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sabato 2 luglio 2016

Il mondo degli animali: protagonista è l'orso / 7


Un esemplare di orso bruno.
Proseguiamo con la carrellata dei nostri amici bipedi e quadrupedi in letteratura, nei racconti, nel cinema e nei fumetti! Stavolta vi presento un animale che incute sia terrore sia fascino negli esseri umani:

l'orso.

In questo post vi parlerò dell'orso bruno, meglio conosciuto come grizzly americano, tralasciando l'orso polare. Infatti il materiale che ho trovato è abbondantissimo soltanto per quanto riguarda questo animale possente dalla bruna pelliccia. Si tratta di uno dei più grandi carnivori terrestri, che arriva a pesare anche più 700 kg. Nel carattere l'orso è un animale essenzialmente solitario e gli unici momenti di socializzazione con i suoi simili sono quelli passati dalla madre con i cuccioli o nell'altrettanto breve periodo dell'accoppiamento.

Ma non rubiamo altro spazio virtuale e cominciamo la nostra ricerca dell'orso partendo dal Nuovo Mondo come novelli esploratori.


Pancia d'Orso, capo indiano,
con la pelle dell'orso.
L’orso nella cultura dei nativi americani

Il testo Riti e misteri degli Indiani d'America dell'edizione Utet offre un'ampia panoramica dei testi sacri degli indiani nordamericani per singole aree geografiche che vanno dalle zone boreali ai margini del deserto, prendendo in considerazione la miriade di tribù che al momento della conquista del continente costellava il territorio. Molta attenzione è data ai sistemi di preghiere, riti, cerimonie come la danza degli spettri, e naturalmente agli animali totemici. Particolare venerazione e rispetto suscita l'orso, e a tale proposito ho scelto un passaggio tratto dalla parte dedicata al gruppo dei Montagnais-Naskapi, distribuiti su tutto il vasto territorio che separa la costa atlantica del Labrador dalla sponda orientale della baia di Hudson.

"Intorno all'orso ruotano numerose tradizioni, leggende, miti e rituali, diffusi in tutta l'area circumboreale, dall'Europa settentrionale alla Siberia, all'America subartica. In quest'ultima regione troviamo numerose pratiche cerimoniali connesse con l'orso e la sua uccisione particolarmente sviluppate tra i popoli del gruppo algonchino. Fin da epoche molto remote, la caccia dell'orso viene circondata, presso questi popoli, da un vasto insieme di prescrizioni cerimoniali e rituali, che variano da un gruppo all'altro, ma presentano numerosi esempi in comune. L'animale ucciso viene trattato con grande deferenza e rispetto, affinché gli altri membri della sua specie possano sentirsi onorati del trattamento ricevuto e si lascino quindi successivamente catturare e uccidere dai cacciatori. Generalmente, l'orso non viene chiamato in modo diretto ed esplicito con il suo nome, ma vengono impiegati diversi termini onorifici, allusioni metaforiche e giochi di parole. Inoltre, il corpo dell'orso ucciso viene abbigliato e ornato, la macellazione avviene secondo regole precise e la distribuzione delle diverse parti viene effettuata seguendo una rigida ripartizione sociale: determinate parti non possono essere consumate se non da coloro che occupano una certa posizione nella società (uomini, donne, anziani, bambini e così via). Grande importanza viene attribuita al cranio, che in molti casi era ripulito e decorato e appeso su pali, insieme con offerte rivolte allo spirito dell'orso, l'entità invisibile che presiede alla riproduzione e al benessere della specie e che si incarna di volta in volta nel singolo animale ucciso. (Tratto da Speck 1935, 95-96)"

All'orso ci si riferisce con il termine "Coda Corta", un termine allusivo e di cortesia. Tutto il corpo dell'orso viene utilizzato, poiché nulla di ciò che si è cacciato e ucciso con tanta fatica dev'essere sprecato. Una bella lezione valida anche per la nostra cosiddetta civiltà sciupona, inquinatrice e devastatrice.


Artù, l'Orso di Britannia

Mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto (1163-1165),
realizzato dal chierico Pantaleone.
Qui Artù compare come Rex Arturus.

Assai interessante è leggere qualcosa sull'origine della parola "orso" e arrivare al nome di re Artù, il quale non necessita di molte presentazioni. Il termine deriva dal latino ursus, collegabile al sanscrito arkṡas, al vedico arçasâna e al greco antico árktos, dalla radice indoeuropea arc(s)- che ha il significato di "offendere", "assalire", "ferire".

 Un'ipotesi circa l'origine del nome "Arthur" è stata recentemente prospettata da alcuni storici britannici, consulenti della BBC . Esso, a loro dire, potrebbe infatti derivare dall'unione del termine bretone "Arth" (che significa "Orso"), con l'analogo termine di derivazione latina "Ursus". Nella civiltà celtica gli uomini avevano come nome proprio quello di un animale che sceglievano per sottolineare un tratto fisico o caratteriale. In lingua celtica continentale l'orso era simbolo di forza, stabilità e protezione e soprattutto è l'animale simbolo per eccellenza della regalità. I troni di re celtici erano adornati da una pelle d'orso.

Spostandoci di civiltà in civiltà, "Arktouros", ovvero "guardiano dell'orsa", era il nome che i Greci davano alla stella in cui era stato trasformato Arkas, o Arcade, re dell'Arcadia e figlio di Callisto, che invece era stata trasformata nella costellazione dell'Orsa Maggiore ("Arctus" per i Romani).

A questo proposito inserisco qui il link a un articolo del nostro storico Franco Cardini sul simbolismo dell'orso, come al solito superlativo. Mi sembra che ci sia molta carne al fuoco, non trovate?


La fiaba: Riccioli d’oro e i tre orsi

Illustrazione di Arthur Rackham 
per English Fairy Tales di Flora Annie Steel
per Roubert Southey (1837)

La storia dei tre orsi (ora principalmente conosciuta come Riccioli d'oro e i tre orsi) è una favola per bambini, una delle più popolari in lingua inglese. La favola fu messa per la prima volta su carta dal poeta inglese Robert Southey, e pubblicata nel 1837 nel quarto volume della sua collezione The Doctor. Lo stesso anno, lo scrittore George Nicol ne pubblicò una versione in rime sulla base del racconto in prosa di Southey, e con l'approvazione dello stesso.  In realtà la storia dei tre orsi era in circolazione molto prima della pubblicazione della versione di Southey.

Entrambe le versioni raccontano di tre orsi e di una donna anziana che entra nella loro proprietà. Dalla sua prima pubblicazione il racconto ha subito due importanti modifiche nel corso degli anni. La prima riguarda la protagonista che da donna anziana è diventata nel tempo una bambina. Quest'ultima cambia numerose volte nome prima di arrivare nel 1904 ad essere chiamata Riccioli d'oro, mentre i tre orsi sono diventati papà, mamma e piccolo orso.

Nella fiaba una bambina, Riccioli d'Oro, si perde nel bosco. Nel corso del suo vagabondare vede una casetta, momentaneamente vuota, in cui vive una famiglia di orsi. Entra e tocca piatti, sedie e letti, mette tutto fuori posto. Ritornano i tre orsi e la bambina si nasconde, mentre in un'altra versione si addormenta sul letto del cucciolo di orso. Essi si accorgono che qualcuno è entrato e ha usato i loro oggetti, commentando a voce alta la cosa e rivolgendosi domande (“Qualcuno ha assaggiato la mia colazione”, “Qualcuno si è seduto sulla mia sedia!” “Qualcuno si è sdraiato sul mio letto”). La bambina, spaventata, esce dal suo nascondiglio - o, nell'altra versione, si sveglia - e riesce a sfuggire alla collera degli orsi

In questa fiaba il tema è rappresentato dall'intrusa che entra in una famiglia bene integrata e in cui ciascuno ha un suo ruolo specifico, a differenza della bambina che non ha ancora una sua precisa identità.


Il film: L’orso

La locandina del film.

L'orso (L'ours) è un film del 1988 diretto da Jean-Jacques Annaud, tratto dal romanzo The Grizzly King (1916) di James Oliver Curwood. Il film è ambientato nella Columbia Britannica del XIX secolo e ha come protagonisti un cucciolo di orso e un possente grizzly.

Il cucciolo rimane orfano della madre, schiacciata da una frana mentre scava alla ricerca di miele. Costretto ad arrangiarsi da solo, il piccolo cerca di trovare cibo e rifugio. Altrove, un enorme orso grizzly maschio è braccato da due cacciatori di trofei. Il cacciatore più giovane, avventato e ingenuo, appena ne ha l'occasione spara all'animale, ferendolo. L'orso, infuriato e ferito, fugge e, per vendicarsi, attacca i cavalli dei cacciatori uccidendone uno. Poco dopo, il cucciolo, trovatosi di fronte al grizzly e vedendo in lui una figura paterna, tenta di farselo amico: l'altro lo respinge. Il piccolo orso, insistente, gli si avvicina nuovamente e riesce a leccare la ferita mentre l'adulto è sdraiato in una pozza d'acqua nel tentativo di trarne giovamento. L'orso grande prende l’orfano sotto la propria protezione e gli insegna a pescare e a cacciare. Ma la lotta per le loro sopravvivenza continua e i cacciatori sono sempre sulle tracce dell'orso adulto. ...

Il film venne girato in Italia nella zona delle Dolomiti, che contribuirono non poco alla bellezza della fotografia. Il dialogo è quasi completamente assente e tutto viene mostrato attraverso il punto di vista e i comportamenti dei due orsi. Nonostante l'assenza di dialoghi, quando uscì il film ebbe un grande successo presso il pubblico, toccato da questa moderna favola ecologica. Il messaggio implicito è che la cattiveria non alberga nel cuore di un animale, ma soltanto nell'essere umano che uccide e tormenta per il piacere di farlo. Qui il trailer in inglese del film, che non è nitidissimo ma è l'unico che ho trovato.


Il cartone animato: l’orso Yoghi

In una rassegna sull'orso non poteva mancare un esponente davvero simpatico, e cioè l'orso Yoghi (Yogi Bear) creato da Hanna-Barbera. Yoghi debutta nel 1958 (il primo episodio fu Yogi Bear's Big Break) come personaggio secondario del Braccobaldo Show (The Huckleberry Hound Show)


Yoghi e Bubu hanno trovato un tavolo
con numerosi cestini da picnic.
Yoghi vive nel parco immaginario di Jellystone (storpiatura del famoso Yellowstone), è golosissimo e sempre affamato, e la sua attività preferita è il furto dei cestini da picnic dei turisti. Lo accompagna il suo timido amico Bubu (Boo-boo in inglese), orso di color nocciola chiaro dalla voce nasale. Yoghi ha anche una fidanzata di nome Cindy, provvista di un ombrellino e gonnellina, e con un civettuolo fiore sulla sommità della testa. Le ingegnose scorribande di Yoghi vengono frenate dal Ranger Smith, il severo custode del parco, che invariabilmente coglie Yoghi con le zampe nei cestini dei campeggiatori. 

L'accoppiata Yoghi-Bubu è quella dei duetti comici, o dei compagni di scuola dove uno è intelligente ma discolo, e l'altro prudente e saggio e lo avverte delle possibili conseguenze delle sue azioni, mentre il Ranger Smith assomiglia molto a un maestro incaricato di vegliare sulla disciplina degli scolari. 

Una curiosità che ho scoperto facendo le mie ricerche sul cartone animato riguarda la cravatta e il cappello verde di Yoghi. Pare che la scelta del colletto con cravatta fosse dovuta ad una contingente necessità di ridurre le spese in fatto di produzione di cartoon in anni critici, e quindi di fare economia sui disegni stessi. Si cominciò allora, nei mezzi busti, ad animare solo la testa di Yoghi, lasciando il corpo immobile e non ridisegnabile su altro supporto, che rimane invariato nel corso di moltissimi fotogrammi. Questo si ottenne grazie alla tecnica, all'epoca pionieristica, chiamata planned animation o limited animation, che richiese un minimo movimento dei personaggi e frequente variazione degli sfondi.

***

E, per finire, due storie sull'orso diametralmente opposte. 

La prima tratta di come nacque l'orsacchiotto per i bambini, ovvero il pelouche più amato dai piccoli. Anche a me fu regalato dopo la mia nascita e arrivò proprio dall'Inghilterra, dono di una coppia di amici che mio padre aveva conosciuto durante la guerra. Ce l'ho ancora, ma ho dovuto rivestirlo perché è proprio molto malconcio!

L'orsacchiotto o Teddy Bear


La vignetta di Clifford K. Berryman.
Gli orsacchiotti sono un giocattolo tradizionale, nato negli Stati Uniti nei primi del XX secolo; nei paesi anglofoni sono noti con il nome di Teddy Bear (Orso Teddy). Il nome Teddy Bear deriva da un episodio accaduto al Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, soprannominato "Teddy", che come passatempo andava a caccia grossa. Nel 1902, durante una battuta di caccia all'orso lungo il fiume Mississippi, Roosevelt si rifiutò di sparare a un esemplare adulto di orso bruno della Louisiana. L'orso era stato braccato dai cani, ferito e legato a un albero dagli assistenti del presidente, pronto per essere ucciso. Roosevelt si indignò, dicendo che sparare a un orso in quelle condizioni non sarebbe stato sportivo, ma ordinò che l'animale fosse ucciso per non farlo ulteriormente soffrire. La scelta di Roosevelt fu particolarmente apprezzata perché in quella battuta di caccia (come pare accadesse spesso al presidente) lui non riuscì poi ad abbattere nessun orso, tornandosene a casa senza alcun trofeo.

La notizia giunse ai quotidiani, che soprannominarono l'orso "Teddy Bear". Il giorno successivo il disegnatore satirico Clifford K. Berryman pubblicò sulla prima pagina del Washington Post una vignetta che mostrava Roosevelt nell'atto di volgere le spalle all'orsetto legato con un gesto di rifiuto. I lettori si innamorarono dell'orsetto della vignetta, e in seguito Berryman inserì immagini di orsetti in molti dei suoi disegni. Gradualmente, gli orsetti di Berryman divennero sempre più "piccoli, rotondi e carini", contribuendo a creare lo stereotipo dell'orsacchiotto.

***

La seconda storia, invece, ci ricorda che gli animali selvatici in carne ed ossa non sono quelli dei pelouche e dei cartoni animati, e che condurre un certo tipo di esistenza alla lunga può rivelarsi fatale.


Timothy Treadwell

La terribile fine di Timothy Treadwell

Forse alcuni di voi ricorderanno il caso di Timothy Treadwell, all'anagrafe Timothy Dexter (1957-2003), un ambientalista e documentarista statunitense, A un certo punto della sua vita decise di vivere a stretto contatto con gli orsi grizzly nel Parco nazionale e riserva di Katmai in Alaska. Treadwell visse assieme agli orsi ogni estate per tredici anni, dal 1990 al 2003, studiandoli e documentando ogni loro movimento. Questa sua bizzarra scelta di vita lo portò a diventare una celebrità negli Stati Uniti, tanto da partecipare a svariati show. 

Nel 2003, la tredicesima estate fu per lui fatale. Si trovava nel parco in compagnia della fidanzata Amie Huguenard, quando i due furono assaliti e sbranati da alcuni nuovi esemplari affamati e probabilmente non abituati alla loro presenza. Della loro tragica fine esiste una documentazione audio fornita dalla telecamera di Treadwell, che era otturata dal tappo e che registrò le loro grida strazianti. La vita, il lavoro e la morte di Treadwell sono stati raccontati nel documentario Grizzly Man (2005) di Werner Herzog.

***

Questo post sull'orso è stato particolarmente impegnativo, e ho dovuto escludere a malincuore molti orsi, ad esempio Baloo ne Il libro della giungla o altri! Come sempre, potete arricchire la mia carrellata con commenti e vostri ricordi personali di cui vi ringrazio sin d'ora.

Fonti: 

Riti e misteri degli Indiani d'America, edizione Utet
Wikipedia per testi di trame e personaggi, fortemente adattati.
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18 commenti:

  1. Oh l'Orso. Ho messo pure io un'immagine di Yogi ieri! Cito un libro poco noto ma che mi è molto piaciuto: L'orso che venne dalla montagna, William Kotzwinkle ediz. Zero191 traduzione Costantino Margiotta. Adattissimo a noi scrittori: un orso s'impossessa di un manoscritto e raggiunge la fama! Molto godibile.
    Come sempre dettagliatissima la tua ricerca, queste rubriche mi piacciono molto. Come orsi famosi aggiungo Paddington.

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  2. Ciao, Sandra! Sì, stamattina avevo cominciato a leggere il tuo post e poi sono stata chiamata per il pranzo (cucina il marito eheh), ma avevo già visto che c'era l'orso Yogi per combinazione. Più tardi ripasso.

    Il romanzo che citi mi ha incuriosito. La storia sembra davvero accattivante, e mi ricorda un po' quella di "Ratatouille" con il topo che desidera da sempre cucinare.

    Ho fatto fatica a fare questo post, perché più materiale c'è più devi fare una selezione e riassumere, altrimenti il tutto diventa lungo un chilometro. Proprio su Yogi si trova un post ricchissimo solo su Wikipedia. Vero, c'è anche Paddington. Anche Winnie the Pooh è un bell'esempio, però non ho mai visto nemmeno un cartone animato.

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  3. La figura dell'orso nei popoli tribali è sempre molto affasciante. Del resto l'orso è una delle creature più temibili che si possa incontrare ed è normale che intorno a lui sorga ogni sorta di leggenda. Chissà quali avevano gli uomini preistorici per il grande orso delle caverne! Numero siti suggeriscono dei veri e propri culti...
    Sempre stando ai culti, è affascinante anche quello delle "orsacchiotte di Artemide" ad Atene, di cui per altro si sa poco o niente perché riguardava le donne e le donne, si sa, per la società ateniese praticamente non esistono (tranne quando si deve parlar male di loro).
    Insomma, per me l'orso è grande e maestoso e assai poco Yoghi. Anche in The revenant io tifavo per l'orso...

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    1. Sì, proviamo solo a pensare a quella che doveva essere la vita dei cacciatori non solo in America, ma anche in Europa nelle epoche preistoriche, quando la caccia era l'unico modo per assicurare la sopravvivenza alla tribù, e gli animali erano certamente più numerosi e sviluppati di adesso. Curioso davvero il culto delle "orsacchiotte di Artemide", peccato si sappia poco!

      Mi era venuta in mente la scena dell'orso in "The revenant" come film da proporre, ma non l'ho fatto perché naturalmente è tutto dedicato alla storia di un essere umano. Comunque mi chiedo come abbiamo fatto a girarla, è davvero impressionante... con Leonardo di Caprio che viene sbatacchiato di qua e di là come una bambola di pezza.

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    2. il computer fa miracoli...

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    3. Meno male, altrimenti Di Caprio non sarebbe più tra noi... ;-)

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  4. "Teddy Bear" sapevo che era riferito a Roosevelt ma non ricordavo, o forse non ho mai conosciuto, l'episodio da cui ha avuto origine.
    Nella mia lista ideale entrerebbe senza dubbio "Riccidoro e i tre orsi", insieme a Baloo, Winnie-the-Pooh e Compare Orso.
    Poi ci sarebbe forse stato un riferimento ai berserkr scandinavi, che in norreno significa all'incirca: "quelli che indossano la pellicia d'orso" e senza dubbio il racconto di Sylvia Plath, "Il cinquantanovesimo orso" il cui finale non è molto diverso dal tragico episodio che riporti per ultimo nel post. E' l'unico esempio di orso nella letteratura per adulti che mi viene in mente in questo momento.
    Ed ecco che il commento si è trasformato nella mia lista di orsi :D

    P.S. Sei proprio sicura sull'identificazione tra orso bruno e grizzly, che a me risultano essere due specie in realtà abbastanza diverse tra loro?

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  5. Grazie, Ivano, che bella e lunga lista di orsi e orsacchiotti! A differenza tua, "Riccioli d'oro e i tre orsi" non mi è mai piaciuta, l'ho solo inserita per dovere. Mi dava sui nervi la bambina, che immaginavo idealmente interpretata da Shirley Temple. Di Compare Orso ne avevamo parlato in un mio commento a un tuo post, se non mi sbaglio, o forse ne avevo semplicemente letto sul tuo blog.

    Per quanto riguarda il grizzly e l'orso bruno, ho fatto un'ulteriore ricerca: "L'orso grizzly, chiamato anche grizzly o orso grigio (Ursus arctos horribilis, Ord, 1815), è una delle più note e diffuse sottospecie dell'orso bruno." La parola "horribilis" la dice lunga...

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  6. Ci sono animali che sono adorabili nella finzione e nella realtà, invece, sono temibili o orribili. Pensa al topo già trattato: nei film di animazione (Cenerentola) o nei cartoni (Speedy Gonzales, Tom e Jerry) è un essere cui ti affezioni subito tanto da volerne uno in casa (quasi!), se ne vedo uno salto in aria. Ecco, per l'orso è lo stesso: una cosa è vederlo pelliccioso sul letto di tuo figlio, altra trovarselo di fronte: terrore puro. Abituati a vederlo come l'emblema dei peluche, ci dimentichiamo che è un animale aggressivo e spaventoso. Anch'io ho visto dei documentari su persone incaute o sfortunate aggredite fatalmente da un orso bruno.
    Il film di Annaud, però, è bellissimo ed è incredibile, perché prendi le parti dei due orsi braccati arrivando a tifare per loro.

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    1. Ciao, Marina! Mi sa che hai proprio ragione sull'orso e sul topo. Ricordo una collega che era andata col suo fidanzato nel parco di Yellowstone a far campeggio. I ranger avevano raccomandato di mettere il cibo sopra una piattaforma in cima a un alto palo, creata appositamente allo scopo. Tutti i turisti avevano obbedito, compresi loro. Nella notte avevano dormito in tenda, ma era stata una notte di puro terrore perché sentivano i grugniti degli orsi che si aggiravano attorno alle tende e vedevano le loro ombre passare, ed erano tutte grandi, anzi enormi. Erano attirati dall'odore del cibo in cima alla piattaforma, ma non riuscivano ad arrivarci. Io mi domando: e se per caso si fossero sbagliati, e fossero entrati nella tenda?!

      Anch'io ho visto dei documentari su persone aggredite da orsi, di cui una è rimasta viva per raccontarlo. Erano lui e un amico e avevano commesso una serie di imprudenze, ad ogni modo in un bosco l'orso li aveva aggrediti e aveva preso tra le fauci la testa di quest'uomo cercando di stritolarla. Il documentario faceva vedere con una computer animation quale tipo di pressione viene esercitata e come i denti si conficcano nel cranio. Si era salvato per il rotto della cuffia (e mai espressione fu più appropriata), ma portava ancora i segni.

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  7. Non so perché, ma sugli orsi me ne vengono tantissime!
    - Non è vero che non si trovano orsi polari: vedi La Bussola d'Oro (libro che però ho mollato dopo un centinaio di pagine perchè mi annoiava).
    - C'è la versione di Calvin & Hobbes di Ricciolidoro, che anche dopo vent'anni continua a farmi ridere malignamente.
    - Per libri e film, non posso non citare il personaggio di Beorn presente ne Lo Hobbit.
    - Come cartoon io aggiungerei anche Napo Orso Capo.
    - La storia di Roosevelt la conoscevo, mentre quella (terrificante!) di Timothy Treadwell mi giunge nuova. La riflessione è di non dare per scontata la natura selvaggia: in quanti pensano che i grossi felini siano solo dei grossi gatti? (non scherzo, c'è una famiglia - con tra l'altro bambini piccoli - che hanno in casa (!) due ghepardi!)

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    1. Ciao Marco, avevo tralasciato l'orso polare proprio perché già sull'orso bruno ero ben provvista. :-)
      - La versione della fiaba di Calvin & Hobbes la devo proprio recuperare, perché adoro quei due, mi fanno troppo ridere.
      - Napo Orso Capo era venuto in mente a me e Sandra in un commento a uno dei suoi ultimi post sul blog, e abbiamo ricordato la sua folta chioma e il suo simpatico accento.
      - la questione dei grandi felini è un altro emblema della stupidità umana. Io sapevo di un tizio che teneva una tigre in gabbia nel suo giardino della villa, ma era successo anni fa. Non so se, poi, ci sia stata una legge per regolamentare questa follia. Oppure, nel frattempo, la tigre si è liberata e si è fatta giustizia da sola...

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  8. Carinissimo questo post. Per ritornare su Teddy Roosvelt, in realtà si narra che alla Casa Bianca avesse un bel esemplare di orso Grizzly imbalsamato, come simbolo di forza e che , a suo dire, insieme all'aquila calva rappresentativo dello spirito americano.

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    1. Ciao, Massimiliano. Grazie per il tuo contributo anche a questo post. In effetti leggevo che nei tempi antichi l'orso era molto importante per i popoli nordici come simbolo di forza e regalità, poi è stato soppiantato dal leone.

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  9. Bellissimo articolo, Cristina, in particolare la parte dedicata agli Indiani d'America e l'aneddoto su Roosvelt, che non conoscevo. :)

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    1. Grazie del commento, Grazia, e bentornata! :-)

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    2. Grazie! Arrivo presto via mail. :)

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    3. Allora ti aspetto. Vai tranquilla... :-)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato cinque romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ne ho in cantiere uno ambientato nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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