come i simpaticissimi autori di Feudalesimo e libertà). ;)

Ragion per cui ho pensato a un post imperniato su una breve carrellata di modi di dire che pronunciamo molto spesso, e che derivano dal nostro caro Medioevo. Siccome anch'io non ho intenzione di impegnarmi troppo, ho tratto ogni definizione da una fonte ben precisa, che citerò ogni volta. Per rendere più gradevole la cosa, ho inoltre pensato di inserirli come esempi tratti dal mondo editoriale della scolastica, che conosco piuttosto bene. L’ambientazione di ogni scenetta avviene nella casa editrice "Stampiamo di tutto" che è sull'orlo del fallimento. Cominciamo subito!


DETTO n. 1 - In casa editrice, il redattore Giusto Precisini, che di solito si accorgere anche di una formica che transita, ha fatto passare un clamoroso refuso in una formula su un testo di chimica. Se venisse eseguito l'esperimento con la procedura proposta, si determinerebbe un'immane esplosione in laboratorio. Il preside di una scuola che ha adottato il testo, il professor Canuto Borbottone, ha mandato alla casa editrice una lettera al vetriolo. Il redattore viene convocato dal direttore editoriale, furibondo. Esce malconcio dall’ufficio e mormora mestamente: “Me la sono cavata per il rotto della cuffia.”

Cavarsela per il rotto della cuffia (dal dizionario Treccani): Oggi si dice cavarsela o farcela per il rotto della cuffia "superare alla meglio una situazione difficile"; un tempo si diceva uscire per il rotto della cuffia, alludendo (ma, secondo il DELI, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana di M. Cortelazzo e P. Zolli, l'ipotesi è da verificare) all'antico gioco (o giostra) medievale del Saracino o della Quintana. Il cavaliere in gara, lanciata al galoppo la cavalcatura, doveva colpire un bersaglio o infilare la lancia in un anello portandolo via, evitando di essere abbattuto dall'automa girevole contro il quale si gettava. Se il braccio dell'automa si metteva in moto colpendo il copricapo (cuffia) del cavaliere, senza però abbattere quest'ultimo, si diceva che il cavaliere era uscito per il rotto della cuffia, insomma, che ce l'aveva fatta nonostante la cuffia fosse stata colpita o rotta.


DETTO n. 2 Il grafico Giorgio Manibucate, Spandy per gli amici, è un inguaribile spendaccione. Aspetta con ansia l'arrivo dello stipendio e nel frattempo non perde occasione per lamentarsi di guadagnare troppo poco. Nel controllare il suo conto in banca, sospira fortemente: “Non capisco come possa succedere… sono sempre al verde!

Essere al verde (da Wikipedia): Essere al verde è un modo di dire tipico della lingua italiana colloquiale, ma anche letteraria, che significa "rimanere senza un soldo". L'espressione è diffusissima, ma l'origine è sconosciuta ai più. Si propongono diverse ipotesi:
- Nelle sue Note al Malmantile riacquistato (1688), Paolo Minucci ricorda come nelle aste pubbliche del Magistrato del Sale di Firenze si adoperassero, come 'segnatempo', delle lunghe candele di sego tinte di verde nell'estremità inferiore: quando la candela arrivava "al verde", l'asta si chiudeva. Da qui era nata l'espressione la candela è al verde, per indicare che il tempo era finito, ma anche essere al verde di denari, che in seguito nell'uso comune si è contratta nell'attuale essere al verde.
- In un altro caso potrebbe derivare dal fatto che la "fodera" interna del portafogli era in genere di colore verde, per cui all'apertura dello stesso, essendo vuoto, si poteva vedere solo la fodera.
- Secondo un'altra teoria, l'espressione deriverebbe da un'usanza medievale che prevedeva l'accensione di una lanterna verde quando era pronto il cibo per una speciale categoria di poveri, i "vergognosi", coloro cioè che non erano nati poveri ma che lo erano diventati e che per questo motivo non si adattavano alla questua "normale". Questa usanza permetteva loro di entrare nell'ente caritatevole in silenzio, senza bussare, con minori probabilità di essere visti.
- Solamente i poveri non avevano i soldi per comperare una candela nuova quando essa era finita, cosicché la utilizzavano fino alla base, che, un tempo, era sempre di color verde.


DETTO n. 3Durante la riunione commerciale, il direttore del reparto Promozione e Sviluppo, ovvero il dottor Cupido Bramosi, sta discutendo con i suoi agenti delle strategie di marketing per la promozione di una novità. A un certo punto urla contro il nuovo arrivato, l'agente Marchino Peretti: “Ma non dica fesserie! È tutto un altro paio di maniche!”
Essere un altro paio di maniche (da Wikipedia): Il detto è ancora molto usato, benché alla lettera risulti praticamente incomprensibile a chi non conosca l'usanza dell'abbigliamento medievale e rinascimentale, soprattutto femminile, che prevedeva maniche intercambiabili. Numerosi ritratti tra Quattro e Cinquecento mostrano infatti dame con la veste alla quale sono applicate maniche ornatissime, con ricami, nastri, spacchi e sbuffi, che costituivano spesso l'elemento più ricco e ricercato della veste. Non era raro infatti che le maniche fossero un prezioso dono offerto dal fidanzato alla futura sposa. 


DETTO n. 4 - Le segretarie editoriali spettegolano sulla nuova tresca che sta nascendo tra Luisa Taccododici e il suo collega Martino Momelapiglio. Una delle due dice: “Hai saputo? Lui ha deciso di divorziare dalla moglie!” e alla notizia Arianna De' Lusione cade dal pero perché sperava di essere lei la prescelta.

Cadere dal pero (da Wikipedia): L'espressione potrebbe derivare dall'antica locuzione stare sulle cime degli alberi, adoperata per designare chi parlava in modo troppo difficile o supponente: da cui l'invito a "scendere dal pero" e a tornare a comunicare coi propri simili.Chi invece "casca" dal pero, sperimenta un doloroso impatto con la realtà, dopo essere stato per troppo tempo nel mondo illusorio dei propri pensieri, o della propria infanzia, ecc.
 Aggiungo di aver scoperto in tempo recenti che in epoca medievale le piante di pero erano molto più alte di quelle odierne e quindi se cadevi dal pero rischiavi di farti molto male. A riprova di cioè eccovi una pagina dal titolo King Mark Pear Tree tratto da Tristan romance dove il re si nasconde nel folto del fogliame senza tema di essere visto.


DETTO n. 5 - Il programmatore Altero Tuttosò, della società informatica Techno Oracle, per errore ha inserito nel server un virus che si è diffuso in tutto il sistema aziendale, e sta minacciando di mandare in tilt i computer della casa editrice. Dopo immani sforzi il pericolo è stato scongiurato, ma il programmatore saccente deve presentarsi dal suo capo, che lo detesta, cioè andare a Canossa.

Andare a Canossa (da Wikipedia): L'espressione andare a Canossa nacque in riferimento all'umiliazione di Canossa ed è entrata da allora nell'uso comune. Essa viene utilizzata anche in altre lingue, come in quella tedesca ("nach Canossa gehen"), in inglese ("go to Canossa"), in francese ("aller à Canossa") e in ebraico("ללכת לקנוסה"). L'espressione deriva dal noto fatto storico e significa "umiliarsi, piegarsi di fronte a un nemico, ritrattare, ammettere di avere sbagliato, fare atto di sottomissione". Essa trae le sue origini dall'avvenimento occorso a Canossa nel rigido inverno del 1077, allorquando l'imperatore Enrico IV attese per tre giorni e tre notti, scalzo e vestito solo di un saio, prima di essere ricevuto e perdonato dal papa Gregorio VII, con l'intercessione di Matilde di Canossa.

***

Vi sono piaciuti i miei detti? Quali sono i vostri preferiti e che sono magari tipici delle vostre parti?

***

Fonti immagini:



  • Kneeling knight, Westminster Psalter, c. 1250, London, British Library.
  • Servi della gleba - fonte ignota.
  • Ritratto di dama (La Belle Ferronière) di Leonardo da Vinci, 1490-1495. Parigi, Musée du Louvre.
  • King Mark in a pear tree, from a series of drawings illustrating the Tristan romance, England (London?), 2nd or 3rd quarter of the 13th century, Add MS 11619, f. 8r - British Library.
  • Enrico IV a Canossa, dipinto di Eduard Schwoiser, 1862.


Share:

mercoledì 12 luglio 2017

Il Caffè della Rivoluzione: Le Musée Carnavalet, uno scrigno di tesori / 28





Rieccomi! Dopo l'adrenalina dello scorso fine settimana, è giunto il momento di darsi una calmata sia pure a malincuore... anche messer Bernabò Visconti non è molto d'accordo, e se fosse per lui sarei sempre lì a cantare le sue gesta. Per giunta non mi paga da mesi, ma non oso rivolgermi ai sindacati... Voi che ne pensate? Comunque oggi l'ho spedito a farsi un giro nei boschi a caccia, uno dei suoi svaghi preferiti, nella speranza che si distragga e non ritorni quando meno me lo aspetto, cioè di punto in bianco come fa di solito.

Oggi infatti è il turno del Caffè della Rivoluzione e, fedele al mio proposito di proporvi post abbastanza brevi ma ugualmente interessanti, come spero, vorrei parlarvi di un luogo speciale. A Parigi infatti c'è un museo che non manco mai di visitare: il Muséè Carnavalet, rue de Sévigné 23, III arrondissement. Attualmente è chiuso per restauri, e dovrebbe riaprire più bello che pria! Infatti è il Museo della città di Parigi, di estrema importanza perché Parigi è sempre stata "la Francia", ovvero il suo cuore pulsante e il centro irradiante della Rivoluzione. Quindi, chi è appassionato del periodo storico non può farsi sfuggire una visita in questo luogo magico, anche per immergersi appieno nell'atmosfera dell'epoca.

È costituito da due palazzi collegati tra loro da una galleria situata al primo piano: l'hôtel Carnavalet e l'hôtel "Le Peletier de Saint-Fargeau". Tra le numerose ricostruzioni, vi sono due pezzi di stile Luigi XV, con due complessi decorativi disegnati dall'architetto Claude Nicolas Ledoux, esempi di neoclassicismo; il caffè militare, esempio dello stile le grand goût; otto pezzi in stile Luigi XV e in stile Luigi XVI (stanza dorata, camera policroma, piccolo salotto, salone blu, salone grigio, salone turchese, salone giunchiglia - giallo chiaro) con i mobili di collezioni lasciati per testamento. Per gli appassionati di Marcel Proust, c'è la camera dove ha scritto La recherche.

Ma il vero tesoro è per me costituito dalle dodici sale dedicate alla Rivoluzione Francese, con i muri coperti di tessuti rigati secondo il gusto dell'epoca. Qui accanto potete vedere il salon bleu in stile Luigi XV con mobili dell'Hôtel Brulart de Genlis (1780 ca.). Potete ben capire che cosa provo quando cammino in questi luoghi silenziosi, su soffici tappeti, mentre ritratti di persone abbigliate secondo la moda dell'epoca mi osservano dalle pareti. Essendo un museo estraneo ai grandi circuiti turistici, non l'ho mai trovato sovraffollato di gruppi vocianti, guide esauste o persone poco interessate, e questo costituisce un motivo di ulteriore fascino. Sembra davvero di tornare indietro nel tempo.

Numerosi oggetti vi sono esposti, come scatole, medaglioni, ventagli, illustrazioni e maquette, mobili, emblemi rivoluzionari e pitture, e alcune chicche come il gioco del domino e i soldatini di piombo del piccolo Dauphin; le chiavi della Bastiglia; manette dell'epoca; modellini ridotti di ghigliottine; un anello in forma di bara contenente dei capelli del re Luigi XVI. Ci sono anche cimeli e oggetti appartenuti al gotha della Rivoluzione, che, negli anni passati, venivano esposti a rotazione probabilmente non essendoci spazio a sufficienza per esporre tutto in contemporanea. Mi ricordo di aver visto, ad esempio, la sedia a rotelle di Couthon, che poi era sparita in occasione di una successiva visita; e anche la cartella di cuoio di Robespierre.

Tra le testimonianze particolarmente drammatiche sull'esistenza di quest'ultimo, c'è l'appello alla sezione des Piques redatto dal Comité d'exécution de la Commune nella notte del 9 termidoro. Ricapitolando brevemente i fatti, Maximilien Robespierre, suo fratello, Saint-Just, Couthon, Lebas erano stati arrestati nel corso di una convulsa seduta alla Convenzione, e tratti in carcere. Liberati dai sostenitori, si erano recati all'Hôtel de Ville, cioè al municipio, dove avevano cominciato a redigere questo appello al popolo. Se ingrandite e osservate bene il documento, c'è la firma interrotta di Robespierre (Ro...) e macchie di sangue non solo in fondo alla pagina, ma anche schizzate di lato. Naturalmente sembrano inchiostro, ma è proprio sangue.

Il luogo per me più emozionante è una sala dove ci sono tre ritratti: su una parete ci sono i coniugi Desmoulins, Camille e Lucile, uno accanto all'altra. Lui è in uno dei suoi ritratti peggio riusciti, a mio avviso; ha la faccia oblunga e pochi capelli sulla fronte, e sembra che abbia il mal di gola tanto ha il collo avvolto nella sciarpa, mentre lei è graziosissima. Se riuscirò a concludere il mio romanzo, vorrei inserire questo ritratto di lei in copertina. 

E, sulla parete d'angolo, il bellissimo ritratto, quello che prediligo, del loro amico di famiglia, Maximilien Robespierre. Separato dai Desmoulins eppure vicino. Mi ha sempre commosso moltissimo vederli riuniti, come se in quel luogo silenzioso siano finalmente in pace e magari, chissà, di notte possono discorrere come facevano un tempo prima che le circostanze e l'inimicizia li dividessero. Vorrei che dopo la ristrutturazione del museo non fossero separati...
Loro sono i protagonisti del mio altro copione teatrale, dal titolo "Il Canarino".

Bene, mi sono fatta venire la classica lacrimuccia, e quindi concludo il mio amarcord con il link al sito dove potete godere una visita virtuale in attesa di quella reale. Anche perché sento un certo scalpitare di cavalli, segno che messere sta tornando dalla caccia... !

***

Avete un luogo del cuore (un museo, un sito, una chiesa, un'abitazione, una città...) che vi è particolarmente caro?

***

Fonte informazioni sul museo: 
Wikipedia

Fonte immagini:
  • Corte interna dell'Hôtel de Carnavalet - da Wikipedia
  • Le musée Carnavalet à Paris, salle 53, salon bleu Louis XVI - da Wikipedia
  • Appel à la section des Piques rédigé à l’Hôtel de Ville dans la nuit du 9 thermidor (27 juillet), la signature de Robespierre est interrompue - Les Musées de la Ville de Paris, les collections
  • Ritratti di Camille Desmoulins, Lucile Desmoulins, Maximilien Robespierre al Musée Carnavalet - da Wikipedia


Share:

domenica 9 luglio 2017

La notte magica del teatro... e il Diavolo è ormai scatenato!


Carissimi,

ieri sera il Diavolo si è scatenato e, come sapete, quando lo si lascia andare libero è molto difficile tenerlo a freno! E quindi ha preteso subito un articolo senza perdere altro tempo. Ancora una volta, grazie a una compagnia di attori bravissimi e perfettamente calati nella parte, alla regia sapiente di Claudio Settembrini, alle trovate tecniche e alla collaborazione della proloco di Trezzo sull'Adda e di tutti, l'opera alchemica e magica del teatro è stata resa possibile. Con questo post vorrei ringraziare tutti coloro che hanno trovato modo e tempo di essere presenti per assistere al bellissimo allestimento de

Il Diavolo nella Torre

ovvero le vicende del terribile e magnifico Bernabò Visconti, e l'hanno grandemente apprezzato. Quando si scrive un romanzo i personaggi vivono soltanto nella mente dell’autore, o del lettore che li “costruisce” anche in maniera molto diversa a seconda della propria sensibilità. Ma nel teatro avviene qualcosa di più, per un autore di testi: i tuoi personaggi prendono finalmente vita e sono lì, in carne e ossa. Senza l’allestimento un copione è qualcosa di morto.

E questi personaggi, oltretutto, sono vissuti davvero nella nostra storia italiana e lombarda, uno per uno: Bernabò Visconti, Gian Galeazzo, i due legati papali, Giovannola e la povera Bernarda, ma anche altri cosiddetti minori, le nutrici, le serve, i popolani, i contadini... Sono tutti vissuti, hanno amato, a volte combattuto, odiato, sperato, e quindi ieri sera sono stati risuscitati. Perché è il teatro è, appunto, un’operazione magica che si fa anche con pochi oggetti, a differenza del cinema, ed è anche meraviglia e divertimento. Guai se non ci fosse divertimento nel teatro, persino in un dramma come questo, perché è il riflesso della vita che è dramma e farsa insieme.

Vorrei quindi proporvi alcuni fotogrammi tratti dal video che ha girato mio figlio, relativi ad alcuni momenti salienti della rappresentazione.

Ed ecco le prime apparizioni in cui "Lui" si manifesta nella notte, colpito dalla luce bluastra della luna: indossa un mantello con cappuccio a punta e la sua ombra si proietta sul muro creando un effetto fantastico e inquietante:


"Se si potesse vederli a volo d'uccello, quei castelli, sarebbero come pietre
incastonate in una corona.
La corona della Biscia. Quella che non abbiamo mai avuto. La Corona d'Italia."


"Nessuno avrebbe mai osato far proprio il simbolo del Diavolo.
Solo noi Visconti potevamo."

Ecco l'arrivo dei due terrorizzati legati papali, giunti per incontrare il temibile signore di Milano sulle sponde del fiume Lambro:


"Ma bene... chi abbiamo qui? Due inviati del Papa
venuti difilato da Roma a porgermi omaggio."

L'infido nipote Gian Galeazzo, signore di Pavia e conte di Virtù, convocato a banchetto alla Ca' di Can di Milano per ascoltare la strabiliante proposta dello zio:



Il modo insolito di amministrare la giustizia da parte di Bernabò:

"Ultima richiesta di udienza nell'anno Domini 1378. Al cospetto di messer Bernabò si presentano
Maffiolo da Pandino, contro cui è stato emesso bando di convocazione
e Ambrogiola da Marignano con sua figlia Caterinuzza."

C'è anche tempo e modo per i ricordi... e lui ricorda le sue donne:


"Ah, le donne! Le donne! Fonte del mio piacere,
insieme al cibo e alla guerra di cui ero maestro!"

Il duetto tra Giovannola da Montebretto, madre di Bernarda, e il suo antico amante:


"Signora, me ne andavo a caccia di fagiani e leprotti,
quando ho udito il suono del vostro dolce, femminile passo. E mi son detto:
'Toh! Nei paraggi, c'è una preda di taglia diversa, e assai più ambita.'"

La danza del fantasma:



L'astrologo ed erborista di corte, il Medicina, ha cattivi presentimenti:


L'astrologo di corte: "Mio signore, l'infausta congiunzione di Saturno, Giove e Marte
nella casa dei Gemelli mi fa presagire grandi sventure." 

Non aggiungo altro, ma vi assicuro che queste poche foto non rendono giustizia allo spettacolo, che naturalmente si avvale anche di una musica molto suggestiva, e non rende giustizia soprattutto alla bravura assoluta dell'attore principale, che è stato un gigante in quanto ha retto letteralmente tutto il peso sulle sue spalle essendo quasi sempre in scena.

Ancora grazie a voi della pazienza con cui mi avete seguito fino in fondo alla mia carrellata di articoli su questo personaggio immenso. Per concludere, messer Bernabò, ormai libero e scatenato, vi invita per la prossima rappresentazione del

9 settembre al Castello di Trezzo sull'Adda





Non mancate!


Share:

sabato 8 luglio 2017

Tremate, miei signori: stasera arriva il Diavolo... Bernabò Visconti!




Ebbene sì, il terribile dominus di Milano


Bernabò Visconti 
soprannominato il Diavolo


non poteva che manifestarsi nel mese più caldo dell'anno, cioè luglio! Stasera alle h. 21.00 al Castello di Trezzo sull'Adda il debutto de


Il Diavolo nella Torre


regia di Claudio Settembrini con gli attori di Teatrok.




PERSONAGGI E INTERPRETI

I personaggi principali sono:

  • Bernabò Visconti, signore di Milano
  • Gian Galeazzo Visconti, nipote di Bernabò
  • Maffiolo da Pandino
  • Ambrogiola da Marignano
  • Caterinuzza, figlia di Ambrogiola
  • Giovannola da Montebretto, amante di Bernabò.

I personaggi secondari sono:

  • Due legati papali
  • Bernarda, figlia illegittima di Bernabò e Giovannola
  • L'astrologo e medico di corte, soprannominato il Medicina
  • Il condottiero Jacopo dal Verme.
  • Ci sono inoltre armigeri, servi e comparse.

Ecco il trailer che avevo preparato per il mio dramma storico lo scorso anno e che, nel frattempo, ha avuto un numero di visualizzazioni davvero alto per i miei standard:






Per coloro che non potessero venire, rammento che è un programma un secondo spettacolo il 9 settembre come da locandina. 

In quanto alla sottoscritta, da una settimana zoppico al piede destro - e secondo me è Gian Galeazzo che me la sta lanciando (o che sia un principio di gotta, a furia di frequentare il Medioevo?). Ma quell'infido serpente può stare sicuro che stasera raggiungerò messere, dovessi andare fino a Trezzo saltellando su un piede solo.

Nei prossimi giorni vi racconterò. Al momento...


... ci vediamo stasera a Trezzo!



***

Fonti immagini:

- locandina spettacolo dove è raffigurato un capitello con animale mostruoso nella cripta di San Giovanni in Conca
- Monumento equestre a Bernabò Visconti - Bonino da Campione (1363) - da Wikipedia


Share:

mercoledì 5 luglio 2017

Il Caffè della Rivoluzione: Platone, Lady Oscar e il mito dell'androgino / 27




Oggi sono in vena di azzardi e vorrei fare un collegamento alquanto ardito tra Platone e Lady Oscar... Chissà se riuscirò a rompermi le ossa nell'impresa! A ogni modo, visto che il mese di luglio è impegnativo in termini di dispendio energetico, entrerò anch'io lentamente in modalità "stand-by" in vista della meritata chiusura del blog per la pausa estiva.

Ritornando al tema del post odierno, penso che uno dei fenomeni più affascinanti nella storia dell'umanità sia l'affacciarsi del mito dove meno te lo aspetti, e dunque anche in un manga giapponese. Faccio riferimento al mito dell'androgino di Aristofane, ripreso da Platone nel suo Simposio del IV secolo a.C. Noto anche con il titolo di Convito, ha luogo sotto forma di tenzone dialettica nell'ambito di un banchetto, offerto dal poeta Agatone per festeggiare la sua vittoria negli agoni delle Lenee. Gli invitati rappresentano il fior fiore degli intellettuali ateniesi, e ognuno di loro terrà un discorso che ha per oggetto un elogio di Eros.



L'Ermafrodito Borghese. Marmo greco, copia romana del II secolo d. C.
da un originale ellenistico del II secolo a.C., restaurato nel 1619 da David Larique.

Quando è il turno di Aristofane, egli spiega che, all'origine del mondo, gli esseri umani erano
differenti dagli attuali, poiché formati da due degli umani attuali congiunti tramite la parte frontale. Inoltre essi erano di tre generi: il maschile, il femminile e l'androgino, che partecipa del maschio e della femmina. Fu Zeus che tagliò a metà questi esseri per punirli della loro superbia. Da questa divisione scaturisce il desiderio di ricreare l'unità primigenia, cercando incessantemente l'altra metà. Zeus manda allora Eros affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi possano ricostruire “fittiziamente” l'unità perduta. "Questo è il motivo per il quale la nostra natura antica era così e noi eravamo tutti interi: e il nome d'amore dunque è dato per il desiderio e l'aspirazione all'intero," dice Aristofane. Siccome i sessi erano tre, due sono oggi le tipologie d'amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino).

Possiamo essere più o meno d'accordo con il pensiero di Aristofane e Platone, ma è indubbio che gli androgini abbiano sempre esercitato un'enorme attrattiva sul pensiero antico e oltre. L'idea di un essere che assommi le caratteristiche maschili e femminili in maniera armoniosa e sia, come dire, autosufficiente, continuò infatti ad avere grande fortuna nei secoli successivi ai Greci, al punto che l'androgino godette di intensa attenzione nel periodo dell'Umanesimo e del Rinascimento, per poi emergere appieno negli studi psicologici di Jung,

Arriviamo dunque alla nostra Lady Oscar (o Le rose di Versailles), un manga di Riyoko Ikeda, trasposto anche in una serie televisiva anime, trasmessa dal 1982 con lo stesso titolo del manga e dal 1990 come Una spada per Lady Oscar. Si tratta di una serie amatissima da quelli che appartengono alla mia generazione, e paradossalmente ebbe più successo in Italia che in Giappone. Tuttavia è bene dire che la versione italiana fu pesantemente censurata, tagliata e modificata sia nei dialoghi sia in alcuni elementi, a partire dal fatto fondamentale che, nell'originale giapponese, il segreto sul sesso di Oscar veniva mantenuto e quindi determinate scene possedevano una forte carica erotica del tutto assente nella versione nostrana.

Come molti sanno, la storia è ambientata in Francia, negli ultimi anni dell'Ancien Régime, e scende nel dettaglio della vita nella corte di Versailles fino alla Rivoluzione del 1789. Inizia con l'arrivo alla corte francese della giovane principessa austriaca Maria Antonietta, promessa sposa del Delfino. A farle da scorta è Oscar François de Jarjayes, comandante della Guardia Reale: sotto l'uniforme si nasconde una bellissima giovane, educata sin da bambina come un uomo in mancanza di eredi maschi. Altri personaggi primari della storia sono il conte svedese Hans Axel von Fersen, che diventa favorito della regina, Madame Du Barry, la contessa Yolande de Polignac, Jeanne e Rosalie - due ragazze dei bassifondi - e André, lo scudiero e amico d'infanzia di Oscar. Di lei il giovane è, da sempre, profondamente innamorato.

Nei vari episodi della serie, Oscar è molto avvenente sia come uomo che come donna, e le scene in cui la sua bellezza è maggiormente esaltata sono proprio quelle giocate sull'ambiguità delle situazioni, malgrado - ripeto - la censura: Rosalie, ormai ridotta alla fame, una sera ferma la carrozza di Oscar e, credendola un uomo, le si offre. Oscar ride per l'equivoco, ma poi, commossa, le dona una moneta d'oro. Oscar danza con la regina Maria Antonietta per sottrarla alle maldicenze che cominciano a circolare su lei e Fersen. A un ballo a corte, Oscar si presenta in incognito vestita per la prima e unica volta da donna; nessuno la riconosce, ma, danzando con Fersen, capisce che non potrà mai sostituire la regina nel cuore dell'uomo.

Alla fine della storia, Oscar scopre di ricambiare l'amore di André quando ormai la tragedia incombe: durante la presa della Bastiglia André viene colpito da un soldato e poi soccorso da vari medici che combattono tra il popolo. Muore poco dopo tra le braccia di Oscar dopo averle promesso di sposarla. Mentre sparano con i cannoni sulla Bastiglia, Oscar viene presa di mira dai soldati della fortezza ed è colpita a morte. I due innamorati sono sepolti l'una accanto all'altro sulle colline di Arras, dove avevano trascorso le estati della loro infanzia e dove avevano intenzione di sposarsi; e che, guardacaso - aggiungo io - è la cittadina natale di Robespierre.

Ritorniamo alla nostra quadratura del cerchio con il mito dell'androgino. Oscar è senza alcun dubbio una donna, ed è l'uniforme, oltre che il suo ruolo di guardia e combattente, a darle quei connotati maschili che mancano a livello fisico. Nello stesso tempo, quell'uniforme e quel ruolo la imprigionano come una farfalla in un bozzolo, e la fanno oscillare di volta in volta tra l'amore per una donna - con Maria Antonietta ha molto spesso un ruolo più che protettivo e amicale - e per un uomo, come se non riuscisse a trovare un equilibrio sessuale e sentimentale abbastanza a lungo per mantenerlo. Soltanto alla fine scoprirà che la sua anima gemella - o, come direbbe Platone, la sua controparte separata - si trova proprio accanto a lei, e la ama da sempre con profonda devozione.
Non mi resta che concludere il mio omaggio a questa serie con la celeberrima sigla. Lady Oscar ha avuto l'indubbio pregio di avvicinare alla Storia e alla Rivoluzione Francese molti ragazzi svogliati, o a rinfocolare una passione già divampante, come nel mio caso.


***

Conoscete Lady Oscar? Vi sono altri cartoni animati o anime che avete amato in modo particolare nella vostra infanzia, non necessariamente a carattere storico?

***


Fonti immagini:
  • L'Ermafrodito Borghese - Wikipedia 
  • Lady Oscar e Maria Antonietta - dal web
  • Lady Oscar, André e il conte Fersen - dal web

Share:

Politica dei cookie

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione, significa che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli leggi la seguente pagina informativa.

QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO:

IL MIO ULTIMO LAVORO:
Ambientato nel 1104, il romanzo narra la fuga dello schiavo Jamil, che, dalle sponde del Marocco, approda ai regni dei Franchi. Nel castello di Montségur s’imbatte una misteriosa compagnia di cavalieri, in viaggio lungo le vie dei pellegrinaggi cristiani. La sua magnifica avventura è solo all’inizio.

IL PITTORE DEGLI ANGELI: su Amazon in versione cartacea e ebook!

IL PITTORE DEGLI ANGELI: su Amazon in versione cartacea e ebook!
Romanzo storico ambientato nella fulgida e sontuosa Venezia di fine 1500. Uno dei protagonisti è il vecchio e spregiudicato pittore Tiziano Vecellio, pronto a difendere fama e ricchezza. Ma lo attende un incontro sconvolgente: quello con "il pittore degli angeli". La sua vita non sarà più la stessa.

THE PAINTER OF ANGELS: now on Amazon, paper and ebook version!

THE PAINTER OF ANGELS: now on Amazon, paper and ebook version!
Venice, late spring of 1560. In his studio, the old Venetian painter Tiziano is waiting for the visit of the “painter of angels”, a mysterious artist just arrived in Venice. Tiziano senses a foreboding danger to his position, fame and standing. In fact, the arrival of the artist does upset both the professional and private life of Tiziano. And the struggle has just begun.

IL MIO CANALE YOUTUBE

Visualizzazioni totali

Top 7 Commentatori

Post più popolari

Che cosa sto leggendo

Che cosa sto leggendo
"Cardiologia" di Marco Freccero